duilio poggiolini

DOPO VENTITRÉ ANNI, DUE PROCESSI ARCHIVIATI, UNO SVOLTO CON DECINE DI UDIENZE E TRE ORE DI CAMERA DI CONSIGLIO “IL FATTO NON SUSSISTE”: ASSOLTO DUILIO POGGIOLINI, OGGI 93ENNE, EX RE MIDA DELLA SANITÀ ITALIANA - PER IL TRIBUNALE NON CI SONO COLPEVOLI PER I PAZIENTI EMOFILICI MORTI NEGLI ANNI '90: NON È DIMOSTRABILE IL NESSO CON GLI EMODERIVATI - ERA UN PROCESSO SIMBOLO PER I FAMILIARI DELLE DIECI VITTIME E PER LE MIGLIAIA DI EMOFILICI CHE CERCAVANO GIUSTIZIA...

Giovanni Del Giaccio per “il Messaggero”

 

Dopo ventitré anni, due processi archiviati, uno svolto con decine di udienze e alla fine di tre ore di camera di consiglio «il fatto non sussiste». Sono stati assolti Duilio Poggiolini, oggi 93enne, ex Re Mida della sanità italiana, ospite da tempo di una casa di riposo e ormai nemmeno in grado di sapere che il suo ultimo processo è finito nel modo migliore. Lui, all' epoca direttore del servizio centrale farmaceutico, autorizzava i farmaci prodotti con emoderivati che dovevano salvare la vita agli emofilici.

 

DUILIO POGGIOLINI

Cioè a persone alle prese con un difetto del fattore ottavo e quindi della coagulazione del sangue. Molti, la vita, l'hanno persa. A seguito di infezione per Hiv (il virus dell' Aids) o per epatite C. Per otto persone decedute si è celebrato il processo a Napoli per una vicenda iniziata a Trento nel 95 e in parte già chiusa

 

LO SCANDALO

A nulla è valso sostenere che Poggiolini, attraverso omissioni, agevolazioni e autorizzazioni specifiche avesse - secondo il capo di imputazione - favorito le aziende. I farmaci, vennero prodotti e rimasero in commercio anche dopo che ci si rese conto della loro pericolosità per una intera comunità, praticamente distrutta dagli emoderivati indicati come salvavita.

 

DUILIO POGGIOLINI

Per questo si era parlato, inizialmente, di epidemia colposa. Inutilmente. «Nessuno voleva farlo questo processo - dice sconsolato l'avvocato Ermanno Zancla, rappresentate delle parti civili - ci siamo trovati l' ufficio del pubblico ministero comunque contro e il Ministero della salute si è prima costituito parte civile e poi si è ritirato».

 

Era stato lo stesso pubblico ministero, Lucio Giugliano, a chiedere di assolvere gli imputati. Pur comprendendo che si era di fronte a uno scandalo - quello del sangue infetto che ha attraversato l'Italia fino agli anni 90 - era impossibile stabilire il nesso causale tra i farmaci e la morte delle persone per le quali si era arrivati al processo. Non solo, cambiando il capo di imputazione «non sono state effettuate nuove specifiche indagini». Poggiolini e i rappresentanti delle aziende Sclavo e Farmabiagini, sono usciti indenni. Così ha stabilito il giudice Luigi Palumbo.

 

LA DIFESA

DUILIO POGGIOLINI

L'avvocato Luigi Ferrante, difensore di Poggiolini, esprime «viva soddisfazione» per la sentenza di assoluzione. Il legale sottolinea «con amarezza, che nonostante fosse chiarissima la normativa, che riferiva ad altri la responsabilità dei controlli sugli emoderivati, siano stati necessari ben 23 anni per liberare il mio assistito da una così pesante contestazione».

 

Era un processo simbolo, questo, per i familiari delle dieci vittime e per le migliaia di emofilici che cercavano giustizia. Ma anche per tutti i trasfusi occasionali che hanno contratto Aids o epatite perché sul sangue non c'erano i controlli adeguati. Migliaia di persone, molte delle quali aspettano risarcimenti dallo stesso Ministero che al processo di Napoli si è sfilato. Rispetto alla vicenda degli emoderivati realizzati con sangue infetto proveniente dalle carceri americane: «Serve una commissione parlamentare d' inchiesta - dice l' avvocato Stefano Bertone, altro rappresentante di parte civile - su un fenomeno che ha causato migliaia di morti.

LA CASA DI CURA ABUSIVA DOVE ERA RICOVERATO DUILIO POGGIOLINI

 

Sugli attuali imputati possiamo persino essere d' accordo ma è ora di fare luce su questa triste vicenda italiana aspettiamo le motivazioni». Fissate in 90 giorni.

Nulla rispetto ai 23 anni per concludere questo processo e ai 30 da quando le associazioni dei malati o i trasfusi chiedono giustizia. Spesso inutilmente.

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