1. ANCORA NON SI SA QUANTI MORTI CI SONO SULLA NORMAN ATLANTIC, MA GIÀ SI LITIGA SU CHI SI PRENDE IL RELITTO: L’ALBANIA HA “SCIPPATO” LA NAVE ALL’ITALIA “E NON MOLLA LA PREDA” 2. NELLA MANOVRA DI AGGANCIO, FATTA DI CORSA PER BEFFARE I RIMORCHIATORI ITALIANI, SONO MORTI DUE MARINAI DELLA NAVE ALBANESE CHE SI STA PORTANDO IL RELITTO A VALONA 3. IERI LA S.GIORGIO, CHE PORTAVA I NAUFRAGHI, NON INTENDEVA PARTIRE SENZA LA CERTEZZA CHE I RIMORCHIATORI DEI FRATELLI BARRETTA AVESSERO AGGANCIATO IL TRAGHETTO 4. IL MOTIVO ERA CHIARO: “C’È UN'INCHIESTA IN CORSO, LA NORMAN ATLANTIC È STATA SEQUESTRATA, DOBBIAMO ESSERE CERTI CHE LA PORTINO A BRINDISI PER ANALIZZARLA” 5. ORA INVECE È IN ACQUE ALBANESI, E SARANNO LE AUTORITÀ DI TIRANA A INDAGARE SU COSA È SUCCESSO A BORDO. E POI C’È IL TEMA DEL BUSINESS MILIONARIO DELLE RIPARAZIONI O DELLO SMANTELLAMENTO, CHE GIÀ CON LA COSTA CONCORDIA SCATENO' MOLTI APPETITI

1. IL TRAGHETTO TRAINATO VERSO L’ALBANIA

Da www.ansa.it

 

Il traghetto Norman Atlantic, dove domenica scorsa si è verificato un incendio al largo delle coste albanesi, provocando morti, feriti e dispersi, sarebbe attualmente rimorchiato da un mezzo navale albanese verso Valona. Lo si apprende a Brindisi da fonti investigative. Nelle manovre di aggancio sono però morti due marinai del rimorchiatore albanese. Un altro membro dell'equipaggio sarebbe rimasto gravemente ferito. Le vittime sono state colpite da un cavo che si è spezzato durante le manovre di aggancio.

 traghetto in fiamme norman atlantic 9 traghetto in fiamme norman atlantic 9

 

Al seguito del traghetto ci sono anche i rimorchiatori italiani della famiglia brindisina Barretta. Quest'ultima è stata delegata dalla procura di Bari, in qualità di ausiliario di polizia giudiziaria, di eseguire il sequestro della nave e di occuparsi della custodia giudiziale della imbarcazione. Il custode nominato sarebbe Francesco Barretta.

 

 

2. QUELLE QUATTRO ORE CRUCIALI E LA MARCIA INDIETRO DELLA GRECIA

Francesco Grignetti per "La Stampa"

 

Risolta l’emergenza, si apre la stagione degli interrogativi. I soccorsi al Norman Atlantic sono stati tempestivi? E soprattutto: perché l’Italia è stata chiamata al soccorso tanto tardi e nonostante il traghetto fosse fuori dalla nostra area di competenza?

 traghetto in fiamme norman atlantic 8 traghetto in fiamme norman atlantic 8

La dinamica dei soccorsi nasconde infatti un retroscena. Il comandante del traghetto ha lanciato la richiesta di aiuto alle 4.50 del mattino di domenica. Si era reso conto in tempi velocissimi che la situazione a bordo era grave e che l’equipaggio da solo non poteva farcela.

 

Cinque minuti dopo, alle 4.55, la Grecia assumeva il coordinamento del soccorso come le competeva, essendo la nave ancora nella sua area Sar (il cosiddetto Search and Rescue, Ricerca e Recupero, ndr), ossia dentro le 30 miglia dalla costa, e considerando poi che la Norman Atlantic era partita da un porto greco e che era gestita da una compagnia greca.

«L’Italia - spiegherà il comandante delle capitanerie di porto, ammiraglio Felicio Angrisani - in quanto Stato frontaliero offriva la sua disponibilità all’aiuto e metteva in mare tre motovedette, un aereo e due elicotteri».

 

 traghetto in fiamme norman atlantic 7 traghetto in fiamme norman atlantic 7

Attivare la complessa e dispendiosa macchina dei soccorsi sarebbe spettato alla Grecia. Quattro ore dopo l’Sos, però, e su richiesta di Atene, ossia alle 9 del mattino, gli italiani assumevano l’intero coordinamento dei soccorsi. Nonostante la nave fosse oltre 33 miglia dalle nostre coste, ossia a 4 ore di navigazione da Brindisi. Il che, in tutta evidenza, era anche un serio limite all’uso degli elicotteri. Ma tant’è. È stata mobilitata nel frattempo la Marina militare e alle 14 usciva dal porto la «San Giorgio» che alle 18 circa raggiungeva il traghetto. Nel frattempo cominciavano le primissime evacuazioni.

