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“MIO FIGLIO? LO PRENDEREI A CALCI” - IL PADRE DI MANUEL FOFFO, KILLER DEL COLLATINO: “MIO FIGLIO VOLEVA UCCIDERMI? NON E’ VERO - MI URLANO ASSASSINO. C’È GENTE CHE SI DIVERTE SULLE DISGRAZIE ALTRUI. AI GENITORI DI LUCA VARANI CHIEDERÒ PERDONO”

VALTER FOFFO PADRE DI MANUELVALTER FOFFO PADRE DI MANUEL

Lorenzo D’Albergo per “la Repubblica”

 

Valter Foffo esce dalla sua agenzia assicurativa a due passi dal palazzo dell’orrore di via Igino Giordani. Sono passate da poco le sette di sera e sta per finire un’altra interminabile giornata. Da una settimana, da quando suo figlio Manuel è diventato uno dei killer del Collatino e lui è andato a difenderlo in tv a Porta a Porta, la privacy è un ricordo lontano:

 

«Chi ci vede per strada — racconta infilandosi nella sua Fiat Punto bianca — ormai ci grida dietro: “Assassini”. È una vergogna. Io ora, però, voglio solo incontrare la famiglia di quel ragazzo. Voglio chiedere scusa ai Varani per quello che è successo».

Un perdono che costerà al papà e alla mamma del povero Luca uno sforzo immenso.

 

manuel foffo marco pratomanuel foffo marco prato

Quello che la madre di Foffo, la signora Daniela, proprio non riesce a compiere. È barricata in casa dei suoi genitori da giorni e, se contattata, chiede di essere soltanto lasciata in pace: «Non mi interessa, non voglio parlare. Sto male».

 

A lei Manuel ha chiesto stracci e sapone, con tutta probabilità per ripulire la scena del crimine. Sul papà, invece, è stato lapidario: «Volevo uccidere mio padre, volevo vendicarmi di lui».

 

Signor Valter, ha saputo cosa ha detto suo figlio?

«Ho sentito (in ufficio per tutto il pomeriggio ha ricevuto ospiti tenendo sempre accesa la tv su un canale all news, ndr) ma non è vero. Andatevi a leggere gli atti. Questo non c’è scritto proprio da nessuna parte. Non ci sono ancora i nuovi verbali».

 

Eppure suo figlio ha elencato davanti al pm una lunga serie di frizioni in famiglia. Dal motorino alla macchina… «Non ne so nulla. Mio figlio verrà riascoltato a breve. Vedremo».

foffofoffo

 

In carcere Manuel ha anche detto che lei e sua moglie gli avete sempre preferito il fratello Roberto.

«Non scherziamo. Abbiamo cresciuto i nostri figli allo stesso modo, non sono mai state fatte differenze tra i due. Sono uguali per noi».

 

Oggi tornerebbe a difendere suo figlio in tv?

«Non si tratta di difendere. Io ho raccontato soltanto la verità, non ho difeso nessuno. Aspetto l’esito delle indagini. Mi lasci dire che ho piena fiducia in tutti, nelle indagini della magistratura e dei carabinieri. Ora è tutto in mano al mio avvocato».

 

Se ora si trovasse davanti a Manuel, dopo tutto quello che è successo, cosa gli direbbe?

«Cosa gli direi? Lei non sa i calci che gli darei in questo momento. Ma ora penso ad altro».

foffo marco prato manuel luca varanifoffo marco prato manuel luca varani

 

Ovvero?

«Alla famiglia di Luca Varani. Ci incontreremo sicuramente nei prossimi giorni. Chiederò loro scusa. Ci sono tre famiglie che hanno visto la loro esistenza andare in frantumi. Siamo tutti disperati. Il dolore è tanto, glielo assicuro».

 

Tornando agli interrogatori e a quanto confessato da Manuel in carcere, suo figlio dice di essere sceso al piano di sotto (l’assassino ha ucciso Varani assieme al complice Marco Prato proprio nell’appartamento sopra a quello dei genitori, ndr) e di aver chiesto stracci e sapone. Possibile che sua moglie non si sia accorta di nulla?

«Ma guardi, sicuramente non può aver capito cosa fosse successo. Abbia pazienza. Se avesse visto il sangue se ne sarebbe accorta, no?».

 

Rivedrà suo figlio a breve?

«In questo momento sto per andare dal mio avvocato. Spero di vedere Manuel domani o dopodomani (oggi o domani, ndr). Ma io non so neanche se avrò il coraggio di parlargli. Sono distrutto. A volte penso di svegliarmi da un momento all’altro da questo incubo, che sia tutto un brutto sogno».

MANUEL FOFFOMANUEL FOFFOLUCA VARANI E IL PADRE DI MANUEL FOFFO A PORTA A PORTALUCA VARANI E IL PADRE DI MANUEL FOFFO A PORTA A PORTA

 

Ma non lo è. Diceva che le persone le urlano dietro in strada.

«Sì, ci gridano “assassini”. Che glielo dico a fa’? È una cosa vergognosa. Si divertono sulle disgrazie altrui. Capisco i giornalisti, che lo fanno per professione. Ma ora bisogna vedere come andranno a finire le cose. Aspettiamo di capire di chi siano le responsabilità. Immagini come mi posso sentire in questo momento ».

 

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