emilio fede imane fadil silvio berlusconi

“NON HO MAI CONOSCIUTO IMANE FADIL” – BERLUSCONI: “SPIACE CHE MUOIA QUALCUNO DI GIOVANE, MA NON LE HO MAI PARLATO” – I RACCONTI DELLA RAGAZZA DELLE SERATE DEL ''BUNGA BUNGA'' E LA VERSIONE DI EMILIO FEDE: “L’HO INCONTRATA AD ARCORE DUE O TRE VOLTE, NON SO CHI L’AVESSE INTRODOTTA. UNA SERA ERAVAMO LÌ E IO…”

 

imane fadil al processo ruby del tribunale di milano

1 – BERLUSCONI: “MAI CONOSCIUTO IMANE FADIL"

Da www.repubblica.it

 

"Spiace che muoia sempre qualcuno di giovane. Non ho mai conosciuto questa persona e non le ho mai parlato": così l’ex premier e fondatore di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha risposto oggi a Melfi (Potenza) a chi gli chiedeva un commento sulla morte di Imane Fadil, testimone chiave nel processo Ruby Ter.

 

imane fadil

2 – I SUOI ULTIMI GIORNI E IL LIBRO IN CUI SCRIVEVA: DISCENDO DA UN SANTO

Giuseppe Guastella per il “Corriere della Sera”

 

Se qualcuno si azzardava a chiamarla «Olgettina», Imane Fadil diventava una furia. «Io non sono come quelle, non c' entro niente con il bunga bunga» diceva, lei che al processo Ruby aveva dichiarato di aver dato consigli a Silvio Berlusconi su come ricevere Gheddafi in Italia quando il Cavaliere era presidente del Consiglio e su come gestire la squadra del Milan.

 

Imane Fadil, la marocchina dallo sguardo dolce che nascondeva dietro una apparente corazza di aggressività, diceva sempre che ad Arcore c' era andata perché voleva dimostrare a Silvio Berlusconi di essere in grado di fare la giornalista sportiva televisiva, e non certo per ballare al palo della lap dance nei dopocena ai quali, invece, non mancavano quelle che in via Olgettina avevano la casa pagata da lui.

RUBY BERLUSCONI

 

Da quando era stata coinvolta mediaticamente nei vari processi Ruby, la 34 enne Imane non aveva più lavorato né come modella e men che meno come giornalista. «Per ciò che succedeva ad Arcore, noi abbiamo pagato più di tutte le altre, quelle che hanno deciso di farsi corrompere», disse in un intervista accomunando la sua condizione a quelle delle altre due ragazze, Chiara Danese e Ambra Battilana, che come lei si costituirono parti civili.

 

IMANE FADIL AL TRIBUNALE DI MILANO

Si vedeva il futuro bloccato, per questo voleva essere risarcita dagli imputati, a partire principalmente da Silvio Berlusconi. Quando venne in Aula nel 2012, raccontò ciò che aveva visto ad Arcore precisando di non essere stata mai toccata da nessuno. Testimoniò anche su un episodio inquietante della primavera 2011 quando, disse, uno sconosciuto le consegnò un telefonino «non intercettabile» dicendole che l' avrebbe chiamata per un viaggio in taxi «facendomi capire che dovevo andare ad Arcore».

 

EMILIO FEDE LELE MORA

Si incontrarono altre due volte, ma lei quel viaggio non lo fece e per questo fu anche avvertita: «Se dici qualcosa sono fatti tuoi». Negli ultimi tempi la vita della donna aveva preso una piega diversa da quella dei lustrini delle ragazze immagine e dei sogni televisivi. Esauriti i primi soldi che aveva ricevuto come provvisionale dopo le sentenze, qualche decina di migliaia di euro, Imane Fadil attraversava un periodo molto difficile dal punto di vista economico.

 

Era davvero in grosse difficoltà, ma non ha mai abbandonato la dignità e quella cocciuta determinazione per la quale spesso le dicevano: «Ma chi te lo fa fare? Prendi i soldi e molla tutto». Invece denunciava tentativi di corruzione. Neppure nei momenti più duri ha avuto a che fare con le droghe, come confermano gli esami tossicologici eseguiti nella clinica Humanitas prima che morisse avvelenata non si sa come in un letto della Rianimazione. Lei no, aveva deciso di andare fino in fondo ostinata in un qualcosa che per lei si era di più di una battaglia legale.

