1- ECCO I DOSSIER IN ARRIVO DALLA SVIZZERA SUGLI UOMINI DEL PRESIDENTE DELLA LOMBARDIA. CHE SMISTAVANO MAZZETTE NEL SEGNO DI COMUNIONE E FATTURAZIONE 2- FRA COSCHE E TANGENTI, GLI ARRESTI METTONO IN GINOCCHIO LA GIUNTA LOMBARDA 3- CADRÀ ANCHE LUI SULLA CASA? FORMIGONI PER ANNI È STATO “INQUILINO” IN UNA VILLA DI LIGRESTI, MENTRE DON TOTO’ CEMENTAVA MEZZA LOMBARDIA E ACCUMULAVA DEBITI 4- SU NICOLE MINETTI, CONSIGLIERE REGIONALE ELETTA NEL SUO “LISTINO”, IL VERGINE CELESTE LA SCARICA COSI’: “NON DOVEVA ESSERE CANDIDATA. CHIESI INFORMAZIONI AL FONDATORE, DON LUIGI MARIA VERZÉ, CHE ME LA DESCRISSE COME SERIA E IMPEGNATA” 5- ALLA DOMANDA “COME SI DIFENDE DALLE INSIDIE DEL POTERE?” “IL RIFERIMENTO È A DIO”

1- FORMIGONI, IL CERCHIO SI STRINGE...
Paolo Biondani per "l'Espresso"

Massimo Ponzoni, consigliere e sottosegretario regionale Pdl, straordinario collettore di voti per "il grande capo Formigoni" in Brianza, già assessore lombardo all'Ambiente e alla Protezione civile: arrestato dai magistrati di Monza per una valanga di tangenti urbanistiche e per due bancarotte immobiliari, con imprese svuotate per finanziare le campagne elettorali.

Franco Nicoli Cristiani, ras del Pdl a Brescia, consigliere regionale e assessore all'Ecologia nelle prime giunte Formigoni: incarcerato dai giudici di Brescia e Milano subito dopo aver intascato una mazzetta di 100 mila euro (e ne aspettava altri 100 mila) per autorizzare una discarica fuorilegge di scorie d'amianto. Pierangelo Daccò, imprenditore-faccendiere internazionale di stretta osservanza ciellina, proprietario dello yacht di una delle tante vacanze gratuite del governatore lombardo: arrestato da altri magistrati milanesi per traffici milionari di fondi neri, prelevati dalle casse dell'indebitatissimo ospedale San Raffaele.

Tre nomi, tre inchieste che marcano solo alcuni dei passaggi più recenti delle tempeste giudiziarie che da mesi scuotono i vertici della Regione Lombardia. Imbullonato dal 1995 alla poltrona di presidente, Roberto Formigoni da Lecco, 64 anni, oggi è un politico assediato dagli scandali. Se n'è accorto anche Umberto Bossi ("Ormai ne arrestano uno al giorno") che ha rumorosamente minacciato di togliere l'appoggio della Lega e far crollare la giunta. A rischio di scatenare un regolamento di conti nel centrodestra in tutto il Nord.

Forte del potere garantito dalla poderosa macchina del consenso targata Comunione e liberazione, il "celeste" governatore resta trincerato in cima al grattacielo più alto della metropoli (si è fatto costruire un apposito Pirellone-bis, naturalmente con soldi pubblici), ma mostra tutto il suo nervosismo gridando al complotto di inesistenti giudici comunisti, gli stessi che avevano chiesto il carcere per il suo sfidante di sinistra Filippo Penati.

E per la prima volta dichiara che potrebbe non ripresentarsi nel 2015, con la malcelata speranza di ricompattare la sua base, superare la bufera e puntare su Roma. Gli scandali però si moltiplicano. Dalla sanità alle grandi opere, dai rifiuti alla mafia. Gli sviluppi delle tante inchieste aperte restano imprevedibili. E un colpo di scena inatteso, che "l'Espresso" è in grado di rivelare, arriva dalla Svizzera.

