1. BERLUSCONI NON HA MOLTE ALTERNATIVE: SE ROMPE, FA CASINO, VA ALLA GUERRA, LO SCENARIO E' QUESTO: SALTA IL GOVERNINO E SE NE FA UN ALTRO CON IN PROGRAMMA UN SOLO PUNTO, LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CON LA REINTRODUZIONE DEL MATTARELLUM 2. DA UNA PARTE. DALL’ALTRA IL PDL FINIREBBE IN UN ATTIMO, IL RITORNO A FORZA ITALIA E AL PARTITO LEGGERO PURE. LA CONSEGUENZA SULLE SUE AZIENDE, ALL'INTERNO DI UNA CRISI ECONOMICA GIÀ DI PER SÉ DEVASTANTE, SAREBBE ASSOLUTAMENTE CONSEQUENZIALE 3. VA DA SE' CHE I TALEBANI DEL PDL, QUELLI CHE SPINGONO SILVIO B. A FARE CASINO, SONO ESATTAMENTE GLI STESSI CHE STANNO AFFILANDO LE ARMI PER SUCCEDERGLI. SEMBRA CHE IL CAVALIERE GRAVEMENTE FERITO MA VIVO LO ABBIA CAPITO E, SIA PURE CON GRANDE DIFFICOLTÀ PERSONALE, CONTINUA A TENERE A PORTATA DI MANO LE LARGHE INTESE

DAGOREPORT

La sceneggiatura del giorno dopo la sentenza più annunciata si snoda in superficie nell'assoluto rispetto del copione. Tutti incontrano tutti, i falchi fanno i falchi ("te l'avevamo detto che finiva così", dicono in coro a Berlusconi Silvio), le colombe fanno le colombe ma in modo più contrito.

In realtà sotto la superficie, questa sentenza cambia tutto. Cambia tutto politicamente, anche se il Grande Puttaniere non andrà in galera e il governo a breve non rischia nulla. Cambia tutto perché accelera in modo definitivo, soprattutto a causa della rilevanza internazionale che essa ha avuto, il dopo Berlusconi. Quel dopo che era stato rinviato con il quasi pareggio elettorale ottenuto pressoché da solo dal Cavaliere che cenava con eleganza nella sala del Bunga Bunga ad Arcore e che ora ritorna con prepotenza sulla scena: prima sceglie il successore, quello vero, e prima si rifondano gli equilibri dei moderati e prima potrebbe addirittura profilarsi quella oggi impraticabile via d'uscita persino giudiziaria, con una Cassazione comprensibilmente più comprensiva dei giudici milanesi.

Che il Grande Capo seriamente ferito sia in Parlamento o no, conta poco: purché scelga tra la prospettiva di essere di più una sorta di Charles De Gaulle e di meno un Le Pen, altrimenti il rischio che corre e' uno solo, diventare certamente un residuale Le Pen italiano.

Dietro al tema di fondo, al collo di bottiglia che e' la sua uscita dalla vita politica attiva, ci sono le scelte più immediate, che non hanno molte alternative: se Berlusconi Silvio rompe, fa casino, va alla guerra, lo scenario e' questo: salta il governo Letta nipote e se ne fa un qualunque altro con in programma un solo punto, la riforma della legge elettorale con la reintroduzione del Mattarellum.

Il Pdl finirebbe in un attimo, il partito personale pure, il ritorno a Forza Italia e al partito leggero evaporerebbe. La conseguenza sulle sue aziende, all'interno di una crisi economica già di per sé devastante, sarebbe assolutamente consequenziale, tenuto conto anche dell'isolamento internazionale che la sentenza di Milano ha riportato prepotentemente alla ribalta.

Se Berlusconi Silvio, come tutto lascia presagire, non sceglie lo scenario di cui sopra non ha molta scelta: deve sostenere il governo più amico che ha, farsi tutelare dall'ineleggibilità e provare a intestarsi quel poco di buono che il governo riuscirà a fare per dare un filo di ossigeno all'economia agonizzante. Se Letta nipote riuscirà davvero a farlo, ovviamente.

Ps/1. Va da se' che i talebani del Pdl, quelli che spingono Silvio B. a fare casino, sono esattamente gli stessi che stanno affilando le armi per succedergli. Sembra che il Cavaliere gravemente ferito ma vivo lo abbia capito e, sia pure con grande difficoltà personale, continua a tenere a portata di mano i vestiti usati sinora per le larghe intese.

Ps/2. Anche l'inasprimento delle pene rispetto alle richieste dell'accusa deriva dal fatto che dalla fine del 2012 il nuovo articolo 317 del codice penale dispone che la concussione e' solo per costrizione, anche se i giudici non hanno tenuto conto dell'articolo 2 quarto comma dello stesso codice penale: "se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applica quelle le cui disposizioni sono più favorevoli al reo".

 

 

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