 

«Dalle 9 del mattino in poi è stata nostra l’intera gestione», scandirà Angrisani nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi. Il sottinteso è che si sono perse ore cruciali. È in quelle ore infatti che l’incendio a bordo cresceva d’intensità fino a trasformare il traghetto in un unico rogo galleggiante e molti passeggeri finivano in acqua nel tentativo di salire sulle scialuppe. Sono state le ore più concitate.

 

 traghetto in fiamme norman atlantic 6 traghetto in fiamme norman atlantic 6

«Sotto la nostra gestione - scandisce ancora l’ammiraglio - sono finiti in acqua solo due passeggeri, prontamente recuperati. Vivi». La sottolineatura non pare casuale. I due malcapitati sono caduti in mare nella notte, durante un tentativo di farli scendere sulle motovedette con una scaletta che i marinai chiamano «biscaglina». Ma le onde erano troppo alte. I due li hanno subito salvati. Gli altri si sono terrorizzati. E da quel momento è stato chiaro che i restanti salvataggi sarebbero avvenuti esclusivamente via elicottero.

 

Il traghetto, intanto, che era stato formalmente riconsegnato all’armatore, è stato posto sotto sequestro da parte della magistratura. Ottenuto il nullaosta della magistratura albanese, un rimorchiatore specializzato lo sta trainando verso un porto dell’Adriatico settentrionale. Se ne dovrebbe occupare una ditta olandese specializzata in recuperi, la «Smith», già protagonista del recupero della Costa Concordia.

 traghetto in fiamme norman atlantic 5 traghetto in fiamme norman atlantic 5

 

 

3. I SOCCORSI IN RITARDO ASPETTANDO L’IMPRESA BRINDISINA

Antonio Massari per “il Fatto Quotidiano

 

Ora ci provo io”, dice via radio il comandante del rimorchiatore Adriatic intorno alle sei del pomeriggio. I fratelli Barretta hanno appena tirato il fiato, stanno decidendo come trainare a Brindisi la Norman, quando parte lo sfottò con il comandante albanese – “provaci tu, a rimochiarlo” – che ha accettato la sfida, ha agganciato il traghetto e s’è avviato verso il porto di Valona, lasciandoli a bocca aperta. Più di uno scippo, una beffa, che da oggi porterà strascichi tra i governi italiano e albanese, mentre 214 passeggeri restano sulle navi militari italiane, dopo 48 ore, in attesa di essere ancora sbarcati.

 

 traghetto in fiamme norman atlantic 4 traghetto in fiamme norman atlantic 4

   Alle 21.44 la Norman Atlantic è a tre miglia da Valona, trainata da un piccolo rimorchiatore albanese, mentre i tre rimorchiatori di Barretta e altri due greci li seguono, ma ormai pare senza successo. E comunque, la Norman è in acque territorali albanesi e Tirana non “intende mollare la preda”. Più che di una guerricciola tra capitanerie di mare, è un cedimento alla logica, perché sin dall’inizio di questa storia, le leggi della fisica e del Libeccio forza 8, dimostravano di non piegarsi alla volontà di nessuno.

 

Qui ormai è tutta una catena. Dicono a Brindisi, nel tardo pomeriggio, durante l’incontro dell’unità di crisi: “La nave San Giorgio (che trasporta centinaia di passeggeri scampati alla morte) non parte per l’Italia finché i rimorchiatori dei fratelli Barretta non hanno la certezza di rimorchiare la Norman Atlantic a Brindisi”. Il motivo: “C’è un'inchiesta in corso, il traghetto è stato sequestrato, dobbiamo essere certi che i rimorchiatori della Barretta lo portino qui”.

 

 traghetto in fiamme norman atlantic 3 traghetto in fiamme norman atlantic 3

   Il punto è che, ben prima che partisse l’indagine, i rimorchiatori dei fratelli Barretta erano determinati – senza nulla togliere né alle loro capacità, al coraggio e alla professionalità – a trainare questa nave nel porto di Brindisi. I Barretta sono noti nei porti di tutt’Italia. L’attuale capitano generale della Guardia costiera, l’ammiraglio Felicio Angrisano, per esempio, ha lavorato gomito a gomito con i fratelli Barretta, come capo delle sezioni “Tecnica” e “Operativa” nella Capitaneria di porto di Brindisi, dove l'azienda dei rimorchiatori opera dalla fine degli anni Cinquanta.

