norma san carlo 2

UNA “NORMA” FUORI DALLA NORMA - PAOLO ISOTTA IN LODE DELL’OPERA DI BELLINI IN SCENA AL SAN CARLO DI NAPOLI: “UN RAGAZZO CATANESE DI TRENT'ANNI CRESCIUTO A NAPOLI TROVA ACCENTI D'UNA FORZA DRAMMATICA CHE LA MUSICA, SALVO IL FIDELIO DI BEETHOVEN, NON AVEVA ANCORA VISTI"

NELLO SANTINELLO SANTI

Paolo Isotta per il “Fatto quotidiano

 

Al San Carlo di Napoli va in scena in questi giorni la Norma di Bellini. È l' occasione per fare alcune osservazioni forse abbastanza nuove: perché dimenticate.

 

La prima: sul podio c' è Nello Santi, che dirige con una straordinaria unione di musicalità, autorità e senso pratico derivantegli dall' esperienza: inoltre adopera un' edizione corretta contenente la seconda parte del coro Guerra, guerra, mancante anche nel recente allestimento della Fenice, che vedeva sul podio un giovane promettente e già rivelatosi annegato nella praticaccia, Gaetano D' Espinosa.

VINCENZO BELLINIVINCENZO BELLINI

 

Il grande maestro a settembre compirà 85 anni. Oggi in grado di dirigere la difficillima partitura altrettanto bene ci sono solo, non in Italia, al mondo, Elio Boncompagni, prossimo a compire gli 83, Gabriele Ferro, prossimo a compire i 79, Riccardo Muti (specie se correggerà gli errori di scelta dell' edizione), che a luglio compirà i 75, e Donato Renzetti, che a gennaio ne ha fatti 66.

paolo isottapaolo isotta

 

Nessuno fra quelli venuti dopo ha la cultura, la tecnica e l' esperienza per affrontare uno dei vertici dell' intero teatro musicale. La difficoltà tecnica e stilistica di partiture come la Norma, che i non italiani non immaginano nemmeno, rende inetti allo scopo anche maestri che in Wagner e Strauss fanno benissimo. Se dovessi pensare a un non italiano in grado di fare bene la Norma il solo che mi viene è il coltissimo e bravissimo inglese Mark Elder (1947), il quale è con Renzetti il ragazzo della comitiva.

NORMA SAN CARLONORMA SAN CARLO

 

NORMA SAN CARLO 2NORMA SAN CARLO 2

Or il ruolo della protagonista è quello di soprano drammatico di agilità. Questo, al quale debbono essere affidati tutti i ruoli di Verdi dal Nabucco ai Vespri siciliani (quindi passando non solo per il Trovatore e la Traviata, ma anche per quella povera Giovanna d' Arco colla quale si è voluto inaugurare la stagione della Scala), oggi non esiste addirittura più.

 

I grandi esempi del Novecento sono stati Claudia Muzio, Gina Cigna, Magda Olivero (che lo divenne non essendolo), Anita Cerquetti, Maria Callas, Elinor Ross, Rita Orlandi Malaspina. Renata Tebaldi avrebbe potuto, se avesse voluto, ben affrontare tutti i ruoli del drammatico di agilità, a cominciare dalla Norma, ma non lo volle.

 

NORMA SAN CARLO MARIELLA DEVIANORMA SAN CARLO MARIELLA DEVIA

Uno degli ultimi esemplari della razza è stata Ghena Dimitrova: e infatti ricordo che quando ella affrontò il ruolo di Bellini al San Carlo negli Anni Ottanta venne fischiata giacché il pubblico aveva già disimparato che quella di Norma non è una parte di cosiddetto Bel Canto. L' ultima, ancora artisticamente attiva, è Mariana Nicolesco.

 

Al San Carlo, affiancata da Stefan Pop, un vero tenore drammatico dal bellissimo timbro e dalla dizione e intonazione perfette (uno sulla linea di Mario Del Monaco, non un Pollione che bela come Franco Corelli e Luciano Pavarotti), Norma è Mariella Devia.

 

Questa eccellente professionista, nata nel 1948, e dunque pur ella della comitiva, non è un soprano drammatico; s' ingegna come può e credo che oggi sia difficile far meglio.

NORMA SAN CARLO 5NORMA SAN CARLO 5

A grado che l' Opera procede la sua prestazione diviene più appropriata. Fa anche un grande sforzo per pronunciare incisivamente il Recitativo e il declamato, che della Norma sono la chiave.

 

Oggi molti soprani, sull' esempio di Joan Sutherland, cantano Casta diva in Sol maggiore invece che in Fa maggiore asserendo "trattarsi della tonalità originaria".

Se dichiarassero farlo perché la cosa è più atta alla loro voce sarebbe meglio. L' autografo vuole l' Aria in Sol maggiore ma sin dalla "prima" essa si eseguì in Fa e così la stampò Bellini: sia per il colore tonale acconcio all' ethos del brano sia perché il trasporto consente la miracolosa modulazione da Sol bemolle maggiore a Fa.

 

Inoltre è noto a tutti che, il diapason essendosi da allora alzato di oltre un tono, ciò che essi cantano corrisponde (almeno) a un La maggiore del 1831. Se volessero "restaurare la tonalità originaria" dovrebbero cantare in Mi bemolle maggiore; e sarebbe interessante pur se abolisse la modulazione che ho indicata.

 

BEETHOVEN 3BEETHOVEN 3

Tutto questo vale meno del dire che ogni volta che si ascolta la Norma ci si stupisce per il miracolo del capolavoro. Un ragazzo catanese di trent' anni cresciuto a Napoli trova accenti d' una forza drammatica che la musica, salvo il Fidelio di Beethoven, non aveva ancora visti; e inventa un poderoso finale sinfonico lento al quale Wagner s' ispirerà pel suo Tristano e Isolda…

BELLINI NORMABELLINI NORMA

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