ZAPATERO SVELA COME SARKÒ E MERKEL VOLEVANO COMMISSARIARE L’ITALIA: “CHIEDERE L’INTERVENTO DEI COMMISSARI DEL FMI” - ANGELONA ORA FA LA VAGA: “NON RICORDO”

1. COSÌ L'"AMICO" SARKOZY VOLEVA FARCI FALLIRE - NEL NOVEMBRE 2011 CHIESE CHE IL FONDO MONETARIO CI COMMISSARIASSE. COSÌ CI SAREMMO RIDOTTI COME LA GRECIA
Giuseppe De Bellis per "il Giornale"

La sera del 3 novembre 2011 un ex amico dell'Italia cercò di ucciderla. Era in corso il famoso G20, a Cannes. Sì, quello preceduto dal sorrisetto Sarkozy-Merkel.

Quel sorriso non fu soltanto una caduta di stile, una gaffe diplomatica di dimensioni giganti, una cattiveria personale. Fu il preludio a qualcosa che non sapevamo e adesso sappiamo: Nicolas Sarkozy, nel chiuso di una stanza di quel vertice, chiese di far intervenire in Italia il Fondo monetario internazionale, guidato dalla sua amica ed ex ministra Christine Lagarde. Politicamente e non soltanto è come fare istanza di fallimento di un Paese e presentarla ai vertici dell'Unione europea.

Eccolo l'ex amico. L'uomo che aveva dichiarato a più riprese la propria vicinanza al nostro governo e al nostro Paese, il leader che al G8 dell'Aquila fece pressioni con la stampa italiana perché non criticasse la moglie, è stato vicinissimo a essere il nostro boia.

Sono mesi che i rapporti tra le cancellerie europee a cavallo tra il 2010 e il 2011 vengono rivisitati, vivisezionati e finalmente raccontati oltre l'ufficialità. Escono ricostruzioni, analisi, retroscena, libri. Ultraboiardi di Stato come il presidente dell'Istat tedesco Hans-Werner Sinn raccontano le loro verità in pubblico. E ora anche leader politici dell'epoca raccontano. L'ha fatto Zapatero, e lo fa anche un altro grande leader internazionale che in segreto svela una notizia fino a oggi inedita.

Perché la conferenza stampa Sarkò-Merkel l'abbiamo vista tutti, ma il resto non lo sapevamo. E forse non ci è chiaro fino in fondo di che portata fosse lo sgambetto che il presidente francese stava per farci. Se gli fosse riuscito, l'Italia sarebbe stata commissariata e poi svenduta. Sarebbe stata come la Grecia, anzi peggio.

In quella stanza, con Sarkozy, contro Sarkozy, c'era il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. Disse no al progetto dell'Eliseo. Spiegò a monsieur Nicolas che l'intervento dell'Fmi in quel momento, in quelle condizioni, in un Paese come l'Italia, avrebbe distrutto noi e poi, a ruota, tutti: l'Europa sarebbe stata travolta dalle conseguenze nel momento di maggior debolezza della sua storia recente. Perché l'Italia era in una situazione delicata, i mercati lo sapevano e ci speculavano, ma non era così compromessa da meritare il commissariamento del Fondo.

A rovinarla sarebbe stato proprio il progetto Sarkozy: i mercati sarebbero andati nel panico e la crisi del nostro debito pubblico e di quello degli altri Paesi europei sarebbe degenerata fino a provocare conseguenze non calcolabili. Al no di Barroso, si aggiunse la telefonata di Barack Obama, avvertito dell'idea francese subito dopo l'arrivo a Cannes. In un colloquio con Sarkozy, l'uomo della Casa Bianca disse che era contrario e lo avvertì di chiudere immediatamente la fuga in avanti.

Non una grande performance, quella dell'Eliseo in quei giorni, se è vero come è vero che di lì a poco avrebbe fatto una enorme gaffe: parlando proprio con Obama, definì «pazzo» e «depresso» il premier greco Papandreou. Beccato il fuorionda, la figuraccia fu trasmessa in mondovisione. Seguita di lì a poco alla seconda parte, pubblicata da Le Canard Enchainé: «Papandreou è un menefreghista, uno sporco imbecille - disse Sarkò ai suoi ministri - ci ha rovinato il G20. I francesi e gli altri europei finiranno per non sopportare più i greci. Cominceranno a dirsi: "Ci togliamo il sangue per queste nullità"».

