A SCALFARI, LA PSICOANALISI NON FA NÉ CALDO NÉ FREUD! – “L’ANALISTA DECISE DI NON CURARMI. SE IO LA CURO, MI SPIEGÒ, SMONTO UNO DEGLI ASSI PORTANTI INTORNO A CUI LEI HA COSTRUITO UN GIORNALE CHE È INDISPENSABILE PER L'OPINIONE PUBBLICA ITALIANA. QUINDI IO PREFERISCO LASCIARLA CON LA SUA NEVROSI"

Simonetta Fiori per “la Repubblica”

 

Scalfari Scalfari

Vivere è essere un altro, scrive Pessoa nel Libro dell'Inquietudine. Bisogna evitare la monotonia, perché sentire oggi come si è sentito ieri non è sentire ma ricordare. Pessoa e la sua sinfonia di "doppi" ci conducono nello studio-mansarda di Eugenio Scalfari, che al desiderio ha dedicato gran parte dei suoi bellissimi libri. "Si muore desiderando", dice Scalfari. "Quando si esaurisce il desiderio, che può essere quello di sopravvivere o di morire dolcemente, si chiudono le palpebre".
 

Il desiderio è la vita, in sostanza?
"E' il termometro che misura la vitalità. Per la gran parte del tempo Oblomov vive ma non è vitale, perché non ha desideri. Solo dopo che gli entra in circolo una pulsione più forte riesce a battere la sua inerzia"

 

piroso semi selfie con scalfari piroso semi selfie con scalfari

Tu lo fai discendere da Eros.
"Sì, Eros è il Signore dei desideri. La tarda mitologia lo battezzò dio dell'amore, riducendolo a paggetto della madre Afrodite, il cupido che con la freccia colpisce il cuore. Ma per una più antica mitologia che risale a Esiodo è una divinità primigenia che domina gli dei e gli uomini, suscitando il desiderio e l'entusiasmo del desiderio. Desiderio d'amore e di potere, desiderio di forza o di ricchezza. Desiderio di sopravvivenza. È Eros che ci dà il senso di cui abbiamo disperato bisogno".
 

SCALFARI NEL 1939 A SANREMO CON I GENITORI SCALFARI NEL 1939 A SANREMO CON I GENITORI

Ti posso fare una domanda molto personale? Tu hai indagato la tua vita psichica in molte pagine dei tuoi libri. Ma hai mai pensato di farti aiutare da uno psicoanalista?
"Sì, l'incontro avvenne tardi, verso i quarant'anni. Prima ero persuaso che l'analisi fosse una cosa assurda. Ne ridevo con Simonetta, la mia prima moglie: "ma quelli sono matti, vanno lì a raccontare i loro sogni". Poi però ho conosciuto il senso di colpa. Amavo profondamente e in modi diversi due donne che erano molto diverse. Al principio credevo di non fare del male a nessuno, poi però cominciai a tormentarmi, pensando anche alle mie figlie. Allora nacque il complesso di colpa. E cominciò quel viaggio dentro di me che credo ciascuno di noi debba fare. Anche di questo, del senso di colpa e del viaggio interiore che ne è scaturito, sono debitore a Serena, la mia attuale moglie".
 

SCALFARI NEL 2006 CON LA PRIMA MOGLIE SIMONETTASCALFARI NEL 2006 CON LA PRIMA MOGLIE SIMONETTA

Ma ne parlasti con uno specialista?
"Ebbi un solo colloquio con un'analista che mi diagnosticò una nevrosi. Tutti abbiamo delle nevrosi, mi disse. Uno squilibrio costante, che può oscillare di intensità ma la sua natura rimane la stessa. La mia nevrosi era di tipo paternale. Le avevo raccontato che, quando arrivavo all'Espresso, mi accorgevo subito dei musi lunghi. E io non volevo musi intorno a me. Così chiamavo le persone nella mia stanza e risolvevo i conflitti. Siate allegri, dicevo, perché senza allegria io non riesco a lavorare".
 

