AIUTIAMOCI A CASA NOSTRA - AL PRESIDIO SANITARIO A PIAZZA SAN PIETRO TRE PAZIENTI SU DIECI SONO ITALIANI: RICHIEDONO QUELLE CURE CHE NON POSSONO PIÙ PERMETTERSI ALTROVE - IL POLI-AMBULATORIO ERA STATO PENSATO DA BERGOGLIO PER AIUTARE I MIGRANTI MA CON GLI ANNI SI E’ CAPITO CHE I NUOVI DISPERATI SONO ITALIANI: DISOCCUPATI, MALATI PSICHICI, UOMINI DI MEZZA ETÀ CADUTI IN UNA SPIRALE NEGATIVA…

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Franca Giansoldati per www.ilmessaggero.it

 

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In questi giorni si è potuto vedere in Vaticamo che il volto della povertà è multiforme e parla sempre più italiano. In attesa del proprio turno, nel container sanitario a ridosso del colonnato del Bernini, non c'erano solo Said, Omar, Abdullah. Su quelle panche di plastica immacolata, dentro all'ambulatorio in lamiera, tanto provvisorio quanto necessario, hanno sostato pazienti centinaia e centinaia di Paolo, Giorgio, Alberto. Tutti italianissimi.

 

Per una settimana intera il presidio sanitario che ha funzionato come poli-ambulatorio in piazza San Pietro, ha garantito a ognuno un intervento diagnostico gratuito e immediato. Sono state fatte analisi del sangue, chi lo richiedeva poteva essere visitato da un cardiologo, un oculista, un ortopedico o un dermatologo. Per le donne c'era uno spazio di ostetricia e ginecologia.

 

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Quel progetto sostenuto da Papa Francesco e nato da una idea di monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la nuova Evangelizzazione, inizialmente era destinato ai migranti o agli stranieri ma con il passare delle ore si è trasformato in una specie di test capace di misurare il disagio e l'impoverimento degli italiani. Disoccupati, malati psichici, uomini di mezza età caduti in una spirale negativa, gente che per un rovescio della vita ha perso tutto, fallimenti economici sommati a quelli della vita, famiglie finite sul lastrico.

 

Una radiografia spietata di un declino economico progressivo. Con il risultato, stavolta uguale per tutti, che la precarietà allontana i bisognosi dalle cure. E non conosce nazionalità. Persino le medicine costano troppo per tanti romani che cominciano farne a meno. I dati resi disponibili dal Vaticano fanno riflettere. Su dieci persone visitate, tre erano di nazionalità italiana.

 

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La maggior parte romani, gente di periferia, ma non solo. Le prestazioni erogate in una settimana sono state 3 mila in tutto. I medici volontari hanno lavorato facendo dei turni, dal mattino alla sera, ininterrottamente. Il 69 per cento delle persone che hanno bussato a quel container aveva una età contenuta tra i 30 anni ai 59 anni. Un uomo è stato provvidenzialmente salvato da un infarto. Il cardiologo si è accorto subito che il cuore di questo paziente non funzionava più bene e che rischiava l'infarto. E' stata chiamata l'ambulanza ed è stato portato al Santo Spirito d'urgenza.

 

 I macchinari di ultima generazione utilizzati hanno potuto diagnosticare la presenza di tanti casi di tubercolosi ed epatite. La visuale offerta dal presidio sanitario vaticano è una ulteriore conferma dell'allarme dell'Istat. L'ultimo rapporto segnalava che chi vive in povertà assoluta ha sfondato quota 5 milioni, stimando le famiglie in povertà assoluta 1 milione e 778mila. L'incidenza della povertà assoluta è pari a 6,9% per le famiglie (6,3% nel 2016) e 8,4% per gli individui (da 7,9%).

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 Papa Francesco ha parlato con grande passione dei poveri per tutta la giornata di ieri. Ai cristiani ha chiesto di non accontentarsi di «fare del bene solo a pochi, perché ricambiare è normale, ma Gesù chiede di andare oltre». Oltre significa «dare a chi non ha da restituire, cioè di amare gratuitamente», e «quella sarà la nostra mano tesa, la vera ricchezza in cielo». Alla messa nella basilica vaticana, è seguito l'Angelus e poi il pranzo che Francesco lo ha condiviso con 1.500 poveri. Sponsor dell'iniziativa  l'hotel Rome Cavalieri-Hilton Italia in collaborazione con Ente Morale Tabor.

 

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