1. FERMI TUTTI, QUALCOSA NON QUADRA: LA CANCELLIERI TELEFONA PER “LIBERARE” LA LIGRESTI - DA ROMA - AL DAP CHE HA SEDE A ROMA. QUINDI, LA COMPETENZA TERRITORIALE NON È DELLA PROCURA DI TORINO MA DELLA PROCURA DI ROMA 2. LA PROCURA ROMA ORA APRIRÀ UN FASCICOLO? E' UN ATTO DOVUTO PERCHÈ C’È L’OBBLIGATORIETÀ DELL’AZIONE PENALE! 3. ANCORA: PERCHE' IL CAPO DELLA PROCURA DI TORINO GIANCARLO CASELLI E’ INTERVENUTO IN DIFESA DELLA CANCELLIERI? 4. IERI SERA LE EDIZIONI DELLA SERA DEL TG1 E DEL TG2 NON HANNO DEDICATO ALCUN TITOLO ALLE RIVELAZIONI SULLE TELEFONATE DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA CANCELLIERI CON I FAMILIARI DI GIULIA LIGRESTI. E QUESTO LO CHIAMANO “SERVIZIO PUBBLICO”?

1. DAGOREPORT/1
Lette le intercettazioni, sorge spontanea una domandina: la Ministra Cancellieri fa una telefonata per "liberare" la Ligresti - da Roma - al Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) che ha sede a Roma. Quindi, la competenza territoriale a valutare la rilevanza penale di questo comportamento specifico non è della Procura di Torino ma della Procura di Roma.

Per la stessa genere di telefonata Berlusconi si è preso 7 anni, hanno giustamente rilevato Sallusti e Belpietro. La Procura di Roma - unica competente per territorio a giudicare il fatto - aprirà un fascicolo? E' un atto dovuto perchè c'è l'obbligatorietà dell'azione penale!

Perche' interviene in difesa della Procura di Torino ("non ci siamo fatti condizionare dall'intervento della Cancellieri"), il capo della Procura Giancarlo Caselli che non ci azzecca una minchia? Avvisatelo che il ministro non ha chiamato la Procura ma il Dap, quindi non può valutare il comportamento della Cancellieri bensì solo quello dell'indagata Giulia Ligresti.

Perchè Nonna Pina chiama il vicecapo Luigi Pagano e non il capo del Dap Giovanni Tamburino? Perché il Pdl la giustifica? Sara' perchè Angelino Alfano (con Brunetta, Masi, le due figlie di Geronzi, etc.) era inquilino di Ligresti a via Tre Madonne? ....ah....saperlo!!!!

2. DAGOREPORT/2
Un patetico tentativo di nascondere la notizia o semplice incompetenza? Se lo devono essere chiesto in molti, ieri sera, dopo aver visto le edizioni principali di TG1 e TG2. Entrambi accomunati dalla decisione di non dedicare alcun titolo alle rivelazioni sulle telefonate del ministro della giustizia Cancellieri con i familiari di Giulia Ligresti.

Nei Tg , guidati da Mario Orfeo e Marcello Masi, si riscopre una nuova forma di "panino" con un servizio stretto tra disoccupati, presunte trattative stato-mafia e scontri di piazza per il diritto alla casa. Per tutti c'è uno spazio in copertina di grande visibilità, compresi gli italiani che vanno a Londra per divorziare o il nuovo cofanetto di Adriano Celentano.

Manca solo lei: la ministra Cancellieri, che entra a gamba tesa nella vicenda Fonsai. Possono davvero TG1 e TG2 aver sottovalutato la notizia o la scelta rispondeva a precise indicazioni aziendali, a tutela di uno dei ministri più vicini all'ex premier Monti e a Napolitano? A pensar male si fa peccato - diceva Andreotti - ma spesso ci si azzecca.

3. IL CANCELLIERATO
di Marco Travaglio1 per Il Fatto

In un paese normale il ministro della Giustizia non parla con i parenti di un'amica arrestata per gravi reati, rassicurandoli con frasi del tipo: "Qualsiasi cosa io possa fare, conta su di me". Né tantomeno chiama i vicedirettori del Dipartimento Amministrazione penitenziaria per raccomandare le sorti dell'amica detenuta.

Ma, se lo fa e viene scoperto da un'intercettazione telefonica (sulle utenze dei familiari della carcerata), si dimette un minuto dopo. E, se non lo fa, viene dimissionato su due piedi, un istante dopo la notizia, dal suo presidente del Consiglio.

