1. FERMI TUTTI! MOODY’S STA RIVEDENDO IL RATING ITALIANO. OLTRE ALL’AUMENTO DELLO SPREAD E QUINDI DEL PREZZO DEL DENARO, C’E’ IL RISCHIO DEL DECLASSAMENTO DEL PAESE E DELLE PIÙ IMPORTANTI AZIENDE ITALIANE. MENTRE SI CERCANO NUOVE FORMULE DI GOVERNO, LE BANCHE PAVENTANO UN NUOVO BLOCCO DELLA LIQUIDITÀ 2. L’EURO-ZONA SULL’ORLO DEL BARATRO: SULLA SCIA DEL GRILLISMO, IMPONENTE MANIFESTAZIONE IN PORTOGALLO ORGANIZZATA SU INTERNET, DAL MOVIMENTO “QUE SE LIXE A TROIKA” (CHE LA TROIKA SI FOTTA) SENZA IL CONCORSO DEI PARTITI E DEI SINDACATI 3. IN GRECIA, L'ESTREMA SINISTRA GRECA DI TSIPRAS HA RIALZATO IL LIVELLO DELLO SCONTRO 4. A BERLINO NASCE UN NUOVO PARTITO, “ALTERNATIVA PER LA GERMANIA”, CONVINTO CHE SIA MOLTO MEGLIO TORNARE ALLE MONETE NAZIONALI, RESTITUIRE LE SOVRANITÀ CEDUTE ALL'UNIONE EUROPEA, BLOCCARE I SALVATAGGI MILIARDARI DEI PAESI IN DIFFICOLTÀ 5. DAVANTI ALL’INSURREZIONE POPOLARE CHE, DOPO ITALIA E SPAGNA COINVOLGERÀ PRESTO ANCHE LA FRANCIA, LE MISURE SALVASTATI DELLA BCE NON SERVIRANNO PIÙ

1. DAGOREPORT
Moody's sta rivedendo il rating italiano. Oltre all'aumento dello spread e quindi del prezzo del denaro, c'e' il rischio del declassamento del paese e delle più importanti aziende italiane. Mentre si cercano nuove formule di governo, le banche paventano un nuovo blocco della liquidità con aggravamento della crisi reale....

2. DALLA GERMANIA A LISBONA, EUROSCETTICI PIÙ FORTI, NASCE UN PARTITO TEDESCO PER L'ADDIO ALLA MONETA UNICA. SYRIZA SALE NEI SONDAGGI IN GRECIA
Paolo Lepri per il "Corriere della Sera"

L'euro trema sotto i colpi degli slogan urlati nelle piazze e delle parole, altrettanto incendiarie, messe in circolazione dai suoi nemici conservatori. Traballa sotto la pressione di nuove formazioni politiche. Respira i veleni dell'instabilità. È uno scenario, questo, che preoccupa molto anche chi aveva sostenuto che il peggio era ormai passato.

Solo poco tempo fa il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble si era espresso in termini ottimistici sulla possibilità di un superamento della crisi. Oggi mette in guardia contri i rischi di ulteriori contagi. E hanno qualcosa di rituale le invocazioni di quanti ricordano la necessità di fare presto per rilanciare politiche di investimento e di occupazione in grado di invertire la tendenza, di offrire speranze a chi le ha perdute.

Le immagini più eloquenti vengono dal Portogallo. Il «nemico pubblico numero uno», ancora una volta, è l'austerità. Centinaia di migliaia di persone si sono riunite sabato nella Plaça do Comércio, uno dei simboli di Lisbona, per gridare la loro rabbia contro il governo di centrodestra guidato da Pedro Passos Coelho.

E fin qui tutto sarebbe quasi normale, o almeno già visto in altre occasioni. Ma la manifestazione è stata organizzata su Internet, dal movimento «Que se lixe a Troika» (Che la Troika si fotta). Un nome che è uno sberleffo all'Ue e al Fondo monetario internazionale che stanno proprio in questi giorni esaminando il percorso delle riforme annunciate da Coelho e dai suoi ministri. La mobilitazione è avvenuta senza il concorso dei partiti e dei sindacati e ha portato in piazza persone di ogni orientamento politico. Non sarà l'ultima.

Intanto Syriza, l'estrema sinistra greca di Alexis Tsipras ha rialzato il livello dello scontro contro il governo di Antonis Samaras proprio mentre i rappresentanti delle tre istituzioni internazionali devono sbloccare la terza tranche di aiuti da erogare entro marzo. «Il nostro vantaggio - ha detto Tsipras in una intervista alla Bbc - è che siamo sia l'opposizione parlamentare di oggi che il governo di domani. E nello stesso tempo possiamo scendere nelle strade, lottando e mobilitando le masse. Sono un milione e mezzo i cittadini senza lavoro, mentre altrettanti hanno un salario mensile inferiore ai 600 euro». Il piano di riforme imposte dalla Troika prevede che il governo greco tagli 25.000 posti di lavoro quest'anno, fino a raggiungere un totale di 150.000 entro il 2015. Uno sforzo necessario, ma quasi proibitivo.

