1. SORPRESA: ANCHE LA DONNA PUÒ ESSERE MOSTRO, PURE SE NON VOGLIAMO CREDERCI. I CASI DI CRONACA PIÙ EFFERATI E VIOLENTI DEGLI ULTIMI MESI, SONO TUTTI AL FEMMINILE 2. MARTINA LEVATO CHE PASSA DALLE EVIRAZIONE AGLI AGGUATI CON L’ACIDO, LA NONNINA CHE FA SALTARE IN ARIA UN PALAZZO DI ROMA FACENDO UN MORTO E VENTUNO FERITI 3. C’È VERONICA PANARELLO, CHE NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI, TRA BUGIE, OMISSIONI E CONTRADDIZIONI, SE NON HA UCCISO SUO FIGLIO LORIS, STA COPRENDO QUALCUN ALTRO 4. E POI IL CASO RACCAPRICCIANTE DELLA 37ENNE CHE AVREBBE ABORTITO ALL’OTTAVO MESE PER RISCUOTERE 80MILA EURO DALL’ASSICURAZIONE, IN COMBUTTA COL GINECOLOGO 5. QUANDO SONO UOMINI, NESSUNO SI FA DOMANDE. SE È LA DONNA A UCCIDERE, SI CERCA LA CAUSA: È PAZZA, È STATA MALTRATTATA. MA QUESTI SONO CASI CRUDELI E PREMEDITATI 6. AUMENTANO ANCHE LE MOLESTIE SESSUALI (MA CRUCIANI HA PERDONATO LA SUA STALKER)

1.ANCHE LA DONNA È MOSTRO, MA NON VOGLIAMO CREDERCI

Selvaggia Lucarelli per “Libero Quotidiano”

 

alexander boettcher e martina levatoalexander boettcher e martina levato

Mentre arriva la sentenza d’appello per Lucia Annibali (20 anni di reclusione a Luca Varani, ritenuto il mandante dell’agguato, 12 per i sicari albanesi) e vengono diffusi gli impressionanti numeri sui casi di femminicidio (179, ovvero uno ogni due giorni, nel 2013), pensavo a come, paradossalmente, le prime pagine dei giornali negli ultimi tempi siano costellate da notizie di cronaca in cui le donne non sono vittime ma carnefici.

 

acido e martello le armi di alexander boettcher e martina levatoacido e martello le armi di alexander boettcher e martina levato

Fateci caso. I casi più efferati, più raccapriccianti e più gratuitamente violenti, da un paio di mesi a questa parte, vedono protagonista il sesso femminile. E sono tutti crimini commessi senza neppure l'alibi del raptus che talvolta muove quella bestialità tipicamente maschile, ma con una feroce premeditazione che dovrebbe far molto riflettere su quanto l'indole femminile sia ritenuta a sproposito incapace di partorire il male, se non in rari casi. Se non a causa di malesseri psicologici o tragiche storie personali.

martina levatomartina levato

 

La storia di Martina Levato, la studentessa che ha sfigurato l'ex fidanzato con l'acido, intacca per la prima volta una delle certezze più granitiche in fatto di reati «di genere»: il vitiolage, ovvero l'aggressione con una sostanza corrosiva, è un atto infame compiuto sempre e solo dagli uomini. È una barbarie di origine culturale. Sono anni che inorridiamo di fronte alle foto e alle testimonianze delle donne del Bangladesh, delle donne indiane, delle donne iraniane. Di fronte ai loro volti mangiati dall'acido e dalla crudeltà maschile. C’è Lucia Annibali e il suo sorriso eroico, a ricordarci in quale abisso di cattiveria si può sprofondare se si incrocia l’uomo sbagliato.

ROMA ESPLOSIONE PALAZZOROMA ESPLOSIONE PALAZZO

 

Poi arriva questa studentessa ventitreenne che con una tanica d'acido e un fidanzato complice, improvvisamente corrode anche le nostre certezze. Esistono donne capaci di punire un uomo annientandolo con quel gesto criminale e simbolico che vuol dire «ti condanno non a morire, ma a guardarti allo specchio e a non riconoscerti più». Nonostante tutto, Martina è una donna e quindi no, non è semplicemente cattiva o con una naturale inclinazione al male. Martina, secondo gli avvocati e il sentire comune, probabilmente è solo pazza. Poi c’è il caso dell’esplosione della palazzina a Roma con un morto e ventuno feriti.

 

GIOVANNINA SERRA VECCHIETTA BOMBAROLAGIOVANNINA SERRA VECCHIETTA BOMBAROLA

Quando si è capito che era dolosa, tutti abbiamo pensato a un pazzo, a un delinquente, a un vendicativo. Diciamolo: abbiamo pensato a un uomo. E invece, ad armarsi di bombola e stola per l'innesco è stata un’insospettabile vecchietta di ottantadue anni. E anche qui niente raptus. La vecchietta aveva premeditato tutto, con tanto di cartelli minacciosi ritrovati poi in casa, come in quelle brutte storie di serial killler e appartamenti che raccontano le loro psicosi.

