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“NON VOLEVO UCCIDERLO. E’ SUCCESSO TUTTO IN MODO IMPREVEDIBILE. STAVO TORNANDO A CASA QUANDO L’HO INCROCIATO MENTRE ERA IN BICI. CI SIAMO GUARDATI E MI HA SFIDATO” - E’ IL RACCONTO DI FABIO DI LELLO, IL RAGAZZO DI VASTO CHE HA SPARATO A ITALO D’ELISA - ECCO COME E' ANDATA

1 - «NON VOLEVO UCCIDERLO, MI HA SFIDATO» MA AVEVA GIÀ INTESTATO I BENI AI GENITORI

Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera”

 

OMICIDIO DI VASTO 1OMICIDIO DI VASTO 1

Confuso, triste, dispiaciuto. «Ma in grado di spiegare quel che è successo», assicura l' avvocato Giovanni Cerella che ieri l' ha incontrato nel carcere di Vasto, dove si trova in isolamento. Parla dunque per la prima volta Fabio Di Lello, il trentaquattrenne che mercoledì scorso ha ucciso in pieno giorno Italo D' Elisa davanti a un bar di Vasto con tre colpi di pistola, così, come nel Far West.

 

«È successo tutto in modo imprevedibile - ha detto l' uomo al suo legale -. Non volevo uccidere. Stavo tornando con la mia macchina dal campo di calcio del Cupello. A un certo punto ho visto il ragazzo in bicicletta. Veniva in senso opposto, ci siamo guardati».

 

OMICIDIO VASTOOMICIDIO VASTO

Cerella ha registrato mentalmente le sue parole: «Mi ha detto: avvocato, aveva quel solito sguardo di sfida. Allora ho fatto inversione di marcia. Lui si era fermato al bar. Ho parcheggiato e sono sceso. Non per ucciderlo ma solo per parlargli. Avevo infatti lasciato la pistola in macchina. Appena uscito dal bar, mentre stava tornando a riprendere la bici, mi sono avvicinato a lui. Quando mi ha visto ha fatto il provocatore, come sempre». In che senso, avvocato? «Non saprei. Dice solo che l' ha provocato - non va oltre il legale -. Comunque sia mi ha detto: senta Cerella, non ci ho visto più. Sono tornato in macchina ho preso la pistola e l' ho ucciso».

 

Questa, dunque, la versione dei fatti del fornaio di Vasto diventato assassino. Una provocazione, un gesto di sfida, la follia. «Io francamente non me lo vedo Italo a sfidare l' altro, non era sbruffone», aveva precisato il padre della vittima, Angelo D' Elisa, parlando con grande dignità di suo figlio morto ammazzato per aver travolto e ucciso ad un incrocio Roberta Smargiassi, la moglie di Di Lello. Domanda: possibile che il fornaio, in cura psichiatrica e sotto effetto di psicofarmaci da mesi, potesse girare armato? Peraltro, si scopre ora, con una calibro 9 acquistata di recente, in settembre, dopo il tragico incidente della moglie.

OMICIDIO VASTOOMICIDIO VASTO

 

Quando cioè era già finito nel buco nero dell' ossessione. «Andava al cimitero tutti i giorni e si portava pure gli amici più stretti, Lele e Ilario, soprattutto Lele che era stato lasciato dalla moglie - racconta un amico dei tre -. Aveva messo una panchina e si sedevano davanti alla tomba. All' inizio Fabio dormiva pure lì, con lei». Un' arma in una condizione mentale del genere non è il miglior compagno di viaggio. Perché, dunque, non gli è stato sospeso il porto d' armi?

 

OMICIDIO VASTOOMICIDIO VASTO

«Perché la verità è che nulla faceva presagire con evidenza tutti questi rischi», rispondono gli inquirenti. Nella mente di Fabio, invece, covava un fuoco. Se sarà confermata la notizia data ieri dall' avvocato Pompeo Del Re, difensore del giovane ucciso, c' era anche un altro elemento sospetto: «Lo scorso primo dicembre Fabio Di Lello si è spogliato di tutti i suoi beni per intestarli ai genitori - ha detto il legale che ieri ha segnalato la vicenda in Procura -. Questo deporrebbe a favore della premeditazione del gesto. Potrebbe averlo fatto per non essere aggredito nel patrimonio dopo il delitto che stava forse meditando».

