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CHE LENZA LANZALONE - NUOVO FILONE D'INCHIESTA SULL'EX “MR WOLF” DI VIRGINIA RAGGI: OLTRE ALLE CONSULENZE DI PARNASI, SPUNTANO QUELLE OTTENUTE DAL UN SUO SODALE, FABIO SERINI, CHE PROPRIO LA SINDACA HA PROMOSSO (DOPO LA RACCOMANDAZIONE DI LANZALONE) A COMMISSARIO DELL’ISTITUTO DI PREVIDENZA DEI DIPENDENTI COMUNALI - L'AVVOCATO INTERCETTATO: “A LUIGI E ALFONSO IO SALVO IL C.. LO QUOTIDIANAMENTE, MA NON MI DIFENDONO”

Emiliano Fittipaldi per http://espresso.repubblica.it

 

LANZALONE E VIRGINIA RAGGI

Luca Lanzalone, il Mr Wolf vicinissimo ad Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro che Virginia Raggi aveva voluto come consulente per il nuovo stadio della Roma, aveva un modus operandi tutto suo. La tecnica era sempre la stessa: sostenere di lavorare gratis o quasi per l'amministrazione capitolina, ottenere consulenze da privati, e/o piazzare uomini fidati nell'istituzione che gli affidassero, una volta nominati, incarichi legali retribuiti.

 

È noto che Lanzalone, voluto dalla Raggi anche come presidente di Acea, sia stato arrestato (è ancora ai domiciliari) qualche mese fa insieme al costruttore Luca Parnasi con l'accusa di corruzione, per aver ottenuto dall'imprenditore alcune consulenze che mascherano – secondo i pm - tangenti.

 

VIRGINIA RAGGI FABIO SERINI

Ma l'ultima informativa del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma, guidato dal comandante Lorenzo D'Aloia, evidenzia che l'ex Mr Wolf della Raggi è indagato per concorso in traffico di influenze illecite e corruzione anche in merito a un altro filone d'indagine. Che potrebbe creare più di un problema politico alla sindaca di Roma.

 

Lanzalone, infatti, ha convinto la Raggi ad assumere come commissario straordinario dell'Istituto di previdenza dei dipendenti comunali (Ipa) il livornese Fabio Serini, con un contratto a oltre 115 mila euro l'anno.

 

Peccato che Serini (anche lui indagato per i medesimi reati) non fosse un commercialista qualunque, ma un uomo che Lanzalone conosceva assai bene: quando Serini era commissario giudiziale dell'azienda dei rifiuti di Livorno (Ammps), Lanzalone e il suo socio Luciano Costantini ne erano infatti i consulenti legali, incaricati alla difesa dell'azienda.

 

LANZALONE E VIRGINIA RAGGI

Ora la procura di Roma e i carabinieri hanno scoperto, grazie ai messaggi Whatsapp e alla documentazione email sequestrate agli indagati, «che non solo Luca Lanzalone ha aiutato Serini (in pieno conflitto di interessi, ndr) ad ottenere dal sindaco Raggi la nomina a commissario dell'Ipa» ma che lo stesso Serini, una volta nominato dalla grillina, ha poi affidato allo studio di Lanzalone «incarichi remunerati». Se Parnasi dava o prometteva a Lanzalone consulenze pagate con denaro privato, in pratica, stavolta si tratta di soldi pubblici dei contribuenti.

 

Un do ut des che vede la sindaca nel ruolo di vittima, o – come ci dicono gli inquirenti - di "trafficata". Possibile che la Raggi si sia fatta raggirare ancora una volta da soggetti a cui aveva dato totale fiducia? Leggendo e analizzando le carte, sembra proprio di sì.

 

FABIO SERINI

Lanzalone, per spingere la nomina di Serini, manda un messaggio a Virginia il 17 maggio del 2017, spiegando di avere conosciuto il livornese come commissario giudiziale di Ammps. «È stato davvero bravo, e soprattutto assolutamente impervio agli assalti sia dei dirigenti comunali che degli esponenti del Pd, che sono stati violentissimi anche nei suoi confronti», la ingolosisce Lanzalone.

 

Serini al tempo rivestiva ancora la funzione di commissario giudiziale dell'ente livernese (tanto da essere considerato dai pm come pubblico ufficiale), mentre Lanzalone era di fatto il suo legale. La vicenda Aamps era da tempo su tutti i giornali, a causa di un'inchiesta della procura di Livorno. Possibile che la Raggi non avesse contezza dei rischi di una nomina di Serini?