Tsipras non vuole che la Grecia esca dall'euro, ma le spallate che assesta a Samaras rendono di nuovo la situazione allarmante. La paura torna. E non è un caso che il gruppo che sta dando vita al partito «Alternativa per la Germania», abbia scelto proprio questo momento per annunciare la propria iniziativa.

Sono economisti, esponenti del mondo delle imprese fra cui l'ex capo della Confindustria tedesca Hans-Olaf Helkel, politici già vicini alla Cdu della cancelliera Angela Merkel convinti che sia molto meglio tornare alle monete nazionali o ad unioni monetarie più piccole, restituire le sovranità cedute all'Unione Europea dagli Stati nazionali, bloccare i salvataggi miliardari dei Paesi in difficoltà.

«Stiamo vivendo la peggiore crisi della nostra storia», ha detto al quotidiano Die Welt Alexander Gauland, uno degli uomini più attivi di questa nuova formazione politica (che sarà presentata tra una settimana a Berlino e dovrebbe tenere un congresso di fondazione ad aprile), già braccio destro del governatore cristiano-democratico dell'Assia, Walter Wallmann.

L'ottica dei fondatori di «Alternativa per la Germania» è tutta rivolta al futuro del Paese. Bisogna salvarsi «finché si è in tempo», proteggere gli interessi nazionali tedeschi, difendere i risparmi invece che tenere in vita l'euro. In questo dibattito si inseriscono però anche le voci di chi si rivolge direttamente all'Italia.

È il caso del presidente della Bga, l'associazione degli esportatori tedeschi, Anton Börner, secondo cui è indispensabile riflettere attentamente per evitare «che gli italiani ci ricattino con la minaccia di uscire dall'euro». In una intervista a Focus Börner auspica la preparazione di un «Piano B» che preveda il crollo dell'eurozona.

Nello stesso numero del settimanale l'ex ministro dell'Industria Paolo Savona, che era al governo con Carlo Azeglio Ciampi, sostiene che, «se la politica europea non cambia» la scelta è tra l'aumento della disoccupazione del 20% con l'euro oppure quello dell'inflazione del 20% senza l'euro. «Io - aggiunge - preferisco la seconda variante».

I timori che affiorano in Germania sul futuro dell'Europa non sono limitati alla tenuta della moneta unica, ai costi dei salvataggi, alla capacità dei Paesi in crisi di praticare politiche di bilancio virtuose e di portare a termine le riforme stabilite. All'ordine del giorno, in questa fase, c'è anche il problema dei costi dalla libera circolazione delle persone. Ne è un segnale evidente l'intenzione tedesca, annunciata ieri dal ministro degli Interni Hans-Peter Friedrich, di opporsi all'ingresso di Bulgaria e Romania nel Trattato di Schengen.

«Non è ammissibile che da tutta Europa la gente si metta in marcia perché in Germania esistono le più alte prestazioni sociali», ha detto l'esponente cristiano-sociale in una intervista a Der Spiegel. La possibile invasione di bulgari e rumeni è stato uno dei cavalli di battaglia anche del successo dell'Uk Independence Party nelle recenti elezioni suppletive di Eastleigh, in Gran Bretagna. I conservatori di David Cameron hanno perso consensi a favore degli euroscettici nonostante l'offerta di un referendum sulla membership britannica dell'Ue nel 2017. L'ennesimo indizio di un momento difficile per tutti, anche per chi ha pronta una via di uscita.

3. TENETEVI FORTE! - PENSAVATE CHE FOSSE IL 2012 L'ANNO DEL DISASTRO? MACCHÉ, LA VERA CRISI DELL'EURO ESPLODERÀ QUEST'ANNO
Walter Riolfi per "Il Sole 24 Ore"

Nel primo commento a caldo, dopo i risultati elettorali, s'è scritto che dalle urne era uscito vincitore il partito contrario all'austerità, poiché sommando i voti del Pdl e del movimento 5 Stelle si supera il 55%. Questa lettura si rivela esatta. Poi, sull'onda dello spread e dei tassi d'interesse in netto rialzo, s'è aggiunto che la sola salvezza dell'Italia sarà il ricorso al meccanismo Salvastati (Omt). Questa considerazione è sbagliata, perché l'attivazione dell'Omt congegnato da Mario Draghi implica una più insopportabile austerità. Data la recessione destinata a mordere ancora per lunghi mesi e vista la rabbia dei cittadini, il fiscal compact non può più funzionare.

Sarà irrimediabilmente sepolto fra qualche mese, quando il peggiorare delle condizioni economiche in Francia e la conseguente rabbia dei francesi si aggiungeranno all'insofferenza degli italiani e degli altri Paesi periferici. Se questo sia un bene o un male è questione irrilevante davanti alla strabordante protesta della gente. La conseguenza è che si sta aprendo una nuova e forse definitiva crisi del sistema euro nella quale non uscirà nessun vincitore. Mentre, come cittadini, si vive una profonda condizione d'impotenza, come investitori si può almeno cercare salvezza nelle attività finanziarie dei Paesi fuori dall'Eurozona.

