barbini

BARBINI IN BARBA ALL’ACIDO: “HO RIPRESO A VIVERE. LE CONDANNE DI MARTINA E BOETTCHER? GIUSTE. DEVONO CAPIRE QUANTO MALE HANNO FATTO'' - L’INCONTRO COL PAPA: “SANTO PADRE, NON SONO UN PIRATA...”, BERGOGLIO MI HA RISPOSTO: “PREGA PER ME”. E PIETRO: “FACCIAMO A VICENDA, UN PO’ PER UNO”

Elisabetta Andreis e Gianni Santucci per il “Corriere della Sera”

PIETRO BARBINIPIETRO BARBINI

 

È attraverso gli incontri, in questa storia più che in altre, che si ricomincia a vivere: «Due mesi fa è venuto da noi un signore, Paolo, un po’ anziano, quasi un nonno — racconta Pietro Barbini —. Aveva letto la nostra storia e mi voleva conoscere.

 

Da giovane era stato rapito, l’hanno privato in modo traumatico della libertà. Mi ha detto: “Davanti al male bisogna sorridere, senza farsi strappare i sogni, anche se per un po’ si rimane chiusi al buio”. Sono le parole che mi sono servite di più. Una vicenda come questa ti indurisce, ma aumenta la determinazione, il senso profondo che la vita vale la pena di essere vissuta. In mezzo agli altri».

martina levatomartina levato

 

Le condanne

Nel disastro che ha sconvolto le loro vite sono entrati insieme. Pietro, vittima, attirato in una trappola, colpito il 28 dicembre 2014 dall’acido scagliato da Martina Levato. Suo padre, Gherardo, l’aveva accompagnato a quello strano appuntamento, ha assistito all’aggressione al figlio e lo ha aiutato a bloccare il complice di Martina, Alexander Boettcher. La coppia di amanti, per l’agguato a Pietro, è stata condannata a 14 anni.

 

Ieri è arrivata la seconda condanna, per le aggressioni precedenti. Riflette Pietro: «Credo che le condanne siano giuste, per far capire loro quanto male hanno fatto, perché secondo me non lo sanno.

 

Martina Levato Alexander BoettcherMartina Levato Alexander Boettcher

Avranno visto in aula la faccia di Stefano (Savi, altro ragazzo sfregiato, ndr ) ma il dolore evidentemente non gli è entrato dentro. Non covo odio.

In tutto questo tempo lei (non nomina mai Martina, ndr ) non mi ha mai mandato una riga, una parola. Se l’avesse fatto potevo forse pensare che avesse l’ombra di un’empatia, invece no. Per me sono pericolosi e nella società non possono stare».

 

PIETRO BARBINIPIETRO BARBINI

Aggiunge suo padre: «Sono sempre critico e poco accomodante con me stesso e con i miei figli, forse troppo. Ma dopo quel che abbiamo passato mi chiedo anche: dove sono gli adulti che dovrebbero riportare in asse i figli che sbagliano, educare, contenere i loro deliri di onnipotenza?».

 

Per la prima volta, a un anno e 3 mesi dall’aggressione, Pietro e suo padre Gherardo raccontano come è cambiata la vita della loro famiglia.

 

Le cure

MARTINA LEVATOMARTINA LEVATO

L’esistenza quotidiana di Pietro oggi è questa: «Ci sono le cure quotidiane, molto fastidiose, coi massaggi, le creme, la maschera cicatrizzante che ti impedisce di parlare, di avere contatti. Provavo a tenerla di notte, ma d’istinto me la toglievo nel sonno... Sono terapie che ti isolano completamente.

 

Per 6 mesi le ho seguite in modo intensivo, poi sempre meno. La maschera dovrei metterla ancora 10 ore al giorno, e la tengo un’ora, ho deciso che per me è più importante cercare di riprendermi la libertà di fare le cose, che avere un pezzo di pelle magari un po’ migliorata. Cerco un equilibrio tra le cure e la mia vita».

acido e martello le armi di alexander boettcher e martina levatoacido e martello le armi di alexander boettcher e martina levato

 

Il padre Gherardo dice di essere «fiero»: «Pietro ha una grandissima forza, è stato eroico. Quella sera ha pensato prima alla mia incolumità che alla sua. Poi è riuscito a reagire, evitando il peggio per sé, ma anche assicurando la fine a questa serie di episodi insensati, che sarebbero andati avanti a danno di chissà quanti altri».

