sigmund freud

PINK FREUD - IL PADRE DELLA PSICANALISI FUMAVA INCESSANTEMENTE. GIOCAVA A SCACCHI E AMAVA I TAROCCHI - SI RIEMPIVA DI COCAINA, SOFFRIVA DI FENOMENI ISTERICI, EMICRANIE E NEVROSI - A LONDRA GLI ASPORTARONO L' OSSO DELLA MANDIBOLA AL PUNTO DI IMPEDIRGLI DI PARLARE - SCRIVEVA: “LA VERITÀ NON È PRATICABILE: GLI UOMINI NON LA MERITANO MAI" - IL TESTO DI PIETRO CITATI

Pietro Citati per “la Repubblica”

 

LOU SALOME E FREUD

Sigmund Freud era un uomo delizioso, spiritoso ed elegantissimo. Aveva solo un' ombra, l'ebraismo orientale, che pesava su di lui con inquietudine. Fumava incessantemente. Giocava a scacchi e a tarocchi. Scriveva senza fine, come se fosse dominato dai demoni o misteri. Viveva sotto il segno del Faust e molto più del Don Chisciotte: era un vero Don Chisciotte. Adorava Mefisto: tutto ciò che era demoniaco e diabolico (Faust non gli bastava, sebbene Freud avesse dei dubbi, anche su Goethe, che gli sembrava troppo simile a Thomas Mann).

 

Viveva volentieri a Vienna, alla Bergasse e di lì passeggiava con immenso piacere nelle campagne, per quanto a volte scendesse a Venezia e addirittura in Sicilia, come Goethe un secolo prima. Chi osava fermarlo? Si stancava volentieri e soffriva facilmente di depressione e di nulla: di vuoto. Ma lo spazio non gli bastava. Cercava l' infinito: Parigi e, giù giù, fino a Girgenti, imitando il meraviglioso viaggio di Goethe in Sicilia. Ma questi erano viaggi intellettuali: tutti i luoghi dell' Austria: dove era anche il nulla, e il suo fortissimo senso del dovere.

FREUD

 

Andava in giro con una giacca grigia informe, pantaloni chiari e un cappello grigio. Più di ogni altro libro amava il Don Chisciotte, perché incarnava una parte intensissima della sua anima, proprio quella che, rapidamente, l'avrebbe portato nella follia. Ma, se amava il Don Chisciotte, tornava sempre a Mefistofele, di cui aveva a volte ereditato il cinismo. Coltivava poche parole: la colpa, la repressione, l' isteria, la nevrosi, che riuscì a controllare, ma non a reprimere.

 

Malgrado le leggende che lo circondavano, Freud era lieto, allegro, scatenato: si riempiva di cocaina: apprezzava la Carmen; di nuovo come Goethe giocava con la natura e si nascondeva dietro di essa: ammirava Virgilio: alternava l' amore per gli scacchi con quello per i tarocchi, spingendosi sempre più oltre, sempre più lontano, chissà dove, elaborando teorie, ogni volta più geniali, che i suoi contemporanei giudicavano assurde.

 

Nacquero così, quasi per caso, le grandi teorie dell' Io e Es, del Super-io, Eros e Morte, la coazione a ripetere; e l'idea di Mosè, il Mosè di Michelangelo: si inoltrava sempre più nel mare immenso della Teoria, che rischiava di soffocare lui e il mondo moderno. Avvertiva il senso di colpa: soffriva di fenomeni isterici, emicranie e nevrosi. Non conosceva ma disprezzava la medicina, proprio lui che era un grandissimo medico.

SIGMUND FREUD

 

Alternava il senso della passione con quello della depressione e della repressione, sempre vittima di grandiose contraddizioni. Con la sua giacca grigia e i pantaloni rigidi, il grande cappello, sperimentò il nulla. Gli piaceva. Nulla gli piaceva egualmente. Osava: osava ancora e si gettava dove vengono alla luce i demoni e i misteri più oscuri, che temeva e che cercava di possedere o addirittura di uccidere.

 

Si castigava per non essere medico e per non avere una minima idea di cosa fosse la vera medicina: gli esploratori non sono medici - egli pensava. Via via che passavano gli anni - 1895 o 1925 - progettava teorie, al punto di assorbire il mondo. In certi anni, il vastissimo mondo scomparve agli occhi di tutti. Non rimase più nulla.

 

Continuava a leggere assiduamente: in primo luogo i capolavori di quel genio irrazionale di Dickens, con la sua forza isterica od isteroide. Avrebbe potuto scrivere il Dombey e figlio: il grande capolavoro romanzesco dell' Ottocento. Amò la moglie, con una passione totale, che crebbe sempre, avvolgendolo nelle sue reti. Coltivava i gioielli e tutte le cose preziose e le cose che scintillavano.

 

SIGMUND FREUD

Amava la sua casa di Vienna, alla Bergasse. Esaltò Roma, Virgilio e il Mediterraneo. La sua forza romanzesca era degna di quella dell' ultimissimo Dickens, sebbene non dimenticasse mai il Circolo Pickwick. Ed è difficile parlare della tenerezza e della violenza di cui invase la moglie, per cui nutriva un amore illimitato. Negli ultimi anni della vita fu malato gravissimamente. L' isteria lo fece commuovere, e poi abolì la propria isteria. La grande nevrosi si scatenò, producendo genialmente teorie su teorie, fino a possedere il mondo.

 

Decantava Roma, secondo l' esempio di Goethe. Passeggiava. Nuotava: pescava. I sogni non lo abbandonavano mai. Era costruito di sogni, e non poteva lasciarli un istante. Sentiva un forte senso di colpa e un fortissimo senso di repressione, sebbene odiasse tutto ciò che era rimorso. Scoprì Parigi, la Francia, quel grande medico che era Charcot. Un' altra delle sue grandi scoperte era stata Roma - i gioielli di Roma, anzi il modello di Roma. Non dimenticò mai il suo ebraismo orientale, che aveva influenzato tutta la sua vita - da sempre. Esaltava la volontà (e la detestava, visto che la volontà non serviva). Conobbe una grande passione: la moglie, alla quale consacrò un affetto e un estro, che nessuno avrebbe immaginato in lui.

 

SIGMUND FREUD

Fu una vita perfetta, senza incertezze. Non si sarebbe mai detto che la passione per la moglie fosse così assoluta - era l' equivalente delle sue dottrine psicologiche. Era un vero gioiello. Sapeva essere dolcissimo e tenerissimo per tutto il periodo della sua vita. Quando Hitler conquistò l' Austria e la Germania, Freud fuggì in Inghilterra: abbandonò l' Austria meravigliosa rappresentata da Joseph Roth, che gli assomigliava profondamente con la sua Marcia di Radetzky. A Londra gli asportarono l' osso della mandibola al punto di impedirgli di parlare. Il cancro si diffuse rapidamente.

 

Taceva, taceva, sebbene continuasse a scrivere vorticosamente con la sua grazia di grande classico. Morì fumando uno dei suoi dilettissimi sigaretti. Chissà cosa pensasse e in quali vertigini si inoltrasse, mentre, pazientissimo, ascoltava i messaggi di Thomas Mann e di Stefan Zweig. «La verità - scriveva - non è praticabile: gli uomini non la meritano mai. Ora, a ottantatré anni, sono più che mai scaduto; e non posso che ripetere quello che diceva un altro dei miei maestri. La verità non è praticabile»: come pensava il suo amatissimo Amleto.

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”