DAGO SALVAVITA - IL DOTT. MASSIMO FINZI: “ALLA DOMANDA ”CHE COSA È IL COLESTEROLO” LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE RISPONDE CHE È UNA SOSTANZA PERICOLOSA PER LE ARTERIE, CHE PROVOCA L’INFARTO O L’ICTUS E CHE È BENE ABBASSARNE IL LIVELLO. MA DAVVERO È UN KILLER SILENZIOSO DELL’APPARATO CARDIOCIRCOLATORIO? ECCO COME STANNO LE COSE…”

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Massimo Finzi Massimo Finzi

Massimo Finzi per Dagospia

 

Alla domanda ”che cosa è il colesterolo” la maggior parte delle persone risponde che è una sostanza pericolosa per le arterie, che provoca l’infarto o l’ictus e che comunque è bene abbassarne il livello più  possibile.  Ma davvero il colesterolo è  un killer silenzioso del nostro apparato cardiocircolatorio? In realtà la situazione è molto più complessa perché il colesterolo, assente nel mondo vegetale, rappresenta una sostanza indispensabile nel mondo animale e nell’uomo in particolare.

 

COLESTEROLO COLESTEROLO

Durante la gravidanza il livello di colesterolo sale di molto perché questa sostanza interviene favorevolmente nello sviluppo del feto e l’uso sconsiderato di farmaci per abbassarne il livello durante la gestazione ha determinato danni al prodotto del concepimento.

 

Il colesterolo è essenziale per l’integrità e il funzionamento delle membrane di tutte le cellule, costituisce “il mattone” con il quale l’organismo fabbrica gli ormoni maschili e femminili, quelli della corteccia surrenale, rappresenta il precursore della vitamina D che si formerà sotto azione dei raggi ultravioletti, è il costituente essenziale della guaina mielinica che riveste le fibre del sistema nervoso e infine concorre in maniera determinante alla formazione della bile così importante ai fini della digestione.

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Ma allora questo colesterolo è utile o dannoso? Gli studi epidemiologici condotti su grandi numeri e   seguiti nel tempo hanno evidenziato dati interessanti: ad un aumento della colesterolemia (colesterolo nel sangue) corrisponde un aumento progressivo delle malattie cardiovascolari, ma se si vanno a considerare tutti gli eventi negativi (quindi non solo quelli cardiovascolari) assistiamo ad una cosiddetta curva ad U. Cosa vuol dire?

 

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Significa che solo nel tratto intermedio della curva si registra scarsa morbilità e mortalità, mentre queste aumentano sia per valori troppo alti che per quelli troppo bassi di colesterolo. I valori alti si accompagnano a disturbi vascolari, mentre quelli troppo bassi sembrano associati ad un numero più elevato di tumori polmonari, di casi di depressione e di altre patologie ancora in fase di studio. Il tratto intermedio della curva ad U, che corrisponde ad una migliore speranza di vita, colloca i valori ottimali del colesterolo tra 160 e 200 per l’uomo mentre nelle donne questi valori aumentano di 40 punti sia nei valori minimi che massimi.

 

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Da dove origina il colesterolo? In parte deriva dall’alimentazione (colesterolo esogeno), ma una parte preponderante viene sintetizzata dal fegato (colesterolo endogeno). Non abbiamo strumenti per identificare la ripartizione percentuale tra quota endogena ed esogena, pertanto, di fronte ad un livello elevato di colesterolo, prima di intraprendere la terapia che inibisce la sintesi epatica, viene  suggerita una dieta di tre mesi per ridurre drasticamente la quota esogena. Se al termine di questo periodo il colesterolo è rientrato nei limiti significa che la parte esogena era predominante, in caso contrario si dovrà ricorrere ad una terapia che agisca sulla produzione endogena.

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Ma il colesterolo è un’unica sostanza? No, nel colesterolo si distinguono varie frazioni, ma le due più conosciute sono le frazioni HDL  e LDL: la prima ha funzione protettiva mentre la seconda è più direttamente correlata al rischio cardiovascolare. Quindi a parità di colesterolemia è condizione più favorevole avere alta la frazione HDL.

 

Ma sarebbe un errore attribuire al colesterolo, o alla sua frazione LDL, la responsabilità dei disturbi cardiovascolari perché questi rappresentano un classico esempio di malattie “multifattoriali” nel senso che la malattia si verifica con maggiore probabilità tanto maggiore è il numero dei fattori di rischio che concorrono.

 

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Un valore elevato di colesterolemia, soprattutto nella frazione LDL, rappresenta solo uno dei fattori di rischio, ma trigliceridi, uricemia e omocisteina sopra la norma aggravano il quadro. Diabete e ipertensione moltiplicano il rischio. Da qualche anno si presta attenzione al giro vita: 102 per gli uomini e 88 per le donne; al di sopra di questi valori aumenta considerevolmente il rischio di infarto o ictus. Non meno importante  è lo stile di vita: il fumo, il consumo di alcool, la sedentarietà. Da quanto descritto emerge che il colesterolo elevato, specie a carico delle LDL, è un pessimo compagno di viaggio, ma la situazione si aggrava se la brutta compagnia diventa numerosa.

 

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