terroristi pietrostefani lojacono

WANTED! ECCO CHI SONO I 30 TERRORISTI IN FUGA NEL DOSSIER DI SALVINI: I PIÙ FAMOSI SONO CASIMIRRI, PIETROSTEFANI, LOJACONO. 27 SONO STATI PROTAGONISTI DELL’EVERSIONE ROSSA, LA METÀ SONO IN FRANCIA PROTETTI DALLA DOTTRINA MITTERRAND – MA TRA PRESCRIZIONI E DOSSIER GIÀ CHIUSI, SARÀ MOLTO DIFFICILE RIMPATRIARLI – TUTTI I NOMI

1 – Salvini vuole 14 terroristi da Macron

Simone di Meo per “la Verità”

 

matteo salvini all arrivo di cesare battisti foto mezzelani gmt026

Si sono rifatti una vita, dopo aver annientato quelle degli altri. C' è chi ha trovato spazio nel mondo della cultura, chi della ristorazione, chi dell' insegnamento. Terroristi (rossi, in maggioranza, e neri) che si sono rifugiati all' estero con la speranza di farsi dimenticare. Sono 30, e i loro nomi sono inseriti in un dossier che le forze dell' ordine e l' intelligence hanno consegnato al ministro dell' Interno Matteo Salvini.

 

Un atlante dell' eversione che spazia dal Nicaragua all' Argentina, alla Svizzera e persino al Giappone passando per il Perù e la Gran Bretagna. Quattordici di questi ricercati però si trovano in Francia, e sono quelli che - per vari motivi - potrebbero diventare presto oggetto di trattativa diplomatica e giudiziaria tra il loro Paese d' origine e quello di approdo. Fonti del Viminale assicurano che «il governo italiano», su input del vicepremier leghista, «è pronto a passi ufficiali per chiedere collaborazione ai Paesi che stanno ospitando i latitanti. A partire dalla Francia. L' obiettivo è assicurare i terroristi alla giustizia italiana, come avvenuto per Cesare Battisti». Il quale, non a caso, aveva fatto fortuna come romanziere noir proprio sulle sponde della Senna prima di scappare in Sudamerica.

 

cesare battisti 6

La relazione degli 007 italiani analizza a fondo le posizioni processuali di 27 terroristi rossi e di 3 neri lasciando intravedere, in diversi casi, margini operativi di intervento politico. Nei giorni scorsi la portavoce della ministra della Giustizia francese, Nicole Belloubet, aveva dichiarato che future domande di estradizione di rifugiati in Francia, «che saranno ricevute prossimamente da parte delle autorità italiane» verranno analizzate «in modo approfondito, caso per caso, come abbiamo fatto negli ultimi 15 anni. Al momento», aveva però precisato la portavoce, «non abbiamo liste di persone coinvolte».

 

Alessio Casimirri

A Parigi vive e lavora come editore Giorgio Pietrostefani, fondatore insieme ad Adriano Sofri di Lotta continua, condannato a 22 anni di carcere per l' omicidio del commissario Luigi Calabresi.

La stessa pena che deve scontare Giovanni Alimonti, che oggi fa l' insegnante di italiano. A 23 anni è stata condannata, per banda armata e concorso in omicidio, Paola Filippi: nel frattempo è diventata cittadina francese e oggi si mantiene lavorando come interprete e aiuto psicologa. Fu coinvolta nelle indagini sull' agguato al macellaio Lino Sabbadin insieme proprio a Battisti e al fidanzato dell' epoca, Diego Giacomini. Secondo il giudice Pietro Forno «si comportava da capo e dimostrava una freddezza che non aveva nemmeno il Battisti».

 

GIORGIO PIETROSTEFANI

È nutrita la schiera degli ergastolani che passeggiano sotto la Tour Eiffel. Ci sono Enrico Villimburgo e Roberta Cappelli, ritenuti colpevoli a vario titolo di diversi omicidi (Antonio Varisco, Vittorio Bachelet, Girolamo Minervini, Enrico Galvaligi, Michele Granato) e del rapimento del giudice Giovanni D' Urso.

