1. DAL CELLULARE DEL MANAGER ILVA INTERCETTATO PASSANO TUTTI I POLITICI DEL PD 2. PRESSIONI, PROMESSE, VENDETTE TRASVERSALI: NEI RAPPORTI TRA I PADRONI DELLE ACCIAIERIE RIVA E LA SINISTRA, NON SOLO VENDOLA E BERSANI: DALLO “SPUTTANAMENTO” DEL PIDDINO AMBIENTALISTA DELLA SETA AI SINDACALISTI DI CGIL E CISL TELECOMANDATI, DAGLI ESPONENTI LOCALI DEL PD ALLE PRESSIONI DEL SINDACO DI BARI EMILIANO 2. LA LAPIDE DI FABIO RIVA SUI VELENI: “DUE CASI DI TUMORE IN PIÙ ALL'ANNO, UNA MINCHIATA” 3. DALLE CARTE EMERGE CHE ARCHINÀ PASSA “VELINE” AI QUOTIDIANI CHE LE PUBBLICANO SOTTO PSEUDONIMO: 120MILA PER SPOT SULLE TV E UN MILIONE E MEZZO PER I GIORNALI

Gian Marco Chiocci e Simone Di Meo per "Il Giornale"

È un centralino ambulante, l'ex manager Ilva Girolamo Archinà. Dal suo cellulare, intercettato per 9 mesi dalla Gdf, passano parlamentari, giornalisti, sindacalisti, vertici delle istituzioni, sbirri. A tutti chiede favori, interventi, aiuti.

«SONO NICHI,NON MI SONO DEFILATO»
Vendola chiama il dirigente arrestato. «Ho paura che metto la faccia mia e si possono accendere ancora più fuochi», dice il governatore. «L'Ilva è una realtà produttiva cui non possiamo rinunciare, e quindi fermo restando tutto dobbiamo vederci dobbiamo ridare garanzie, volevo dirglielo perché poteva chiamare Riva e dirgli che il presidente non si è defilato». Archinà incassa e ringrazia. Dalla segreteria del presidente parte una mail indirizzata all'ex dirigente per organizzare un incontro con Riva e Capogrosso (entrambi arrestati).

VENDOLA: A QUELLO «FRANTUMATELO»
Scrive il gip: «Archinà comunicava (alla sindacalista Cisl, Daniela Fumarola, ndr) che il presidente Vendola si era fortemente adirato con i vertici Arpa Puglia... sostenendo che loro non dovevano assolutamente attaccare l'Ilva di Taranto, piuttosto si dovevano occupare di stanare Enel ed Eni che cercavano di aizzare la piazza contro l'Ilva». Archinà, in un'altra telefonata intercettata con la sindacalista Cisl, Fumarola, riferisce che l'avv. Manna (capo segreteria di Vendola) e l'assessore Fratoianni «fossero stati incaricati da Nichi di frantumare Assennato (l'autore della relazione sulle emissioni inquinanti dell'Ilva)». La conferma arriverà dall'attuale capo di gabinetto di Nichi, Davide Pellegrino.

LEGGE DEMOCRATICA AD PERSONAM

Archinà parla 5 volte con il deputato Ludovico Vico (Pd) e 3 con il defunto senatore Pietro Franzoso. A Vico viene chiesto di modificare una norma ad personam per alleggerire i reati di emissioni di gas nocivi che più spesso vengono contestati ai Riva.

PIERLUIGI AIUTACI TU
Sulla e mail di Archinà «veniva intercettato a gennaio 2010 il file di una missiva a firma dell'ing. Emilio Riva che ha come destinatario Pier Luigi Bersani». È il tentativo che i patron dell'acciaieria mettono in campo, coinvolgendo il segretario del Pd che nel 2006 aveva già ricevuto un contributo elettorale di 98mila euro dalla famiglia Riva, per fermare l'offensiva del senatore Pd Della Seta contro l'azienda a difesa della salute dei cittadini. Il Pd Vico è sensibile al tema: «Ora, a questo punto lì alla Camera dobbiamo farli uscire il sangue a Della Seta (...) Perché lui deve capire che non deve rompere le palle no (...). Siamo alla fase di sputtanamento di Della Seta». Archinà: «L'ingegnere ha scritto al tuo segretario».