 

VERONICA PANARELLO STIVAL MADRE DI LORISVERONICA PANARELLO STIVAL MADRE DI LORIS

Anche qui, l'immagine femminile della vecchietta rassicurante, della nonnina buona che prepara dolci per i nipotini viene sostituita da quella inquietante della vecchietta malvagia che in preda a un barbaro risentimento, cova vendetta e la mette in atto con una fuga vigliacca e rocambolesca in cui finisce per fratturarsi le caviglie e togliere la vita a un povero muratore. Insomma, la morale è che la vecchietta cattiva delle favole può avere le fattezze della nostra vicina di pianerottolo, della signora anziana che aiutiamo a scendere le scale, della signora che annaffia le piante in cortile col chihuahua attaccato alla gonna. E può farci saltare in aria per una tenda del colore sbagliato, se le gira.

veronica panarello mamma di loris stivalveronica panarello mamma di loris stival

 

E poi ci sono le donne che commettono crimini raccapriccianti nei confronti dei bambini. Quelli loro e anche quelli di altri. Le immagini della maestra di Parete che prende a schiaffi i suoi alunni con una violenza inaudita lasciano a bocca aperta. E non sono neanche le più cruente. A quanto pare si è evitato di diffondere i fotogrammi che raccontavano pugni e mortificazioni varie, compreso l’obbligo di consegnarle le merende. Tu lasci i tuoi figli nelle mani della maestra, della donna che deve aprir loro gli occhi al mondo e quella glieli chiude a furia di schiaffi. Nulla comunque in confronto alla terribile vicenda della truffa all’assicurazione nel Cosentino.

andrea loris stival e la mammaandrea loris stival e la mamma

 

I particolari che stanno emergendo dalle indagini raccontano una storia dai contorni raccapriccianti. Una donna di trentasette anni si è procurata un aborto al settimo mese di gravidanza per riscuotere gli ottantamila euro di risarcimento dell’assicurazione. Il tutto in combutta con il ginecologo il quale ha lasciato morire il feto «a cui si muovevano ancora le manine», come ha dichiarato un'infermiera.

 

Difficile immaginare una storia di perfidia, degrado e spietatezza come questa, tanto più che molto probabilmente, questo mostro di donna, la gravidanza l’aveva programmata al solo fine di uccidere il figlio e riscuotere i soldi. Un po’ come l’allevatore, che porta l’agnellino al macello quando la carne è più tenera e gli frutterà maggior guadagno.

GRAVIDANZA GRAVIDANZA

 

Solo che lei l'agnellino l'ha portato in grembo per sette mesi, finchè non è arrivata l'ora di portarlo al massacro. Si potrebbe poi aggiungere, a questa inquietante carrellata di donne disumane, la mamma del povero Loris, Veronica Panarello, ma le indagini sono in corso e la ricostruzione dei fatti è tristemente confusa e fumosa.

 

Certo è che nella migliore delle ipotesi, tra bugie, omissioni e contraddizioni, se suo figlio non lo ha ucciso lei, sta coprendo qualcun altro, il che in fin dei conti non allevia la sua posizione di madre spietata. Anche di Veronica si dice «ha avuto un'infanzia traumatica» e sarà una battaglia tra perizie psichiatriche come per la studentessa che ha lanciato l'acido, come per la tizia che si è procurata l'aborto e così via.

 

Perché la verità è che è ancora culturalmente inaccettabile il concetto che la cattiveria sia (anche donna). Siamo fermi ad un retaggio preistorico-culturale per cui l'uomo è la caccia, la donna il nido. Per cui l'uomo è naturalmente incline alla violenza e al predominio, la donna lo è innaturalmente, solo se indotta da una da un trauma, dalla follia. Tant’è che anche giornalisticamente parlando, quando la donna uccide, si cerca la causa. Quando uccide l’uomo è cattivo e basta.

la maestra che prende a schiaffi gli alunnila maestra che prende a schiaffi gli alunni

 

E invece no. Invece anche noi donne siamo capaci di gesti efferati, di crimini schifosi, di violenze senza alibi. E la storia della caccia e del nido, dell'uomo violento e della donna avvolgente, è solo un pregiudizio, un pregiudizio che forse andrebbe ormai definitivamente superato, anche se ci fa più comodo di altri.

 

 

2.DONNA MOLESTA CRUCIANI, LUI LA PERDONA IN TRIBUNALE

Enrico Paoli per “Libero Quotidiano”

 

Messaggi su Franco Califano, su Silvio Berlusconi, su presunti maltrattamenti del tipo «Giuseppe, ma la prossima volta che mi vedrai, mi tratterai male? Non può bastare così? Non puoi capire quanto ci sto male». È quanto ha dovuto subire per più di un anno, Giuseppe Cruciani, il vulcanico conduttore del programma «La zanzara» su Radio24, da parte di un’ascolana. Per questa ragione la donna è finita sotto processo con l’accusa di molestie aggravate, dopo aver subito anche un «ammonimento» dalla questura di Milano.

