louis armstrong

ALLARMI SON JAZZISTI - "MUSICA NEGROIDE", COSÌ IL FASCISMO BOICOTTÒ LOUIS ARMSTRONG E COLE PORTER – L’IRONIA IMPLACABILE DELLA STORIA: UN FIGLIO DEL DUCE, ROMANO MUSSOLINI, SAREBBE DIVENTATO UNO DEI PIÙ STIMATI JAZZISTI ITALIANI – ANCHE NELLA GERMANIA NAZISTA E NELLA RUSSIA COMUNISTA IL JAZZ ERA TEMUTO. IL JAZZ È FISICO, ANCESTRALE, SEXY - VIDEO

 

Sandro Cappelletto per la Stampa

 

LOUIS ARMSTRONG King Oliver’s Creole Jazz Band

La notte del 12 agosto 1926 una grande chiatta, illuminata a giorno, è ormeggiata in Laguna, davanti a piazza San Marco. A bordo, una negro jazz-band formata da musicisti afroamericani e guidata da Cole Porter fa ballare fino alle due del mattino un pubblico di 150 invitati, ospiti dell' Hotel Excelsior al Lido, dove l' attività principale di quell' estate è imparare il charleston. Il 15 e 16 gennaio 1935 la band di Louis Armstrong suona al Teatro Chiarella di Torino.

 

poesio cover

Tra il pubblico, un giovane critico che da lì a qualche mese sarebbe stato arrestato per attività antifascista: è Massimo Mila e «Jazz hot», la sua recensione sulla rivista Pan , testimonia l' interesse che gli intellettuali italiani riservano a quella musica nuova che ormai sta conquistando il mondo. Nello stesso anno esce America primo amore . Mario Soldati racconta così una serata trascorsa al Cotton Club di New York: «Conosco da tempo questi locali: ottimi jazz (basti il nome di Duke Ellington), ottimi numeri di varietà e pubblico più bianco dei più bianchi, più ricchi, più manhattaniti». Il jazz in Italia era diventato moda.

 

 

Il peso dell' ideologia Ma il successo durerà ancora poco, scrive Camilla Poesio in Tutto è ritmo, tutto è swing - Il Jazz, il fascismo e la società italiana (Le Monnier, pp. 175, 14). La giovane studiosa documenta come un' ideologia possa prevaricare un gusto vincente, un piacere diffuso. Perché agli occhi del regime - mentre nel 1936 si proclama l' Impero dopo la cruenta conquista di territori africani e nel 1938 si promulgano le leggi razziali - è intollerabile che una musica «negroide» possa smuovere il corpo, il divertimento di un popolo di cui si ribadisce l' appartenenza alla «razza bianca». Ironia della storia: un figlio del Duce, Romano Mussolini (1927-2006), sarebbe diventato uno dei più stimati jazzisti italiani.

 

armstrong e ella fitzgerald in studio

Il libro della Poesio - che si aggiunge al fondamentale contributo di Adriano Mazzoletti sulla diffusione e la specificità del jazz in Italia, agli studi di Stefano Zenni e di Marcello Piras sul protagonismo dei musicisti italiani, in particolare siciliani, emigrati negli Stati Uniti nella formazione delle prime band e nell' incisione dei primi dischi jazz - privilegia, più che l' aspetto musicale, il racconto politico e di costume.

 

«La focosa» Baker Avvisaglie si erano già manifestate nel 1929, quando il debutto italiano della Revue Nègre di Josephine Baker è bloccato dalla censura. Alludendo a una scenata di gelosia della Baker nei confronti di un ballerino spagnolo, Radio Orario , come allora si chiamava il futuro Radiocorriere , scrive che «evidentemente la focosa Giuseppina non ha voluto perdere un' occasione per dimostrare di essere realmente consanguinea di Otello».

 

JOSEPHINE BAKER

Anche nelle arti bisogna diventare autarchici: oggi diciamo sovranisti. Mentre la Chiesa cattolica teme il decadimento della pubblica morale e invita le ragazze a non uscire la sera a ballare, viene creato un Ente Nazionale per la Musica Sinfonico-Vocale il cui scopo è contrastare «il dilagare di musiche esotiche, fatte di suoni contorti e selvaggi, che ha malauguratamente contribuito a far cadere in disuso i canti sgorgati dalla semplice e spontanea vena popolare. Il nostro popolo ha in gran parte perduto il senso artistico nazionale». Nonostante l' Eiar (l' ente radiofonico di Stato) informi il regime che il pubblico ama quella musica, il Sindacato Fascista dei Musicisti va all' attacco: il jazz esprime «il primitivismo musicale dei negri, le barbare musiche negre imbastardite e incanagliate». È la difesa della razza in ambito musicale.

 

cole porter

George Gershwin non è nero ma ebreo e la sua musica viene bandita. Analogo destino attende il jazz in Germania e in Russia: le dittature lo temono più di quanto i nazisti detestino l'«arte degenerata» o i sovietici il «formalismo borghese e antipopolare». Perché il jazz, che il nazismo definisce nientemeno che «musica bolscevica, giudaica e negroide», è fisico, ancestrale. È sexy: caratteristica oggi purtroppo perduta. La sua festosa, improvvisativa verve è irrigidita, anchilosata.

 

Anche le sorelle del Trio Lescano sono, forse, ebree. Si avviano indagini e infine Arturo Bocchini, capo della polizia, interviene in prima persona: «Avvertesi che Alessandra, Giuditta e Caterina Leschan di Alessandro essendo state riconosciute come non appartenenti razza ebraica (ripetesi non ) possono continuare a risiedere nel Regno ed essere autorizzate in via provvisoria a svolgere attività artistica».

Attraverso il jazz, questo libro racconta la violenta determinazione censoria e razzista della nostra classe politica dominante, soltanto poche generazioni fa.

Cole Porter

 

romano mussolinialessandra mussolini con il padre romanoromano mussolini

 

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?