LA LETTERA ILVA A BERSANI
Eccola la missiva di lamentele di Riva al segretario Pd. «Come tante volte ho avuto modo di rappresentarle» l'Ilva è sottoposta «a pressione mediatica violentissima, alimentata da associazioni ambientalisteche purtroppo trova sponda in alcuni rappresentanti politici più preoccupati di compiacere l'opinione pubblica che di accertare il reale stato delle cose. Mi rivolgo a lei per un episodio di cui è stato protagonista il senatore Della Seta che mi ha sconcertato». Il riferimento è all'emanazione di un decreto legge sulla qualità dell'ambiente, sul Benzoapirene, sulle accuse delle associazioni al governo di aver prolungato i termini sui valori delle emissioni.

E Della Seta avrebbe giocato su più tavoli. Dicendo una cosa, e facendone poi un'altra «Scusi lo sfogo ma proprio per quello che negli anni di reciproca conoscenza ha potuto constatare sulla mia azienda opera, confido che saprà comprenderlo» per salvare posti di lavori, senza star dietro ad «attacchi mediatici su posizioni di pregiudizio ideologico».

UN PARTITO DI PROVINCIA

A interessarsi dei destini dell'Ilva c'è il presidente della Provincia Florido (Pd), ex sindacalista Cisl, alle prese con l'allora assessore Pd Conserva (ai domiciliari, aveva una microspia in ufficio) e con un supplemento di documentazione richiesto all'Ilva dagli uffici provinciali: «Senti Michè, in merito cosa vuol dire quella cosa (la lettera inviata all'Ilva, ndr) cioè sono approfondimenti ma». C'è poco da fare, gli risponde l'altro. «Comunque è un casino! Non si riesce a trovare una soluzione, speriamo che mo passano queste queste elezioni».

EMILIANO E IL «GIOCO DEL SOLDATO»
Il nemico di Vendola ai controlli all'Arpa, Assennato, che si sente attaccato pure dal sindaco Emiliano, inveisce contro Archinà e i tentativi del governatore di mettergli i bastoni tra le ruote: «Girolamo (Archinà, ndr) sono molto incazzato!(...) voi dovete smettere di fare così. Non dovete fare quello che avete fatto, andare dal Presidente e dire che siete vittime di persecuzione dell'Arpa (...). Il gioco lo facevamo quando avevamo 15 anni!».

DALLA PISTOLA AL PROSELITISMO
Nelle carte spuntano anche le chiamate tra Archinà e il sindaco vendoliano di Taranto (quello con il revolver alla cintola) Ezio Stefàno, con cui «intrattiene utili rapporti confidenziali» tanto da chiedergli e ottenere di spostare il referendum sul'Ilva in una data «più lontana possibile». Osserva il gip: «Lungi dall'intervenire nelle vicende sulle emissioni tossiche del siderurgico con la fermezza ed incisività che le esigenze di tutela della salute imponevano, il sindaco appariva incline ad assumere iniziative accondiscendenti e solidali verso l'Ilva».

«UNA MINCHIATA DUE TUMORI IN PIÙ»
Anche il ministero dell'Ambiente avrebbe esercitato pressioni su Assennato grazie ai buoni uffici del legale dell'azienda. E, sull'aumento dei casi di neoplasie a Taranto, Fabio Riva è tranchant: «Due casi di tumore in più all'anno una minchiata».

GIORNALISTI E SINDACALISTI AMICI
Dalle carte emerge che Archinà passa «veline» ai quotidiani che le pubblicano sotto pseudonimo: 120mila euro per spot sulle tv e un milione e mezzo per i giornali. Poi ci sono i rapporti segreti Ilva-sindacati sul referendum indetto dall'associazione Taranto Futura per chiedere misure drastiche contro l'azienda. Per scongiurarlo Archinà «convoca» sindacalisti di Cgil e Cisl e li invita a ricorrere al Tar così da bloccare tutto. Detto, fatto.

 

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