mafia cinese

LE MANI DELLA MAFIA CINESE SU MILANO - USURA, DROGA, PROSTITUZIONE, RICICLAGGIO, CON LA COMPARSA DEI FRATELLI CAI LA CRIMINALITA’ ASIATICA HA FATTO UN SALTO DI QUALITA’ SOTTO LA MADONNINA - I SERVIZI DI MONEY TRANSFER, IL SISTEMA PER RICICLARE DENARO E "LE CHIAVI DEL CIELO", IL PIU' COMPLETO DATABASE DELLA COMUNITA' CINESE IN ITALIA DI CUI HANNO PRESO IL CONTROLLO - LA SMENTITA DEI FRATELLI CAI: "NESSUNA DELLE NOTIZIE A NOI RIFERITA È VERA"

 

Mafia cinese a Milano

via paolo sarpi milano

MAFIA CINESE

MAFIA CINESE

Riceviamo e pubblichiamo

 

"Nessuna delle notizie a noi riferite, pubblicate nell'articolo di Antonio Talia, "Mafia cinese a Milano", è vera. in particolare: non è vero che siamo accusati di associazione mafiosa; non abbiamo nulla a che vedere con gli episodi di criminalità menzionati nell'articolo; non è vero che in via Giordano Bruno 14 e in via Paolo Sarpi 20 vi sia mai stato il "quartier generale" di Money2Money; non è vero che la società Money2Money è di nostra proprietà;

 

 

 

non è vero che controlliamo attività imprenditoriali nei settori tessile, della logistica e della ristorazione; non è vero che la Money2Money abbia operato fino al 2015; non è vero che Money2Money abbia gestito illecitamente il proprio Archivio Unico Informatico (A.U.I.), alla cui tenuta era obbligato per legge quale intermediario finanziario abilitato ex art.107 T.U.B.;

 

non è vero che come clienti di agenzie plurimandatarie che lavoravano anche con Money2Money figuravano soggetti legati alla criminalità organizzata e che abbiano rimesso attraverso il circuito di money transfer di Money2Money somme provenienti dalle attività criminose descritte nell'articolo; non è vero che siamo mai stati accusati di aver utilizzato illegittimamente i nominativi dei nostri clienti di servizi di telefonia; non è vero che sia stata riciclata attraverso Money2Money la somma di oltre 4 miliardi di euro; non è vero che siamo stati arrestati nel 2015.

 

E' invece vero che siamo residenti da molti anni in Italia (Cai Chengchun è cittadino italiano), assolutamente incensurati non avendo mai riportato alcuna condanna, neppure di primo grado. Abbiamo sempre lavorato nel pieno rispetto della legge, siamo imputati in un procedimento penale attualmente pendente davanti al Tribunale di Prato relativo ad accuse risalenti al giugno 2010 che riguardano Money2Money, un intermediario finanziario autorizzato nel quale avevamo una partecipazione del 50% senza aver mai assunto cariche gestionali.

 

Abbiamo incondizionata fiducia nella magistratura e siamo certi, anche per come si sta concretamente evolvendo l'istruttoria dibattimentale, che il Tribunale accerterà la nostra assoluta innocenza.

 

Del resto nello stesso procedimento era imputato anche nostro padre, il quale a causa delle sue precarie condizioni di salute (in seguito è purtroppo deceduto) ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato per i medesimi reati a noi contestati ed è stato assolto con sentenza definitiva perché il fatto non sussiste.

 

La nostra attività imprenditoriale nel settore della telefonia, che esercitiamo legittimamente sin dagli anni '90, non è coinvolta in alcun procedimento giudiziario.

 

Cai Cheng Qiu e Cai Chengchun

 
Antonio Talia per l'Espresso
 

MAFIA CINESE

Dalla seconda metà degli Anni Novanta, quando a Firenze scatta l'operazione "Gladioli Rossi", nessuna procura italiana è mai riuscita a provare l'esistenza di una vera mafia cinese con caratteristiche simili alle organizzazioni italiane.
 
