1. DOPO AVER FATTO IL BULLO IN TV SUI MANAGER PUBBLICI CHE DEVONO ESSERE IMMACOLATI, RENZI NOMINA SALVATORE MANCUSO NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELL’ENI 2. PER IL FINANZIERE SICULO, GIA’ CAPITANO CORAGGIOSO IN ALITALIA, LA PROCURA VUOLE IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL CRAC ZUNINO: AGGIOTAGGIO E OSTACOLO ALLA VIGILANZA 3. ACCUSE NON DI POCO CONTO, PER UN FUTURO AMMINISTRATORE ENI. NON SI SA SE RENZIE NE FOSSE INFORMATO. MA LA RACCOMANDAZIONE DI ALFANO, CHE SUL SUO AMICO FINANZIERE HA GIOCATO TUTTE LE PROPRIE CARTE, HA FUNZIONATO ALLA PERFEZIONE 4. A SCARONI CHE SI ERA LAGNATO DELLA NORMA DI ONORABILITÀ (“NON ESISTE IN NESSUNA SOCIETÀ AL MONDO”), RENZI RISPOSE: “È VERO, QUELLA NORMA NON C’È NEGLI ALTRI PAESI, MA NOI SIAMO CONTENTI CHE CI SIA E ABBIAMO RAGIONE A VOLERLA”. APPLAUSI. E ORA CHE FA IL GRANDE MORALIZZATORE, SI TIENE MANCUSO ALL’ENI PER FAR CONTENTO ALFANO?

Francesco Bonazzi per Dagospia

Magari andrà tutto bene, perché in fondo una richiesta di rinvio a giudizio non è mica una condanna. Però chissà se qualcuno ha avvertito Matteo Renzi che il finanziere Salvatore Mancuso, designato per il cda dell'Eni, qualche problemino con la giustizia ce l'ha e riguarda una storia non da poco come Risanail crac della Risanamento di Luigi Zunino.

Per un sito garantista come Dagospia, non è un problema. Ma per il Rottam'attore potrebbe esserlo perché lo scorso 3 aprile è andato a "Otto e mezzo" da Lilli Gruber a fare un po' il gradasso sui cosiddetti "requisiti di onorabilità".

Se si parla di queste faccende, di solito poco gradite alla classe digerente italica, è solo perché c'è stata la solita battaglia senza esclusione di colpi intorno al rinnovo delle nomine pubbliche. Il 31 marzo, Paolo Scaroni si vede rifilare una condanna in primo grado per disastro doloso nella centrale di Porto Tolle. Si proclama innocente, sente aria di "giustizia a orologeria", anche se per fortuna ci risparmia il più classico dei refrain berlusconiani, e quando si presenta in Senato per un'audizione si sfoga così: "Una norma sui criteri per le
nomine pubbliche non esiste in nessuna società al mondo. Se non ce l'ha nessuno, perché devo averla io?".

E' il 3 aprile, e l'ad in uscita del Cane a sei zampe ce l'ha con una direttiva di Gelatina Saccomanni del giugno scorso, che rafforza i requisiti di onorabilità e professionalità degli amministratori e prevede "l'ineleggibilità e, nel corso del mandato, la decadenza automatica per giusta causa, senza diritto al risarcimento di danni, in caso di condanna, anche in primo grado, o di patteggiamento per gravi delitti".

La sera stessa Renzie, provocato dalla Gruber, gli risponde in modo abile: "Scaroni dice il vero, quella norma non c'è negli altri Paesi, ma noi siamo contenti che ci sia e abbiamo ragione a volerla". Applausi. Ma guarda quant'è rigoroso Matteuccio nostro.

E ieri sera procede a un robusto ricambio ai vertici di Eni, Enel, Finmeccanica, Terna e Poste, con quattro presidenze affidate ad altrettante donne e il solo Gianni De Gennaro che salva la poltrona ai vertici del colosso italiano della difesa grazie all'intervento tosto di Napolitano. Giornaloni in festa per la mezza rivoluzione renziana e che non se ne parli più.

Quando però si va a vedere la lista dei candidati per i vari cda, le impronte digitali della vecchia politica, non sempre esempio di "requisiti di onorabilità e professionalità", ci sono tutte.

Salvatore Mancuso, destinato a un posto nell'Eni del dopo-Scaroni, il curriculum ce l'ha bello solido. Siciliano, classe 1949, "dopo aver seguito studi giuridico economici, inizia la sua attività professionale in Sicilcassa nel 1970 ricoprendo crescenti incarichi di responsabilità e per 9 anni la direzione di filiali", si legge nel sito di Equinox, il suo fondo di private equità protagoniste di mille avventure.

Ha fama di grande risanatore, dal Gruppo Cameli a Varasi, e si è mosso spesso di concerto con Intesa Sanpaolo e con i suoi grandi amici, Corrado Passera e Gaetano Miccichè. Ma in passato ha avuto rapporti stretti con Cesare Geronzi, dominus di Capitalia, e con il conterraneo Salvatore Ligresti.

Nel 2008 è entrato nell'operazione "Capitani coraggiosi", messa su da Silvio Berlusconi e da Passera in piena campagna elettorale, e con Equinox ha conquistato la vicepresidenza di Alitalia e un pacchetto del 9%.

Nel febbraio 2010, si dice ancora "molto soddisfatto dell'investimento", parla di compagnia "risanata" e da bravo finanziere annuncia che "quando sarà il momento giusto, spero di uscirne molto bene". A marzo 2013, quando il bubbone sta nuovamente per esplodere, Mancuso sottolinea che "a guidare l'investimento è stato uno spirito romantico, una grande passione". Lo scorso autunno, è in prima linea nel perorare il salvataggio a mezzo Poste Italiane.

Il vero dispiacere, però, gli arriva mercoledì scorso, quando la Procura di Milano chiede il suo rinvio a giudizio, insieme all'immobiliarista Luigi Zunino, nell'ambito del procedimento per il crac - evitato di poco - di Risanamento. Le accuse sono aggiotaggio e ostacolo all'attività di vigilanza.

Accuse non di poco conto, se dimostrate, per un futuro amministratore Eni. Non si sa se e quanto Renzie ne fosse informato. Ma la raccomandazione di Angelino Alfano, che sul suo amico finanziere ha giocato tutte le proprie carte, ha in ogni caso funzionato alla perfezione. 

Del resto non poteva che essere così. Anche perché quando suo fratello Bruno, senatore di Forza Italia, fu tra i primi ad abbandonare le truppe di Arcore per andare con Alfano, la reazione personale di Berlusconi fu durissima. Perfino nei confronti di Salvatore. Che oggi raccoglie con una poltrona di prestigio il segno della gratitudine alfaniana.

 

scaroni e renzi spl RENZI E ALFANO IN SENATO FOTO LAPRESSE SALVATORE MANCUSO E ANTONELLA RODRIGUEZ SALVATORE MANCUSO E GIANCARLO ELIA VALORISalvatore MancusoTAMY E SALVATORE MANCUSOSALVATORE MANCUSO

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