angelo izzo corazzin narducci

“ERAVAMO UNA DOZZINA ATTORNO A UN TAVOLONE, SPROFONDATI NEL BUIO. TUTTI SCALZI, INDOSSAVAMO DELLE TUNICHE BIANCHE CON SOPRA CUCITA, IN CORRISPONDENZA DEL CUORE, UNA ROSA ROSSA” - LA LETTERA CHE ANGELO IZZO HA SCRITTO AL SETTIMANALE “GIALLO” SULLA MORTE DI ROSSELLA CORAZZIN: “CANDELE ERANO SUL TAVOLO INTORNO AL CORPO NUDO DELLA RAGAZZA, CHE ERA LÌ SDRAIATA PRIVA DI SENSI. ERA STATA DROGATA…”

Gian Pietro Fiore per “Giallo”

 

ROSSELLA CORAZZIN - FRANCESCO NARDUCCI - ANGELO IZZO

“Eravamo una dozzina attorno a un tavolone, sprofondati nel buio. Tutti scalzi, indossavamo delle tuniche bianche con sopra cucita, in corrispondenza del cuore, una rosa rossa. L’unica flebile luce giallastra proveniva dalle centinaia di candele accese sul pavimento. Altre candele erano sul tavolo intorno al corpo nudo della ragazza, che era lì sdraiata priva di sensi. Era stata drogata”.

 

Inizia così la lunga lettera che Angelo Izzo, il Mostro del Circeo, ha mandato in esclusiva a Giallo per dimostrare di essere a conoscenza dei particolari dell’omicidio di Rossella Corazzin. Una lettera piena di dettagli molto precisi riguardo alla vicenda della studentessa di 17 anni originaria di San Vito al Tagliamento (Pordenone). La ragazza, come vi stiamo raccontando da alcune settimane, scomparve il 21 agosto del 1975 mentre si trovava in vacanza insieme con i genitori a Tai di Cadore, in provincia di Belluno.

ANGELO IZZO

 

Izzo, dal carcere romano di Velletri, dove sta scontando l’ergastolo, da due anni sta facendo clamorose rivelazioni riguardo alla misteriosa scomparsa della studentessa friulana, di cui lui sarebbe tra i responsabili. Il Mostro del Circeo è stato sentito più volte e, alla luce delle sue sconvolgenti rivelazioni, è stato indagato per omicidio.

 

L’uomo, infatti, sostiene che Rossella Corazzin sarebbe stata rapita a Belluno per essere portata in un casolare a Riccione, prima di essere trasferita a Perugia, nella villa del medico perugino Francesco Narducci. Quest’ultimo è il gastroenterologo sospettato di aver avuto un ruolo nei delitti del “Mostro di Firenze”, che massacrò otto coppiette tra il 1968 e il 1985. Narducci fu ucciso proprio nel 1985, esattamente un mese dopo l’ultimo duplice delitto attribuito al Mostro. Dalla sua morte gli omicidi sono cessati. Solo un caso? Ancora non si sa. È stato lo stesso Izzo ad accostare Narducci al Mostro di Firenze.

massacro del circeo angelo izzo

 

DICE LA VERITÀ O SI È INVENTATO TUTTO?

Nella lettera che ci ha mandato, la belva del Circeo ci parla del rapimento e dell’omicidio di Rossella Corazzin, nei quali sarebbero stati convolti lui, Narducci e un’altra decina di persone. Le parole di Izzo sono terribili. Naturalmente, non possiamo sapere se stia dicendo la verità o se stia mentendo. Non spetta a noi stabilirlo, ma alla Procura di Perugia, a cui sono stati di recente trasmessi tutti gli atti relativi a questa vicenda.

 

CASA DI ROSSELLA CORAZZIN

Come vi abbiamo già raccontato negli articoli pubblicati nei numeri scorsi di Giallo, l’ex capo della Procura di Belluno, Francesco Pavone, che per primo aveva raccolto la confessione di Izzo, aveva disposto una serie di accertamenti per verificare l’attendibilità della sua versione dei fatti. Ebbene, la Direzione Investigativa Antimafia aveva trovato importanti riscontri alle parole dell’ergastolano.

 

La procura di Perugia, però, ha chiesto e ottenuto di archiviare il caso. Un’altra indagine è stata aperta, ma anche per questa la Procura non solo ha chiesto l’archiviazione ma ha perfino negato ai parenti di Rossella di sapere il perché. Ha rifiutato, infatti, di consegnare loro gli atti dell’indagine. Un evento più unico che raro e molto strano: quello dei parenti delle vittime di accedere ai documenti di un’inchiesta è infatti un diritto.

Rossella Corazzin

 

Il pubblico ministero ha motivato il rifiuto scrivendo che  i documenti possono essere dati non ai cugini che ne hanno fatto ora richiesta ma solo a tre zie di Rossella. Peccato che due siano morte da tempo. La terza, Giuseppina Trevisan, ha nominato l’avvocato Antonio La Scala attraverso il quale ha chiesto di avere notizie sull’idagine della nipote. I parenti di Rossella ora sono più ansiosi che mai di scoprire che cosa si nasconda dietro l’omicidio della ragazza e perché il giudice non voglia far loro vedere le carte.

