SE L’ABITO NON FA IL MONACO, ALLORA VIA MITRIE E CROCI D’ORO: LA BERGOGLIO REVOLUTION HA MESSO IN CRISI IL BUSINESS DEL VATICAN-LUSSO - BOOM DI VENDITE DELLE PAPALINE: I GENITORI LE COMPRANO AI FIGLI PRIMA DI ANDARE IN VATICANO

Paolo Rodari per "la Repubblica"

«La barba non fa il filosofo», disse Plutarco. Come, del resto, l'abito non fa il monaco. Sembra saperlo bene Jorge Mario Bergoglio, affacciatosi il 13 marzo scorso alla loggia centrale della basilica vaticana con la croce pettorale color acciaio - sul materiale c'è dibattito, c'è che sostiene sia ferro chi argento - e le vecchie scarpe nere logorate dalle lunghe uscite nelle periferie di Buenos Aires. Non sono pizzi e merletti, insomma, a rendere sacerdote un prete. Ci vuole altro.

E, in scia a Francesco, se ne sono resi ben conto anche diversi ecclesiastici, tanto che i negozi specializzati in abiti e paramenti liturgici nella storica via dei Cestari in centro a Roma hanno modificato vetrine e cataloghi. Sobrietà, è la nuova parola d'ordine, anche per quel clero ringalluzzitosi dopo che Benedetto XVI il 7 luglio 2007 pubblicò il Motu proprio Summorum Pontificum sulla liturgia romana anteriore alla riforma del 1970.

«Fino a pochi mesi fa vescovi e cardinali imitavano Benedetto XVI che usava indossare mitrie diverse - copricapi di forma allungata e bicuspidata - durante le varie celebrazioni liturgiche », spiegano da Ghezzi, storico negozio in centro a Roma specializzato in arredi sacri. «Ai tempi di Joseph Ratzinger ne confezionavamo almeno dieci al mese. C'erano cardinali e vescovi che volevano avere più modelli. Oggi, invece, se riusciamo a venderne una al mese è già tanto. In compenso c'è un boom di papaline».

In che senso? «Le papaline! Gli zucchetti bianchi che indossa il Papa. I genitori le comprano per i propri figli. Le portano in San Pietro durante l'udienza del generale del mercoledì e le scambiano con quella del Papa. Ne vendiamo a decine».

Dal «curato d'Ars» al prete che ha «l'odore del gregge». Dal sacerdote francese di metà Ottocento che il Vaticano scelse nel 2009 quale modello per la Chiesa contemporanea suscitando le polemiche di coloro - fra questi la rivista cattolica «La Croix» - che vedevano nel suo essere «tipicamente tridentino » un arroccamento su un'idea di Chiesa vetusta, per non dire «medievale», al modello proposto da Bergoglio, il pastore che scende in mezzo al gregge e con esso si mischia fino ad assumerne lo stesso odore e che si lascia guidare oltre che essere guida. Basterebbe questa immagine per spiegare i motivi che stanno dietro la nuova domanda d'abiti liturgici nata negli ultimi mesi.

Un capitolo a sé merita l'abito talare. Una talare di buon pregio può arrivare a costare anche sei-settecento euro. Ma non sembra essere il prezzo il motivo di un importante ridimensionamento degli ordini.

Bergoglio, da cardinale, girava in clergyman. Da Papa gira ancora con i calzoni neri sotto la talare bianca. Due segnali inequivocabili, che spingono i sacerdoti a indossare l'abito un
tempo utilizzato soltanto dai pastori protestanti. Il cambio più significativo riguarda la croce pettorale. In molti, mesi fa, la volevano soltanto in oro. Per alcuni, soprattuttoi vescovi africani o dei paesi del globo più caldi, era una necessità. Le laccature d'oro scolorivano, non così l'oro massiccio. Per altri era una questione di stile.

L'immagina del Papa che la sera dell'elezione si presenta al mondo con una croce che molti media hanno detto essere «d'acciaio», ha fatto cambiare idea. Ora vescovi e cardinali indossano croci d'argento, alcuni davvero di ferro battuto. Mentre pochi osano, andando addirittura oltre con una sobria croce di legno. In proposito non ci sono regole. L'importante è che la croce sia decorosa.

Soltanto nella regola francescana è prescritto che i vescovi dell'ordine debbano portare la croce pettorale semplice, senza decorazioni e non d'oro; infatti il cardinale Sean O'Malley la ha d'acciaio. Anche negli anelli Bergoglio fa scuola. Eletto al soglio di Pietro ne ha scelto uno d'argento dorato, e non d'oro, com'è invece tradizione.

Recentemente è stato «Avvenire » a rilanciare un volume di don Michele Garini, giovane prete della diocesi di Mantova, intitolato «Galateo per i preti e le loro comunità» (Edizioni Messaggero di Padova). Talare, clergyman o vestito borghese per i sacerdoti? "Il prete deve sapersi anche spogliare dal proprio abito ecclesiastico, per evitare che diventi una corazza e non farne l'unica garanzia sicura della propria identità...". E ancora: "Servono gusto ma anche decoro".

 

Croce Sull abito talare di un cardinale Da lUNita IL PAPA BERGOGLIO IN PULLMAN CON I CARDINALI PAPA BERGOGLIO TRA LA FOLLA A PIAZZA SAN PIETRO jpegBERGOGLIO SALUTA PIAZZA SAN PIETRO DOPO LELEZIONE FEDELI A SAN PIETRO PER L INAUGURAZIONE DI PAPA BERGOGLIO VATICANO I CARDINALI A RACCOLTA CARDINALI IN VATICANO VATICANO Gianfranco Ravasi e cardinali

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…