NO, IL MALE NON E’ BANALE - CHI ERA DAVVERO ADOLF EICHMANN, PADRE DELLA “SOLUZIONE FINALE”? - IL LIBRO DI UNA STUDIOSA TEDESCA SMONTA LA TEORIA CHE VOLEVA EICHMANN NAZI-FANATICO PER MIOPIA MORALE O CARRIERISMO PICCOLO BORGHESE: ERA ORGOGLIOSAMENTE ANTISEMITA

Giulio Meotti per "il Foglio"

adolf eichmann2adolf eichmann2

 

Non c’è tentazione più grande che addomesticare un assassino di massa imputando i suoi delitti agli infantili fantasmi domestici. Ma è falso che da bambino Adolf Eichmann fosse infelice e disadattato, che fosse uno studente problematico, scostante e solitario, un ragazzino sessualmente inibito, frustrato dalle crisi finanziarie del padre. Eppure, sul regista della “Soluzione finale” abbiamo letto ogni tipo di interpretazione psicologica che mirava a farne uno di noi.

 

Anche su Adolf Hitler si è perso il conto, dal testicolo mancante alle relazioni incestuose, fino al parente ebreo, l’ondinismo e l’escretofilia. Basta leggere il resoconto che la Stampa di Torino pubblicò durante il processo ad Adolf Eichmann che si svolse a Gerusalemme: “Nella persecuzione antiebraica quest’uomo meschino, inetto negli studi e nel lavoro, cercò una rivincita atroce al suo complesso di inferiorità: sui rancori dei piccoli borghesi i fascisti hanno costruito la loro fortuna; nelle schiere amareggiate dei falliti hanno trovato le loro truppe d’assalto. Proprio la miseria morale ha fatto di Eichmann uno fra i più atroci criminali del nazismo”.

 

EICHMANNEICHMANN

Per cinquant’anni, da quando il colonnello delle SS Adolf Eichmann venne impiccato dagli israeliani e le sue ceneri sparse nel Mediterraneo, l’architetto dell’Olocausto è stato raccontato come un grigio burocrate, un banale essere umano, la rotella senza volto di un più grande progetto assassino, spinto a farvi parte dalla pavidità, dalla voglia di ascesa sociale, dalla miopia morale piccolo borghese. E’ tempo di archiviare Hannah Arendt e il suo “Eichmann in Jerusalem”, pubblicato in Italia da Feltrinelli con il titolo “La banalità del male”, il libro che avrebbe tanto condizionato la riflessione sulla Shoah come un evento fatale perpetrato da uomini senza volto.

 

adolf eichmann3adolf eichmann3

A rimettere in discussione questa visione di Eichmann ci ha pensato la studiosa tedesca Bettina Stangneth, che ha lavorato sullo “stratega della Soluzione finale” per oltre un decennio, scavando a fondo nella sua storia.

 

Ne è uscito un libro straordinario, “Eichmann before Jerusalem”, uscito questa settimana negli Stati Uniti per Alfred A. Knopf e già recensito con grande rilievo da molti quotidiani. Stangneth sostiene che la Arendt, morta nel 1975, fu ingannata dalla performance quasi teatrale di Eichmann al processo di Gerusalemme. E aggiunge che forse “per capire uno come Eichmann, è necessario sedersi e pensare con lui. E questo è il lavoro di un filosofo”.

 

Forse ha ragione lo studioso Christopher Browning quando scrive che “la Arendt ha afferrato un concetto importante, ma non l’esempio giusto”. Stangneth ha lavorato in trenta archivi internazionali, consultando migliaia di documenti, come le oltre mille pagine di memorie manoscritte, note e trascrizioni di interviste segrete rilasciate da Eichmann nel 1957 a Willem Sassen, un giornalista olandese ex nazista residente a Buenos Aires.

 

processoprocesso

“Se 10,3 milioni di questi nemici fossero stati uccisi – disse degli ebrei Eichmann – allora avremmo adempiuto il nostro dovere. Avremmo potuto dire: ‘Abbiamo distrutto un nemico’”.

 

Altro che Eichmann “incapace di pensare”, come venne descritto da Hannah Arendt. Scrive sempre Eichmann: “Non facemmo bene il nostro lavoro. Avremmo potuto fare di più. Non presi solo ordini, ero un idealista, facevo parte del processo pensante”.

 

In Germania il saluto romano costituisce reato In Germania il saluto romano costituisce reato

Fu lui, Eichmann, a organizzare la conferenza di Wannsee, nella villa fuori Berlino, dove venne pianificata la Shoah, la notte del 20 gennaio 1942. Bettina Stangneth ha scoperto una lettera del 1956 in cui Eichmann chiedeva all’allora cancelliere della Germania occidentale, Konrad Adenauer, di rientrare in Germania rivendicando quanto aveva fatto. “E’ arrivato il tempo di uscire dall’anonimato e di presentarmi”, scriveva l’uomo allora conosciuto in Argentina come Ricardo Klement.