 

GIUSEPPE CRUCIANI GIUSEPPE CRUCIANI

Per fortuna il conduttore non ha voluto infierire sulla 43enne di Ascoli Piceno, arrivata al punto di aspettare Cruciani all’uscita dal lavoro, e grazie all’opera degli avvocati (Giampaolo Ciccoli per il giornalista e Simone Matraxia per la donna), l’udienza si è risolta con tante scuse e una multa per la signora un po’ troppo «affettuosa». «Chiedo scusa a Giuseppe Cruciani, non lo disturberò più».

 

È quanto ha detto in aula la signora marchigiana, dipendente di un ipermercato. Le attenzioni della donna per Cruciani erano più politiche che sentimentali e sono andate avanti per un po’, nonostante l’avviso del questore di Ascoli - al quale Cruciani si era rivolto - di desistere. La donna avrebbe ottenuto il numero di telefono del conduttore da amici comuni.

 

 

3.«MIO FIGLIO È SFREGIATO MA INTEGRO MARTINA HA UN’ANIMA DISTRUTTA»

Elisabetta Andreis e Gianni Santucci per il “Corriere della Sera”

 

alexander boettcher in tribunalealexander boettcher in tribunale

Il primo approccio è avvenuto attraverso i legali. «Il padre della ragazza vorrebbe mettersi in contatto con voi», ha spiegato l’avvocato Paolo Tosoni ai genitori di Pietro Barbini, che dal 28 dicembre scorso passano le loro giornate nel reparto Grandi ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano, dove il loro ragazzo, 22 anni, è ricoverato con il volto sfregiato dall’acido muriatico; è già stato operato più volte, i medici non sono ancora in grado di dire se riusciranno a salvargli l’occhio destro, i danni al viso sono drammatici. «Gli dia il mio telefono», ha risposto Gherardo Barbini.

 

Qualche giorno dopo è arrivata la telefonata del padre di Martina Levato, 23 anni, studentessa della Bocconi, in carcere con il suo complice/amante, Alexander Boettcher, perché è stata lei a scagliare l’acido contro il suo ex compagno di liceo. Il padre di Pietro ha risposto.

 

le armi trovate a casa di alexander boettcherle armi trovate a casa di alexander boettcher

È stato un agguato premeditato, crudele, feroce. Il padre di Pietro ha assistito alla scena perché aveva accompagnato il figlio a ritirare un pacco inesistente (la trappola); i genitori di Martina invece quel giorno erano a Bollate, a Nord di Milano, i poliziotti dell’Ufficio prevenzione generale della questura sono andati nella loro casa ad arrestare la ragazza. Il padre di Martina è un professore di matematica, e al telefono con Gherardo Barbini è stato «un fiume di parole», raccontano alcuni amici della famiglia. Continuava a chiedere «scusa», lo ripeteva di continuo, lungo un filo di mortificazione quasi impossibile da concepire. Ha parlato quasi soltanto lui; il padre di Pietro l’ha ascoltato, in qualche modo «lo ha compreso», ma questo «non ha nulla a che fare con il perdono».

alexander boettcheralexander boettcher

 

La notte dell’aggressione Gherardo Barbini l’ha passata in questura con i poliziotti che portavano avanti un’indagine frenetica, con calma si è messo a loro disposizione, a un certo punto s’è trovato davanti Martina Levato (appena fermata) e ha detto «è lei, la riconosco». Alla fine dell’anno ha portato qualche panettone in ospedale per medici e infermieri. È un uomo riservato che crede nella giustizia, come ha ripetuto a poliziotti e magistrati.

 

alexander boettcher  alexander boettcher

Del padre di Martina, la ragazza che ha distrutto la vita di suo figlio, ha raccontato «di comprendere il dramma, che per intensità è vicino a quello che stiamo vivendo noi», ha detto agli amici. I due hanno condiviso una considerazione del padre di Pietro: forse «è meglio essere il genitore di un ragazzo devastato nel fisico, ma integro nello spirito, piuttosto che padre di una figlia illesa nel corpo, ma distrutta nell’animo». In quell’espressione, «distrutta», non può esserci invece alcuna comprensione. Il senso è un altro, per una ragazza che ha concepito l’idea mostruosa di sfregiare un ex compagno, un ragazzo come lei, e di fronte a quell’abisso di violenza non s’è fermata, ha lanciato i due recipienti colmi di acido.

alexander 
boettcher
alexander boettcher

 

I legali di Martina, Paola Bonelli e Marziano Pontin, hanno chiesto il giudizio abbreviato; la ragazza potrebbe essere giudicata con il rito processuale che prevede lo sconto di un terzo della pena. È un’istanza «condizionata» all’accoglimento di un’altra richiesta, quella di una perizia psichiatrica. Ancora sconosciute, invece, le intenzioni di Boettcher: Martina ha provato a scagionarlo. Il ragazzo è stato arrestato in flagranza, dopo aver inseguito Pietro, già colpito dall’acido, per quasi 150 metri. Aveva in mano un martello da cantiere.

 

 

 

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