1- ABBIAMO UNA BANCA O UN PARTITO? MENTRE BANCA MPS COMPRAVA A PESO D’ORO ANTONVENETA, A ROMA NASCEVA IL PARTITO DEMOCRATICO. DA PRODI A VELTRONI, DAI SINDACATI AI PIDDINI SENESI: TUTTA LA SINISTRA FESTEGGIÒ IL “COLPO” (IN TESTA) DI MUSSARI 2- E LUIGI BERLINGUER SI RITROVO’ IL FIGLIO ALDO CONSIGLIERE DI ANTONVENETA E LUI STESSO CANDIDATO L'ANNO DOPO ALLE EUROPEE NELL'AREA NORDEST. QUELLA DI ANTONVENETA 3- OLTRE AI 10 MILIARDI PER L’ACQUISTO DI UNA BANCA CHE SANTANDER AVEVA INGLOBATO APPENA DUE MESI PRIMA PAGANDOLA 6,6, IL MPS SI ACCOLLA ANCHE IL DEBITO DI ANTONVENETA DI 7,9 MILIARDI DI EURO. TOTALE: 17,9 MILIARDI DI EURO A FRONTE DI UN VALORE PATRIMONIALE “REALE” DELLA BANCA ACQUISTATA DI APPENA 2,3 MILIARDI

1 - DA PRODI A VELTRONI, DALL'EX GOVERNATORE TOSCANO AGLI ESPONENTI SENESI DEL PD: TUTTA LA SINISTRA FESTEGGIO' L'ACQUISTO ANTONVENETA
Gian Marco Chiocci per "Il Giornale"


Un Monte di coincidenze. Come quelle incrociatesi sul finire del 2007 e inizio 2008 allorché in concomitanza con l'acquisizione a prezzi stratosferici di Antonveneta da parte della «banca rossa» Monte dei Paschi (su cui indaga la Procura di Siena) nasceva il Pd. Del neonato partito di centrosinistra costituivano l'ossatura due personaggi come D'Alema e Fassino, protagonisti proprio in quei giorni di violente polemiche col giudice Forleo di Milano per le intercettazioni sul tentativo di scalata di Antonveneta e sulle diramazioni collegate come quella Bnl-Unipol («abbiamo una banca»).

In quel preciso periodo, in realtà, una banca i Ds già l'avevano. O per meglio dire, gli uomini di riferimento del partito senese erano ai posti di comando come «deputati» della Fondazione Mps che controlla la Banca Mps al cui vertice, nemmeno a dirlo, vi era un uomo nato nella Fgci, cresciuto nel Pds, maturato nei Ds: Giuseppe Mussari, oggi presidente dell'Abi, un tempo dalemiano di ferro, dal 2001 al 2006 presidente della stessa Fondazione e che poi si autonominò, con poca eleganza anche a detta dell'amico-ministro Visco, presidente della Banca.

Mussari oggi è indagato per Antonveneta. Sempre in quel tempo il Santander del potentissimo Emilio Botin sfilava l'Abn Ambro (che controllava Antonveneta) a Barclays dopo aver lanciato un'opa con Royal Bank e Fortis, prendendosi la parte di asset italiani. Il prezzo pagato dagli spagnoli per la banca del Nord est, si scoprirà poi, ammontava a 6,6 miliardi di euro. Ma il guadagno che Botin ricaverà nel rivenderla nemmeno due mesi dopo a Mps per 9 miliardi (che diventeranno poi 10) sarà gigantesco anche perché tenne per sé il corporate Interbanca che valeva 1,6 miliardi di euro.

Con una nota dell'8 novembre 2007 Mps annunciava trionfale il finanziamento della mega acquisizione che col tempo si rivelerà fatale per il suo antico patrimonio. «Non abbiamo pagato un prezzo caro. Siamo una banca sana e pensiamo di fare di Antonveneta una storia di successo», gongolava Mussari nonostante la Borsa avesse accolto la novità sospendendo Mps per eccesso di ribasso (meno 10 per cento). Con l'allora presidente gioì tutto il Pd a dimostrazione di una commistione fortissima tra sportelli e politica.

Tra i più felici c'era Romano Prodi: «La cosa in sé della creazione del terzo gruppo bancario italiano è certamente da vedere con occhio positivo. Dal punto di vista strategico ne ho un'impressione positiva». Più che entusiasta dell'acquisizione Antonveneta Walter Veltroni, che due mesi dopo verrà premiato proprio da Mussari al premio Frajese sul giornalismo, attaccato frontalmente da Riccardo Pedrizzi, allora segretario della commissione Finanze della Camera: «La vicinanza dei vertici dell'istituto senese con la nomenklatura diessina non è un mistero, ma la speranza è che il neoleader del Pd, Veltroni, non utilizzi il controllo indiretto del nuovo gruppo per cercare di lanciare un'opa politico-elettorale in quelle zone, come il Triveneto, dove la Cdl negli ultimi anni ha cementato il proprio rapporto con la classe produttiva e imprenditoriale sulla sola base delle proposte politiche».