 

ruby

Aveva in sé un alcunché di mistico che negli ultimi tempi le faceva dire che la sua famiglia, cristiana, discendeva da un santo marocchino, e che lei era intoccabile grazie alla sua fede, di essere in grado di vedere il male negli occhi degli altri e la presenza del demonio intono a sé e intorno alle persone che le capitava di incontrare. Perfino nelle fotografie diceva di poter individuare la presenza del maligno.

 

ruby rubacuori

Anche questo aveva scritto nella bozza di un libro di cui ogni tanto parlava e al quale, diceva, stava lavorando alacremente. «Prima o poi tutto lo vedranno, prima o poi sarà pubblicato. Ho fiducia nella giustizia italiana e ho fiducia nel fatto che le cose stiano cambiando», diceva. Ma in quelle pagine, come ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Milano, Francesco Greco, gli investigatori non hanno «nulla di rilevante».

 

3 – «DOPO UNA SERATA AD ARCORE LE DISSI DI NON FINIRE IN GIRI STRANI»

Elvira Serra per il “Corriere della Sera”

 

Direttore, ha saputo della morte di Imane Fadil?

«Sì, certo, l' ho saputo come voi», risponde pronto Emilio Fede. Che aggiunge subito: «Non è che la notizia mi sia stata comunicata in via riservata...».

 

Che effetto le fa?

IMANE FADIL AL TRIBUNALE DI MILANO

«Sono dispiaciuto, questa per me era una brava ragazza, l' avevo pure chiamata come mia testimone nel processo».

 

Testimone?

«Sì, perché raccontasse la verità: cioè che io non avevo assistito a nessuna scena orgiastica».

 

Come la ricorda?

«Non l' ho mai frequentata in privato, l' avrò incontrata due o tre volte ad Arcore, non so chi l' avesse introdotta».

emilio fede

 

Ha un aneddoto privato?

«Non sono mai uscito a bere un caffè con lei o fuori a pranzo. Ma l' avevo presa a ben volere».

 

Come mai?

«Una sera, eravamo ad Arcore, io stavo andando via verso l' una. C' è chi disse: "Il direttore va via, qualcuno vuole un passaggio?". E lo chiese lei. Venne sulla mia auto per un tratto di strada e poi la feci proseguire da sola, le pagai io il taxi».

 

Cosa vi diceste durante il tragitto?

REALITI SCIO LELE MORA EMILIO FEDE ENRICO LUCCI CON MASCHERA DI BERLUSCONI

«Era una brava ragazza, aveva problemi dal punto di vista economico, la famiglia di origine aveva difficoltà economiche. Nel breve tratto che abbiamo fatto insieme in auto mi raccomandai: "Cerca però di proteggerti, di non finire in cose strane". L' avevo presa a benvolere perché mi faceva tenerezza e pena».

 

Poi vi siete rivisti?

emilio fede a non e l arena

«Una volta a Mediaset, quando ero direttore del Tg4, mi capitò di intervenire sulle cose che aveva detto pubblicamente, ed esclusi di aver visto maghe che andavano e venivano ad Arcore, magie strane. Lei mi querelò e chiese un risarcimento di cinquantamila euro, che però proprio da poco il Tribunale ha respinto».

 

Sapeva chi frequentava?

«Quel che faceva in privato sono soltanto affari suoi, per me restava una brava ragazza che cercava di sopravvivere ai guai economici della famiglia».

 

La sua morte sarebbe stata causata da un «mix di sostanze radioattive». Lei stessa continuava a dire di essere stata avvelenata. È stata aperta una indagine.

«Ovvio, bisognerà capire cosa è stato, non è che il veleno sparisce... Se posso dare il mio contributo come testimonianza per capire chi l' ha avvelenata mi metto a disposizione».

IMANE FADIL ESCE DAL TRIBUNALE DI MILANO

 

Sono state trovate le bozze di un libro che stava scrivendo.

«Sarà interessante capire cosa c' era scritto. Speriamo che la giustizia faccia quello che deve fare».

 

Lei ci crede?

«Assolutamente sì, ho avuto pazienza finora, devo continuare ad averne».

 

Le dispiace essere sempre chiamato in causa quando succede qualcosa che riguarda le «olgettine»?

EMILIO FEDE LELE MORA

«Sì, provo una grande tristezza per la mia storia professionale che nasce sessantacinque anni fa, sono stato inviato di guerra, direttore, le pare che bruciavo la mia professionalità per correre dietro alle gonnelle?».

 

L' amarezza più grande?

«Mi dispiace per le mie figlie e per mia moglie Diana, figlia del critico letterario Italo De Feo, che ogni volta deve sentire queste cose. Il resto...

chi se ne frega...».

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