LA DISFIDA DI STAMINA: PER GUARINIELLO VANNONI È UN CIARLATANO E LO HA INDAGATO PER TRUFFA - LUI: “PORTEREMO GLI STUDI”

1. GUARINIELLO CONTRO VANNONI: MEDICINE NON SICURE E TRUFFA - LA DOTTORESSA UCRAINA, DA CUI AVREBBE COPIATO STAMINA SECONDO "NATURE", PER IL PM DI TORINO SAREBBE SUA COMPLICE
Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano
"

Il colpo è di quelli che fanno male: "Denuncia di Nature, "Le foto di Stamina copiate dai Russi", è il verdetto a tutta pagina del Corriere della Sera di ieri. Il metodo brevettato dal professor Davide Vannoni - secondo Nature - sarebbe basato su "dati falsi o più precisamente, la documentazione presentata per la richiesta di brevetto per il metodo Stamina si avvale di documenti 'scippati' ad altri ricercatori russi e ucraini".

Ci sono mille ragioni per criticare il presidente della Stamina Foundation, a partire dalla scarsa trasparenza sui metodi usati per curare i suoi pazienti. Ma c'è qualcosa di stonato in questa accusa di plagio. La professoressa ucraina citata da Nature è talmente lontana dal "copione" Vannoni da essere indagata insieme a lui dal pm di Torino Raffaele Guariniello.

Il magistrato da un anno e mezzo ha notificato un avviso in cui contesta a entrambi l'associazione a delinquere finalizzata alla truffa in un'inchiesta aperta addirittura nel 2009. Guariniello considera Vannoni una sorta di pifferaio magico che si faceva dare fino 50 mila euro dai pazienti per cure pericolose e di nessuna efficacia.

In questo quadro il magistrato inserisce al suo fianco l'ucraina Olena Schlegeòska e il connazionale Vyacheslav Klimenko, "perché in stretta collaborazione con il Vannoni e a supporto del medesimo manipolavano liquidi organici e-o tessuti ossei per i successivi trapianti ai pazienti in assenza di idonee strutture autorizzate esercitando tale attività prima presso il laboratorio abusivo allestito dal Vannoni in uno scantinato in via Giolitti a Torino e poi presso il laboratorio abusivo allestito dal Vannoni in una stanza di piccole dimensioni collocato nel sottopiano di un palazzo nello Stato di San Marino".

Guariniello nel suo avviso di chiusura indagini contesta a Vannoni, al dottor Marino Andolina che ha sperimentato il metodo stamina all'Irccs Burlo Garofano di Trieste e ad altri dieci indagati, l'associazione a delinquere finalizzata a somministrazione di medicinali sprovvisti di sicurezza e truffa, per avere indotto i pazienti in errore. L'avviso, ex articolo 415 bis, solitamente prelude a una sollecita richiesta di rinvio a giudizio.

Invece in questo caso è fermo dal 7 dicembre 2011 perché Guariniello, quando l'applicazione del metodo Stamina si è estesa dagli scantinati di Torino agli ospedali di Brescia, ha riaperto l'inchiesta. L'avviso con le accuse a Vannnoni fotografa quindi una realtà ferma al 2011. Ma non per questo meno inquietante.

Per il pm Vannoni non era un benefattore, ma esercitava "un'attività dichiarata ‘senza fini di lucro', ‘umanitaria' e ‘compassionevole' ‘con esclusive finalità di solidarietà sociale' ma di fatto volta a pretendere e ottenere da ciascun paziente e-o familiare elevate somme di denaro di vario importo sino anche a 50 mila euro circa".

Il pm contesta inoltre la truffa. In particolare Davide Vannoni, sempre per il pm Guariniello, "proponeva e caldeggiava presso pazienti e-o familiari l'esecuzione delle terapie cellulari anche mostrando filmati di presunti pazienti prima e dopo la cura (come il video di un ballerino russo affetto da Parkinson sulla carrozzella che a seguito del trattamento con le cellule staminali ballava e danzava o il video di una donna giovane affetta da Sla paralizzata in un letto e dopo l'intervento in grado di deambulare con delle protesi) e prometteva la guarigione o quantomeno il miglioramento della qualità della vita a pazienti e o familiari disperati". Vannoni conferma l'esistenza dei video.

"Alcuni li ho mostrati alle Iene e li mostrerei anche a lei", dice il professore, "ma non sono così ridicoli come li descrive il pm. Il ballerino per esempio è stato filmato quando migliora ma anche quando ha una ricaduta". Secondo Guariniello, "nonostante il parere negativo dell'Ordine dei medici" e "in assenza delle necessarie autorizzazioni sanitarie" Vannoni e compagni "sottoponevano a procedure invasive di biopsia midollare numerosi pazienti affetti da gravi patologie" con "rischio di contaminazione, di ematoma, emorragico" e poi "contaminazione da virus, batteri, lieviti, funghi" e poi ancora "rischi di infezioni anche gravi".

Guariniello contesta soprattutto le richieste di denaro. Vannoni secondo il pm "segnalava a pazienti e-o familiari che, con una somma annua (intorno ai 7 mila - 10 mila euro circa all'anno), sarebbe stato possibile lasciare in custodia le proprie cellule presso un centro di San Marino per l'utilizzo negli anni successivi, invitava i pazienti e familiari a non fare pubblicità trattandosi di procedura vietata in Italia".

