LA ROMA DEI GIUSTI - IL FESTIVAL VA “A QUEL PAESE” E CHIUDE CON FICARRA & PICONE: UNA DELIZIOSA E DIVERTENTE COMMEDIA SICILIANA, DIVERSA DA QUELLE FOTOCOPIE CHE SI VEDONO ORA AL CINEMA

Marco Giusti per Dagospia

 

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Festival di Rona. Ultimo giorno. Al ritmo di "Ti ci hanno mai mandato a quel paese" del grande Alberto Sordi Marco Muller e il suo festival ci salutano con una deliziosa e divertente commedia siciliana intitolata appunto "Andiamo a quel paese", diretta e interpretata da Ficarra e Picone e scritta assieme a Fabrizio Testini, Devor De Pascalis e l'Edoardo De Angelis di "Perez" e "Mozzarella Stories".

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Si parte con una voce off nordica da Palermo: "Mi dicono che Palermo sia una bella citta". Ma ci si sposta presto in una lontanissima provincia ("... mmmiii... Perche" li' e' ancora Sicilia?"), a Monforte, citta' natale di Valentino, cioe' Picone, e di Donatella, cioe' Tiziana Lodato, moglie dello sciagurato Salvo, Ficarra. Visto che nessuno ha piu' un lavoro i tre, con la bambina della coppia, tornano al paese dove possono almeno vivere della pensione della suocera nelle loro case di famiglia.

 

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Cosi' i "palermitani" tornano a casa, in un paesino che non sembra amarli parecchio. Salvo e' definito "quella cosa inutile di tuo marito" dalla suocera. Valentino scopre che la sua ex, la bella Fatima Trotta di "Made in Sud", figlia del brigadiere del paese, il napoletano Francesco Paolantoni, ha un fidanzato. Il fallimento dei "palermitani" e' visto come un fallimento di tutto il paese, dove sono rimasti solo I vecchi. Proprio al vecchi con la pensione si rivolgono le attenzione di Salvo e famiglia.

 

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Che decidono di ospitare un bel po' di zii e zie a casa loro in cambio delle pensioni. Ma non finira' qui, visto che per legare a loro la buffa zia Lucia, Lily Tirinnanzi, si decide addirittura di farla sposare allo scapolo Valentino, ancora innamorato della figlia del brigadiere. Costruito con un occhio a Germi e al Tornatore di "Baaria", "Andate a quel paese", malgrado una parte centrale un po' molla, e' un bel ritorno al cinema comico della grande tradizione siciliana per i due autori-attori palermitani.

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Per l'occasione si circondano di grandi facce locali, di apparizioni eccellenti, come Nino Frassica come barbiere del paese alla Tano Cimarosa, Mariano Rigillo come prete del posto, e una serie di attori siciliani di talento. Grazie a una buona idea di partenza, alla loro verve di coppia, a una musica molto colta che Carlo Crivelli sembra recuperare dalle partiture di Cicognini, il film e' decisamente superiore alla media delle commedie fotocopie che da un po' di tempo affollano i nostri schermi.

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E' anche fresco, divertente e giusto per questi tempi di crisi. L'idea che le pensioni facciano diventare delle prede appetibili e sexy le anziane del paese, a esempio, ha risvolti germiani di gran divertimento. Anche perche' Ficarra e Picone giocano in casa, tra palermitani e siciliani. E la piazza del paese di Monteforte (che sia Rosolino?) e' favolosa. Film semplice e popolare, tra I migliori del duo, chiude con grazia un festival troppo chiacchierato e inutilmente criticato. Meglio guardare i film. Davvero.

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