 

Circostanze ora al vaglio della procura. (Ieri, in difesa dei magistrati, è intervenuto il ministro della Giustizia Orlando, che ha definito il delitto «un atto inaccettabile che è stato scaricato in modo populista sulla giurisdizione, in un tribunale che tra l' altro ha tempi migliori della media europea»).

FABIO DI LELLOFABIO DI LELLO

Una cosa è certa: Di Lello voleva Italo in galera. «Ogni volta che ci incontravamo mi sfidava con lo sguardo e ripassava sempre due volte», è oggi il suo ritornello. Lo ripete fin dal giorno dell' omicidio. Quando il maresciallo Antonio Castrignanò lo raggiunse in cimitero dopo il delitto: «Con lui c' era il papà di Roberta, il suocero, che gli diceva "hai sbagliato Fabio, non dovevi farlo"». Anche lui, Fabio Di Lello, se n' è convinto: «Ho sbagliato avvocato, mi sono rovinato la vita» .

 

2 - IL MARITO GIUSTIZIERE SOTTO CHOC I PM: "NON CI SONO ATTENUANTI"

Estratto dell'articolo di Federica Fusco per “la Stampa”

 

Si sono incontrati, dopo quattro giorni di reclusione, Fabio Di Lello - in carcere per aver ucciso Italo D' Elisa, colpevole, a sua volta, di aver ammazzato la moglie di Fabio in un incidente stradale, sette mesi fa, a Vasto - e il suo avvocato, Pierpaolo Andreoni. Il legale, che sta seguendo il caso insieme all' avvocato Cerella, ha riferito solo di «aver parlato con l' assistito e di averlo trovato molto provato e confuso».

FABIO DI LELLO FABIO DI LELLO

 

Poi ha aggiunto: «Non abbiamo accennato alla causa». Ma è chiaro che la posizione che porteranno avanti i legali di Di Dello mira ad escludere la premeditazione, mentre il procuratore capo Di Florio - che però non ha ancora consegnato il fascicolo al gip - segue la linea contraria, dunque quella dell' omicidio volontario premeditato senza attenuanti. Resta aperta la possibilità di un rito abbreviato.

 

È slittato invece a questa mattina l' interrogatorio di garanzia: sempre in carcere, alle 10 circa, ovvero mezz' ora prima dei funerali del giovane Italo. Dopo la cerimonia religiosa, la salma sarà trasferita al cimitero di Furci, a una ventina di chilometri da Vasto, per la tumulazione.

 

Un altro punto importante nella ricostruzione della vicenda è il possesso della pistola da parte di Di Lello che aveva un regolare permesso d'armi rilasciato per attività sportive, in particolare poligono di tiro. Era una calibro 9 quella che ha impugnato per sparare, «non a distanza ravvicinata». [...]

 

2 - IL PADRE DI ROBERTA: "UNA VENDETTA CHE MIA FIGLIA MAI AVREBBE VOLUTO"

Flavia Amabile per “la Stampa”

 

ROBERTA SMARGIASSI E FABIO DI LELLOROBERTA SMARGIASSI E FABIO DI LELLO

«Mi dispiace, dispiace a tutti noi». Nicolino Smargiassi non riesce a dire altro. «Nessuno di noi voleva questo, né Roberta né chiunque nella nostra famiglia». E' un uomo distrutto due volte ormai. Nei sette mesi trascorsi senza la figlia sapeva di poter condividere il suo dolore con Fabio, il genero. Si vedevano spesso al cimitero. Fabio era sempre lì, quando Nicolino decideva di andare a trovare sua figlia. Si dicevano le cose che possono dire un uomo che ha perso la moglie a uno che ha perso la figlia. Si scambiavano la rabbia, la nostalgia, il senso di frustrazione.

