1. DAGO SUL “FATTO”: ‘’STIAMO VIVENDO IL FERRAGOSTO DEL TRAPASSO DI BERLUSCONI” 2. “OGGI E’ LO SPREAD CHE CI DICE CHE BERLUSCONI È FINITO. NEL NOVEMBRE 2011, QUANDO MOLLO’ PALAZZO CHIGI, ERA A 575. OGGI È A 230: EPPURE IN ITALIA C’È IL RECORD DEL DEBITO PUBBLICO, LA DISOCCUPAZIONE È ALLE STELLE, LE BANCHE RISCHIANO IL FALLIMENTO. MA DI COLPO LO SPREAD È GUARITO. PERCHÉ? PERCHÉ L’EURO POWER HA DECISO CHE BERLUSCONI APPARTIENE DEFINITIVAMENTE AI GIORNALI DI IERI. MORTO” 3. PANSA SU “LIBERO”: “FORSE PARLEREMO DI SILVIO ANCORA PER MESI. MA ESISTE UNA VERITÀ CHE VA DETTA SENZA RETICENZE DA SUPPORTER: BERLUSCONI NON HA PIÙ FUTURO. E COME CAPO POLITICO È FINITO. PER TUTTI I POLITICI CON UNA STORIA IMPORTANTE ALLE SPALLE ARRIVA IL MOMENTO DI RICONOSCERE CHE IL LORO CICLO SI È CONCLUSO”

1. ROBERTO D'AGOSTINO: "SILVIO DEVE CAPIRE CHE È FINITA MA È STATO LO SPREAD"
Andrea Scanzi per Il Fattoquotidiano.it

‘'Stiamo vivendo il Ferragosto del trapasso di Berlusconi. Gli storici lo ricorderanno così". Roberto D'Agostino è a Sabaudia, "nella casa più bella del mondo, neanche 50 passi e dalla mia camera da letto arrivo al mare". Si diverte a immaginare il futuro politico, "anche se non c'è nulla da ridere. Però Berlusconi ci mancherà, soprattutto a noi cinici".

Perché?

Ogni estate la fabbrica del berlusconismo regalava abissi: bunga bunga, Apicella, Topolanek, bandana, Noemi, il vulcano che eruttava per gli ospiti. La fabbrica di cioccolato. Uno spettacolo unico, abietto, ignobile, unico al mondo.

E politicamente?

Tragedia assoluta. Che ora è finita. Ora tutti i nodi, anzi i nudi, vengono al pettine. È il finale di Berlusconi. Rimarrà, ma dietro le quinte: come leader non c'è già più. Ormai non sa più dove sbattere la testa asfaltata e catramata.

La nota di Napolitano non era così dura.

Infatti non è stato lui a metterlo nel loculo, ma lo spread. Cos'è lo spread? Non è il termometro della salute economica di un paese, ma ciò che sancisce la differenza tra l'epoca della dittatura della lira e quella dell'euro. Oggi lo spread ci dice che Berlusconi è morto.

Spieghi.

Berlusconi si dimette a novembre 2011 non per il bene del paese, ma per salvarsi il culo. Mediaset perde in un giorno 12 punti. Letta, Confalonieri, Doris e i figli gli fanno capire che, se non si dimette, di lì a poco dovrà chiedere la legge Bacchelli.

E lo spread?

Nel momento delle dimissioni era a 575. Oggi è a 230: una cifra da paese normale, addirittura virtuoso. Eppure in Italia c'è il record del debito pubblico, la disoccupazione è alle stelle, le banche come Carige e MPS falliscono. Siamo prossimi al disastro , ma di colpo lo spread è guarito. Perché? Perché l'Europa ha deciso che Berlusconi è definitivamente il passato.

Quindi Letta andrà avanti?

Piace all'Eurozona ed è lei che decide. Dunque il governino Letta-Napo tocca tenerselo. Vige l'articolo quinto: chi ha i soldi ha vinto. E chi ha i soldi è la Germania, che guida il branco. Come dicono i coatti romani, non puoi avere la siringa piena e la moglie drogata.

La siringa piena ce l'hanno i falchi o le colombe?

