john elkann carlo de benedetti mario calabresi

1. I RETROSCENA (ESCLUSIVI DAVVERO) DELLA FUSIONE ''REPUBBLICA-STAMPA'': L'AUT-AUT DI MARPIONNE, IL RIASSETTO EXOR DI ELKANN, L'ADDIO AL ''CORRIERE'', IL FUTURO IN EDICOLA 2. PER FONDERE FIAT-CHRYSLER CON GM O CHI SARA', MARPIONNE DEVE DISFARSI DI RCS - ELKANN RISTRUTTURA LA SOCIETÀ DI FAMIGLIA EXOR CREANDO UN FONDO DOVE CONFLUIRANNO L'ITEDI (CASA EDITRICE DE "LA STAMPA" E DEL "SECOLO XIX") E LA JUVE (FUORI ANDREA AGNELLI) - 'STAMPA' E 'SECOLO XIX' DIVENTERANNO INSERTI LOCALI DEL GIORNALONE 'REPUBBLICA'

DAGOREPORT

 

Prendete carta, penna e calamaio e segnatevi quanto stiamo per raccontarvi: tanto troverete tutto ricopiato sui giornali nei prossimi giorni, spacciato per scoop e anticipazioni esclusive.

sergio marchionne john elkannsergio marchionne john elkann

 

Cosa ha spinto all'accelerazione dell'operazione 'Stampa' - 'Repubblica, di cui oggi assistiamo all'atto conclusivo, con un cda del gruppo ''Espresso'' riunito in fretta e furia per decidere i contorni di una fusione che questo disgraziatissimo sito aveva rivelato mesi fa (novembre 2015)?

 

In una parola, Marchionne. È l'impulloverato italo-canadese ad aver messo John Elkann – che aspettava valori di borsa più propizi per vendere la partecipazione in Rcs senza perdere troppi soldi – davanti a un bivio: ora o mai più. Da sempre ostile ai giochi con l'editoria italiana dell'erede Agnelli (a che serve a una multinazionale un giornale italiano?), adesso Marchionne ha un motivo urgentissimo: la fusione di Fiat-Chrysler (FCA) con un altro produttore di auto.

 

ELKANN E MARCHIONNE ELKANN E MARCHIONNE

La casa automobilistica ha in pancia le quote di Rcs, ovvero una società con un debito da quasi mezzo miliardo che si porta dietro la spada di Damocle di un ennesimo aumento di capitale. Una liability, come dicono in modo formale gli americani di General Motors. Un boulet, come dicono in maniera colloquiale i francesi di PSA Peugeut-Citroen.

 

Disfarsene ora vuol dire mettere a bilancio una minusvalenza, ma anche liberare i conti da un'attività non-core, proseguendo un processo di alleggerimento e consolidamento che va avanti da un decennio.

 

IL RIASSETTO DELLA GALASSIA AGNELLI

ANDREA AGNELLI MARCHIONNE ELKANN ANDREA AGNELLI MARCHIONNE ELKANN

Giovedì-venerdì scorso Marchionne ha dato il via all'operazione, ma le trattative sono appena entrate nel vivo. In contemporanea, Elkann prepara il riassetto di Exor e dell'accomandita di famiglia, la Giovanni Agnelli e C. S.a.p.az., un fossile societario che però è ancora fondamentale per tenere insieme l'affollatissimo clan.

 

Ormai gli eredi con micro-quote dell'accomandita sono troppi, e continuano a disperdersi in rami sempre più piccoli e più lontani dall'originale albero genealogico. Elkann sta costituendo un nocciolo duro tra zii e cugini più attivi e fidati, per consolidare il suo ruolo di capofamiglia, e a loro ha chiesto di quali partecipate siano disposti a fare a meno.

 

ANDREA AGNELLI E BEPPE MAROTTAANDREA AGNELLI E BEPPE MAROTTA

La maggioranza ha risposto in coro: i giornali. ''Stampa'', ''Secolo XIX'' e ''Corriere della Sera'' sono un peso societario e gestionale, con uno scarso ritorno d'immagine o potere.

 

E il giovane Kaky sta creando una nuova società-fondo dove veicolare tutto quello che non è FCA, Ferrari e Partner-Re, la società di riassicurazione che rappresenta il futuro finanziario e non automobilistico della famiglia. La categoria comprende Itedi (Stampa-Secolo), ma anche la Juventus.

 

La squadra è un grattacapo non solo per i triangoli amorosi di Andrea Agnelli. È  pure spaccata su due fronti: da una parte Elkann con il fidatissimo Marotta, dall'altra Agnelli jr. con Giraudo,  che fu grande amico del padre Umberto e rappresenta in pieno la vecchia Juve dell'epoca Moggi, un tempo assai sgradito a Elkann. Ma il destino della Juve è per un altro articolo...

ANTONIO 
GIRAUDO
ANTONIO GIRAUDO

 

LE TRATTATIVE TRA I GRUPPI

Tornando all'operazione 'Repubblica-Stampa', chi sta gestendo le trattative? Da una parte c'è Monica Mondardini, amministratore delegato di Espresso che manterrà la stessa carica anche dopo l'acquisizione del polo torinese.

 

Dall'altra c'è Maurizio Scanavino, già al vertice della concessionaria di pubblicità Publikompass, oggi direttore generale di Itedi. Fedelissimo di Elkann, dopo la fusione assumerà il ruolo di direttore editoriale del nuovo gruppo.

