UN DUCE SENZA LUCE – SPUNTANO NUOVI DIARI DI MUSSOLINI DEL ’42 E CI CONSEGNANO UN DUCE LUCIDO E DISPERATO – “I MALI CHE MI DILANIANO SONO I TRADITORI E LE PAZZIE DI HITLER. SE PERDEREMO SARÀ PER QUELLO”

1.“ECCO COME HO TROVATO IL DIARIO INEDITO DEL DUCE”

Luca Gallesi per “Il Giornale

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A settant'anni dalla morte, «il più grande statista del secolo» (copyright Gianfranco Fini) sembra emergere anche come il più prolifico scrittore del '900: oltre ai 45 volumi della sua Opera Omnia, di Benito Mussolini vanno conteggiati i carteggi con Churchill e numerosi diari (veri o presunti) che periodicamente vengono scoperti, compresi quelli riportati dal numero di Storia In Rete oggi in edicola. Il direttore Fabio Andriola spiega di cosa si tratta.

 

Che origine ha il Diario del Duce pubblicato dal mensile da Lei diretto?

«Appartiene a un collezionista svizzero che l'ha acquistato anni fa da un venditore italiano che non ha nulla a che vedere - mi assicurano - con la persona che vendette altre presunte agende mussoliniane a Marcello Dell'Utri. Probabilmente, proviene dalla diaspora di documenti in possesso della famiglia Panvini cui, pare, vennero affidati dal ministro degli interni della RSI, Paolo Zerbino, poi fucilato a Dongo. Il punto è stabilire se si tratta di un documento originale o di un falso. E, in questo secondo caso, di che tipo di falso: un documento completamente inventato oppure una copia più o meno fedele di un originale?».

 

benito mussolini 13benito mussolini 13

Perché il Diario è plausibile?

«Dando per scontato che difficilmente si potrà arrivare a una prova certa in un senso o nell'altro (la storia delle perizie sui Diari è lunga e contraddittoria sia per le perizie tecniche che per quelle che puntano all'analisi interna del testo) ci sono, a mio avviso, alcuni elementi che dovrebbero far riflettere. Uno su tutti: sappiamo che i Panvini fecero fare delle agende degli anni '30 dove poi trascrivere - così dissero fino alla fine - i diari autentici che avevano avuto in custodia. Bene, non solo far fare quelle agende con le precise caratteristiche richieste era costosissimo, ma sarebbe stato inutile fare più copie della stessa annata, visto che per anni si cercò di vendere i diari a vari editori, italiani e stranieri.

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Che senso poteva avere l'offrire a due diversi acquirenti lo stesso anno? Eppure, per la prima volta nella storia dei Diari di Mussolini, ci troviamo, ora, davanti a due copie dello stesso anno, il 1942: una copia, completa a eccezione delle prime 16 giornate di gennaio, che è quella di cui parla Storia In Rete; e un'altra, di cui abbiamo una dozzina di fotocopie di altrettanti giorni e un testo dattiloscritto. In questo secondo caso, si tratta di materiale offerto in vendita a un quotidiano inglese nel '67 e di probabile provenienza panviniana. Ora, la sorpresa sta nel fatto che, mentre la grafia è evidentemente diversa, i testi coincidono con una particolarità: il testo del diario inedito è più lungo, quello proposto nel '67 è più corto. In pratica il “falsario” non potendo dare alla scrittura la stessa cadenza dell'originale che evidentemente stava copiando, arrivato a fondo pagina e non avendo più spazio per le ultime frasi semplicemente non le trascriveva...».

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Che c'è di nuovo nel Diario del '42?

«Più che di novità parlerei di conferme: troviamo un Mussolini sempre più insofferente dei tedeschi, tutt'altro che ottimista sulle sorti della guerra, diffidente verso i suoi, a cominciare da Ciano, ma con un vero e proprio astio per Hitler. È un dittatore ripiegato su stesso che, la notte del 31 dicembre scrive, sottolineandolo: “Ora sotto di me si è aperto il precipizio”».

 

Cosa differenzia questo Diario dagli altri già pubblicati?

«Dietro questo Diario non ci sono intenti speculativi. Inoltre, a quanto mi risulta, per nessun'altra annata di un diario mussoliniano era mai stata fatta una comparazione su svariate pagine con un'altra copia sicuramente apocrifa. Ed è nelle differenze che indicavo prima che potrebbe esserci quell'errore fatale, “la prova delle prove” che lo stesso De Felice indicava nell'errore del falsario. Un falsario che potrebbe aver avuto di fronte un originale da copiare ma che non sapeva riprodurre fedelmente al 100%, come evidenzia il raffronto tra le due versioni che pubblichiamo.

