ZEFFIRELLI MEMORIES: “A SINISTRA MI ODIAVANO PERCHÉ NON ERO COMUNISTA E CREDEVO IN DIO. NEGLI ANNI '70 CONTRO DI ME CI FU ANCHE UN ATTENTATO. DOVEVA SEMBRARE UN INCIDENTE D'AUTO: SCAMPAI PER CASO”

VALENTINA CORTESE E FRANCO ZEFFIRELLI VALENTINA CORTESE E FRANCO ZEFFIRELLI

Paolo Scotti per “il Giornale”

 

Una vita in venti stanze. Forse troppe, per la vita di ciascuno di noi. Appena sufficienti, per quella - sbalorditiva e rutilante come un kolossal - di Franco Zeffirelli. Che appunto nelle venti sale dell'ex Tribunale barocco di San Firenze, nel capoluogo toscano, sta per allestire la Fondazione che esporrà le tracce di un'impareggiabile carriera.

 

Sessant'anni di film e spettacoli in 10mila mq: tutti i disegni, i bozzetti, le scenografie, i costumi, le foto (oltre a 140mila libri, un teatro musicale e una scuola teatrale) dell'opera omnia, ineguagliabile, firmata dal regista di Romeo e Giulietta e Gesù di Nazareth.

 

Ci sono voluti anni di polemiche e lotte perché la Fondazione divenisse realtà.

«A Roma mi avevano offerto un spazio, purtroppo insufficiente. A Londra s'era mossa perfino la regina Elisabetta, che ama la mia opera dai tempi del Romeo e Giulietta all'Old Vic, il primo mai realizzato da un non inglese nel tempio di Shakespeare.

ZEFFIRELLI ROSI ZEFFIRELLI ROSI

 

Alla fine proprio la mia città natale ha trovato lo spazio adeguato. Un vero dono di Dio. Qui tutto il mio lavoro non sarà solo raccolto come in un museo. Ma fornirà materiale per un'accademia di formazione per i giovani. Una vera casa della cultura sul teatro, l'opera, il cinema».

 

Cosa spinge ad affrontare, a 92 anni compiuti, un'opera di simili proporzioni?

FRANCO ZEFFIRELLI FRANCO ZEFFIRELLI

«Ho sempre sentito il dovere - di più: la vocazione - di trasmettere ai giovani tutto ciò che i miei maestri hanno insegnato a me. I ragazzi di oggi non hanno avuto la nostra fortuna. La vita mi ha regalato un patrimonio sconfinato d'arte e d'amore; che non appartiene a me perché anch'io, a mia volta, l'ho ricevuto da altri. Non farne partecipi chi ci seguirà sarebbe stato un egoismo imperdonabile».

 

Quest'opera spinge ai bilanci. Nell'infinito elenco di celebrità sue amiche, a chi pensa in questo momento?

«Penso a Luchino Visconti. Un maestro come quelli del Rinascimento: ammaestrava mentre creava. Penso ad Anna Magnani. Delle altre si poteva dire: diventerà qualcuno. Lei è stata qualcuno dal suo primo istante di vita. Penso a Maria Callas. Che era fragile quanto più sembrava forte.

 

GIORGIO ALBERTAZZI E FRANCO ZEFFIRELLI GIORGIO ALBERTAZZI E FRANCO ZEFFIRELLI

E che era gelosa della Magnani. Penso a Marilyn Monroe. Vittima incapace di esistere come creatura vera, al di fuori del proprio personaggio. Penso a papa Paolo VI. Grande e coraggioso, ha salvato la Chiesa in travaglio. Penso a Liz Taylor e Richard Burton, a Laurence Olivier, a Karlos Kleiber, a Joan Sutherland, a Eduardo De Filippo...».

 

Oggi Lei è un maestro riconosciuto. Ma per decenni indigesto alla prevalente cultura di sinistra.

FRANCO ZEFFIRELLI E CARLA FRACCI FRANCO ZEFFIRELLI E CARLA FRACCI

«Perché ero il solo a essere anticomunista. Mi odiavano perché non mi accodavo. Addirittura perché credo in Dio. Ma l'odio dei comunisti mi ha solo spinto a fare di più e meglio. Anche se l'ho pagato caro. Non solo con pregiudizi e ostracismi di tutti i tipi - non a caso ho svolto la mia carriera soprattutto all'estero. Contro di me prepararono perfino un attentato. Erano gli anni '70. Doveva sembrare un incidente automobilistico. La scampai solo perché un amico mi avvertì in tempo».

 

E poi ci sono state le polemiche feroci: dalla Juve alla battaglia contro l'aborto...

«Tutta la mia carriera l'ho fatta facendo dispetto a qualcuno».

 

Quale dei suoi film ama di più?

Zeffirelli Berlusconi - Nonleggerlo BlogZeffirelli Berlusconi - Nonleggerlo Blog

«I miei film sono nati da un atto d'amore. Per questo ne ho fatto anche di brutti: quelli non li amavo davvero. Romeo e Giulietta è stato la passione della giovinezza. Un tè con Mussolini quello della maturità».

 

Re degli allestimenti d'opera opulenti e d'effetto, che ne pensa delle odierne regie liriche?

«Non mi faccia parlare. Se penso alla Traviata alla Scala nel 2013, con Violetta che impastava le tagliatelle, rabbrividisco. Il narcisismo dei registi incompetenti ha infettato tutti: direttori, sovrintendenti, molti cantanti e - ahimè - anche parte del pubblico. Io, come regista, ho sempre cercato di “far vedere” la musica. Molti di questi presuntuosi ignoranti, oggi, cercano solo di mettere in mostra sé stessi».

FRANCO ZEFFIRELLI VALERIA MARINI CARLA FRACCIFRANCO ZEFFIRELLI VALERIA MARINI CARLA FRACCI

 

Lei è l'unico italiano nominato «Sir» da Sua Maestà. E da noi nessuno l'ha proposta senatore a vita.

«Per carità! Meno m'immergo nel pentolone della politica italiana e meglio mi sento. Se penso a certi partiti qualunquisti di oggi, così volgari, così simili ai fascisti d'un tempo... Non voglio averci nulla a che fare».

 

Il suo amico Berlusconi è ormai a fine pena. Riuscirà a essere ancora il Berlusconi di sempre?

«Sarà ancora e sempre oggetto di irritazione per la mediocrità altrui. Dunque, sarà il Berlusconi di sempre».

 

A 92 anni pensa alla morte?

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«Sì. Purtroppo. Alcuni miei coetanei con serenità, altri con paura. Io con rimpianto. Le battaglie di questa vita mi hanno insegnato molto, e hanno fatto di me una persona migliore. E poi? “E poi il Nulla”, canta Jago nell'Otello di Verdi. Ma io devo credere per forza all'aldilà. Non è possibile che tutti i grandi con cui ho lavorato, che tutto quel genio irripetibile ora sia ridotto al nulla. No. Io devo credere per forza».

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