 

Massimo Carfora è titolare, invece, di una società di organizzazione eventi. Condannati all' ergastolo e localizzati in Francia anche Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti (delitto Moro), Sergio Tornaghi (legato alla colonna milanese «Walter Alasia»), e Marina Petrella. Nel 2008, quest' ultima - dopo uno sciopero della fame in carcere che l' aveva portata a perdere 20 chili e una minaccia di suicidio - evitò di un soffio l' estradizione in Italia solo grazie all' intervento dell' allora presidente transalpino Nicolas Sarkozy.

 

ADRIANO SOFRI GIORGIO PIETROSTEFANI OVIDIO BOMPRESSI

Massimo Bergamin, condannato a 26 anni, fa il traduttore a Metz. Vincenzo Spanò (Comitati per la liberazione proletaria) ha un ristorante come Maurizio Di Marzio (condannato a 15 anni). Si tratta soprattutto di brigatisti, ma non mancano fuggitivi appartenenti ad altre sigle che, negli ultimi anni, sono transitati per la Francia: Enzo Calvitti (condannato a 21 anni), Paolo Ceriani Sebregondi, Gino Giunti, Franco Pinna, Enrico Porsia (ha la cittadinanza francese), Alfredo Ragusi e Giulia Riva, Raffaele De Blasi (cellula per la costituzione del Partito comunista combattente); Paola De Luca, Giovanni Vegliacasa, Francesco Nuzzolo, Giancarlo Santilli e Anna Soldati (Prima linea); Raffaella Esposito e Walter Grecchi (Autonomia operaia, condannato a 14 anni); Ermenegildo Marinelli (Mcr); e Silvio Raffaele Ventura (Formazioni comuniste combattenti). La cattura di Battisti agita il mondo dei terroristi fuggiaschi: il latitante in Svizzera Alvaro Lojacono (condannato in contumacia all' ergastolo per vari delitti, fra cui l' omicidio dell' attivista greco Miki Mantakas nel 1975) ha rilasciato un' intervista alle Iene per affermare che «Salvini non mi fa paura».

 

battisti in italia foto mezzelani gmt040

Il ministro ha ribattuto ancor prima della messa in onda del servizio: «Essere insultato da un assassino terrorista in vacanza in Svizzera per me è una medaglia: rida finché è in tempo, faremo tutto il possibile perché finisca finalmente in galera in Italia». Per tutte queste estradizioni è vitale la volontà politica delle autorità estere, in particolar modo francesi. Tant' è che Salvini ha immediatamente annunciato che «se serve», è «pronto a partire per Parigi per incontrare Macron, pur di riportare in Italia questi assassini». Confermando così la linea dura del Viminale sia sul fronte estero sia su quello interno.

 

Nel corso di una diretta Facebook, difatti, tornando a parlare del decesso di Arafette Arfaoui, italiano di origini tunisine di 32 anni, morto a Empoli mentre era ammanettato e legato ai piedi durante una perquisizione della polizia, dopo che aveva dato in escandescenze, il ministro dell' Interno ha difeso l' operato delle forze dell' ordine intervenute nella cittadina toscana: «Se i poliziotti non possono usare le manette per fermare un violento, che cosa devono fare? Rispondere con cappuccio e brioche?».

 

2 – UNA CORSA A OSTACOLI, TRA DOSSIER GIÀ CHIUSI, ESTRADIZIONI IMPOSSIBILI E CASI PRESCRITTI

Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

 

battisti in italia foto mezzelani gmt021

I «francesi» sono la metà esatta: 15 su 30 (sebbene nel conteggio reso noto dal ministro dell' Interno ci si fermi a 14). Ma ammesso e non concesso che il governo di Parigi decida di riaprire la questione sobbarcandosi polemiche che Oltralpe sono garantite, non tutti sarebbero estradabili. Oltre agli «assassini» ergastolani di cui parla Salvini, infatti, nell' elenco confezionato dagli investigatori ce ne sono molti (6 su 15) condannati a pene che hanno un termine (dai 27 anni in giù).

 

E la legge italiana prevede che trascorso un periodo pari al doppio di quello stabilito dalle sentenze, quelle stesse sentenze non siano più eseguibili. Sono prescritte. Alcuni dei nomi compresi nella lista hanno già raggiunto quella condizione, e se ancora figurano tra i ricercati è solo perché alle forze di polizia italiane non risulta che gli interessati abbiano chiesto l' estinzione della pena. Se però la pratica per un' eventuale estradizione fosse davvero riaperta, finirebbe per richiudersi quasi automaticamente.