Non manca una contestazione molto grave: "Nel caso di una paziente sentitasi male dopo la puntura lombare, presso l'Imb di San Marino e per questo malore ricoverato nell'Ospedale di Stato di San Marino - invitava il paziente a firmare una dichiarazione con la quale avrebbe dovuto ritrattare quanto aveva riferito ai medici dell'ospedale di San Marino e affermare di essersi sbagliato nel parlare con tali medici di terapia cellulare in quanto in stato confusionale".

Il pm elenca i soggetti che avevano pagato, con accanto le somme, fino a 30 mila euro per ciascuno. Guariniello contesta "un ingiusto profitto". Vannoni replica: "Molti non hanno pagato la società di San Marino. Comunqueiononhomaiguadagnatoun centesimo e il pm ha ricevuto molte lettere di pazienti che lo imploravano di poter riprendere le cure con noi. Ma lui le ha trasformate in prove d'accusa".


2. VANNONI: MI DANNO DEL CIARLATANO PERCHÉ LA MIA CURA FA BENE CONTRO 120 MALATTIE"
Michele Bocci per "La Repubblica"

Professor Davide Vannoni, tanti nel mondo scientifico la considerano quasi un ciarlatano.
«Tolga il quasi. Ad attaccarmi però non sono mica tutti gli scienziati. In molti ci appoggiano».

L'uomo che ha messo in scacco il sistema sanitario italiano parla come un medico, ma sottolinea di non essere un medico. Dice di saper curare oltre 120 malattie, ma per i risultati al momento rimanda alla tv.

Attacca chi lo attacca, parla di lobby di scienziati che vogliono mantenere rendite di posizione. Intanto rimanda il giorno in cui consegnerà il suo metodo al ministero. Dopo l'articolo di Nature ha messo altri paletti. Non gli basta aver ottenuto una sperimentazione da 3 milioni nelle strutture pubbliche: vuole dettare altre condizioni prima di far conoscere il metodo Stamina.

Chi sono i ricercatori dalla sua parte, perché non compaiono mai?
«In Italia gli scienziati non sono solo i quattro che parlano ai media. Ci sono studiosi che dicono "aspettiamo di vedere come vanno le ricerche", prima di demolire».

Perché non consegna il suo protocollo al ministero?
«Lo avremmo già fatto se ci avessero chiesto di spiegare quello che facciamo a Brescia. Invece vogliono un metodo standardizzato, riproducibile da qualsiasi biologo. Ci lavoriamo da una settimana».

Quando lo consegnerete?
«Entro il week end potremo fissare una data. Non sarà Stamina a dire che non si fa la sperimentazione».

E se la ricerca sul vostro metodo fallirà?
«Mi stupirei molto. Non voglio dire che c'è un complotto, ma se 70 malati vanno bene a Brescia, per quelli della ricerca l'esito dovrebbe essere simile. Altrimenti qualcosa non torna».

Come risponde alle accuse di plagio di Nature?
«È una vicenda gonfiata. Plagio di cosa? La biologa russa citata ha lavorato con noi oltre due anni. Ho sempre detto che il nostro lavoro nasce dall'esperienza russa».

Dopo l'articolo ha posto nuove condizioni al ministero. Perché?
«Chiedo un organismo internazionale di controllo. Nel comitato scientifico ci sono membri che in passato si sono espressi contro Stamina. Devo essere tutelato, voglio garanzie scritte prima di dare il via libera».

Da quanti anni porta avanti il metodo?
«Dal 2005 lavoriamo con biologi russi».

E non siete riusciti a produrre nemmeno uno studio, a fare i nomi di malati che avrebbero tratto un qualche beneficio?
«Alcune di queste persone sono passate pure in televisione, pensi a Luca Merlino. Un malato che non sa più cosa sia la Sma5».

Quante malattie si possono curare con il metodo Stamina?
«Più di 120. Una parte si stabilizza, un'altra scompare».

Come fa una sola terapia ad avere questa potenzialità?
«Le staminali sono agenti attivi, individuano il danno e producono le sostanze mancanti. Nell'organismo dei malati non mettiamo un farmaco, ma un "medico"».

Dove si avrebbero i migliori risultati?
«Sulle malattie autoimmuni, per la Sla il metodo è salvavita».

Allora perché non ha presentato un dossier?
«I dati li stiamo raccogliendo, in modo attento e scrupoloso. Ci sono riviste pronte a pubblicare».

Le persone che avete seguito sono tutte guarite o migliorate?
«Si, tutte e 110: 70 a Trieste, 40 a Brescia. Certo, bisogna tenere conto che abbiamo completato le terapie solo su due malati».

Lei non è un medico, perché pazienti e comunità scientifica dovrebbero fidarsi?
«Per fortuna i malati non vengono curati da me, che non ho mai preso una siringa in mano, ma dai nostri medici. Io presiedo la Fondazione. Del resto il presidente di Telethon (Montezemolo,ndr) si occupa di meccanica».

Ma lei è l'unico di Stamina che parla, anche di terapie.
«Ho contribuito anche molto alla ricerca, perché dopo dieci anni che ci si occupa della stessa materia qualcosa si impara».

 

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