Nessuno di loro. Costruiscono castelli di sabbia che il mare porta via. I Verdini e le Santadechè non sono falchi, ma catafalchi. Appartengono anche loro all'età della lira. Sono già dentro i loculi, come Berlusconi. Il trapasso è per tutti.

Anche per Alfano e Schifani? Dall'esclusione di Berlusconi guadagnerebbero spazio.

Dopo il casino kazako, Alfano non vedrà più un ministero neanche in tivù. Sarà per sempre l'uomo senza quid. Lui come gli altri sono dipendenti, figure minori di un movimento liquido.

Che succederà a settembre?

Nulla. Qualcuno regalerà a Berlusconi un Alka-Seltzer per digerire l'impossibilità della agibilità politica. Non ci sono grazie che possano salvarlo: è finita un'epoca. Napolitano non manderà mai al voto l'Italia senza legge elettorale, e proprio per questo nessuno farà mai la legge elettorale.

E se Berlusconi fa saltare il banco?

Napolitano fa un altro governino, stavolta di scopo, e si va avanti almeno fino al 2015. Nel frattempo il Pdl capisce che Berlusconi deve ritirarsi nel suo giardino dorato di Arcore e che, non avendo leader carismatici, deve affidarsi al mito della eredità del sangue.

Marina.

Sì. Così la dinastia Berlusconi va avanti. Come i Bush, come i Kennedy. Gli Anni Ottanta hanno sancito il culto del leader personalistico e la fine del comitato centrale di stampo comunista. Le dinastie sono mitiche a prescindere. I Kennedy mica erano geni. Erano depravati. JFK prima si scopava Marilyn, poi la fece uccidere dal mafioso che gli passava le donne.

Marina ha smentito

Lo ha fatto come favore a Napolitano. Ha già pronto anche il "negro", il ghostwriter che le scriverà i discorsi: Paolo Del Debbio. La vera rivelazione della tivù. Populista, furbo. Il padre aveva come consiglieri Letta e Confalonieri, Marina avrà Del Debbio.

E Renzi?

Il Pd, in quanto partito, fatica ad accettare la figura leaderistica. Renzi è il meno peggio, ma non è Berlinguer e potrebbe essere destabilizzato dalla dirigenza.

E Grillo?

Da buon italiano, è riuscito a portare in Parlamento dei rappresentanti mediocri e imbarazzanti, come Crimi o Lombardi. Davvero non c'era niente di meglio? Grillo e Casaleggio lo hanno fatto apposta, perché nessuno li offuscasse. Come Berlusconi. Anche i Di Battista e le Marta Grande sono già finiti.

Eppure lei passa per grillino.

Per Grillo è tutto un problema di ego. Il male dell'Italia non è l'economia, ma l'egonomia. Con me Grillo ha chiuso quando non ha appoggiato Prodi al Quirinale, insistendo con Rodotà. Se la sua linea politica è quella di Bartali, ‘L'è tutto da rifare', ero capace anch'io".


2. PANSA: DICIAMO LA VERITÀ, BERLUSCONI NON HA FUTURO
Giampaolo Pansa per LIbero quotidiano.it

Forse parleremo di Silvio Berlusconi ancora per mesi. Forse il Cavaliere riuscirà a far cadere il governo Letta, sia pure senza ottenere le elezioni anticipate. Forse i suoi tifosi continueranno a invocarlo come l'unico leader possibile del centrodestra. Di certo resterà per molti un personaggio pubblico rispettato.

Però a mio avviso esiste una verità che va detta senza reticenze da supporter o ipocrite: Berlusconi non ha più futuro. E come capo politico è finito. Per tutti i politici con una storia importante alle spalle arriva il momento di riconoscere che il loro ciclo si è concluso.

Nella storia italiana del dopoguerra è accaduto a molti. È sufficiente citare il nome più grande: Alcide De Gasperi. Dopo aver guidato sette governi, nel luglio 1953 tentò di costituire l'ottavo, ma non ottenne la fiducia. Lasciò il posto al governo monocolore democristiano di Giuseppe Pella e il 19 agosto 1954 morì, all'età di 73 anni.