 

Giorgio Pietrostefani - Omicidio Luigi Calabresi

Per tutti o quasi gli ergastolani e i «rifugiati» con condanne più basse, inoltre, la Francia ha già detto «no» alla riconsegna, anche se dopo verdetti altalenanti: da Marina Petrella, il cui rientro fu bloccato dal presidente Sarkozy per motivi umanitari legati alla sua salute, a Giovanni Alimonti, Enrico Villimbugo, Paolo Ceriani Sebregondi e altre persone che di tanto in tanto salgono alla ribalta delle cronache proprio perché latitanti a Parigi e dintorni, non certo in quanto nomi famosi della lotta armata.

 

Probabilmente solo per Giorgio Pietrostefani (che peraltro non ha mai fatto parte di una formazione terroristica, era un capo di Lotta continua condannato per l' omicidio del commissario Luigi Calabresi) non risulta sia stato mai aperto un dossier. O per qualche personaggio minore, che però rientra nella categoria dei prescritti o prescrivibili a breve. Come altri, più noti, che per questo motivo sono stati depennati dall' elenco, anche se periodicamente le loro foto ricompaiono tra i ricercati: per esempio Carla Venditti e Simonetta Giorgieri, ex br, che vengono chiamate in causa ogni qualvolta l' argomento torna di attualità; o l' ex militante dei Colp (Comunisti Organizzati per la Liberazione Proletaria) Massimo Carfora, divenuto un imprenditore di successo, per il quale sono state dichiarate non più eseguibili anche le condanne più pesanti. Sono tornati liberi cittadini.

 

alessio casimirri in copertina su la prensa

Nonostante ciò se ne riparla poiché ciclicamente la questione torna alla ribalta. Soprattutto dopo che, tra il 1999 e il 2002, le «nuove» Brigate rosse riaprirono l' emergenza terrorismo uccidendo i professori Massimo D' Antona e Marco Biagi. In attesa di scoprire e smantellare il nuovo gruppo clandestino (che nulla aveva a che fare con i «rifugiati») investigatori e politici ripresero a fare pressioni sulla Francia per farsi restituire qualche ergastolano. Il «caso Battisti», per il quale Parigi aveva già detto «no» una prima volta, nacque da lì, e s' è trascinato fino a pochi giorni fa. Un altro ministro leghista, l' ex Guardasigilli Roberto Castelli, s' era impegnato con la collega Dominique Perben per riavere Roberta cappelli ed Enrico Villimburgo, ex militanti della colonna romana delle Br, ma non ci riuscì. E così il suo successore Clemente Mastella. Ora è possibile che qualche fascicolo venga riaperto, con esiti del tutto imprevedibili.

 

FRANCOIS MITTERRAND 2

Ma non ci sono solo i «francesi». Anzi, i due ex brigatisti più «importanti», se non altro perché parteciparono al sequestro di Aldo Moro, si trovano il primo in Nicaragua e il secondo in Svizzera. Fanno parte della lista, ma solo se si azzardano a uscire dai rispettivi Paesi di adozione rischiano qualcosa. Altrimenti non sembra esserci alcuna possibilità. Qualche anno fa, approfittando della sua passione per la pesca sportiva, la polizia italiana cercò di spingere Casimirri in Costa Rica, da dove sarebbe stato più semplice riportarlo indietro, ma senza successo. E Loiacono (che a differenza dell' altro la pena per un omicidio l' ha scontata) è cittadino svizzero, quindi l' estradizione è pressoché impraticabile.

 

Di alcuni componenti della lista - per esempio l' ex br Lorenzo Carpi, che quarant' anni fa partecipò all' omicidio del sindacalista Guido Rossa - non si sa nemmeno dove abbiano trovato rifugio. Particolare che rende quasi impossibile l' impresa di portarli in una galera italiana. Ma sul piano della contabilità, rispetto alle circa 6.000 persone inquisite o condannate per terrorismo, 30 nomi sono lo 0,5 per cento.

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