Pochi giorni fa i giudici elvetici hanno trasmesso ai pm milanesi nuovi documenti bancari, che sembrano quasi la fotografia di un peccato originale. Un sistema di conti esteri che per almeno un decennio, quello dell'ascesa e consacrazione del governatore lombardo, ha nascosto e custodito un fiume sotterraneo di finanziamenti che irrorava una specie di cupola di Cl. Soldi versati segretamente da aziende del gruppo Finmeccanica, compresa l'ormai famosa Selex (già Alenia), e dai petrolieri italiani coinvolti nello scandalo Oil for food. Ora le carte documentano che il conto più importante era gestito da due tesorieri ciellini. Almeno uno di loro, negli stessi anni, viveva vicino a Formigoni. Molto vicino. Praticamente sotto lo stesso tetto.

Via Dino Villani è una strada a gomito tra il centro e la periferia nord di Milano, a cinque minuti di macchina dalla Regione. L'immobile con le finiture più ricche è un palazzo a forma di "L", protetto da un alto muro di cinta che lascia intravedere solo il parco e i comignoli dei camini. "C'era anche una piscina", racconta un vicino.

Ma chi è il proprietario? E chi ci vive? A rispondere è un ex custode: "Era di Ligresti. Poi è diventato la villa del presidente Formigoni, che ha abitato qui per molti anni. Ora l'immobile è stato ristrutturato e diviso in appartamenti messi in vendita".

Le visure catastali documentano che il palazzo era ed è tuttora di proprietà dell'Immobiliare Costruzioni (Im.co), la scatola edilizia della famiglia Ligresti. La ristrutturazione, stando ai ricordi dei vicini, sarebbe partita poco dopo i primi articoli di stampa sul ruolo di tre amici di Formigoni nello scandalo Oil for food.

Finora si sapeva che gli assessori ciellini all'urbanistica milanese, da Maurizio Lupi in poi, facevano il possibile per aiutare i maxi-progetti del costruttore siciliano, che da re del mattone è nel frattempo diventato imperatore dei debiti. Ma si ignorava che negli stessi anni Formigoni in persona fosse, nella migliore delle ipotesi, inquilino di Ligresti. Visti gli autorevoli precedenti di Scajola e Tremonti, però, non si può escludere che lo fosse a sua insaputa.

Anche perché quel palazzo non ospitava solo lui: almeno fino all'autunno 2006, quella era una casa-comunità dei Memores Domini, l'associazione che organizza i ciellini più devoti, quelli che convivono in gruppi chiusi che ricordano i "numerari" dell'Opus Dei o i "sigilli" di don Verzè.

Insieme a Formigoni, allo stesso indirizzo di via Villani 4 ha vissuto per anni Alberto Perego, un fiscalista milanese degli studi Sciumè e Interfield. Lo dichiara lui stesso, il 13 ottobre 2006, deponendo in procura come testimone nell'inchiesta Oil for food. Il pm gli chiede se per caso è lui a essersi intestato, per conto dei Memores, un deposito svizzero chiamato Paiolo: è il forziere dove tra il 1994 e il 2004 sono finiti, tra l'altro, 829 mila dollari versati dalle industrie militari del gruppo Finmeccanica.

Perego conferma di far parte dei Memores, spiega che nella casa-comunità di Formigoni viveva anche il suo segretario Fabrizio Rota, ma smentisce qualsiasi pasticcio elvetico: "Non ho mai avuto conti esteri né alcun rapporto con Finmeccanica". Il pm Alfredo Robledo, sulla base di altri documenti e testimonianze, lo indaga per falsa testimonianza. Ora sta per aprirsi il processo. E la Svizzera, il 12 gennaio scorso, ha finalmente trasmesso il documento ufficiale con i nomi dei beneficiari del conto Paiolo, aperto nel lontano 1991, prima di Tangentopoli, alla Bsi di Chiasso.