 

E lo stesso premier Matteo Renzi conosce bene Rosy Barretta, dell'omonima azienda, che il quotidiano Brindisi Report definisce “lady Pd” e la immortala mentre, nel 2012, accoglie il futuro premier a braccia aperte, nella sua veste di rottamatore. E dunque, sono proprio loro, i Barretta ben noti a Renzi e all’intero comando della Marina militare, che anche mentre scriviamo lottano contro il tempo per rimorchiare la Nor-man in Italia. Con tutti i benefici economici che – legittimamente, secondo le regole della navigazione – spettano loro.

 

 traghetto in fiamme norman atlantic 2 traghetto in fiamme norman atlantic 2

   Ma il punto è un altro. E dopo le 36 ore trascorse dai passeggeri sul ponte più alto della nave, a rischio di morte per ipotermia, prima di essere salvati, questo punto merita una risposta. L’ammiraglio Angrisano ha dichiarato alla stampa: “Solo alle 9 di mattina del 28 l’Italia assume il coordinamento delle operazioni e in mare, a quell’ora, c’erano solo due persone. Vive”. Alle 9.07 del 28 – orario albanese – sul sito web koha.net   appare il seguente articolo: “È stato reso noto che la parte greca e quella italiana hanno deciso di rimorchiare il traghetto verso le coste italiane e non verso quelle albanesi”. Alle 10 – ora italiana – secondo koha.net   la decisione di rimorchiare la Norman in Italia, quindi, è già stata presa.

 

Ma è il secondo dettaglio che merita di essere sottolineato: “La notizia – scrive lo stesso sito albanese – è stata confermata anche da Xhevahir Celoaliaj, direttore del porto di Valona, il quale ha detto che la nave la stanno rimorchiando verso le coste italiane, mentre i rimorchiatori albanesi stanno tornando nel porto di Valona”. E se stanno “tornando nel porto di Valona”, significa che erano fuori dal porto, ovvero nei pressi della Norman, che agonizzava ad appena 12 miglia dalla costa albanese.

 traghetto in fiamme norman atlantic 19 traghetto in fiamme norman atlantic 19

 

   Una fonte qualificata che preferisce mantenere l’anonimato conferma di aver saputo che almeno un rimorchiatore, partito da Valona, era a ridosso della Norman e che, rientrato nel porto, dalla capitaneria di Durazzo sarebbe partito l’ordine di non occuparsi più della vicenda. Ma a quell’ora, quali altri rimorchiatori erano presenti, intorno alla nave in fiamme?

 

Di certo sappiamo che – dopo il may day lanciato dalla Norman alle 4.47 – il rimorchiatore Marietta Barretta si mette in movimento: lasciato il porto intorno alle cinque, poi una breve retromarcia per imbarcare dei vigili del fuoco, quindi riparte verso le sei. Dal sito marine traffic si nota che il Marina Barretta intorno alle dieci del 10 ha percorso circa 30 miglia, quindi ne mancano una decina, prima di raggiungere la Nor-man . Negli stessi istanti il capitano albanese Celolaj dichiara che di aver saputo: la decisione di rimorchiare in acque italiane la Norman è già stata presa. Di più: è già stato comandato ai rimorchiatori albanesi di rientrare nel porto.

 

 traghetto in fiamme norman atlantic 18 traghetto in fiamme norman atlantic 18

   Eppure, in quel momento – incrociando le dichiarazioni di Celolj con i dati di traffico – la decisione è stata presa senza che il rimorchiatore Marietta Barretta abbia ancora raggiunto la nave. Gli altri rimorchiatori, il Tenax e l’Asmara, partiranno tra le 7.40 e mezzogiorno. Un altro rimorchiatore , in carico alla compagnia Eni, l’Aline B, parte intorno alle 11.30. La Norman aspetta, eppure è molto più vicina alle coste albanesi, che a quelle italiane.

 

E infatti scarroccia sempre più verso Valona e la tv albanese Top Channel riferisce di riuscire a guardare la tragedia direttamente dalla costa: “A occhio nudo, verso il mezzogiorno di oggi, si vedeva la nave che girava fuori controllo”. Ma chi ha stabilito che fossero proprio i Barretta ad “aggiudicarsi” il rimorchio? Fonti Visemar – la società armatrice – riferiscono che armatore e assicuratori hanno affidato, il 28, alla Smit l’incarico di coordinare le operazioni di salvataggio della nave. Aspettiamo che ci riferisca anche sulle operazioni di rimorchio”.

 traghetto in fiamme norman atlantic 17 traghetto in fiamme norman atlantic 17

 

   Di certo, due giorni dopo, la nave sta navigando dentro il porto di Valona e i suoi passeggeri hanno atteso fino a 36 ore, sul ponte più alto della nave, rischiando di morire per ipotermia. E come dice piangendo Ute, cittadina svizzera trasportata a Brindisi, “ancora non so dove sia mio marito, ma so che eravamo vicinissimi all’Albania, e non capisco perché ci abbiano fatto aspettare così tanto”.

 

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