I limiti dell'euro
I difetti strutturali dell'euro sono destinati ad esplodere quest'anno. La Bce ha tentato di tamponare gli effetti sui mercati finanziando le banche (Ltro) e congegnando l'Omt. Se il meccanismo salvastati ha funzionato come deterrente per gli investitori internazionali che, fino allo scorso luglio, scorrazzavano al ribasso su Btp e Bonos, adesso la reazione popolare alle misure d'austerità, imposte in buona parte da Berlino, renderà inefficace lo strumento dell'Omt. La Draghi put rischia di risolversi in un bluff ed è arduo immaginare cos'altro si potrà inventare la Bce per arginare il precipitare degli eventi. A decidere le sorti dell'euro è solo la Germania. Si chiederà ai tedeschi di creare più inflazione nel loro Paese per migliorare un poco la competitività in Italia, Spagna e Francia. E si farà anche pressione su Berlino affinché condivida una parte dei debiti dei Paesi periferici.

Ma le possibilità che la Germania accetti qualcosa del genere sono pari a zero fino alle elezioni tedesche di settembre e quasi inesistenti successivamente. Si può anche supporre una pressione sulla Bce (o, meglio, sulla Bundesbank) nel tentativo di modificare lo statuto della banca centrale europea e renderla simile alla Fed. Ma anche in questo caso le possibilità di successo sono vicine a zero. Invece, considerando che una reazione popolare si possa manifestare anche in Germania, ovviamente di segno opposto a quella italiana, francese o spagnola, la soluzione più probabile sarebbe l'uscita volontaria del Paese (in compagnia di Olanda e Austria) dall'euro: che resterebbe la fragile valuta della Francia e delle nazioni periferiche.

Il nodo competitività
L'avvento dell'euro ha coinciso con la drastica perdita di competitività di Italia, Francia e gli altri Paesi mediterranei e con la conseguente maggiore crescita della Germania. La dinamica è nota e naturalmente non è solo colpa della valuta comune. Pesavano differenti strutture produttive e differenti relazioni industriali, ma è un fatto che la rigidità di una politica monetaria applicata ad aree così diverse, aggravata dalla mancata unione politica ed economica, abbia finito per minare la competitività dei vari Paesi. L'Italia, come dimostra uno studio di JP Morgan, ha visto negli ultimi 21 anni la crescita più lenta tra le economie avanzate, al punto da segnare il peggior andamento dai tempi della sua unificazione (1861).

Un quasi analogo comportamento ha afflitto la produzione francese e la «quota di profitti aziendali rispetto al valore aggiunto è la più piccola tra i 6 maggiori Paesi europei». Inoltre, la Francia presenta un deficit delle partite correnti superiore all'Italia e un deficit pubblico che nel 2013 potrebbe essere il doppio di quello italiano. Le contraddizioni, acuite da misure di austerità che rischiano di sfociare in rivolte sociali, sono destinate ad esplodere nei prossimi mesi. Su queste pagine s'è spesso criticato l'atteggiamento euroscettico degli americani. Ma dopo le elezioni italiane, le cose hanno preso una ben diversa piega anche in Europa e non suonano più così provocatorie le conclusioni di JPM: «È probabile che alcune aree dell'Europa stiano percorrendo un lungo e doloroso viaggio per scoprire che la valuta comune ha più costi che benefici nel lungo periodo».


Cresce la disoccupazione
La disoccupazione in Italia ha raggiunto l'11,7% (38,7% quella giovanile) ed è cresciuta in tutta l'Eurozona, tranne in Germania dove è scesa al 7,9%.
Il declino produttivo italiano
La produzione industriale è in calo anche a gennaio e l'indice Pmi (Markit) è sceso a 45,8 in febbraio. Il declino italiano s'è accentuato nei primi anni del 2000
Germania sfiorata dalla crisi
La produzione industriale in Germania ha subito solo una lieve flessione nel 2012. Ma, da inizio 2000, è in forte crescita grazie alla maggior co

 

 

PROTESTE IN PORTOGALLO CONTRO LA TROIKA E L AUSTERITY agenzie di rating moodys Wolfgang SchaubleLA TOMBA DELL EURO BANCA CENTRALE EUROPEA EURO NELLA POZZANGHERA euro Crack Portogallo_scioperoEurozone_BreakupPROTESTE IN PORTOGALLO CONTRO LA TROIKA E L AUSTERITYALEXIS TSIPRAS DEL PARTITO SYRIZALA RIUNIONE DEI GRILLINI NELL HOTEL A ROMA PROTESTE IN PORTOGALLO CONTRO LA TROIKA E L AUSTERITY LA RIUNIONE DEI GRILLINI NELL HOTEL A ROMA grillini in festaMERKEL ARRABBIATA jpegAnton BornerCAMERON DAVIDMARIO DRAGHI FIRMA LA NUOVA BANCONOTA DA 5 EUROMARIO DRAGHI

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