CIMITERO MEDITERRANEO – I 460 MIGRANTI DELLA TRAVERSATA-STRAGE IMBARCATI SOTTO LA MINACCIA DELLE ARMI – ASPETTAVANO DA MESI DI POTER PARTIRE IN UN CAMPO DI RACCOLTA ALLA PERIFERIA DI TRIPOLI –SI SONO SALVATI IN 75 - - -

Un sopravvissuto racconta che le condizioni meteo erano pessime “ma siamo stati costretti a partire”. Un altro riferisce: “Uno dei gommoni è affondato con tutti i cento che erano a bordo, un altro si è sgonfiato davanti a noi e il terzo imbarcava acqua”…

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Flavia Amabile per “La Stampa”

 

carri funebri a lampedusa carri funebri a lampedusa

Per alcuni di loro il viaggio è iniziato anche due o tre anni fa. Pur di riuscire a trovarsi sabato scorso nel campo di raccolta in Libia hanno fatto indebitare le famiglie, rischiato più volte la vita. Qualcuno ha subito il taglieggio dei predoni del deserto, qualcun altro si è fatto rubare tutto, in tanti hanno dovuto lavorare ancora a lungo per trovare i soldi necessari ad arrivare a Tripoli e pagare il passaggio finale, la traversata del Mediterraneo, l’abominevole roulette russa dei migranti a cui si affidano centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga da guerre e miserie. Ogni viaggio è un grilletto premuto e nessuno sa se in canna c’è il proiettile della morte.
 

La provenienza

superstiti a lampedusa superstiti a lampedusa

Arrivavano da Mali; Costa d’Avorio, Senegal, Gambia. Forse anche da altri Paesi ma chi può saperlo ora che le loro storie sono finite in fondo al mare cancellando forse per sempre persino i loro nomi. Erano circa in 460, uomini e donne tra i venti e i trent’anni, ma anche ragazzini di 13-14 anni. Aspettavano alla periferia di Tripoli in quello che loro chiamano «camp» mentre raccontano la loro storia a Giovanna Di Benedetto, portavoce di Save The Children a Lampedusa, fra i primi prestare soccorso ai sopravvissuti.

 

Il «camp» molto probabilmente non è altro che uno dei tanti depositi adibiti a luoghi di raccolta di migranti. È l’ultima tappa prima del Mediterraneo. Si resta lì anche per mesi, bloccati come in una prigione o in un campo di concentramento, si aspetta e basta. Che cosa? «Il momento giusto», racconta uno dei sopravvissuti.
 

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«Costretti con le armi»
I 460 erano nel deposito da alcune settimane, ammassati, sporchi, ma ancora sapevano di poter sperare. «Sabato scorso, senza preavviso, sono venuti, ci hanno detto di prepararci e di andare», raccontano. Li hanno portati a Garbouli, una spiaggia non lontana da Tripoli. «Erano armati e ci hanno costretti a lasciare il campo». Non tutti sono andati, però, in trenta sono rimasti nel deposito ad aspettare il prossimo momento giusto: non c’era abbastanza posto nelle imbarcazioni. Qualcuno si è opposto, sabato il tempo non prometteva nulla di buono. «Non ci hanno fatto tornare indietro. Eravamo minacciati e guardati a vista, che cos’altro potevamo fare?».
 

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Sono saliti a bordo di quattro gommoni con motori da 40 cavalli e con una decina di taniche di carburante. Vuol dire più di 100 persone per ogni gommone. I due sopravvissuti, entrambi originari del Mali, raccontano di avere pagato mille dinari per la traversata, circa 650 euro, e di essere stati ingannati: «Ci hanno assicurato che le condizioni del mare erano buone, ma in ogni caso nessuno avrebbe potuto rifiutarsi o tornare indietro: siamo stati costretti a forza a imbarcarci sotto la minaccia delle armi. Non avevamo scelta, dovevamo fidarci di loro».

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«Li ho visti affondare»
I quattro gommoni sono partiti ad intervalli di mezz’ora circa l’uno dall’altro. Si sono persi quasi subito di vista e hanno capito che li aspettava un viaggio molto diverso da quello promesso dai trafficanti. Poco dopo avere preso il largo si sono trovati in difficoltà, tra onde alte quanto palazzi, mare forza otto e una tempesta che anche un peschereccio avrebbe avuto problemi ad affrontare, figurarsi un gommone carico molto oltre i limiti consentiti dalle norme di sicurezza.

 

«Uno dei gommoni è affondato con tutti i cento che erano a bordo, un altro si è sgonfiato davanti a noi e il terzo imbarcava acqua», racconta uno dei sopravvissuti che ha avuto la fortuna di trovare posto sull’ultimo gommone. Qualcuno è riuscito a lanciare l’Sos con un telefono satellitare. A raccoglierlo la centrale operativa delle Capitanerie di Porto di Roma che ha fatto scattare l’allarme.

 

Il primo gommone è stato soccorso da due mercantili dirottati nella zona del naufragio. Altri due hanno fatto naufragio, dei loro oltre 200 passeggeri sono sopravvissuti in 9 raccolti da una nave. Del quarto gommone nessuna traccia. Nessuna traccia delle donne e di tanti ragazzini che avevano tentato la roulette russa dei migranti. In 75 si sono salvati stavolta, ora sono nel centro di accoglienza. Vivi senza neppure più la forza di chiedersi perché.

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