Anche l'ex parlamentare Pd ed ex sindaco Ceccuzzi fece fatica a trattenersi: «Antonveneta? Un capolavoro della banca senese, che è sempre più solida» (sic!). Il sindaco Pd in carica quell'8 novembre, Maurizio Cenni, ringraziò così Mussari e i vertici Mps: «Si tratta di una grandissima operazione che fa crescere la banca. Un'operazione fatta senza rumors e senza clamore, nello stile di Montepaschi. Faccio i complimenti a tutto il management».

La soddisfazione sua e della regione Toscana che rappresentava portò Claudio Martini, dal lontano Messico, a dirne di belle anche lui: «Questa acquisizione fa del Monte una delle principali realtà bancarie del Paese e consentirà di svolgere un ruolo ancora più importante a sostegno della crescita dell'economia toscana e nazionale». Per la cronaca: Comune e Provincia di Siena e Regione Toscana, guidate dal centrosinistra, hanno da sempre rappresentati nella Fondazione.

E che dire dei fin troppo timidi sindacati che solo oggi, con la banca che affonda, attaccano i vertici del Monte dissanguato dall'operazione Antonveneta: «Esprimiamo grande soddisfazione - recitava una nota della Fabi, Cisl, Cgil-Fidsac, Uilca - per un'operazione che consente di concretizzare in maniera effettiva la costituzione di un terzo polo bancario all'interno del panorama domestico, mettendo al riparo la Banca da speculazioni mediatiche e finanziarie. I lavoratori della Banca e del Gruppo hanno ampiamente contribuito alla realizzazione di questo basilare obiettivo».

La Fisac-Cgil, da sola, aggiunse: «È la migliore risposta alle tante maliziose accuse del passato, si può crescere mantenendo forte il valore dell'autonomia e del radicamento territoriale (...)». Tra i pochi che in quel festeggiare scomposto provarono a lanciare l'Sos furono pochissimi rappresentanti di liste civiche e piccoli azionisti.

Da Roma tuonò Giorgio Jannone di Forza Italia, che anche a nome del partito dettò queste precise righe alle agenzie di stampa: «Con la fusione Mps-Antonveneta la sinistra completa il suo piano, già da tempo in atto, finalizzato a monopolizzare e controllare il sistema bancario italiano. La possibilità di concedere affidamenti e l'enorme patrimonio gestito dalle banche di sinistra costituiscono una sorta di potere assoluto sul sistema produttivo del Paese. Dalla scalata di Unipol in avanti ma anche da altre vecchie operazioni, Prodi ha saputo abilmente concentrare tutto il suo controllo su buona parte del credito italiano».

Com'è andata a finire è noto a tutti. Sulle macerie della banca più florida italiana son scoppiate liti fratricide e guerre per banche tra ex Ds ed ex Margherita che si rifanno, chi uno chi l'altro, ai big del Pd. Da Rosy Bindi (amica della moglie di Profumo) al potentissimo consigliere regionale Alberto Monaci, da Giuliano Amato (che in queste terre è stato eletto oltre ad aver rischiato di diventare presidente della Fondazione Mps) al tandem D'Alema-Bersani, da Franco Bassanini, presidente della Cassa Depositi e Prestiti e della Fondazione Astrid, all'ex ministro ed ex rettore dell'università di Siena, Luigi Berlinguer. Che si è ritrovato il figlio Aldo consigliere della banca strapagata a Santander e lui stesso candidato l'anno successivo alle Europee nell'area Nord est. Quella di Antonveneta.

2 - ADUSBEF: MUSSARI SI DIMETTA DALL'ABI. INTANTO I PM ASCOLTERANNO L'EX SEGRETARIO DEL PD DI SIENA...
Da "La Stampa"


Nel silenzio della procura di Siena e del diretto interessato, le voci sull'iscrizione di Giuseppe Mussari nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta su Antonveneta provocano comunque delle reazioni. Secondo l'Adusbef Mussari, attuale presidente dell'Abi, deve dimettersi dalla guida dell'associazione delle banche italiane. L'inchiesta, per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, va intanto avanti. Dopo aver sentito come persone informate sui fatti Vittorio Grilli (ex direttore generale del Tesoro) e l'ex Bankitalia Anna Maria Tarantola, nei prossimi giorni dovrebbe essere sentito l'ex sindaco Ceccuzzi - nel 2007 segretario del Pd -, mentre la Guardia di finanza sarebbe tornata, nei giorni scorsi, ad acquisire documenti nella sede di Mps.

3- OPERAZIONE ANTONVENETA-MPS, LA PROCURA VA A CACCIA DI ALTRI MILIARDI -
FARI PUNTATI SULLA GESTIONE PRECEDENTE. OLTRE ALL'ACQUISTO SANATE PERDITE PER 7,9 MILIARDI
Gian Marco Chiocci per Il Giornale

Trema la politica nazionale. Trema il mondo bancario. L'unico che sembra dormire tranquillo nonostante le scosse giudiziarie del terremoto in arrivo su An¬tonveneta sembra essere il nuovo presi¬dente di Banca Monte Paschi, Alessan¬dro Profumo. Il quale, sin dal suo arrivo a Rocca Salimbeni, parla il meno possibile di quell'operazione folle del 2007 condot¬ta personalmente dal suo predecessore Giuseppe Mussari, oggi al vertice del¬l'Abi, formalmente indagato dai pm di Siena.