 

Fu Pietro, nonostante l’acido gli bruciasse volto e corpo, a bloccare Boettcher. Se fosse riuscito a scappare, l’inchiesta sarebbe stata molto più complessa e gli agguati con l’acido sarebbero probabilmente continuati. La coppia aveva una lista di altri obiettivi. Aggiunge Gherardo: «Pietro era abituato a essere perfetto, bellissimo, il più brillante a scuola. Dopo, temeva di “far paura col suo aspetto”, e si è chiuso a lungo a casa. Il laser ha fatto miracoli, le cose vanno meglio. Non l’ho sentito mai lamentarsi».

 

Il rapporto

martina levato lady acido  3martina levato lady acido 3

Due settimane fa la famiglia Barbini è andata a un’udienza generale da Papa Francesco. Ricorda Gherardo: «Il Papa si è avvicinato a Pietro che aveva una benda sull’occhio e lui gli ha detto: “Santo Padre, non sono un pirata...”.

 

Il Papa gli ha fatto una carezza e ha risposto ridendo, con una carica umana incredibile: “Prega per me”. E Pietro: “Facciamo a vicenda, un po’ per uno”. Per me e per mia moglie Titti sono stati attimi impagabili. La persona che mi è servita di più in questo anno, per stare bene, è proprio Pietro. Ogni suo sorriso mi ha dato un pezzo di vita».

 

Padre e figlio stanno percorrendo una strada di dolore, ma anche di forza, di speranza. Lo fanno insieme: «Prima mi facevo spesso gli affari miei — ricorda Pietro — ero proiettato sulla mia autonomia, la mia strada, e papà era concentrato sulla sua, era il suo modo di farmi crescere. Eravamo un po’ distanti, a pensarci oggi. Questa storia mi ha costretto a fare un passo indietro e a guardare davvero in faccia mio papà.

stefano savi  stefano savi

 

All’ospedale Niguarda distribuiva i panettoni agli infermieri, in questura collaborava alle indagini, ha girato il mondo per cercare i chirurghi, viene ad ogni visita nonostante il lavoro. Non si è mai perso d’animo. In questo anno è nato un rapporto nuovo, con stima, gratitudine, orgoglio. Lo capisco molto di più, adesso. Ho trovato mio papà».

 

Il futuro

«Mi laureo il 5 maggio, a Boston — racconta Pietro — spero con la lode, anche se nell’ultimo semestre per forza la media si è abbassata. Ho ripreso a guidare, le ustioni non sono più così invalidanti. La mia vita sarà sempre più simile a quella di prima, inizio a sentirlo. Devo solo vincere la tentazione di nascondermi. Penso di andare a vivere lontano dall’Italia, magari in America. Fare un master. A Milano, dove mi conoscono tutti, è ancora un po’ difficile. La perfezione non è un risultato, ma un percorso. Ora l’ho capito, e lo accetto».

 

ALEXANDER BOETTCHERALEXANDER BOETTCHER

Gherardo Barbini e sua moglie, per mesi, hanno cercato «un senso a questa storia». Alla fine: «Ne abbiamo trovato uno possibile. Stiamo dedicando tutto il tempo libero alla onlus ALMauST, fondata da Vincenzo Rapisarda, il primario che al Niguarda ha seguito Pietro e Stefano. Bisogna mettere in conto almeno 2mila euro al mese per tre anni, con le ustioni: come fa chi non può permettersele? Abbiamo raccolto 40 mila euro, con una festa.

 

Centinaia di persone straordinarie ci si sono strette intorno. Stiamo valutando il caso di un ragazzo dell’età di Pietro, senegalese, ustionato al volto per uno scambio di persona, come Stefano. Vorremmo portarlo a Milano e farlo curare». Un impegno per altri ragazzi. E per il suo: «Ho sempre cercato di rendere non troppo facile la vita ai miei figli, perché si emancipassero con forza e creatività. La mia speranza va a Pietro, adesso. Che apra la porta di casa e si mostri a tutti a testa alta. Perché è bellissimo».

BOETTCHER IPHONEBOETTCHER IPHONE

Ultimi Dagoreport

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" HA TROVATO LA SUA DIMENSIONE NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA "DI SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI”. NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA SUBITO, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA” E ANCHE ALL’ARTE. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO…" - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI