1. DOPO AVER DEVASTATO L’ECONOMIA DI MEZZA EUROPA, ORA I TECNICI SI ACCORGONO CHE FORSE NON AVEVANO CAPITO NULLA (MEJO: HANNO FATTO FELICI I LORO PADRONI) 2. CI VOLEVANO I PROF PER CAPIRE CHE OGNI PUNTO DI PIL RECUPERATO CON PIÙ TASSE E MENO SPESA VIENE INTERAMENTE MANGIATO DA MENO PRODOTTO CAUSATO DALL’AUSTERITY? 3. UNA SPIRALE INARRESTABILE STA STRANGOLANDO IL NOSTRO PAESE FACENDO SCHIZZARE LA DISOCCUPAZIONE A NUMERI RECORD E I CONSUMI A LIVELLI DA DOPOGUERRA 4. QUALCUNO AVVERTA MONTI: DOPO IL VOTO L’ITALIA DOVRÀ SOPPORTARE L’ENNESIMA MANOVRA CORRETTIVA PER RAGGIUNGERE IL FETICCIO TEDESCO DEL PAREGGIO DI BILANCIO 5. AL FONDO MONETARIO SI ACCORGONO SOLO ADESSO CHE I LORO MODELLI ECONOMICI ERANO ERRATI: CHI PAGHERÀ PER IL FALLIMENTO DI MIGLIAIA DI PICCOLE AZIENDE?

Roberto Petrini per "La Repubblica"

Sia nel 2012 che nel 2013 i tagli e le tasse si mangiano un punto di crescita economica. C'è chi ricomincia a parlare di nuove correzioni di bilancio stimandole in circa 7 miliardi. Le misure del governo. Lo scenario: molte le incognite post-voto. Persino gli arcigni custodi dell'economia del Fondo monetario internazionale hanno cambiato idea: non più di tre mesi fa hanno deciso che un eccesso di austerity strangola l'economia.

Di conseguenza hanno cominciato a cambiare i loro modelli: mentre prima pensavano che ad ogni punto percentuale di taglio del deficit avrebbe corrisposto mezzo punto in meno di crescita, ora ritengono che il taglio di un punto nelle spese riduca almeno di un punto il Pil. E se la crisi europea degli ultimi quattro anni ha fornito prove abbondanti degli effetti nefasti del rigore a senso unico, ora l'allarme arriva anche nel nostro paese e per mezzo dell'autorevole «Bollettino » della Banca d'Italia.

Perché tra le previsioni sul Pil italiane fatte nel luglio del 2011 e quelle diffuse ieri da Via Nazionale c'è un punto di scarto? Ovvero perché il Pil dello scorso anno è sceso del 2,1 per cento e quello di quest'anno sarà sotto di un punto? Ad appesantire il risultato del Pil, come spiega con evidenza una tabellina di Bankitalia, sono le manovre di finanza pubblica che hanno affossato le previsioni e, di conseguenza il Pil dello scorso anno di un punto (un terzo della differenza complessiva) e quelle dell'anno in corso di 1,1 punti (la metà dello scarto).

Del resto basta andare con la memoria all'entità delle manovre avviate nell'estate del 2011 da Berlusconi e Tremonti e proseguite con il montiano «Salva-Italia »: raggiungono sul 2013, secondo uno studio dello Svimez, i 100 miliardi di euro in valori cumulati. Per due terzi si è trattato di aumenti di tasse (indirette e sui consumi dall'Iva alle accise sui carburanti) per la restante parte di un taglio alle spese. Non poteva andare altrimenti: il presidente della Corte dei Conti Giampaolino lo ha detto più volte nei mesi passati parlando di rischio di un «corto circuito tra rigore e crescita».

In altre parole il rigore abbatte il Pil, le entrate diminuiscono e il deficit sale di nuovo rendendo necessaria una nuova e dolorosa manovra.
É così che il mitico pareggio di bilancio custodito in Costituzione rischia di non tenere: i dati al netto del ciclo, cioè strutturali, che dovranno servire da test per il conseguimento dell'obiettivo europeo non sono naturalmente noti.

Tuttavia il vecchio indicatore, non corretto, già balla: il governo aveva fissato il deficit per quest'anno all'1,8 per cento ma sono in molti a guardare verso il celebre 3 per cento, come farà ad esempio l'autorevole centro studi Ref, nelle sue imminenti previsioni. Stessa musica per il debito, anch'esso con il fiscal compact inserito in un percorso di rientro duro e sanzionabile a partire dal 2015.

La caduta del Pil a causa dell'austerità non fa altro che aumentare il rapporto che quest'anno raggiungerà il 126,1 per cento del Pil.
Inevitabile parlare di un intervento di correzione che tuttavia sarà noto solo ad urne chiuse: come noto è marzo il mese che apre le grandi operazioni per la costituzione del bilancio, quando appaiono i consuntivi ufficiali del 2012 e le previsioni del 2013. Inoltre, in primavera, arrivano anche le indicazioni sulla crescita di Fmi e Unione europea.

Il sottosegretario all'Economia Gianfranco Polillo ieri si è espresso senza mezzi termini sull'Italia: «L'impressione è che le previsioni non siano corrette. Insomma siamo messi male ed è possibile che possa servire una nuova manovra ». Di quanto? Lo sapremo dopo le elezioni e dopo una campagna elettorale che Berlusconi ha incentrato tutta sulla riduzione delle tasse.

C'è chi parla di 7 miliardi, ma lo stesso Bersani ha richiamato il concetto di «polvere sotto il tappeto» e Tremonti ha evocato senza mezzi termini la necessità di un manovra. Certo a favore gioca la spesa per interessi che sta calando, come segnala lo spread e, se si mantenesse a questi livelli, si potrebbero risparmiare una decina di miliardi in due anni. Ma poi ci sono le spese: due miliardi li ha caricati l'ultima legge di Stabilità, che ha gonfiato il deficit e non lo ha ridotto. Senza contare gli esodati, i precari della pubblica amministrazione e una serie interminabile di spese non rinunciabili. Se il vento dello spread soffia mite sull'Europa la navigazione dell'Italia non è ancora completamente al riparo.

 

fondo monetario internazionale Fondo Monetario Internazionale monti merkel ANGELA MERKEL E MARIO MONTIdraghi DISOCCUPATICONSUMI

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