 

DI MAIO BONAFEDE

Probabilmente no: dopo tre giorni dalla “mediazione” di Lanzalone, la sindaca con chiamata diretta promuove Serini commissario dell'Ipa. Passa poco più di un mese, e il commercialista gira il primo incarico alla Lanzalone & Partners. Il cui corrispettivo, dicono i militari che indagano, sarebbe stato «pattuito direttamente» tra Serini e Mr Wolf.

 

I soldi, però non sono stati bonificati allo studio dell'avvocato poi arrestato, ma a un altro studio legale, che ha poi eseguito una compensazione. «Essendo in essere tra i due studi» si legge nell'informativa «diversi rapporti lavorativi».

 

Un secondo incarico viene affidato qualche mese dopo, a aprile del 2018. Stavolta la parcella è nota: poco meno di 10 mila euro, fatturate direttamente dallo studio Lanzalone.

 

LUIGI DI MAIO ALFONSO BONAFEDE

Dalle conversazioni tra Luca e il suo socio Costantini (pure lui indagato per corruzione e traffico di influenze), persino Costantini aveva timore che Lanzalone potesse davvero brigare per dare incarichi “romani” all'amico Serini.

 

Il giorno prima di raccomandare il manager alla sindaca per l'Istituto di previdenza, in effetti, Lanzalone – già diventato presidente di Acea - chiede al suo socio di studio se è una buona mossa «mettere Serini come sindaco di una controllata» del gruppo elettrico del Comune di Roma. Costantini risponde con un secco no: «Non mi piace molto. Fare due più due è un attimo. Sembra una ricompensa. La procura (di Livorno, ndr) non ha ancora archiviato nulla. Fino a che c'è l'inchiesta penale...».

 

LANZALONE

Costantini, chiosano i carabinieri, cerca dunque di spiegare a Lanzalone che una nomina fatta direttamente da Lanzalone a favore di Serini «verrà inevitabilmente collegata al lavoro svolto da Serini nell'ambito del concordato” dell'ente livornese. «Una ricompensa», appunto.

 

Lanzalone forse si convince, ma non demorde: e così, invece di assumere direttamente il suo sodale, lo fa nominare dalla Raggi. Che, ha differenza di quanto temuto da Costantini («Fare due più due è un attimo...è una cosa che chiunque può verificare») alla proposta del suo fedelissimo non fa una piega.

 

Ma la presunta “cricca” guidata da Lanzalone non si ferma a Roma. Prova a mettere le mani anche sulle nomine del governo gialloverde che si sta formando. Il 31 maggio 2018 l'avvocato scrive a Costantini che lui, si legge nell'informativa, «sulle nomine non può fare granché, i nostri amici (i Cinque stelle, ndr) al riguardo sono totalmente inetti e non vogliono farsi consigliare», ma aggiunge pure che, se avesse voce in capitolo, «penserebbe prima a Costantini, poi agli altri dello studio Lanzalone & Partners e, “se avanza a chi offre di più”». Il modus operandi, dunque, è quello di un mercimonio degli incarichi.

 

LANZALONE E LUIGI DI MAIO

La stessa conversazione prosegue, e ha un interesse perché disegna possibili rapporti stretti tra l'avvocato e alcuni big dei Cinque Stelle: Lanzalone scrive infatti di Laura Castelli, attuale sottosegretario all'Economia («con lei avevamo iniziato a fare un bel lavoro, analitico, anche con alcuni funzionari del Mef che gli avevo presentato, preposti alle istruttorie sulle nomine»); di «Alfonso, Luigi e compagnia», amici che però non lo difenderebbero dai «nemici interni» nonostante lui «gli salvi il culo pressoché quotidianamente»; di strategie a medio termine («a me avevano messo sulla partita delle nomine, poi hanno deciso di sospendere tutto per concentrarsi solo sul governo...io ho piazzato un sindaco in Leonardo»); di ambizioni e politica nazionale.

LUCA LANZALONE

 

La sensazione è che Lanzalone, come prima ancora di lui l'altro Rasputin di Virginia Raffaele Marra, grazie alle sue capacità e ai suoi rapporti sarebbe riuscito a fare ancora molta strada. In Campidoglio e nei palazzi del nuovo potere. Solo l'intervento dei magistrati romani ha bloccato la sua marcia.

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