Il primo titolare è proprio Alberto Perego. Ma la vera sorpresa è che il conto Paiolo, quello che ha custodito fino al 2004 i soldi di Finmeccanica poi travasati verso ignote destinazioni, ha anche un secondo contitolare. Un altro tesoriere occulto di Cl, secondo l'accusa. Che almeno per ora resta senza identità: le autorità svizzere hanno cancellato il suo nome dalle carte. E la procura di Milano non ha fatto una piega, perché rientra nelle regole del gioco: è il segno che si tratta di una persona che finora non è mai emersa nelle indagini italiane. Per cui ha diritto di restare protetta dal segreto bancario svizzero. Morale: nella saga dei conti esteri dell'aristocrazia ciellina, spunta un nuovo mister X delle tangenti bianche.

Sul governatore assediato, però, incombono emergenze giudiziarie più gravi del processo all'amico Perego, destinato a quasi sicura prescrizione.

Non a caso Formigoni, mentre è costretto a contare i suoi ex assessori arrestati (compreso Piergianni Prosperini, già condannato), ora ammette addirittura che forse fu "un errore" ricandidare Nicoli Cristiani, un berlusconiano sceso a patti con Cl senza farne parte, o Ponzoni, che però faceva comodo come recordman delle preferenze, tanto da riconquistare un posto in lista nel 2010, quando era già notoriamente indagato (oltre che intercettato con i suoi amici imprenditori della 'ndrangheta). Il governatore però non parla mai di mariuoli, mele marce o traditori. E non solo perché sa che molti degli attuali detenuti politici erano generosi anche con lui.

Come dimostrano le foto, scoperte da "l'Espresso", di Formigoni in costume da bagno sullo yacht di Daccò. O la testimonianza dell'imprenditore pentito che, per comprare "al presidente" un regalo da 12 mila euro, giura di essersi fatto accompagnare in gioielleria dal suo portaborse, in compagnia di Ponzoni.

Il problema più grave, come osserva Bossi con il consueto garbo, è che la lista degli indagati e arrestati continua ad allungarsi. E oltre ai personaggi più in vista comprende molti altri nomi di sicura obbedienza ciellina.

Qualche esempio? Antonino Brambilla, nominato assessore della Provincia di Monza nonostante la condanna definitiva di Tangentopoli (mazzette sui rifiuti ai tempi dell'emergenza discariche a Milano), è stato appena riarrestato come presunto complice di Ponzoni. Il vicedirettore dell'Arpa, l'agenzia regionale deputata a difendere i lombardi dagli inquinatori, dopo le manette sta vuotando il sacco sulle tangenti all'amianto di Nicoli Cristiani.

Antonio Chiriaco, manager calabrese di cliniche lombarde, promosso direttore sanitario della ricchissima Asl di Pavia con nomina "fiduciaria" della giunta Formigoni, è in galera dal 2010 non per concorso esterno, ma come mafioso organico della 'ndrangheta. Rosanna Gariboldi, assessore del Pdl pavese fino al giorno dell'arresto e moglie del parlamentare Giancarlo Abelli, uno dei più potenti alleati del governatore, è stata già condannata a due anni di reclusione: riciclava sul suo conto a Montecarlo i fondi neri di Giuseppe Grossi, il re degli inceneritori targati centrodestra, scomparso per malattia mentre era indagato per colossali disinquinamenti-fantasma, con frodi fiscali e corruzioni da Milano a Sesto.

Ognuna di queste inchieste potrebbe far partire un effetto-valanga. E a questo punto molti altri imprenditori agganciati alla Compagnia delle Opere, il carro economico di Cl, ora temono le manette per tangenti ambientali o edilizie. Costruttori, disinquinatori e asfaltatori sono terrorizzati dalla scoperta che nelle inchieste sull'urbanistica regionale c'è almeno un pentito con i verbali coperti da "omissis".

Mentre i fornitori sanitari sono impressionati dal vortice di fatture false, fondi neri e spese pazze emerso sullo sfondo delle rovine del San Raffaele, l'ospedale che per Formigoni era "il fiore all'occhiello della sanità lombarda". E che in realtà ha accumulato un passivo - scoperto solo dopo il suicidio del manager Mario Cal - di un miliardo e mezzo di euro. Anche se incassava la bellezza di 600 milioni all'anno di rimborsi sanitari pubblici, per tre quarti garantiti dagli amici ciellini della Regione Lombardia.

