ITALIAN HORROR STORY - UN UOMO DI 35 ANNI UCCIDE A PUGNALATE LA COLF UCRAINA, POI LA DECAPITA. AI POLIZIOTTI URLA “VI AMMAZZO TUTTI” E LORO GLI SPARANO

Federica Angeli per “la Repubblica

 

federico leonelli uccide e decapita la colf nella villa dell eur (foto lapresse) 9federico leonelli uccide e decapita la colf nella villa dell eur (foto lapresse) 9

Ha decapitato una donna con una mannaia. Le ha staccato di netto la testa, dopo averla rincorsa e pugnalata più volte. E quando sono arrivate le forze dell’ordine, brandendo l’arma si è scagliato come una furia e ha tentato di decapitare anche loro. Gli agenti sono stati più veloci di lui e hanno aperto il fuoco, ferendolo con un proiettile poco sopra il cuore. Dieci minuti dopo, l’assassino è morto al pronto soccorso del Sant’Eugenio dove era stato trasportato in ambulanza.

 

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Una storia agghiacciante quella che ha visto protagonisti Federico Leonelli, 35 anni, esperto informatico, figlio di un colonnello della guardia di finanza ora in pensione e di una maestra elementare, e Oxana Martseniuk, una colf ucraina di 38 anni le cui grida strazianti e le suppliche, mentre veniva martoriata, hanno rotto il silenzio di una domenica mattina assolata, in uno dei quartieri residenziali di Roma, l’Eur.

 

L’orrore si è consumato al pian terreno e poi nella tavernetta di una villa lussuosa e immersa nel verde al numero 86 di via Birmania, una strada alle spalle del palazzo specchiato del Ministero della Salute.

 

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«Vi prego, stanno uccidendo una donna, fate presto, la signora sta gridando aiuto da almeno dieci minuti. Sta succedendo qualcosa di grave». A chiamare il 118 alle 10 e 47 di ieri sono stati due vicini, prima un uomo e poi un’anziana. Immediatamente gli operatori dell’Ares sono partiti, chiedendo l’intervento di 113 e vigili del fuoco. Al campanello nessuno ha risposto. Nessun urlo, nessuna richiesta di aiuto. Silenzio.

 

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L’omicidio era già avvenuto. I vigili del fuoco hanno chiesto ai vicini chi abitasse lì e come si potesse accedere alla villa. Quindi hanno scavalcato il muro e sono arrivati sulla soglia di casa. Nessuno ha risposto alla seconda scampanellata. La porta d’ingresso è stata quindi sfondata. «Quando siamo entrati dentro casa c’era un silenzio quasi surreale — ha raccontato uno dei soccorritori — Ha presente la scena di un film dell’orrore? Ecco, uguale. Tutto era all’apparenza in ordine, ma c’erano macchie di sangue ovunque. Sul divano, sul pavimento, sulle pareti e poi gocce che portavano a una scala sulla destra ».

 

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Dieci gradini con gocce di sangue e una ciabatta della donna, che portavano a un’altra porta, quella di una tavernetta. «Abbiamo bussato, nessuno ha risposto, così abbiamo buttato giù anche quella porta». Ed ecco il cuore dell’orrore. Racconta uno degli uomini che era lì: «Dietro quella porta c’era un uomo insanguinato, vestito con una tuta mimetica dell’esercito, anfibi neri, un cinturone di cuoio. Sulla bocca aveva una maschera filtro, di quelle bianche fatte a conchiglia usate per lo smog, e sugli occhi degli occhiali tattici. Dietro di lui il corpo della donna ricoperto interamente di sangue e poco lontano la sua testa».

 

Federico Leonelli, impugnando la mannaia sporca del sangue della vittima, ha iniziato a gridare come una furia. Minacciava di uccidere tutti e chiedeva alle forze dell’ordine di allontanarsi.

 

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I vigili del fuoco hanno iniziato a indietreggiare e i poliziotti alle loro spalle dicevano all’uomo di stare tranquillo, di poggiare l’arma a terra e che sarebbe andato tutto bene. Il figlio del colonnello della finanza avanzava brandendo nell’aria la scure, continuando a urlare che avrebbe fatto una carneficina e staccato la testa a chiunque gli avesse impedito di fuggire dalla villa.

 

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Poi la scena, in una manciata di secondi, si è spostata dalla tavernetta al giardino della villa in cui l’uomo viveva da alcune settimane dopo essere andato via da casa sua, ospite di un collega di lavoro, che aveva deciso di offrirgli una stanza, visti i suoi trascorsi travagliati per una depressione, legata alla morte della compagna, che curava con dei farmaci.

 

Arrivato sulla porta d’ingresso, di fronte a un esercito di poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco e medici del 118 Leonelli, sempre armato, ha cominciato a correre verso due agenti al grido di «vi ammazzo tutti», ma prima che la lama della mannaia potesse colpire gli investigatori alla gola, due di loro hanno estratto la pistola d’ordinanza e aperto il fuoco. Un proiettile lo ha ferito poco sopra il cuore, altri due hanno infranto il parabrezza della sua Chevrolet parcheggiata lì. Lui è salito in macchina, ma si è accasciato sul volante. I medici del 118 lo hanno tirato giù, tentando di rianimarlo, e quando lo hanno caricano in ambulanza respirava ancora. Morirà dieci minuti dopo in ospedale.

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Sull’intera vicenda, su quanto accaduto nella villa e sull’epilogo, è stata aperta un’inchiesta dalla procura di Roma. «Stiamo lavorando a stretto contatto con l’autorità giudiziaria per la ricostruzione dell’omicidio — ha dichiarato il questore di Roma Massimo Maria Mazza — ma ritengo che i miei uomini si siano mossi in modo corretto, spiace che ci siano delle vittime. La situazione richiedeva questo tipo di intervento».

 

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Resta ora da capire per quale motivo la colf ucraina abbia fatto questa fine. Le prime ipotesi parlano di un tentativo di stupro finito in tragedia. Nessuno era in casa e i proprietari della villa, lui ingegnere e la moglie brasiliana, rientrati ieri sera saputo della tragedia, sono stati ascoltati tutta la notte in questura. «La nostra colf — hanno dichiarato agli inquirenti — alcuni giorni fa ci aveva chiamato preoccupata perché sosteneva che Federico maneggiasse spesso coltelli e che nella sua stanza ne avesse parecchi».

 

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Il procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani, che coordina le indagini, ha disposto le autopsie dei cadaveri che verranno effettuate oggi. Dall’esito dell’esame autoptico sull’uomo gli inquirenti decideranno se procedere con iscrizioni nel registro degli indagati. A riprendere quei minuti, anche la telecamera di sorveglianza della villa, le cui registrazioni sono ora al vaglio dei magistrati.

 

 

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