Le Triadi, le antiche società segrete come la 14K, l'Unione dei Bambù o la Wo-Shing-Wo, con i loro rituali a base di bastoncini d'incenso, le trentasei regole di condotta e le rigide gerarchie di ruoli con nomi suggestivi come "Placca di Ferro" e "Sandali di Paglia", rimangono confinate a Hong Kong, a Taiwan, al Sudest asiatico e ai film di John Woo.

MAFIA CINESE

 
Tuttavia, prima e dopo la comparsa sulla scena dei fratelli Cai, alcuni eventi scollegati tra loro suggeriscono che sotto la Chinatown di Milano si stia agitando qualcuno, o qualcosa, che forse non sarà una struttura con capacità organizzative, ma costituisce quantomeno una mentalità, uno stato diffuso capace di proiettare gli schemi criminali su un piano ben superiore rispetto ai racket di strada. 
 
I segnali si moltiplicano, come note a margine della cronaca cittadina. La mattina del 6 agosto 2013 gli automobilisti in transito su viale Mac Mahon assistono increduli alla scena che si sta svolgendo al primo piano di un grosso palazzo grigio: tre ragazze cinesi completamente nude si calano da un balcone, ondeggiano nel vuoto, riescono a planare sul marciapiede e fuggono verso una farmacia. Hanno ancora mani e piedi parzialmente legati, raccontano di un sequestro durato ventiquattr'ore, dopo che qualcuno le aveva attirate in un appartamento con la scusa di un lavoro. La Squadra Mobile sospetta che il rapimento delle tre vada inquadrato nella contesa sotterranea tra gruppi rivali attivi nello sfruttamento della prostituzione.

mafia cinese

 
Questo stato diffuso si intuisce dietro l'irruzione della polizia in un appartamento di via Settembrini nell'ottobre 2019, quando gli agenti vengono aggrediti dalla coppia Wang Lei e Sun Yongping: i due nascondono una quarantina di passaporti giapponesi, singaporiani, malesi, di Hong Kong e di Macao, tutti documenti falsi prodotti e rivenduti a cittadini cinesi ricercati dalle autorità italiane.
 
Forse si percepisce anche nel caso della bisca clandestina scoperta a pochi chilometri da Chinatown nel febbraio dello stesso anno, quando diversi giocatori scompaiono prima della retata, mentre al tavolo da mah-jong rimangono ammanettati tre uomini e una donna. Vicino alle tessere del gioco e alla posta da oltre cinquantamila euro in contanti gli agenti trovano trenta stecche di sigarette cinesi e cinque grammi di shaboo; gli scommettitori sedevano al tavolo da ore, fumando i cristalli di metamfetamina per rimanere svegli e non interrompere la partita. 
 

Mafia cinese roma

Oppure si potrebbe celare dietro gli incendi dolosi che tra il 2010 e il 2014 devastano almeno tre attività cinesi - un bar e due grossi magazzini - tra Milano e Monza. O più probabilmente dietro le attività di quelli che in alcune zone della Cina vengono chiamati "i mangia-pelle", usurai come i cinque arrestati nel gennaio 2014, due uomini e tre donne che da un appartamento nei pressi di via Paolo Sarpi garantivano prestiti a un tasso del 10% settimanale a centinaia di connazionali, frequentatori abituali dei casinò di Montecampione e Mendrisio. La banda di strozzini minacciava di morte e picchiava i ritardatari, per poi reinvestire le centinaia di migliaia di euro strappate ai giocatori d'azzardo in bar di Lambrate e attività di import-export nello Zhejiang.
 

