VOLETE BUON GIORNALISMO? PAGATE! - IL DIRETTORE DEL SITO FRANCESE “MEDIAPART”: “L’INDIPENDENZA HA PREZZO: TOCCA FAR CAPIRE AI LETTORI PERCHÉ PAGANO UN GIORNALE - I GRANDI GRUPPI EDITORIALI PRENDONO TRADIZIONALI CONTENUTI DI QUALITÀ E LI RIVERSANO ONLINE, GRATIS”

Alessio Schiesari per “Il Fatto Quotidiano”

Edwy Plenel Fondatore di MediapartEdwy Plenel Fondatore di Mediapart

 

Gli editori impuri non hanno capito che la gratuità del web distrugge il giornalismo tradizionale. Anzi, l’hanno capito e la usano come arma nel conflitto tra capitale e lavoro”. Edwy Plenel, dopo 24 anni a Le Monde, quotidiano di cui è stato anche direttore, se n’è andato per raccogliere una sfida che sembrava impossibile: creare un giornale online a pagamento che potesse sopravvivere senza pubblicità.

 

EDWY PLENEL EDWY PLENEL

L’ha chiamato Mediapart e, sei anni dopo, ha sfondato quota 100 mila abbonamenti, con 9 milioni di fatturato e 1,5 di profitti. Il report di Mediobanca pubblicato dal Fatto Quotidiano di ieri evidenzia come i fatturati dei principali editori siano crollati dal 2009: -29% dalle edicole, -31,3% dalla pubblicità.

   

Internet sta distruggendo il giornalismo?

I dati sulla situazione economica della stampa italiana non sono una sorpresa né un problema locale. Viviamo immersi in una rivoluzione industriale: internet è al contempo distruttore del mondo esistente e motore di nuove opportunità.

 

Criticarlo o idolatrarlo non serve a nulla: va accettato, come abbiamo fatto con l'elettricità. Certo, la stampa va ripensata: carta, distribuzione e vendita – che insieme rappresentano il 60% dei costi di un giornale – rischiano di diventare obsoleti. Ma c’è un futuro davanti, con tutte le possibilità che la rivoluzione digitale offre.

fila di giornalisti al buffetfila di giornalisti al buffet

 

Ma i grandi gruppi editoriali, benché si dividano tra web e stampa, sono in forte perdita. Questo perché non hanno capito quello che sta succedendo: prendono i tradizionali contenuti di qualità che sono sempre stati a pagamento e li riversano online, gratuitamente. Hanno creato un cortocircuito perché sono due modelli diversi che non possono coesistere.

 

Il web com’è inteso dalla maggior parte dei quotidiani è superficialità, perché vive solo di pubblicità e della ricerca del clic. Il cambiamento in atto è più profondo: parte dalla fruizione dei contenuti per arrivare alla ridefinizione dello spazio pubblico, passando dal rapporto con i lettori. Ma, come ha dimostrato Mediapart, anche all’interno della rivoluzione digitale si può fare giornalismo com’è tradizionalmente stato inteso.

   

In Italia i grandi editori hanno interessi diversi rispetto ai quotidiani. Forse per questo possono accettare di perdere denaro con la stampa, perché in fondo serve ad altro?

GIORNALISTI APPOSTATI PER IL PRIMO GIORNO DI SILVIO BERLUSCONI A CESANO BOSCONEGIORNALISTI APPOSTATI PER IL PRIMO GIORNO DI SILVIO BERLUSCONI A CESANO BOSCONE

Certamente, e la situazione è identica in Francia. Ogni volta che avviene una rivoluzione industriale si crea un conflitto tra capitale e lavoro nel quale il capitale cerca di approfittare del mutamento per ridurre l’autonomia del lavoro, i suoi diritti. La fragilità della vecchia stampa è il conflitto di interessi (lo dice in italiano, ndr) che la tiene in piedi economicamente: i proprietari dei grandi media usano i giornali come strumento. Se vogliamo chiedere ai lettori che paghino il nostro lavoro, dobbiamo fargli capire che siamo indipendenti, e che loro sono gli unici che ci possono comprare.

   

La sola soluzione adottata dagli editori italiani è stata tagliare posti di lavoro (- 4.200 in quattro anni) come i ristoranti: ho meno clienti, ho bisogno di meno camerieri. Funziona?

No, non possiamo abbandonare la strada della qualità, e per perseguirla c’è bisogno di risorse . Ma anche i giornalisti devono ripensare la propria professione perché non siamo più gli unici attori dell’informazione. Oggi quando un cittadino ci legge ha già molte informazioni. Il rapporto è cambiato: la passività del lettore è un retaggio del passato.

GIORNALI QUOTIDIANI GIORNALI QUOTIDIANI

   

Il giornalismo tradizionale può sopravvivere al web?

Certo, il problema non è la carta in sé. La tecnologia è neutra, ma modifica il contesto. C’è chi ha creduto alla gratuità dell’informazione, ma quella gratuità è un'invenzione perché è pagata dalla pubblicità. Quel tipo di informazione non c’entra nulla con la democrazia e, anzi, è la distruzione del giornalismo. La gratuità vera è, per un abbonato, poter regalare un articolo a un amico. L’indipendenza ha prezzo: la sfida è far capire ai lettori perché lo stanno pagando.

 

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