Siccome però siamo in Italia, il premier tace, il Quirinale pure. Come se fosse tutto normale. Una telefonata allunga la vita, diceva un famoso spot: qui invece accorcia la galera, o almeno ci prova.

Nel paese del sovraffollamento carcerario permanente, Anna Maria Cancellieri, prefetto della Repubblica in pensione, dunque "donna delle istituzioni" che molti in aprile volevano addirittura capo dello Stato, ha pensato bene di risolverlo facendo scarcerare un detenuto su 67 mila: uno a caso, una sua amica.

Poi ha dichiarato bel bella ai magistrati torinesi che la interrogavano come testimone su quelle telefonate: "Si è trattato di un intervento umanitario assolutamente doveroso in considerazione del rischio connesso con la detenzione. Essendo io una buona amica della Fragni (Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, padre dell'arrestata Giulia, ndr) da parecchi anni, ho ritenuto, in concomitanza degli arresti, di farle una telefonata di solidarietà sotto l'aspetto umano". E ha raccontato una bugia sotto giuramento, perché il suo non è stato solo "un intervento umanitario", tantomeno "doveroso", né una "telefonata di solidarietà".

È stata un'interferenza bella e buona nel normale iter della detenzione dell'amica di famiglia. Anche perché, dopo quella telefonata, ne sono seguite altre ai vicedirettori del Dap, Francesco Cascini e Luigi Pagano. Che, a quanto ci risulta, hanno - essi sì, doverosamente - respinto le pressioni, spiegando all'incauta Guardasigilli che la detenzione di un arrestato compete in esclusiva ai giudici, non ai politici.

Anche su questo punto la Cancellieri ha raccontato una bugia ai pm: "Ho sensibilizzato i due vicecapi del Dap perché facessero quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute dei carcerati". Salvo poi dover ammettere che li aveva sensibilizzati su un unico carcerato: l'amica Giulia.

La figlia di don Salvatore Ligresti soffriva di anoressia e rifiutava il cibo in cella, ma non è la sola malata fra i 67 mila ospiti delle patrie galere. Per questi casi esistono le leggi e i regolamenti, oltre al personale penitenziario specializzato che di solito, nonostante l'eterna emergenza, segue con professionalità le situazioni a rischio.

Così come effettivamente stava avvenendo, anche da parte dei magistrati torinesi. Senza bisogno delle raccomandazioni del ministro. La Procura aveva subito disposto un accertamento medico e in seguito aveva dato parere favorevole alla scarcerazione, respinta però in un primo tempo dal gip, che aveva scarcerato la donna soltanto dopo il patteggiamento.

L'iter giudiziario, dunque, non è stato influenzato dalle pressioni della ministra: ma non perché la ministra non le abbia tentate, bensì perché i vicecapi del Dap le hanno stoppate. Eppure la Cancellieri avrebbe dovuto astenersi anche dal pronunciare il nome "Ligresti", specie dopola retata che portò in carcere l'intera dinastia, visti i rapporti non solo familiari, ma anche d'affari che suo figlio Piergiorgio Peluso intrattiene con don Salvatore e il suo gruppo decotto.

Peluso è stato prima responsabile del Corporate & Investment banking di Unicredit, trattando l'esposizione debitoria del gruppo Ligresti verso la banca; poi divenne direttore generale di Fondiaria Sai (gruppo Ligresti) dal 2011 al 2012; e quando passò a Telecom, dopo un solo anno di lavoro, incassò da Ligresti una buonuscita di 3,6 milioni di euro.

Un conflitto d'interessi bifamiliare che avrebbe dovuto sconsigliare al ministro di occuparsi della Dynasty siculo-milanese. Non è stato così, e ora la ministra (della Giustizia!) deve pagare per le conseguenze dei suoi atti. Se restasse al suo posto, confermerebbe ancora una volta il principio malato della giustizia ad personam per i ricchi e i potenti, già purtroppo consolidato da vent'anni di casi Berlusconi, e anche dallo scandalo Mancino-Napolitano. Ma a quel punto tutti e 67 mila i detenuti potrebbero a buon diritto farla chiamare da un parente qualunque perché s'interessi dei loro 67 mila casi personali: 67 mila "conta su di me". Se una telefonata accorcia la galera, che almeno valga per tutti.

 

 

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