 

MUSSOLINI HITLERMUSSOLINI HITLER

E questo potrebbe portare a riconsiderare anche il materiale pubblicato negli anni passati. Infatti, fra tante teorie abbastanza assurde che si sono accavallate negli anni (dal Mussolini che avrebbe copiato se stesso alla famigliola di Vercelli che si sarebbe scoperta capace di creare ex novo intere annate di diari mussoliniani solo con l'aiuto della biblioteca locale) perché non accettare, almeno come ipotesi, che davvero si provò a copiare qualcosa di già esistente?

 

Da una lettera a un'amica scritta da Amalia Panvini nel '57 emerge lo stupore che la donna aveva provato nel possedere “una cosa di cui nessun altro può pensare di avere il possesso. Di avere una ricchezza che potrebbe sconvolgere la mente a tanti...”. Parole che c'entrano poco con una fredda ed enorme operazione di falsificazione studiata a tavolino».

 

Perché il Diario è stato nascosto fino ad adesso?

HITLER MUSSOLINI .cachedHITLER MUSSOLINI .cached

«Ci sono varie ragioni. Una è sicuramente che è in mano a un collezionista e non a uno speculatore, per cui non c'era tutta questa esigenza di pubblicizzarlo. Poi, il riserbo e la scarsa volontà di essere triturato dalla macchina mediatica: la gestione dell'operazione Dell'Utri non è stata particolarmente saggia e ha finito per gettare, oggettivamente, ulteriore discredito e scetticismo su una vicenda che già aveva inanellato diverse “cadute” dagli anni '50. Ma la cosa più curiosa è che, a differenza di altre carte mussoliniane, nessuno contesta che i diari di Mussolini ci siano stati realmente...».

 

 

2. SOTTO DI ME SI APRE IL PRECIPIZIO. COLPA DEI TRADITORI

da “Il Giornale”

MUSSOLINI E HITLER MUSSOLINI E HITLER

Pubblichiamo alcuni stralci del Diario inedito di Mussolini, per gentile concessione della rivista Storia In Rete. In generale Mussolini non rispetta molto la scansione dei giorni per cui certe volte non annota nulla e altre volte usa le pagine di più giorni in riferimento a un giorno solo. Le ultime parole sono scritte nel 1942, la notte di Capodanno. Pubblichiamo, in questo caso, la pagina finale di una lunga nota che inizia sulla pagina del 29 dicembre.

 

 

 

29 Aprile 1942

Mattina: incontro il Führer alla stazione di Frech Oberhahm.

Lo trovo emaciato e stanco. All'arrivo egli è nel gruppo coi suoi: Ribbentrop Dietrich Borman il “Gauleiter” dott. Scheck tutti visi duri arcigni bocche acide, aspetto ferrigno, odiosi!

In auto verso il castello di Kleuheim, ove ci ospita, sorprendo piú volte il solito suo sguardo tagliente, magnetico, allucinato.

Anche lui come quei pochi esemplari predestinati nella loro vita a sostenere situazioni eccezionali: sarà completamente solo. Solo al cospetto di responsabilità (tremende) (...)

 

17 Luglio - 18 luglio (in realtà notazione del 29 giugno)

Viaggio in Africa

Parto da Guidonia per l'Africa. Finalmente l'ora propizia è giunta anche per noi.

MUSSOLINI E HITLER MUSSOLINI E HITLER

Non ci fermeremo. L'occupazione dell'Egitto sta per essere un fatto compiuto. Poi si vedrà.

Io non dispero, anzi ora ricomincio a sperare sul serio nel successo.

Dopo Caporetto venne il Piave e dopo il Piave: Vittorio Veneto.

 

Due sono i mali che mi dilaniano: i traditori e le pazzie di Hitler. Sono entrambi di una importanza enorme.

Se la guerra si perderà il disastro dovrà ricercarsi principalmente in queste due cause.

La traversata ha poco rilievo, si svolge normalmente.

La vista del mare è riposante. (...)

DIARIO MUSSOLINI 1942DIARIO MUSSOLINI 1942

 

31 dicembre 1942

Qualche cosa di me resterà nel tempo e nella mente degli uomini, e quelli che mi hanno odiato, quelli che mi hanno tradito e ingannato più e più mi sentiranno a loro vicino.

Quante menzogne, vigliaccherie, falsità. Quante schiene ho veduto piegate nel gesto umile e servile.

In quante parole ho sentito dietro l'espressione devota: l'inganno. Ma tutto passerà, tutto sta passando. La mia vita è stata un'erta faticosa che mi ha portato sempre più in alto verso la solitudine, ma la pace non l'ho trovata mai. Ora sotto di me si e (senza accento nell'originale, ndr) aperto il precipizio.

 

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