 

“FU PORTATA IN UN’ALTRA STANZA”

angelo izzo

Ma torniamo a Izzo, e alla sua lettera a Giallo. Ecco che cosa ci ha scritto: «Chiedo alla Procura di Perugia di essere portato nella villa che ho indicato nei verbali redatti a seguito delle mie dichiarazioni sull’omicidio di Rossella Corazzin. Se mi trovassi all’interno di quella casa, ubicata nella zona del Lago Trasimeno, sarei in grado di essere ancora più preciso riguardo a quanto è avvenuto in occasione del rito in cui poi è stata uccisa la ragazza. Una volta in quella villa, potrei indicare il luogo dove la Corazzin è stata reclusa per diversi giorni e anche la stanza dove poi si è consumato il sacrificio».

 

corazzin

Se fosse vero ciò che Izzo ha raccontato agli investigatori, la povera Rossella sarebbe stata uccisa in modo crudele e ancora oggi i responsabili del suo omicidio sarebbero impuniti. Il terribile racconto prosegue così: «Nella sala faceva freddo. Era come se ogni fonte di calore fosse stata risucchiata non solo dalla sala, ma anche dai corpi dei presenti. La ragazza (Rossella Corazzin, ndr) gemette forse per il gelo che aumentava.

 

Un candelabro si rovesciò e cadde a terra come travolto dal passaggio di qualcuno. Uno di noi fece per rimettere in piedi il candelabro, ma lo fermammo con lo sguardo. In quel momento il Magister (il capo della setta, ndr) salì sul tavolo e possedette la vergine. Si sdraiò sopra di lei, sollevò a metà la tunica…».

 

Alcuni dettagli preferiamo ometterli, considerata l’inaudita violenza che secondo il presunto testimone avvenne in quella villa. Pubblichiamo solo i particolari meno cruenti. La lettera prosegue così: «Con una spada le fu tagliato un polso. I presenti a sua volta si tagliarono e il sangue fu mescolato in una coppa da cui tutti bevemmo. Poi ciascuno recitò un giuramento di ispirazione templare. Quindi la ragazza fu avvolta in una coperta e portata via in un’altra stanza».

 

FESTA NELLA VILLA DI FRANCESCO NARDUCCI

Nella lettera Izzo spiega perché abbia deciso di parlare così tardi, cioè a distanza di oltre 40 anni dai fatti. Scrive: «Un paio di anni fa ho preso la decisione di dare un taglio netto con il mio passato. In particolare, ho inteso parlare di qualcosa di cui avevo già parlato ma con alcune reticenze. Per poter affrontare queste delicate e importanti questioni, ho per prima cosa dovuto far chiarezza su tutti i crimini che mi hanno visto partecipe. Parlo di rapine, sequestri di persona e anche omicidi, sia degli anni ’70, che degli anni ’90 e 2000.

 

Ho tagliato tutti i ponti con il passato e chiuso le porte alle mie spalle, ma oggi non sono più ricattabile». A Izzo abbiamo chiesto se fosse pentito di quello che dice di aver fatto a Rossella. Lui ha risposto: «Io credo che il pentimento sia un fatto intimo, di cui pertanto ho pudore a parlare. Secondo me il ravvedimento implica il collaborare con la giustizia».

 

FESTA NELLA VILLA DI FRANCESCO NARDUCCI

A questo punto gli abbiamo domandato quali riscontri ha fornito ai giudici per dimostrare che sta raccontando la verità. Ecco la sua risposta: «Non sono io che devo dare riscontri. Io come imputato indico i fatti, do ovviamente particolari, indico testimoni che possono essere sentiti, poi tocca agli investigatori trovare eventuali prove». Izzo è poi tornato ai presunti riti che si consumavano nella villa di Narducci: «Non escludo che ci fossero persone che partecipando a certi riti credevano di acquisire potere, come non escludo ci fossero dei sadici puri. Io e i miei amici più stretti, tra cui Andrea Ghira (il complice arrestato per il massacro del Circeo, ndr.), eravamo interessati invece al potere di ricatto che creava una fratellanza di sangue tra chi praticava quei riti».

FRANCESCO NARDUCCI CON I PARENTI

 

Le parole di Izzo vanno prese con la dovuta cautela, ma possono rappresentare sicuramente uno stimolo in più per gli inquirenti, che devono fare luce sulla presunta confessione di un efferato omicidio. Dice a Giallo l’avvocato Rolando Iorio, legale di Angelo Izzo: «Ho incontrato Izzo più volte in carcere e ogni volta che l’ho visto e ci ho parlato mi è sembrato sempre più determinato nel sostenere la sua verità. Si è detto molto rammaricato che la Procura di Perugia non abbia dato alcun seguito alle sue importanti dichiarazioni».

 

LA VILLA DI FRANCESCO NARDUCCI AL LAGO TRASIMENO

Continua il legale: «Oggi ci sono nuovi strumenti investigativi e una tecnologia innovativa che consentirebbero di verificare molte delle cose che il mio assistito ha dichiarato a verbale. Ad esempio, con un sopralluogo in quella villa sul lago Trasimeno, sarebbe possibile individuare, anche se sono trascorsi tantissimi anni dalla scomparsa della povera Corazzin, se vi sono tracce non solo della ragazza ma anche della presunta violenza che un gruppo di persone le avrebbe perpetrato fino a ucciderla.

 

Izzo chiede di essere portato in quell’abitazione perché è umanamente comprensibile che dopo 43 anni dal presunto omicidio i ricordi non siano più nitidi. Non mi stanco di dire che, per scoprire se Izzo sta dicendo la verità o meno, è necessario indagare, così come aveva iniziato a fare la Procura di Belluno, i cui inquirenti avevano trovato i primi riscontri alle dichiarazioni del mio assistito. È giusto che si indaghi anche per non avere alcun peso sulla coscienza rispetto a un presunto omicidio che ha visto coinvolta una giovane innocente».

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