TRIADI CINESI

Alcuni di questi fili tesi attraverso il quartiere, e molti altri che avviluppano la comunità, convergono su due indirizzi precisi, entrambi nel cuore di Chinatown. Sorgono al numero 14 di via Giordano Bruno e al 20 di via Paolo Sarpi e sono il quartier generale di Money 2 Money, un servizio di money transfer di proprietà di Cai Cheng Qiu e Cai Chengchun, due fratelli che controllano già numerose attività nel settore tessile, nella logistica e nella ristorazione, e adesso hanno deciso di lanciarsi nelle telecomunicazioni.
 
Un membro dell'organizzazione definisce i database nascosti nei server della Money 2 Money "le chiavi del cielo"; per la Guardia di Finanza, negli anni tra il 2006 e il 2015, la Money 2 Money è la base da cui parte un colossale sistema per riciclare denaro proveniente da ogni tipo di affare illecito: «Quando abbiamo iniziato a sorvegliarli, prima attraverso attività sul campo e poi anche con mezzi informatici, ci siamo resi conto subito che non erano normali money transfer dedicati al pubblico. Aprivano solo su appuntamento, fuori dagli orari di ufficio, spesso di notte, un po' per sincronizzarsi sul fuso orario cinese e un po' per non attirare troppo l'attenzione. I centri Money 2 Money erano una specie di circolo privato, ricevevano solo individui che poi abbiamo identificato come teste di legno di personaggi molto più potenti e riservati», racconta un ufficiale della Guardia di Finanza che ha seguito il caso. 
 

MAFIA CINESE

Tra le figure che arrivano in via Giordano Bruno e in via Paolo Sarpi alle ore più impensate ci sono i prestanome di gente come Qi Yudong, 36 anni, che verrà arrestata e condannata per sfruttamento della prostituzione: la donna dello Zhejiang controllava numerosi centri massaggi tra Milano e Firenze, con ragazze che giravano in continuazione tra una sede e l'altra, offrendo servizi sessuali per somme tra i 30 e i 120 euro. Oppure i referenti di faccendieri come Zheng Ming Xin, fermato al porto di Livorno con un carico da quasi mezzo milione di euro di prodotti Dior e Gucci contraffatti.
 
Alcuni dei clienti vengono identificati come individui lambiti dalla vecchia Operazione Gladioli Rossi, personaggi che potrebbero essere coinvolti nella produzione e nello spaccio di shaboo, la droga sintetica che a Milano si è diffusa ben oltre la comunità cinese, ormai da anni. Altri sono legati a Song Zhicai, protagonista di una rocambolesca fuga dalla Cina, dove era ricercato per appropriazione indebita, e autore della clamorosa truffa del CinaMercato di Muggiò; una storia che - come scopriremo più avanti - coinvolge anche il boss della 'ndrangheta Rocco Cristello.

via paolo sarpi milano

 
Ma cosa sono davvero "Le Chiavi del Cielo"? Si tratta, semplicemente, del più completo database della comunità cinese in Italia, di cui i fratelli Cai hanno preso il controllo attraverso le schede SIM Tian Tian, "Cielo Cielo", ricaricabili che garantivano tariffe stracciate per le telefonate da e verso la Cina.
 
Solo tra il 2006 e il 2010, dicono gli inquirenti, ogni cittadino cinese sul territorio italiano in possesso di una scheda Tian Tian potrebbe aver versato a sua insaputa milioni di euro su conti correnti domiciliati nello Zhejiang o nello Hubei, tutto grazie a un click dei fratelli Cai, che si erano impadroniti della sua identità. Nei quattro anni di attività più intensa la somma riciclata attraverso "le Chiavi del Cielo" raggiunge la stellare cifra di quattro miliardi e quattrocentosessantamilioni di euro, ma il denaro potrebbe essere ancora di più, visto che Cai Cheng Qiu e Cai Chengchun saranno arrestati solo nel 2015. 
 
In Cina le porte delle case tradizionali hanno forme tondeggianti per impedire l'ingresso degli spiriti, che secondo la tradizione possono muoversi solo in linea retta. Gli account-fantasma dei fratelli Cai, però, identità spettrali costruite sul web, sono riusciti ad arrivare ovunque. 

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