Di certo Berlusconi camperà assai più a lungo di De Gasperi. Il 29 settembre compirà 77 anni e ha l'aspetto e l'energia di un signore in ottima salute. I suoi lati deboli, semmai, sono altri. E adesso il Bestiario proverà a indicarne due, con bonarietà e senza nessuna intenzione provocatoria.

Sul versante giudiziario, il Cavaliere è messo male. Ha appena ricevuto dalla Cassazione la conferma di un condanna a quattro anni di carcere, di fatto ridotti a uno. In più gli è stato inflitto un lungo periodo d'interdizione dai pubblici uffici, compresa una carica parlamentare.

Sino a oggi può sperare soltanto in un atto di clemenza del presidente della Repubblica. Ma sarà lui a doverlo chiedere a Giorgio Napolitano. È facile immaginare che il Cavaliere vivrebbe questa domanda come un'umiliazione.

Comunque, la situazione giudiziaria dell'ex premier risulta molto complicata. Lo aspettano altri processi e forse nuove condanne. Anche il più tignoso dei suoi avversari non può non riconoscere una verità: Berlusconi è il leader politico più processato in tutta la storia repubblicana. È possibile che sia vittima di un complotto delle toghe rosse, ossia di magistrati militanti che lo avversano. Ma se è così, bisogna ammettere che la congiura ha avuto successo.

Ne deriva una domanda inevitabile: un capo politico abbattuto da un complotto è ancora in grado di esercitare le proprie funzioni senza difficoltà? Ecco un quesito che il centrodestra dovrebbe porsi. Altrettanti problemi troviamo sul versante politico. In questa metà d'agosto ha preso il via l'ennesima mutazione del centrodestra. Il Cavaliere ha voluto ritornare alle origini. Da Forza Italia a Forza Italia, passando per una serie complessa di sigle e di accorpamenti partitici-elettorali.

Questo salto nel passato mi sembra l'indizio più evidente di una debolezza esistenziale del Cavaliere. Parlo per esperienza personale. Ho un anno più di Berlusconi. E mi rendo conto che apparire sempre uguali a se stessi non è una civetteria da signori anziani. È l'inevitabile antidoto psicologico contro l'avanzare della vecchiaia e la paura di morire. A volte mi capita di osservare con attenzione una mia fotografia di qualche anno fa. E se mi sembra di non essere cambiato troppo, mi sento soddisfatto.

Quando vinse la sua prima battaglia elettorale nel marzo 1994, Berlusconi aveva 57 anni e l'aspetto di un quarantenne. È fatale che voglia fare un tuffo all'indietro nel tempo. Purtroppo per lui, da quell'anno il mondo è cambiato, e insieme è cambiata l'Italia. Per capirci, è sufficiente ricordare alcuni degli eventi accaduti nell'anno magico della sua vittoria d'esordio. Nel 1994 morì Richard Nixon. Nelson Mandela venne eletto presidente del Sudafrica. La Federazione russa invase la Cecenia. Israele firmò la pace con la Giordania. Indro Montanelli lasciò la direzione del Giornale da lui fondato. Morì Giovanni Spadolini. Venne ritirato il passaporto a Bettino Craxi che si trovava già in Tunisia.

Mi meraviglio che Berlusconi, sempre così versatile, capace di ardite fantasie e attento a non ripetersi, sottovaluti i rischi connessi a un passo a ritroso di vent'anni. Non voglio ripetere il logoro adagio che, quando si ripresenta, la storia passa dalla tragedia alla farsa. Ma il minuscolo aereo che sorvolava Forte dei Marmi trascinando lo striscione «Forza Italia, Forza Silvio» era un spettacolo penoso. Berlusconi per primo sa di essere irripetibile. Dunque ha dei doveri verso se stesso e nei confronti dei suoi elettori.