LAMA, ANDREOTTI, SCALFARILAMA, ANDREOTTI, SCALFARI

E la psicoanalista come ti curò?
"Decise di non curarmi. Se io la curo, mi spiegò, smonto uno degli assi portanti intorno a cui lei ha costruito un giornale che è indispensabile per l'opinione pubblica italiana. Quindi io preferisco lasciarla con la sua nevrosi".
 

Le dobbiamo essere riconoscenti.
"Altri mi dicono: un'incapace. Io naturalmente non aspettavo altro e le dissi che avrei fatto da me. Lei mi mise in guardia: va bene, ma come tutti lei tenderà a giustificare. Vede lo squilibrio e dunque il danno che può derivarne, però tenderà a giustificarli. L'autocoscienza è giustificativa, Narciso messo a posto. Per me fu un incontro utilissimo, da allora l'autoanalisi continuo a farla ogni giorno. So che ho un Narciso molto forte, ma almeno io lo so, a differenza di molti altri che ce l'hanno più grande di me, ma negano di averlo".
 

REDAZIONE DE "IL MONDO", 1953- SCALFARI E PANNUNZIOREDAZIONE DE "IL MONDO", 1953- SCALFARI E PANNUNZIO

Desiderio d'amore e desiderio di potere, hai detto prima. Per te il secondo ha rappresentato la volontà di incidere sulla vita pubblica del paese favorendone la crescita civile. È un desiderio appagato?
"Per alcuni aspetti, sì. Esiste una società responsabile, che ha a cuore il bene pubblico. Ed esiste una società irresponsabile che insegue il bene proprio e della propria famiglia: è il paese delle mafie, anche quello delle lobby e delle clientele. Mi sento appagato per il fatto che quel tipo di società che definisco responsabile è stata orientata dai giornali che ho contribuito a fondare, si è riconosciuta nella nostra voce e noi ci siamo riconosciuti in lei.

habb 37 simonetta eugenio scalfarihabb 37 simonetta eugenio scalfari

 

Perché tra i giornali e il loro pubblico c'è un'appartenenza reciproca: loro appartengono a te, ma tu appartieni a loro. Quest'Italia responsabile, con il primo governo Prodi, è divenuta anche maggioritaria: il giorno della vittoria elettorale Prodi mi ringraziò per il sostegno ricevuto, ma io ringraziai lui perché era stato il primo a vincere. Poi tutto questo s'è sfasciato. Oggi mi dicono che sono troppo antirenziano, ma quello che vedo non mi piace per niente".
 

Tu hai uno sguardo che copre svariati decenni: come sono cambiati i desideri degli italiani?
"Mah, il loro motto potrebbe essere quello del Razzi interpretato da Crozza: "fatti li cazzi tuoi". Non è il desiderio solo degli italiani, ma gli italiani più degli altri considerano lo Stato un ingombro. Perché Berlusconi ha avuto successo? Perché ha detto: di politica mi occupo io, e voi fate quello che vi pare. Con un'unica eccezione: "i principi non negoziabili" della Chiesa. In una congiuntura favorevole, Berlusconi è stato il leader che ha interpretato meglio il desiderio degli italiani".
 

habb 27 eug scalfari mo simonetta debenedettihabb 27 eug scalfari mo simonetta debenedetti

E lo statista che ha saputo tenere alte le stelle del desiderio?
"Lasciamo stare le stelle, anche se Alcide De Gasperi da cattolico conosceva bene il cielo stellato. Stranamente nessuno oggi ricorda più ciò che scrisse a proposito del Senato della Repubblica: affiancato con pari poteri alla Camera, rappresentava il meglio per la democrazia. Neppure il presidente Napolitano l'ha ricordato, in occasione del recente dibattito. Perché non citiamo mai De Gasperi? Seppe rappresentare un paese sconfitto con grandissima dignità. Ed ebbe un ruolo nella costruzione dell'Europa. Al quinto anno di governo fu fatto fuori".
 

Fu il dopoguerra un momento in cui gli italiani seppero desiderare in grande?
"Gli italiani facevano la ricostruzione, delle proprie cose ma anche delle cose nazionali. Oggi l'Istat paragona la nostra attuale deflazione a quella del 1959, ma non dice una cosa importante: che allora l'Italia era prossima al miracolo economico. Poco dopo sarebbe esploso il boom, più tardi vanificato da una classe politica che accresce il debito pubblico e da una classe imprenditoriale che prende i profitti ma senza reinvestirli, trasformando pian piano l'industria in finanza e costruendosi i patrimoni all'estero. Prima però c'era stato il miracolo italiano, che porta il nome di Guido Carli. Sono anni che ho vissuto: posso dire che erano molto diversi dagli attuali".
 

CARLO DE BENEDETTI EUGENIO SCALFARI SERENA ROSSETTI CARLO DE BENEDETTI EUGENIO SCALFARI SERENA ROSSETTI

Oggi trionfa "l'uomo senza desiderio", come l'ha definito Massimo Recalcati, ossia schiacciato sul consumo compulsivo e privo di futuro.
"Sì, ne parlai con Recalcati, che mi disse che aveva preso questa idea dai miei libri e io ne fui felice. L'uomo contemporaneo è schiacciato sul presente. E rifiuta di conoscere il passato. Da tremila anni ogni generazione modifica o cerca di modificare le idee portanti e i valori della generazione precedente. Li modifica, ma li conosce: solo così è in grado di programmare il futuro. Poi ci sono momenti rivoluzionari in cui i valori vengono cambiati radicalmente, non solo aggiornati, ma sempre nella conoscenza degli ideali precedenti. Non era mai accaduto che le generazioni non volessero sapere niente dei padri".
 

EUGENIO SCALFARI E SERENA ROSSETTI EUGENIO SCALFARI E SERENA ROSSETTI

Una domanda più personale. Come si coltiva il desiderio quando i margini temporali davanti a sé si restringono?
"Posso risponderti con i miei desideri. Mi piacerebbe scrivere un romanzo che ha come protagonista il mio doppio. Ho in mente il Libro dell'Inquietudine, dove ogni doppio di Pessoa si riproduce in un altro doppio".
 

romano prodi (2)romano prodi (2)

Vivere è essere un altro, scrive Pessoa.
"Io sono affascinato da questo gioco della duplicità ma anche triplicità e quadruplicità del se stesso. E qualcosa di simile c'è nei Quaderni di Malte Laurids Brigge. Penso al Malte bambino che mentre è a tavola con il padre assiste all'improvvisa comparsa di una figura enigmatica che sbuca dall'oscurità. E penso alla morte spettacolosa del nonno ciambellano, così rumorosa che la si udì fin dalla fattoria. Voleva essere portato incessantemente da una stanza all'altra, con tutto il corteo di domestici, cameriere e cani ululanti. Pretendeva e urlava, scrive Rilke, svegliando tutto il villaggio. Una morte principesca e terribile".
 

renzi porta a portarenzi porta a portaRecalcati MassimoRecalcati Massimo

L'idea del doppio contiene in sé una sfida: il superamento del limite, che è poi quello che hai praticato nella tua vita che ne contempla diverse: il fondatore di giornali, il protagonista politico, il pensatore, il romanziere. Desiderare è sfidare?
"Non è un caso che la parola sfida compaia nel titolo di uno degli ultimi libri: L'amore, la sfida, il destino. Ma la doppiezza ora voglio raccontarla in un romanzo. L'altra cosa che mi piacerebbe è trovare una modalità poetica. Alla fine però non riesco a concludere niente: sono troppo pieno di cose da fare"

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