dipendenti museo tradizioni arti popolari roma

CHECCO ZALONE CI FA UNA PIPPA! - 9 DIPENDENTI INDAGATI AL MUSEO DELLE ARTI E TRADIZIONI POPOLARI DI ROMA: TIMBRAVANO E SE NE ANDAVANO IN SALA SCOMMESSE. O A LAVORARE IN FRUTTERIA (VIDEO!) - POI DICI PERCHÉ IL MUSEO INCASSA SOLO 7800 EURO L'ANNO, IL PIÙ SFIGATO DI TUTTA LA CAPITALE

VIDEO - I DIPENDENTI DEL MUSEO PIZZICATI A FARE ALTRO

 

 

1. TIMBRO DEL CARTELLINO E VIA IN SALA GIOCHI NOVE INDAGATI AL MUSEO ALL' EUR

Federica Angeli per ''la Repubblica - Roma''

 

Arrivavano al lavoro, timbravano il cartellino per se stessi e per conto di colleghi e poi andavano via. Il caso ricorda molto quello scoppiato mesi fa a Sanremo dove impiegati comunali furono immortalati dalle telecamere addirittura a timbrare il cartellino in mutande per poi tornare nell' alloggio di servizio a dormire.

museo delle arti e tradizioni popolari museo delle arti e tradizioni popolari

L' assenteismo scoperto invece dai carabinieri dell' Eur si trova in uno dei quartieri più vivi della capitale, pieno di ministeri e uffici di polizia.

 

Gli infedeli sono dipendenti ministeriali in servizio al Museo nazionale di Arti e tradizioni popolari di Roma in piazza Guglielmo Marconi. Sono nove e sono stati scoperti dai militari con le mani nel sacco. O meglio con le mani impegnate, in uno dei casi, nel negozio di frutta e verdura del marito invece di stare al proprio posto.

 

i dipendenti del museo delle arti e tradizioni popolari a roma  6i dipendenti del museo delle arti e tradizioni popolari a roma 6

Anche se formalmente risultava lì dato che il badge era stato strisciato regolarmente poco prima dell' inizio dell' orario di lavoro. C' era anche chi andava regolarmente a giocare presso un centro di scommesse sportive della zona e passava lì ore e ore in attesa della vincita della vita che gli avrebbe risparmiato persino la farsa della timbratura fasulla. A dare esecuzione all' ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma sono stati i carabinieri del comando provinciale.

 

Le indagini, coordinate dalla procura e condotte dai militari della compagnia dell' Eur, hanno consentito di accertare come, sistematicamente, dopo aver segnato la presenza strisciando il badge, i 9 dipendenti, di età compresa tra i 43 e i 65 anni, si allontanassero dal posto di lavoro oppure timbrassero per conto di altri colleghi che arrivavano più tardi rispetto all' orario previsto o che addirittura non si presentavano al lavoro.

i dipendenti del museo delle arti e tradizioni popolari a roma  5i dipendenti del museo delle arti e tradizioni popolari a roma 5

 

Avviata nel febbraio del 2015, l' indagine, ribattezzata "Museum", è stata svolta attraverso servizi di osservazione, pedinamento e controllo, con riprese video riprese e telecamere poste in punti nevralgici del museo, consentendo di accertare un notevole numero di truffe perpetrate dagli impiegati indagati. Per i nove indagati le accuse sono, a vario titolo, di falsità materiale e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa ai danni dello Stato (per alcuni con l' aggravante di aver commesso il fatto per conseguire il profitto di un altro reato e con la violazione dei doveri di una pubblica funzione), false attestazioni e certificazioni.

 

Verso la fine del mese di febbraio 2015 i militari hanno arrestato uno degli impiegati del museo, sorpreso in una località diversa dal luogo di lavoro benché ufficialmente presente, visto che aveva timbrato il cartellino all' inizio del turno. Il ministero dei Beni e delle attività culturali ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti dei nove dipendenti: a seconda della gravità dei fatti accertati commessi, si va dalla sospensione dello stipendio fino alla messa in mobilità e al successivo licenziamento del dipendente.

 

 

2. UN GIOIELLO CULTURALE MA DAGLI INTROITI TRA I PIÙ BASSI IN CITTÀ

Sara Grattoggi per ''la Repubblica - Roma''

 

Dedicato alle tradizioni popolari delle regioni italiane, è l' unico museo statale con competenze specifiche nel campo della demoetnoantropologia.

i dipendenti del museo delle arti e tradizioni popolari a roma  4i dipendenti del museo delle arti e tradizioni popolari a roma 4

Con gli oltre centomila documenti conservati nei suoi archivi e i manufatti esposti nelle sale, custodisce la memoria di una quotidianità che si è fatta storia, esplorando ogni aspetto della cultura popolare, dai mestieri alle tradizioni contadine, fino ai riti e alle cerimonie.

 

Parte integrante dell' Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, il Museo nazionale delle Arti e Tradizioni popolari - nato idealmente dalla Mostra di Etnografia Italiana del 1911 e inaugurato nell' attuale sede dell' Eur nel 1956 - è, insomma, unico nel suo genere. Ma i suoi incassi sono purtroppo fra i più bassi di tutti i musei statali romani: nel 2014 pari a soli 7.938 euro, sostanzialmente invariati rispetto a quelli dell' anno precedente (7.870 euro nel 2013). E va considerato che, il 2013, era stato un anno di sostanziale incremento: nel 2012, infatti, aveva incassato ancor meno: 6.310 euro.

i dipendenti del museo delle arti e tradizioni popolari a roma  3i dipendenti del museo delle arti e tradizioni popolari a roma 3

 

«Negli ultimi anni - fanno notare alcuni lavoratori - c' è stato un aumento dei visitatori, di circa il 10-15 percento». Vero, almeno per il 2013-2014 (+11 percento). Ma i numeri sono ancora molto bassi, soprattutto quelli dei paganti: nel 2014, solo 2.770, contro 9.705 non paganti. E negli anni precedenti lo squilibrio era ancora più marcato: nel 2012, ad esempio, i biglietti gratuiti staccati erano stati 10.736, contro i soli 1.827 a pagamento. Per un totale, comunque, di circa 12mila visitatori complessivi l' anno.

 

i dipendenti del museo delle arti e tradizioni popolari a roma  2i dipendenti del museo delle arti e tradizioni popolari a roma 2

Nell' ultimo periodo si sono notati però dati in controtendenza: 3000 visitatori soltanto a dicembre grazie alla mostra fotografica su Zavattini e al "Presepe del re". Ma, certo, quello dei numeri è un problema comune anche agli altri musei dell' Eur, a cominciare da quello dell' Alto Medioevo.

 

Anche per questo, nel 2014, il ministro Dario Franceschini aveva annunciato il progetto di riunire tutti i musei del complesso (dal Pigorini al comunale museo della Civiltà romana) in un unico polo misto, per «valorizzare l' Eur» come cittadella dei musei e risparmiare sugli onerosi affitti dovuti per le sedi a Eur Spa (che prima di Natale ha però venduto quei palazzi all' Inail). Quel progetto però è rimasto, almeno per ora, sulla carta. «Quei musei, e Arti e Tradizioni popolari in particolare, sono un pezzo del patrimonio sottostimato - commenta Claudio Meloni, responsabile Beni culturali della Cgil - non sono stati valorizzati nemmeno con la recente riforma».

 

i dipendenti del museo delle arti e tradizioni popolari a roma  1i dipendenti del museo delle arti e tradizioni popolari a roma 1

 

Ultimi Dagoreport

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….