Dopo la vittoria del 1994 disse parole che non ho dimenticato. Qualcuno gli osservò che aveva compiuto un miracolo. E lui rispose: «Non ho fatto nessun miracolo. Mi sono limitato a offrire una casa a tanti elettori che l'avevano persa». Si riferiva agli italiani che avevano votato per la Dc, per il Psi e per i partiti laici, distrutti dal terremoto di Tangentoli e di Mani pulite. Oggi il Cavaliere ha lo stesso compito di allora. Deve dare una nuova casa ai milioni di elettori del centrodestra che nelle elezioni del febbraio 2013 non hanno più votato per il Pdl. E si sono rifugiati nell'astensione o hanno scelto il voto suicida per le Cinque stelle di Beppe Grillo.

Se rifiuta di farlo, tradisce la propria storia e verrà ricordato soltanto come un politico fallito. Ma per tenere fede a questo impegno, Berlusconi deve rinunciare al suo status odierno di leader assoluto del centrodestra. Per assumere il ruolo del costruttore, invece di quello del comandante in capo. E poiché in quest'epoca, dominata dallo strapotere dei media, il successo elettorale di qualsiasi partito è legato alla figura di un leader, Berlusconi deve accettare la croce di cercarlo lui il nuovo numero uno di Forza Italia, se questa sigla da antiquariato sarà destinata a durare.

Conosco già l'obiezione: non esiste in natura nessun successore di Silvio. Ma la risposta, non soltanto del Bestiario, bensì di molti elettori del centrodestra, recita con semplicità: non esiste perché non viene cercato. E Berlusconi per primo non sembra avere interesse a cercarlo. A causa della pulsione a durare di qui all'eternità che ho già descritto, dettata dall'angoscia di scomparire. Non dimentico quel che accadde quando Angelino Alfano diventò il segretario del Pdl. Come era sempre avvenuto, fu Berlusconi a sceglierlo, con una decisione del tutto personale.

Ma dopo averlo messo in sella, si precipitò a dichiarare che Alfano non possedeva il «quid» che distingue un leader da un buon dirigente. Ed è qui che emerge l'ultima domanda, quella delle cento pistole come la chiamava un vecchio quiz televisivo: può sperare di vincere le elezioni un partito che rimane sempre lo stesso ed è guidato da un vecchio capo che rifiuta di trovare, d'accordo con il gruppo dirigente, un nuovo leader?

E ancora: la bandiera di Forza Italia è quella giusta per condurre alla riscossa i tanti moderati che esistono, a tutti i livelli, nella società italiana del 2013? Confesso di non avere una risposta. Però mi ha colpito il passo di un articolo di Francesco Bei, su Repubblica di sabato 17 agosto.

Sosteneva che Berlusconi aveva risposto ai falchi vogliosi di andare subito a elezioni anticipate, dicendo: «Anche se la sinistra è sotto di tre punti rispetto alla nostra coalizione, Matteo Renzi è sempre quindici punti avanti a me nei sondaggi. Loro metterebbero subito da parte le divisioni. E pur di batterci si ricompatterebbero sul sindaco di Firenze». Dobbiamo credere a Repubblica, l'organo ufficiale del Ttb, Tutto tranne Berlusconi? Per una volta si può farlo. Ma lo deve fare soprattutto quel che rimane del centrodestra.

 

Roberto dAgostino BERLUSCONI CON FRANCESCA ROMANA IMPIGLIA A VILLA CERTOSABERLUSCONI SPREAD BERLUSCONI E MERKEL AL G VENTI DI CANNES jpegBerlusconi e 5 ragazzeberlusconi harem Silvio Berlusconi con Alfano e Schifani berlusconi impiglia OGGI Lario CHInapolitano draghi MARINA BERLUSCONI AL BILLIONAIRE DI MONTE CARLOMARINA BERLUSCONI CON VANADIA AL LANCIO DEL BILLIONAIRE DI MONTE CARLOgrillo casaleggio giampaolo pansa - copyright PizziANTI BERLUSCONI DAVANTI ALLA CASSAZIONE cassazione esposito antonio SENTENZA BERLUSCONI SOSTENITORI DI SILVIO DAVANTI LA CASSAZIONE Silvio BerlusconiSilvio BerlusconiBerlusconi con una delle prime immagini con dietro il simbolo di Forza ItaliaIL RITORNO DEI MANIFESTI DI FORZA ITALIAForza Italiaberlusconi FORZA ITALIABERLUSCONI FORZA ITALIA

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