 

Poi però Nicolino tornava alla sua vita, Fabio con la testa rimaneva seduto sulla panchina del rancore a covare altro odio. Ora che Nicolino ha perso anche il genero, e questo dolore è diventato un omicidio a tutti gli effetti, con l' ipotesi della premeditazione e una persona in carcere che non è il giovane Italo colpevole solo di essere passato con il rosso, ora la famiglia Smargiassi fa un passo indietro.

 

«Ci dispiace» è quello che dicono ai giornalisti che provano a parlare con loro.

FIACCOLATA IN RICORDO DI ROBERTA SMARGIASSIFIACCOLATA IN RICORDO DI ROBERTA SMARGIASSI

Anche a casa Di Lello la rabbia ha lasciato il posto all' incredulità, allo sgomento più profondo. «Non pensavamo che potesse fare questo. Temevamo che si uccidesse», sussurra la mamma di Fabio a chi le ha parlato.

 

In realtà l' ha fatto, Fabio ha ucciso anche se stesso mercoledì pomeriggio con i tre colpi sparati all' assassino della moglie. Ha cancellato definitivamente il Fabio che andava al lavoro e ad allenarsi, il Fabio «per nulla violento», come ricordano ora gli amici. Ora Fabio è un assassino chiuso in carcere con l' accusa di aver trascorso gli ultimi mesi a pianificare l' omicidio.

 

ITALO DELISAITALO DELISA

Si cerca un complice che l' abbia aiutato mercoledì pomeriggio quando all' improvviso, mentre si stava allenando, qualcuno lo ha chiamato probabilmente per dirgli dove andare a colpire e facendolo correre via senza che nessuno in quel momento capisse il perché. Ora Fabio rischia di rimanere per tutta la vita dietro quelle sbarre dove con tutte le sue forze voleva vedere Italo, il giovane che aveva investito sua moglie.

 

Solo un' eventuale richiesta di rito abbreviato potrebbe farlo uscire prima. Vorrebbe dire utilizzare uno di quegli stratagemmi presenti nella giustizia italiana per offrire delle garanzie anche ai colpevoli su cui Fabio aveva basato la campagna di odio ma ora è ancora presto perché se ne renda conto. In questo primo giorno di carcere l' uomo che voleva essere un gladiatore per vendicare la sua donna non ha ancora del tutto chiara la sua situazione, raccontano gli avvocati che sono andati a fargli una visita.

ROBERTA SMARGIASSI E FABIO DI LELLOROBERTA SMARGIASSI E FABIO DI LELLO

 

Il padre di Italo, lo zio e i legali della famiglia D' Elisa stanno smontando una dopo l' altra le accuse e i veleni fatti circolare nei mesi scorsi. Impennava sul motorino con aria strafottente?

 

«Nemmeno aveva più la patente», risponde l' avvocato Pompeo Del Re. Avevano sbagliato a accennare al casco slacciato di Roberta lasciando immaginare un processo senza condanna? «Fabio Di Lello ha intestato tutti i suoi averi ai genitori il primo dicembre davanti a un notaio.

 

Quale figlio fa un gesto del genere se non una persona che ha già deciso che farà un gesto come quello di mercoledì pomeriggio?», risponde l' avvocato.

Tutto già deciso, insomma, secondo la famiglia D' Elisa che soltanto ora riesce a raccontare questi sette mesi dal loro punto di vista.

ROBERTA SMARGIASSI E FABIO DI LELLOROBERTA SMARGIASSI E FABIO DI LELLO

 

Alessandro, lo zio di Italo: «Mio nipote era solo un ragazzo che aveva fatto un incidente stradale, non era un criminale. Era uno che stava provando a andare avanti con un trauma e un' intera città contro. Aveva perso il lavoro, era vittima di una campagna pesantissima. E ora che la campagna ha raggiunto il suo obiettivo siamo tutti sconfitti. Tutta Vasto non è altro che una città ferita, un luogo bello che dovrebbe essere famoso per la sua bellezza e che invece dopo eventi come questi si ritrova marchiata per sempre come la città del delitto».

ROBERTA SMARGIASSI E FABIO DI LELLOROBERTA SMARGIASSI E FABIO DI LELLOLA BACHECA FACEBOOK DI FABIO DI LELLOLA BACHECA FACEBOOK DI FABIO DI LELLO

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