Sarkozy è scomparso da un anno e mezzo, sconfitto alle elezioni del 2012. In questi giorni ha fatto sapere che vorrebbe tornare, che è pronto a creare un altro partito. Se può pensarlo è perché il suo progetto di quella sera è fallito: se ci avesse ammazzato come voleva, subito dopo sarebbe toccato a lui e alla Francia intera.

Non aveva capito la battuta che girava allora: «A Cannes Sarkozy, Merkel, Papandreou e Berlusconi sono andati a cena. Cosa è successo quando è arrivato il conto? Papandreou ha pagato in dracme, Berlusconi in lire, Sarkozy in franchi. Il cameriere ha guardato la Merkel e ha risposto: qui si accettano solo marchi».


2. E MERKEL FA LA GNORRI SULLE ACCUSE DI ZAPATERO - LA CANCELLIERA TENTÒ DI CONDIZIONARE ANCHE MADRID MA ORA DICE: «NON RICORDO»
Giuliana De Vivo per "il Giornale"

Una smentita che suona come un tentativo di gettare acqua sul fuoco. «Non ho memoria di questi episodi», ha tagliato corto venerdì scorso Angela Merkel, per bocca del suo portavoce Steffen Seibert, dopo che alcuni giornalisti al termine di una conferenza stampa le hanno rivolto domande sui fatti raccontati dall'ex primo ministro spagnolo José Luis Rodrìguez Zapatero nel suo libro Il Dilemma. 600 giorni di vertigini.

Presentato due settimane fa, il volume dell'ex premier iberico contiene una serie di retroscena dell'ultima fase del suo mandato - a partire dal maggio del 2010 fino alle elezioni anticipate del novembre dell'anno successivo, che videro la vittoria del leader del Partido Popular Mariano Rajoy - che fanno discutere.

In Spagna perché appaiono come un modo per giustificare le riforme messe a punto nell'ultimo anno di mandato, nel tentativo di superare il periodo più nero della crisi, e nel resto d'Europa perché da alcune delle vicende riferite emergono chiaramente i pressing di Berlino sulle scelte di politica economica degli altri Paesi dell'Eurozona, Spagna e Italia in primis. Non una bella notizia per la Cancelliera, identificata ormai come la regina dell'austerity, e il cui indice di gradimento fuori dai confini nazionali è in discesa.

Se Merkel non ricorda, la memoria di Zapatero è invece molto precisa. L'ex capo della Moncloa riporta una cronaca dettagliata del vertice del G20 a Cannes: siamo a inizio novembre del 2011, nei giorni più caldi della crisi, e sul banco degli imputati ci sono Italia e Spagna, entrambi afflitti dal problema dei debiti sovrani e da uno spred a livelli altissimi. «Merkel - racconta Zapatero -mi salutò cordialmente e avanzò, quasi senza preamboli, una proposta della quale non avevo mai sentito parlare, né nel vertice dell'Eurogruppo di qualche giorno prima (il 26 ottobre), né durante i colloqui immediatamente precedenti all'appuntamento di Cannes.

Mi chiese se ero disposto ad accettare una linea preventiva di aiuti da 50 miliardi di euro dal Fondo Monetario Internazionale». Secondo l'ex premier la stessa Merkel aggiunse che all'Italia ne sarebbero stati corrisposti 85. Né la Spagna né l'Italia accettarono il salvataggio. Un episodio simile, racconta Zapatero, si era verificato a giugno, con l'allora presidente del Fmi Dominique Strauss Khan, e poi ad agosto, con i «suggerimenti » che il presidente della Bce inviò al premier spagnolo, relativi a misure in ambito fiscale e sulle politiche del lavoro.

Ma se in questi altri due casi si trattava di sollecitazioniprovenienti da organismi sovranazionali, quello della Cancelliera tedesca è l'unico intervento diretto da parte del leader di membro dell'Eurozona. E anche se la Cancelliera sostiene di non averne memoria il ritratto che ne viene fuori è quello di una potenza molto attiva nel tentare di direzionare la politica economica degli altri.

 

 

 

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