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UN SACCO BULLI – STA FACENDO IL GIRO DEL WEB IL VIDEO DEGLI STUDENTI CATTOLICI AMERICANI PRO-TRUMP CHE SI SONO MESSI A SFOTTERE E PROVOCARE I NATIVI AMERICANI – IL RACCONTO DEL LEADER DEGLI INDIANI D’AMERICA FRONTEGGIATO DA UN RAGAZZINO: “SE AVESSI FATTO UN PASSO AVANTI L’AVREI URTATO, ERA QUELLO CHE STAVANO ASPETTANDO. HO PROVATO PAURA PER IL LORO…” - VIDEO

 

Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”

 

studenti cattolici provocano i nativi americani 4

Un uomo solo con il suo tamburo e la sua protesta, circondato da un gruppo di studenti, con i cappellini rossi del trumpiano «Make America Great Again». Venerdì 18 gennaio, Washington, inizia il «weekend delle marce»: gli anti-abortisti «pro life» e, il giorno dopo, le attiviste della «Women' s march».

 

Poco lontano dai gradini del Lincoln Memorial, dove comincia il Mall, la lunga striscia di parco che arriva fino a Capitol Hill, si ritrova un gruppetto di «nativi», i discendenti degli Indiani d' America per la «Indigenous Peoples' March». Nathan Phillips è il leader.

studenti cattolici provocano i nativi americani 1

 

Vive a Ypsilanti, nel Michigan, 64 anni, vedovo, una figlia. È uno degli «anziani» della tribù degli Omaha; ha combattuto in Vietnam; è stato direttore della «Native Youth Alliance», ed è tuttora il custode di una «Pipa sacra», lo strumento rituale che connette la realtà fisica e il mondo spirituale. Ogni anno Nathan è l' organizzatore di una cerimonia nel cimitero di Arlington, per onorare i soldati nativi morti con la divisa degli Stati Uniti.

covington catholic high school

 

Ma a un certo punto di quel venerdì pomeriggio, la storia, le «sacre tradizioni», l' orgoglio dei Nathan sono stati sommersi dalle urla, dalle risate di un folto gruppo di studenti della Covington Catholic High School, arrivati nella capitale da Park Hills, nel Kentucky, per partecipare alla Marcia «pro life».

 

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C' è un video, subito tra i più cliccati in rete, che documenta la scena: i ragazzi circondano i nativi. All' inizio battono ritmicamente le mani, sembrano quasi simpatizzare con loro. Non è così. Ora gridano, li prendono in giro, sghignazzano. È la logica del branco: sono almeno un centinaio. Nelle immagini si vedono solo maschi che si spalleggiano, si fomentano uno con l' altro. Forse a casa, nel loro istituto al confine tra Kentucky e Ohio, saranno anche bravi studenti.

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Adesso sono solo piccoli bulli, provocatori. L' inquadratura si stringe su due figure: Nathan continua a cantare un antico inno, battendo sul tamburello. Un giovane gli si para davanti e non si muove. Fissa Nathan con un sorrisetto strafottente. «Me la sono vista brutta, mi sono trovato in una situazione di pericolo, se avessi fatto un altro passo avanti, avrei urtato quel ragazzo.

covington catholic high school 1

 

Probabilmente era quello che stavano aspettando tutti gli altri per saltarmi addosso», ha poi raccontato Nathan in un' intervista alla Cnn e ad altri canali. «Ho provato paura non tanto per me, ma per questi giovani, per il loro futuro, il loro spirito, per quello che vogliono fare di questo Paese. Quello che stanno facendo non è rendere l' America di nuovo grande, ma lacerare il nostro tessuto connettivo».

 

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In serata Laura Keener, portavoce della scuola cattolica di Covington, ha diffuso una nota di scuse: «Condanniamo l' azione dei nostri studenti nei confronti di Nathan Phillips nello specifico e contro i Nativi americani in generale. Porgiamo le nostre più profonde scuse al signor Phillips. Questo tipo di comportamento è opposto agli insegnamenti della Chiesa sulla dignità e il rispetto della persona. Ci sarà un' inchiesta sull' intera vicenda e prenderemo le misure adeguate, compresa l' espulsione».

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La clip avrebbe consentito di identificare diversi studenti, che secondo i piani stabiliti dalla scuola non sarebbero dovuti essere lì, ma con il resto della manifestazione anti abortista. La dirigenza della Covington starebbe accertando anche le responsabilità di almeno due adulti che in quel momento erano con il gruppo. Tutti e due con il cappellino «Make America Great Again».

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