foodora rider

NON SONO SCHIAVI - LA CORTE D'APPELLO DI TORINO, ACCOGLIENDO PARZIALMENTE IL RICORSO DI CINQUE EX FATTORINI LICENZIATI DA FOODORA DOPO LE PROTESTE DI PIAZZA CONTRO LE PAGHE ORARIE, APRE UNA BRECCIA NEL MONDO DEI RIDER - RISPETTO ALLA SENTENZA DI APRILE, I GIUDICI HANNO DECISO CHE AI LAVORATORI IN QUESTIONE VA RICONOSCIUTA LA PARITÀ ECONOMICA RISPETTO AI LAVORATORI SUBORDINATI DEL SETTORE DELLA LOGISTICA, CON TREDICESIMA, FERIE E MALATTIE PAGATE…

Massimo Sanvito per “Libero quotidiano”

 

foodora

E ora come la mettiamo? La corte d' appello di Torino, accogliendo parzialmente il ricorso di cinque ex fattorini licenziati da Foodora dopo le proteste di piazza contro le paghe orarie, ha aperto una breccia bella grossa all' interno del mondo dei rider. Rispetto alla sentenza di aprile, i giudici hanno messo nero su bianco un precedente in grado di sparigliare le carte: ai rider in questione va riconosciuta la parità economica rispetto ai lavoratori subordinati del settore della logistica, con tredicesima, ferie e malattie pagate.

 

Una sentenza destinata a scoperchiare l' enorme vaso di Pandora del food delivery, ovvero del cibo ordinato tramite smartphone e consegnato direttamente a casa. Se da una parte i giudici hanno riconosciuto le tutele richieste dai fattorini, spesso sfruttati e sottopagati, dall' altra viene spontanea una considerazione. Oggi, infatti, per farsi assumere basta essere in possesso di un mezzo per le consegne e si viene pagati in base agli ordini smazzati: più si lavora più si guadagna.

la protesta dei rider per le consegne a domicilio

 

Se però le aziende saranno costrette a pagare stipendi mensili, tredicesime, ferie e quant' altro, gli converrà ancora assumere un numero illimitato di personale come avviene oggi? La risposta è scontata: no. A farne le spese saranno soprattutto quanti non vivono esclusivamente sulle consegne, ma si mettono in sella per arrotondare un altro stipendio.

 

Stando così le cose, verrebbe stravolta la logica di fondo di questo mestiere nato tra le pieghe del digitale. Nel senso che, pagati mensilmente, i fattorini non avranno più l' assillo di consegnare pizze, hamburger, bibite e chi più ne ha più ne metta. Chi lavorerà di più prenderà gli stessi soldi di chi lavorerà di meno. Non che questo non accada in tutti gli altri lavori, ma in un settore così delicato come il food delivery saranno necessari sicuramente dei correttivi.

 

deliveroo protesta dei fattorini a milano

pacche sulle spalle Alla lettura della sentenza, ieri, i rider non hanno trattenuto la gioia. Abbracci, pacche sulle spalle e sorrisi grandi così. «Noi siamo solo cinque, ma ci abbiamo messo la faccia e il risultato è importante perché dietro di noi c' è un esercito di persone che lavora in condizioni inaccettabili», ha spiegato uno di loro. La corte d' appello ha riconosciuto il diritto «a vedersi corrispondere quanto maturato in relazione all' attività lavorativa effettivamente prestata in favore di Foodora sulla base della retribuzione diretta, indiretta e differita stabilita per i dipendenti del quinto livello del contratto collettivo logistica-trasporto merci dedotto quanto percepito».

 

Non solo. Perché l' azienda berlinese, ora inglobata da Glovo, dovrà pure sborsare 30mila euro per risarcire i fattorini delle spese processuali. «La sentenza di oggi sancisce la fine del fatto che persone che lavorano possono essere pagate niente o quasi», ha detto Sergio Bonetto, uno dei due legali che ha difeso i fattorini.

 

FOODORA

MA QUALE PAZZIA...

Soddisfazione anche da parte della collega Giulia Druetta: «Significa che non siamo stati dei pazzi a pensare che in questo paese i lavoratori debbano avere dei diritti. È una prima risposta a questa giungla di aziende che tentano di eludere le leggi per pagare una miseria i lavoratori, trattandoli come schiavi». Ma potrebbe non essere finita qui. «Questa è una sentenza ragionevole, anche se ci sono ancora delle cose da discutere, in primis il licenziamento. Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza per decidere se andare avanti oppure no».

FOODORA

 

Già, perché i giudici di secondo grado, così come quelli di primo, hanno bocciato la richiesta di reintegro dopo il licenziamento dell' autunno 2016. Ignorate anche le istanze di risarcimento per le presunte violazioni della privacy che i lavoratori avrebbero subito attraverso l' applicazione per smartphone con cui venivano assegnate gli incarichi.

Esultano anche i sindacati, a partire dalla Filt Cgil: «Un' ottima notizia per una sentenza che valorizza la nostra scelta di aver inquadrato per la prima volta in un contratto nazionale la figura del rider. Serve proseguire e concretizzare il percorso di inclusione dei rider nel Ccnl della Logistica, proteggendo e valorizzando il loro lavoro».

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