Va sottolineato che Formigoni in passato è sempre stato assolto e allo stato non risulta neppure indagato. Il suo nome però continua a ripetersi anche nelle indagini più spinose. Un esempio? Pierluca Locatelli, l'imprenditore che ha corrotto Nicoli Cristiani, nel novembre scorso cercava una raccomandazione per i primi maxi-appalti dell'Expo 2015. Intercettato, ne parla con un funzionario corrotto. Che gli riferisce di aver interessato "Paolo Alli", il sottosegretario ciellino che sta diventando il braccio destro di Formigoni. E com'è andata? "Il presidente ha dato l'ok", assicura il funzionario corrotto dell'Arpa. Per adesso sono soltanto parole. Intercettazioni che attendono riscontri. Ma in Regione Lombardia, dopo vent'anni di affari in libertà, con la crisi sembrano tornati i tempi di Mani Pulite.


2- FORMIGONI SU PANORAMA...
Da "Panorama"

«In lista li mette il partito, i voti glieli dà la gente, a me arrivano come primi degli eletti e anche per questo li nomino assessori. Franco Nicoli Cristiani e Massimo Ponzoni avrebbero avuto le carte in regola, eppure nel 2010 non li ho confermati in giunta. Sarà mica un caso? Col senno di poi, non si sarebbero dovuti neanche candidare...». Così si esprime Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, in una lunga intervista che affronta temi di attualità ma anche intimi, che il settimanale Panorama pubblica nel numero in edicola da giovedì 26 gennaio.

Alla domanda «come si difende dalle insidie del potere?» Formigoni risponde: «Il riferimento è a Dio. Tutte le sere mi faccio l'esame di coscienza. Errori irreparabili non ne trovo. Poi, una volta al mese, o mese e mezzo, mi confesso. Esercizio utile anche per chi non ha fede. Devi interrogarti su ciò che fai».

Su Nicole Minetti, consigliere regionale eletta nel suo «listino», Formigoni dichiara a Panorama: «Non doveva essere candidata. Però attenzione: all'epoca era solo una ragazza di Rimini arrivata a Milano per studiare, che aveva fatto la ballerina a Colorado cafè per mantenersi all'università e poi era diventata igienista dentale all'ospedale San Raffaele. Chiesi informazioni al fondatore, don Luigi Maria Verzé, che me la descrisse come seria e impegnata. Non trovai motivi specifici per oppormi alla richiesta del partito d'inserirla nel mio listino».

Infine, rispondendo a una domanda su don Verzé e sul perché oggi venga tanto denigrato, il governatore dice: «Perché devono cercare di sputtanare un amico di Berlusconi».

 

ROBERTO FORMIGONI Salvatore LigrestiMASSIMO PONZONIfranco-nicoli-cristianiUMBERTO BOSSI finmeccanicaMAURIZIO LUPI IL PROCURATORE AGGIUNTO DI MILANO ALFREDO ROBLEDO Giancarlo AbelliNicole Minetti VERZE

Ultimi Dagoreport

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE OPPIO, LA BETLEMME DI FRATELLI D'ITALIA, PARLERÀ A FENIX AL LAGHETTO DELL'EUR DAVANTI AI GIOVANI FRATELLINI – IL TITOLO DEL DIBATTITO SARÀ “È RABBIA È AMORE”, CHE FU IL PRIMO MANIFESTO CON CUI SI PRESENTÒ ALLE COMUNALI DEL 1993 – FIBRILLAZIONE GENERALE: UNA PAROLA D'ORDINE QUASI, ANZI UN RICHIAMO ANCENSTRALE ALLA BATTAGLIA. SI CANDIDERÀ COME SINDACO DI ROMA? O MEGLIO, LO CANDIDERANNO LE SORELLE MELONI CHE CON LUI SONO CRESCIUTE?

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...