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PANINARI PER SEMPRE - CHIUDE IL MCDONALD’S DI SAN BABILA, LUOGO FETICCIO DEI PANINARI MILANESI ANNI ’80 - TRA RAYBAN, TIMBERLAND E MONCLER INIZIO' LA DEPOLITICIZZAZIONE DI UN IMMAGINARIO GIOVANILE IN PREDA ALL'EDONISMO (CHE NON SI E’ ANCORA FERMATA)

PANINARIPANINARI

Piero Negri per “la Stampa”

 

Il finale è arrivato all’improvviso, di domenica pomeriggio: intorno alle 14,30, a fine turno, ai quasi cinquanta dipendenti del McDonald’s di piazza San Babila a Milano è stato comunicato che il ristorante avrebbe chiuso per sempre. Il contratto d’affitto non verrà rinnovato.
 

Una bella scocciatura per chi lavora lì, che sarà trasferito altrove, la fine di un’epopea per una generazione intera, quella cresciuta negli Anni Ottanta, l’ultima generazione dall’immaginario condiviso. Qui, tra i primissimi Anni Ottanta e domenica scorsa, sorgeva il primo fast-food di Milano.

 

Qui, all’incrocio tra corso Europa e largo Toscanini, con vista su piazza San Babila, si incontravano i paninari milanesi.  Scarpe Timberland, stivali Frye, calze Burlington, jeans Americanino o Emporio Armani, felpe Best Company, i proverbiali Moncler, giubbotti «bomber» oppure Schott, borse Naj Oleari, moto Zündapp KS125WK oppure Vespa PX 125 o le Jeep Renegade come oggetti massimi del desiderio. Ebbene sì, i paninari si definivano con gli oggetti che consumavano e questa era la grande novità.
 

BURGHY SAN BABILABURGHY SAN BABILA

«Alla fine degli Anni 70 - racconta Paolo Apice, uno dei paninari originali, oggi sociologo del costume - il centro di Milano era impraticabile, in piazza San Babila stavano quelli di destra, in piazza Santo Stefano quelli di sinistra e anche solo sbagliare un capo d’abbigliamento poteva essere pericoloso.

 

Appena si allentò un po’ la tensione, i ragazzi cominciarono a creare nuovi punti d’incontro: accadde così che al bar Al Panino, in piazzetta Liberty, il sabato pomeriggio si ritrovassero i figli della buona borghesia cittadina, che magari si erano conosciuti a Courmayeur o a Madonna di Campiglio, a Santa Margherita o a Forte dei Marmi.

PANINARI PANINARI

 

Tutti con il mito dell’America e con pochissimo interesse per la politica. I marchi sono venuti dopo, quando lo stile dei paninari è diventato un fenomeno di massa. All’inizio, al contrario, c’era il gusto di andare a cercare i prodotti di importazione e di nicchia, quando le Timberland le trovavi solo in un posto in via Sarpi e Naj Oleari era un negozietto a Porta Ticinese».
 

MCDONALDS SAN BABILAMCDONALDS SAN BABILA

Il significato «politico» era chiaro: «C’era voglia di colore, dopo il grigiore degli Anni Settanta, voglia di star fuori la sera senza rischiare le botte, il rifiuto di qualunque lettura ideologica: venivamo da anni in cui indossare un eskimo o un Baracuta era una scelta di campo, noi volevamo semplicemente fare un American Graffiti italiano negli Anni 80».
 

PANINARI PANINARI

È pur vero che alcuni di quei paninari hanno poi fatto politica (Apice cita Luigi Casero, Maurizio Bernardo, Maurizio Lupi e poi il manager Giorgio Valerio), ma il punto è che in quel momento inizia la «depoliticizzazione» dell’immaginario giovanile, un processo che non si è ancora fermato e che in fondo segna la vittoria storica di quella tribù giovanile. Siamo ancora nel mondo immaginato da quei ragazzi che si trovavano al Burghy di San Babila.
 

Quando, a fine 1981, la catena italiana Burghy aveva aperto nel centro di Milano quel suo primo ristorante, i paninari avevano trovato un perfetto punto d’incontro: molto italiano (addirittura dello Stato, Burghy all’epoca apparteneva ai supermercati GS, che facevano capo alla finanziaria pubblica Sme), eppure americano nel gusto. Poi nel 1984 il «paninaro» arrivò in tv, a Drive in(impersonato dall’improbabile Enzo Braschi, 35 anni), due anni i Pet Shop Boys pubblicarono la canzone Paninaro.

 

BRASCHI PANINAROBRASCHI PANINARO

Il trionfo popolare di quell’estetica segnò la fine della sua fase espansiva: «Era un fenomeno da baraccone - dice Apice - e noi avevamo già smesso di vestirci così». Burghy nel 1995 fu venduta a McDonald’s, che vent’anni dopo, domenica scorsa, ha chiuso il ristorante. Il mito era finito da tempo, ma i ragazzi degli Anni Ottanta, ogni volta che passavano di lì, un pensiero a quello che erano stati e a quello che erano diventati, inevitabilmente lo facevano. Tutto sommato, poteva andare peggio.

FETICCI PANINARI FETICCI PANINARI

 

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