 

“Non so ancora quanto il destino mi consentirà di vivere. Ma so che bisogna spiegare a questa generazione quanto è successo”. Stangneth rivela che la Germania di Bonn sapeva dove si era nascosto Eichmann, ma non era affatto intenzionata a catturarlo e tanto meno a metterlo sotto processo. Ciò avrebbe significato riaprire un capitolo nero del Dopoguerra tedesco (alcuni collaboratori di Adenauer erano stati coinvolti nella macchina di sterminio nazista). La storia ci ha lasciato due immagini di Eichmann.

 

Hitler e HimmlerHitler e Himmler

La prima, del 1942, è quella riprodotta milioni di volte del capo degli Affari ebraici della Gestapo, con il berretto e la testa di morto delle SS, lo sguardo arrogante, altero, e un sorriso che si trasforma in ghigno. Vent’anni dopo, Eichmann è un uomo senza volto, accomodante, dal sorriso accondiscendente, seduto dietro le lastre di cristallo spesse e forti come una corazza, che lo proteggono durante le udienze.

 

Non ha più l’atteggiamento di chi si appassiona per quanto gli succede intorno, non quello di chi, con disprezzo, rifiuta di prendere contatto con quanti lo circondano. E’ un atteggiamento solenne, di chi già pensa d’essere fuori delle piccole vicende quotidiane, bruciato nel passato e nell’avvenire, vivo in un mondo che soltanto lui conosce. Eichmann assomigliava a quei fachiri indiani, coperti di cenere, seduti lungo le rive del Gange a Benares. Anche lui stava seduto, ma su una seggiola.

Hitler potrebbe essere scappato in sommergibile Hitler potrebbe essere scappato in sommergibile

 

Teneva le braccia allungate di modo che le mani fossero all’altezza delle ginocchia. Le due palme aperte, di modo che le punte delle cinque dita della sinistra toccassero le punte della destra. Non c’era in lui nessun grande sentimento. Non quello di una spavalda ribellione o di una umile, ma coraggiosa, richiesta di clemenza. A mano a mano che parlava, Eichmann si consegnava al nostro ricordo come un uomo pauroso, guidato da un animo vile, sorretto da un pensiero insieme tortuoso e infantile.

 

Un giornalista francese mormorò: “O è pazzo lui o siamo pazzi noi”. Secondo Bettina Stangneth, fu una sceneggiata. Ma una sceneggiata che convinse la Arendt. Il libro di Bettina Stangneth connette quelle due immagini così diverse.

 

Nel suo esilio in Argentina, Eichmann scrisse persino un romanzo, “Tucumán Roman”, ancora in possesso della famiglia Eichmann, e firmò un contratto editoriale con la casa editrice Du?rer Verlag. Durante la guerra, mentre lo sterminio accumulava le sue vittime, Eichmann collezionava ritagli di giornale sulle proprie performance.

Le rotaie che portavano al campo di sterminio Le rotaie che portavano al campo di sterminio

 

“Nessuno aveva un nome come il mio nella vita politica ebraica in Europa”, scrisse Eichmann in appunti scoperti da Stangneth. “Io sono un bracconiere”, sospirerà. E ancora: “Farò funzionare i mulini di Auschwitz”. Una frase che negò di aver pronunciato al processo di Gerusalemme e che invece Bettina Stangneth ritiene autentica. Il colonnello era fiero del suo ruolo strategico nella distruzione degli ebrei d’Europa.

 

Era ossessionato e al tempo stesso affascinato dagli ebrei. In uno dei passaggi dei dialoghi argentini riscoperti da Bettina Stangneth, il gerarca dice: “Ora, tuttavia, quando vedo che attraverso la malizia del destino una gran parte di questi ebrei che abbiamo combattuto sono ancora vivi, devo ammettere che è il destino ad aver voluto così. Ho sempre sostenuto che stavamo combattendo contro un nemico che attraverso migliaia di anni di apprendimento e di sviluppo era diventato superiore a noi”.

Deportati ad Auschwitz Deportati ad Auschwitz

 

E’ lo stesso “specialista” che picchiò a morte un bambino ebreo che aveva rubato delle ciliegie nel giardino della sua casa, a Budapest. Mentre degli uomini stavano scavando, Eichmann si affacciò al balcone e gridò, in tedesco: “Hai rubato le ciliegie dall’albero!”. Lo ha raccontato Leopold Ashner.

 

“Eichmann e la sua guardia del corpo, un certo Slawik, scesero nel giardino e portarono il ragazzo in un capanno per gli attrezzi che sorgeva lì vicino. Vidi Slawik ed Eichmann aprire la porta del capanno ed entrare col ragazzo. Si chiusero la porta alle spalle e, poco dopo, sentii urla spaventose, colpi, suoni di pugni e di schiaffi, pianti. Poi le urla cessarono improvvisamente ed Eichmann uscì.

auschwitz auschwitz

 

Era tutto scompigliato, la camicia gli pendeva fuori dai pantaloni, intrisa di sudore. C’erano grosse macchie, sulla camicia, e pensai subito che erano macchie di sangue. Mentre mi passava vicino lo udii borbottare in tedesco: ‘Sporca razza’”. E’ lo stesso Eichmann che diresse le deportazioni di tutti i bimbi ebrei dalla Francia. Una sua direttiva parlava chiaro: “Per nessun motivo si deve recedere dalla linea precedentemente fissata nelle zone occupate dagli italiani, se si vuole che il problema ebraico sia risolto”.