 

carlo de benedetti  e monica mondardinicarlo de benedetti e monica mondardini

Naturalmente, le trattative avvengono seguendo la regola-Craxi, che De Benedetti ha imparato a memoria: ''Entra nella stanza, spegni le luci e picchia chi hai davanti. Poi, accendi la luce e inizia a trattare''. Una classica tecnica poliziotto buono/poliziotto cattivo: la Mondardini viene mandata in trincea, spara cifre irrealistiche e maltratta la controparte. Poi l'Ingengere-generale entra in campo, apre il suo canale diretto con Elkann, e avvicina l'offerta a soglie più ragionevoli (ma sempre più vantaggiose per lui).

 

LA DIREZIONE DEL NUOVO GIORNALONE

L'impalcatura del nuovo assetto era pronta da tempo. E gli attori non protagonisti, i giornalisti, si erano già fatti i loro calcoli. Li ha fatti Ezio Mauro, che come abbiamo già scritto è stato accompagnato alla porta prima di quanto si aspettasse, per propiziare l'arrivo di Mario Calabresi, perno di tutta l'operazione e garante degli interessi degli Agnelli a Largo Fochetti.

mario calabresi eugenio scalfarimario calabresi eugenio scalfari

 

Ma se li era fatti anche Massimo Gramellini. Il vice-direttore della ''Stampa'' aveva promesso fuoco e fiamme se gli fosse stata scippata la direzione del quotidiano torinese ("la mia uscita vale 50 mila copie"), eppure dopo la nomina di Molinari non ha emesso un miagolio.

 

Ora è chiaro il motivo: arrivare alla direzione della ''Stampa'' due mesi prima della cessione del quotidiano sarebbe stato uno smacco totale. Maurizio Molinari invece non disdegna il suo ruolo di direttore a tempo. Voleva solo tornare in Italia dopo il lungo peregrinare tra Washington e Gerusalemme.

 

EZIO MAURO MARIO CALABRESIEZIO MAURO MARIO CALABRESI

Addirittura, c'è chi mormora dell'esistenza di una lettera d'intenti tra De Benedetti ed Elkann in cui si garantisce il ruolo di Calabresi come direttore anche dopo la fusione tra i giornali. E, sempre in ottica di un futuro remoto, un altro patto tra i due vincolerebbe Elkann a rilevare il controllo del gruppo dopo l'uscita di scena di De Benedetti. Ma finché l'Ingegnere avrà energie e passione per l'editoria, sarà lui a menare le danze.

 

CHE NE SARÀ DEI QUOTIDIANI?

Come apparirà, in edicola, il frutto di queste operazioni? Al momento, l'ipotesi è questa: ''Repubblica'' rimarrà il quotidiano nazionale. Chi l'acquisterà in Piemonte troverà allegato l'inserto locale ''La Stampa'', mentre i liguri avranno all'interno il ''Secolo XIX''. Che ne sarà dei giornalisti dei tre cartacei, questa è un'altra storia, tutta da scrivere (e non sarà scritta da loro, purtroppo).

LA SECCHIATA DI GRAMELLINI LA SECCHIATA DI GRAMELLINI

 

C'è poi un quarto incomodo, molto pesante. E' il ''Corriere'', che sta per essere abbandonato da un giorno all'altro dal suo azionista di maggioranza relativa, FCA, che neanche tre anni fa lo considerava una partecipazione ''strategica''.

 

Per la vendita della quota, poteva mancare il solito Bazoli, padrino di Via Solferino dai tempi dell'Ambrosiano? Il vecchio Abramo delle mie brame ha incontrato molte volte Elkann, che lo ha investito del ruolo di advisor (informale) dell'operazione.

Gianfelice Rocca Gianfelice Rocca

 

Bazoli avrebbe trovato un candidato volenteroso e disposto a incollarsi la rogna Rcs: è Gianfelice Rocca, presidente di Techint e Assolombarda, uomo forte di Confindustria. Dell'ipotesi Rocca, e della sua idea di fusione ''Corriere-Sole 24 Ore'' per contrastare il nuovo giornalone, si è parlato nelle settimane scorse.

 

C'è però un ostacolo, non di secondo piano. Da quando Rocca è al vertice degli industriali lombardi, la sua poltrona in Techint è stata di fatto occupata dal fratello Paolo, che fino a quel momento si era concentrato sulle attività sudamericane del gruppo.

 

Bene, a Rocca fratello non piace affatto l'ipotesi del ''Corriere'': l'editoria è un terreno lontano dall'acciaio (e dalle cliniche) e rischia di essere un'operazione troppo costosa (e sicuramente non redditizia).

 

RENZI E CALABRESI RENZI E CALABRESI

Per concludere, c'è una piccola sorpresa: un personaggio che non gradisce affatto l'unione 'Stampa-Repubblica', diversamente da quello che si potesse pensare. E' Matteo Renzi.

 

Vero, Calabresi è un super-renziano, ma un giornalone grande e solido è molto più pericoloso e difficile da controllare di tre giornali divisi e più piccoli. Ma prima di esaurire le cambiali con De Benedetti (Sorgenia/Vado Ligure) e Marchionne (FCA/Ferrari) un po' di tempo passerà... 

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…