saluto fascista

BIMBO FASCISTA, CHI L’HA VISTO? – IL SINDACO DI CANTÙ E IL PROVVEDITORATO DI COMO DICONO CHE A LORO NON RISULTA NESSUN BAMBINO CHE FA IL SALUTO ROMANO NEGLI ASILI DELLA ZONA – IL CASO SOLLEVATO MARTEDÌ DA “REPUBBLICA”, CHE CONFERMA

Francesco Borgonovo per “Libero Quotidiano

 

C’è del «nero» che si insinua nella tranquilla Cantù, turbando i sonni dei sinceri democratici? Mah. Per ora c’è un piccolo giallo che è interessante raccontare, riguardante un fascista in miniatura, un bambino con la passione per il Duce di cui molto si è discusso nei giorni scorsi. Martedì su Repubblica, con evidente richiamo in prima pagina, l’inviato Paolo Berizzi ha scritto che in una scuola materna pubblica di Cantù ci sarebbe un bambino di quattro anni con l’abitudine di fare il saluto romano. Le maestre, indignate, avrebbero minacciato di cacciarlo dall’asilo se i genitori non fossero intervenuti.

CLAUDIO BIZZOZEROCLAUDIO BIZZOZERO

 

A cosa si deve tanta indignazione per il presunto Balilla? Al fatto che, suggeriva Repubblica, questo piccino è l’abominevole figlio di una «provincia “nera”». Ma perché Cantù sarebbe «provincia nera»? Lo ha scritto Berizzi: «Da due anni la cittadina in provincia di Como ospita il Festival Boreal, un raduno di ispirazione neonazista organizzato da Forza Nuova. (…) A scatenare polemiche sul raduno è stata l’autorizzazione - sorprendente - concessa dal sindaco di Cantù, Claudio Bizzozero. Il quale - in nome del “tutti hanno diritto di parola, anche i fascisti, da amministratore devo garantire questo principio democratico” - non solo ha dato il benestare all’evento (…) ma lo scorso anno si è addirittura presentato, in veste ufficiale, all’apertura del raduno per un saluto ai camerati».

 

SALUTO FASCISTASALUTO FASCISTA

Capito che succede se un sindaco dà diritto di parola o di aggregazione ai fascisti? Poi il morbo si diffonde. Da genitori con le «svastiche tatuate» nascono dei bambini a loro volta fascisti, che sfoggiano il manganello al posto del ciuccio. C’è però un particolare che confligge con questa lettura della realtà fornita dal giornale di Ezio Mauro. Il sindaco di Cantù sostiene che, nella sua città, del bambino fascista non ci sia traccia. «Dopo che Repubblica ha pubblicato questa bufala», spiega a Libero, «ho fatto sentire tutti gli istituti e le scuole materne. E le dico che quel bambino di sicuro non frequenta una scuola di Cantù. Me lo hanno confermato i direttori e le direttrici delle scuole, che ho contattato uno per uno e che sono tenuti a dirmi le cose come stanno».

 

SALUTO FASCISTASALUTO FASCISTA

Bizzozero dunque sostiene che Repubblica abbia scritto il falso: se davvero c’è un bambino che ama i saluti romani, di certo non è a Cantù. Motivo per cui il sindaco querelerà il giornale. «Ho il dovere di farlo», dice. «La bufala che ha pubblicato è allucinante». Anche al Provveditorato di Como sono sopresi. Rosa Siporso, sentita dalla Provincia di Como come referente dell’ufficio scolastico, ha spiegato: «Non abbiamo mai ricevuto segnalazioni simili». E ha aggiunto: «È strano, un dirigente scolastico di un qualsiasi nostro istituto comprensivo, a fronte di una storia del genere, quanto meno si sarebbe preoccupato di avvertire».

 

SALUTO FASCISTASALUTO FASCISTA

 Dal canto suo, Paolo Berizzi conferma tutto: «È una notizia straverificata», ha ripetuto ieri a Libero. Spiega che non ha intenzione di dire di più per tutelare la sua fonte, e si professa certissimo di quanto ha pubblicato. Però non rivela quale sia la scuola. Ma come nasce questa strana vicenda? L’ha ricostruita un giornalista della Provincia, Christian Galimberti.

 

Venerdì scorso, Paolo Berizzi si trovava a Como a presentare un suo libro. A moderare l’incontro c’era Barbara Rizzi di Ecoinformazioni, che ha raccontato: «Una maestra si è avvicinata prima dell’incontro a me e a Berizzi e ha raccontato quanto le è accaduto. Non so di quale scuola sia e di quale paese. Detta così potrebbe sembrare anche inventata? Può darsi, io non lo so». Dunque la fonte sarebbe questa signora apparsa alla presentazione del libro di Berizzi.

PAOLO BERIZZIPAOLO BERIZZI

 

Ed è qui che il sindaco di Cantù va su tutte le furie: «Ma non era il caso di verificare? Di chiamare il Provveditorato, per esempio? Adesso voglio proprio sapere, se questo bambino davvero c’è, che scuola frequenta, da che Comune viene. Se si trattasse di un Comune guidato dal Pd, Repubblica dirà che dove governa il Pd ci sono i bambini che fanno il saluto romano?». È una questione interessante. Perché se davvero il bambino c’è, ma non è di Cantù, la teoria della «Provincia “nera”» fa un po’ sorridere.

 

SALUTO FASCISTASALUTO FASCISTA

C’è anche una curiosa coincidenza. Il libro che Berizzi è andato a presentare venerdì si intitola Bande Nere. Come vivono, chi sono, chi protegge, i nuovi nazisfascisti, e risale a qualche anno fa. Quando uscì, l’editore Bompiani fu costretto a ritirarlo. Come mai? Conteneva una foto, presentata come un documento esplosivo, che ritraeva Ignazio La Russa in compagnia di quello che veniva indicato come un uomo della ’ndrangheta. Peccato che il signore in questione fosse in realtà un carabiniere: dunque il libro dovette essere ristampato. A Repubblica i «fascisti» non portano molta fortuna.

 

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