bob dylan

''THINGS HAVE CHANGED'': DYLAN INCANTA CARACALLA - DUE ORE DI CONCERTO MAESTOSO, SUONATO BENISSIMO, E SENZA STRAVOLGERE I SUOI CAPOLAVORI (IRRICONOSCIBILE SOLO IL RITORNELLO DI ''BLOWIN IN THE WIND'') E MANDA IN VISIBILIO ROMA

Marco Molendini per “il Messaggero”

BOB DYLANBOB DYLAN

 

Things have changed, le cose sono cambiate. Bob Dylan, giacca nera e cappello di paglia, lo dice subito. Anzi lo canta, con una sua canzone di quindici anni fa, aprendo il concerto. E non è una sorpresa. Il più scontroso, geniale e impenetrabile dei cantautori americani lo ha sempre pensato e si è comportato di conseguenza, spesso facendo dannare i suoi fans, smantellando, rendendo irriconoscibili i suoi capolavori. Proprio come ha fatto ancora una volta ieri sera con Blowin' in the wind, trasformata fino a rendere incantabile il ritornello a quanti hanno impresso nella memoria la versione originale.

 

BOB DYLAN CARACALLABOB DYLAN CARACALLA

E dire che, con gli anni, il vecchio Bob ha ammorbidito la sua scorza ispida. Lo ha fatto fino a realizzare (Things have changed, appunto) un sorprendente disco soffice come la notte che, non a caso, si chiama Shadows in the night, con le canzoni (non quelle più note, ovviamente) di Frank Sinatra. The Voice cantato dall'AntiVoice, con il suo rantolo che riesce a addolcirsi restando sempre antiretorico. Gli effetti di quell'avventura e del suo spirito felpato si spandono su un concerto miracolosamente incantato.

 

Doppia suggestione: la musica e la cornice dei ruderi di Caracalla, fondale di un palco spoglio, arredato solo da una serie di proiettori di luce cinematografici anni 50. Raccontano che perfino il ruvido Bob sia stato mosso da tanta bellezza, fino a chiedere ai suoi di fare una foto della scena per usarla come slide nei futuri concerti.

 

BOB DYLAN 2BOB DYLAN 2

Se ne sono accorti anche i quattromila spettatori del concerto del Teatro dell'Opera che era una serata davvero speciale. Dylan sorridente, che scherza coi suoi musicisti, che accenna passi di danza, che si muove nella sua song list con sofisticata misura, centellinando i versi, condendoli con l'armonica (bello l'intervento in Tangled up blues), spaziando dai consueti sentieri folk e country, al blues, allo swing in quattro quarti di Duquesne whistle e Simple twist of fate.

 

Lo spirito di Shadows in the night domina la musica con la pedal steel guitar che arrotonda gli angoli e Dylan, che ogni tanto siede al pianoforte (niente tastiere), commovente crooner (a dispetto di quanti pensavano che nel disco fosse stato aiutato dalle diavolerie della tecnologia). Eccolo, nel classico Autumn leaves, di Kosma e Prevert, in una versione brevissima e da brividi o con l'altra morbidissima, seducente ballad Full moon and empty arms, sempre dal repertorio di sinatriano.

 

Di quel disco canta solo quei due pezzi, fregandosene degli obblighi promozionali (pare che mediti una seconda session in studio), ma quel clima è contagioso, basta sentire l'incanto con cui condisce la sua ballad Forgetful heart.

BOB DYLAN 1BOB DYLAN 1

 

Non a caso la scaletta privilegia l'amato Tempest, album del 2012, decisamente dai colori scuri, mentre sono pochissime le escursioni nel passato più lontano e glorificato, tanto meno quelle che potrebbero far pensare a un cedimento autocelebrativo come Like a rolling stone e Mr.Tambourine man, che proprio quest'anno compiono cinquant'anni della loro uscita.

 

BOB DYLAN 4BOB DYLAN 4

C'è, invece, Blowin' in the wind e c'è She belongs to me, caustico ritratto femminile del '65 che qualcuno ha voluto attribuire a Joan Baez (i due si lasciarono proprio in quel periodo). Nel menù (ma del tutto involontariamente) ci sono anche tre titoli dai riferimenti romani, fatti apposta per le rovine di Caracalla: Beyond here lies nothing ispirato a Ovidio come Working man blues # 2 e Early roman kings, splendido blues che è però una citazione indiretta, dato che quello era il nome dato a una gang di New York.

 

Venti titoli in tutto, due ore di concerto maestoso, suonato benissimo (ci sono i soliti Stu Kimball alla chitarra, Donnie Herron alla steel guitar, al banjo, e al violino, Charlie Sexton alla chitarra). Un trionfo, col pubblico trepidante e la speranza di vederlo presto di nuovo in queste splendide condizioni. Intanto domani Bob è al Lucca Summer fest, in una serata in cui l'apertura è affidata a un suo fedele discepolo, tal Francesco De Gregori.

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)