Profumo ha preso atto degli accer¬tamenti del valutario della Gdf, delle pro¬teste dei piccoli azionisti, delle perdite stratosferiche con le quali si ritrova a man¬dare avanti la baracca. Con un pizzico di perfidia ha solo ricordato che quand'era ad di Unicredit gli offrirono il gruppo cre¬ditizio del Nord Est a un prezzo più basso ma non lo comprò perché, a suo avviso, era comunque troppo. E solo una settima fa ha lasciato intendere che se dovessero emergere irregolarità nelle attività di acquisizioni con la ban¬ca spagnola che ha venduto Antonveneta al Mps, la «sua» banca si rivarrà sugli ammi-nistratori precedenti.

Gli investigatori delle Fiamme gialle se¬guono come segugi l'odore di quei dieci mi¬liardi (il prezzo ufficiale del costo dell'ope¬razione) per cercare di ricostruire eventua¬li flussi di denaro collegati, verso Santander e non solo. In questa storia i conti sembra¬no non tornare tanto che ballerebbero, se¬condo gli inquirenti, altri miliardi dispersi in più rivoli. L'ex presidente Mussari ha sempre rivendicato la bontà della scelte parlando di un «ottimo affare» per Mps.

In ogni sede ha smentito doppi o tripli giochi tanto che in un'assemblea invitò a leggere il capitolo sui costi per l'acquisizione di An¬tonveneta riportati «all'interno del prospet¬to informativo dell'aumento di capitale » in¬viato alla Consob nel 2008. Più in particola¬re indicò le «fonti di finanziamento» che a suo dire si potevano rintracciare al capitolo «5.155 pagina 69 e seguenti».

Più d'uno lo prese in parola. E appurò che era vero che l'accordo prevedeva che Mps corrispondesse «al closing un corri¬spettivo pari a 9 miliardi, oltre gli interessi, oltre all'importo (ecc)»ma purtroppo poco più avanti vi era anche scritto: «Inoltre An¬tonveneta presenta, alla data del primo aprile 2008, un passivo di circa 7,9 miliardi di euro finanziato dalla controllante AAB che a seguito del closing dell'acquisizione sarà finanziato dal gruppo Mps. Banco San¬tander s¬i è già dichiarato disponibile a defi¬nire un piano di subentro graduale da parte di Mps nell'arco di un anno». Traduzione: quando Mps compra Antonveneta questa è indebitata per quasi otto miliardi e San¬tander, che di Antonveneta è proprietaria, si è messa d'accordo con Monte Paschi af¬finché quest'ultima subentri nel debito.

Dunque, oltre ai 9 miliardi e trecento milio¬ni di euro ufficiali (che poi diventeranno dieci) per l'acquisto di una banca che a sua volta Santander aveva inglobato appena due mesi prima pagandola molto ma molto meno (6,6 miliardi di euro), bisognerebbe sommare alle uscite per Antonveneta an¬che questo debito di 7,9 miliardi di euro. To¬tale: 17,9 miliardi di euro a fronte di un valo¬re patrimoniale «reale» della banca acqui¬stata non di 10 miliardi, non di 9 miliardi, e nemmeno di 6,6 miliardi (visto che gli spa¬gnoli hanno tenuto il corporate Interbanca che valeva un miliardo e mezzo di euro).

Bensì di appena 2,3 miliardi, se si dà retta a quanto riferito dall'ex presidente del colle¬gio sindacale del Mps, Tommaso Di Tanno. Lo stesso pure confessò che per un acquisto così oneroso la banca senese (che all'epoca ne capitalizzava 12,6 di miliardi di euro, e che per procedere dovette fare un aumento di capitale di 5) non aveva affidato preventi-vamente a un qualificato soggetto terzo una due diligence per stimare il reale stato dell'arte della banca oggetto di acquisizio¬ne.

Poi si scoprì che una specie di due dili¬gence in realtà era stata fatta, ma successiva¬mente all'acquisto, a cose fatte.L'affare An¬tonveneta, concluso a novembre 2007, ve¬niva formalmente ultimato nei primi mesi del 2008 grazie anche all'intervento della Fondazione Mps che al pari di Banca Mps poi pagherà carissimo quell'intervento. Di lì a poco il mondo entrerà nella sua crisi più nera dal 1929 per il crack Lehman Brothers. «Chi fa ricadere sul fallimento della banca d'affari americana i disastri di Mps - com-menta un investigatore - mente sapendo di mentire. Così non si fa un buon servizio alla verità».

 

 

MPS LINGRESSO DI ROCCA SALIMBENI SEDE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA SEDE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA fassino dalemahpa32 veltroni giu mussariEmilio BotinROMANO PRODI CECCUZZI lapresse romano prodi claudio martiniGiorgio Jannone - Copyright PizziLOGO ANTONVENETARosy BindiMUSSARI PROFUMO jpegalessandro profumo giuseppe mussari alessandro profumo ALESSANDRO PROFUMO santanderTommaso Di Tanno

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