 

Era un ordine di morte per tutti gli ebrei di Francia. Poi ci furono i bambini di Lidice. Il 29 maggio del 1942 Reinhard Heydrich, capo della polizia segreta tedesca e protettore di Boemia e Moravia, rimase ferito a morte in un attentato presso Lidice. La cittadina cecoslovacca fu rasa al suolo e i suoi abitanti sterminati. I bambini di Lidice, rimasti orfani dopo la strage compiuta dai nazisti, furono deportati a Lodz, in Polonia, dove furono affidati a uno dei luogotenenti di Eichmann, Hermann Krumey, che li fece “esaminare”.

 

Sette di questi bambini furono ritenuti adatti par la “germanizzazione”. Ne rimanevano cento, dai piccolissimi di un anno a quelli di undici. Krumey si rivolse allora ad Eichmann, il quale ordinò il “trattamento speciale”, e cioè lo sterminio. “Se a quell’epoca avessi potuto prevedere gli orrori ai quali sarebbe stato sottoposto il popolo tedesco, allora avrei obbedito agli ordini non solo con disciplina, ma anche con entusiasmo”, scrive Eichmann.

hannah arendthannah arendt

 

“Quando giunsi alla conclusione che fare agli ebrei quello che abbiamo fatto era necessario, lavorai con tutto il fanatismo che un uomo può aspettarsi da se stesso. Non c’è dubbio che mi considerassero l’uomo giusto al posto giusto… Ho agito sempre al cento per cento, e nell’impartire ordini non ero certo fiacco”.

 

Il gerarca parlava sempre del suo “capolavoro”, la deportazione verso la morte di circa 400 mila ebrei ungheresi nel 1944. Girò l’Europa a caccia di ebrei, e ovunque c’era lui con il taccuino: a Skopje in Macedonia nel 1943, a Ioannina in Grecia nel 1944, a Hanau in Assia nel 1942, a Westerbork nei Paesi Bassi, a Budapest in Ungheria, ad Auschwitz.

 

hannah arendt hannah arendt

Infiniti documenti portati da Bettina Stangneth stanno a dimostrare la responsabile iniziativa, la fanatica volontà di Eichmann nell’apprestare tutti gli strumenti necessari alla Shoah. E’ vero, stava quasi sempre a tavolino, scriveva lettere e circolari come un impiegato qualsiasi, e mascherava gli orrori con un irreprensibile gergo burocratico (le “evacuazioni”, il “trattamento speciale”, la “soluzione finale”); ma se i camini fumavano notte e giorno con quel ritmo allucinante, era per merito di questo funzionario entusiasta del proprio lavoro, così dominato dall’ansia di toccare la mèta prima che la guerra finisse.

 

Infine, in molti casi Eichmann ha ignorato e scavalcato gli ordini ricevuti, ha perfino trasgredito alle istruzioni generali impartite verso la fine del 1944 da Himmler, ha mandato a morte della gente che, secondo gli ultimi piani concertati, poteva e doveva essere risparmiata. Era ormai la voluttà atroce di chi non vuole lasciarsi strappare la preda ancora viva. Come ha scritto David Cesarani in un altro libro su Eichmann, “per lui gli ebrei non avevano diritto di esistere”.

 

Bettina Stangneth spiega che Eichmann, a differenza di tanti altri gerarchi nazisti, “non era interessato al lusso e alle ricchezze. La sua bramosia era per i numeri della morte”. Eichmann controllava i conti delle sue vittime e avrebbe potuto approfittarsene, come fecero tanti altri capi del nazismo.

BETTINA STANGNETHBETTINA STANGNETH

 

Invece, quando il Mossad, il servizio segreto israeliano, lo catturò in Argentina, rimase stupefatto dalla povertà e semplicità in cui viveva il capo degli Affari ebraici delle SS. Faceva l’allevatore di conigli e vestiva in maniera dimessa. “Per dirla tutta, io non mi pento di nulla”, confesserà Eichmann nelle registrazioni audio argentine prima della cattura. “Riderò quando salterò dentro la tomba al pensiero che ho ucciso cinque milioni di ebrei. Mi dà molta soddisfazione e molto piacere”.

 

Prima di essere impiccato, Eichmann disse, sempre sardonico: “Ci rivedremo presto”. E’ questa la scoperta più importante di Stangneth. Che l’antisemitismo esiste. Che affascina e seduce. Che è una forma di “idealismo”. Che l’uomo della villa sul lago di Wannsee, più che un burocrate o un commesso viaggiatore, fu “l’ideologo dell’Olocausto”. Che il bene, forse, può esserebanale. Il male, invece, mai.

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...