1. GOVERNO ROSSO, BIANCO E VERDONI! IL MINISTRO POLETTI RAPPRESENTA LE COOP, IL MINISTRO LUPI LA COMPAGNIA DELLE OPERE (CL): IN DUE VALGONO 230 MILIARDI DI FATTURATO! 2. ALTRO CHE CONFLITTO D’INTERESSI O FEDERICA GUIDI “BRACCIO DI CONFIDUSTRIA”: PER ARRIVARE AL LORO GIRO D’AFFARI, BISOGNA SOMMARE ENI, ENEL E TELECOM ITALIA 3. POLETTI VUOL DIRE “ALLEANZA COOPERATIVE”: UNIPOL-SAI, GRANAROLO, COOP. 43 MILA IMPRESE; 12 MILIONI DI SOCI; 140 MILIARDI DI FATTURATO; 157 MLD DI RACCOLTA BANCARIA 4. LA CDO CONTA 36 MILA AZIENDE, OLTRE 70 MILIARDI DI FATTURATO, DOMINIO IN LOMBARDIA 5. IL NUOVO OSPEDALE NIGUARDA DI MILANO (COSTRUZIONE ALLE COOP ROSSE E SERVIZI ALLA CDO) È SOLO IL SIMBOLO DI UNO SCHEMA CHE FUNZIONA DA ANNI E CHE SI ESALTERÀ SU EXPO2015, LA VACCA DA SOLDI CHE I DUE CENTRI DI POTERE STANNO GIÀ MUNGENDO 6. I GIORNALI SI CONCENTRANO SUI TAILLEUR E I VISINI DELLE MINISTRE. MA IL POTERE VERO, IN ITALIA, NON VESTE IN TAILLEUR: HA LA STAZZA DI UN POLETTI E LA MASCELLA DI UN LUPI

Francesco Bonazzi per Dagospia

Nella prima foto ufficiale del governo Giuliano Poletti e Maurizio Lupi si sono istintivamente piazzati uno vicino all'altro. Ma dire che le infrastrutture chiamano il lavoro è poco più di una banalità. Ricordare invece che "i milioni chiamano i milioni", come sosteneva il grande Eduardo, è solo un piccolo servizio di pubblica utilità. Cooperative e Compagnia delle Opere si spartiscono grandi affari e interi mercati da oltre quindici anni.

Con il Rottam'attore, però, sono per la prima volta al governo insieme e ufficialmente con tutto il loro peso economico. Guardateli bene, nelle foto ufficiali, quel pacioso romagnolo con la passione della pallamano e il suo amico podista lombardo: insieme valgono 230 miliardi di fatturato e rappresentano 80 mila società. Per arrivare al loro giro d'affari, bisogna sommare Eni, Enel e Telecom Italia.

Sono numeri talmente imponenti che non è facile capire se sia più decisivo l'appoggio di Renzie a coop e Cdo, con la loro consacrazione al governo, oppure se sia il contrario. Ma un fatto è certo: almeno a fini interni, a fini di partito, un segretario che lancia l'Opa sulle cooperative rosse si blinda totalmente. A quel punto, come suo successore al Nazareno, ci può andare anche il fratello di D'Alema, ma la sostanza non cambia.

Partiamo dal ministro Poletti, la più imprevista delle new entry in un governo che per il resto sembra un altro esecutivo Letta (ma senza Letta). Sarà un caso, ma la sua carta è stata tenuta coperta fino all'ultimo, come si fa con gli assi. Viene dalla cooperative rosse, che vuole dire Unipol-Sai, Granarolo, Manutencoop, CCC, Coop, CMC, Unieco, solo per limitarsi ai nomi grossi.

Ma da un paio d'anni guida l'intera associazione di categoria, che si chiama Alleanza delle Cooperative italiane, al posto di quel Luigi Marino che è diventato senatore con Sciolta Civica, che naturalmente è un fedelissimo di Mario Mauro (anche lui ciellino come Lupi) e ancor più naturalmente è candidato a fare il viceministro in un dicastero economico. I numeri di Alleanza Cooperative sono spettacolari: 43 mila imprese; 1,2 milioni di occupati; 12 milioni di soci; 140 miliardi di fatturato; 157 miliardi di raccolta bancaria con il credito cooperativo; una quota del 34% nel solo settore della grande distribuzione e dettaglio. Se si guarda a come si sono illustrati nello stesso Paese un pugno di grandi capitalisti senza capitali (ma con i giornali e il credito facile dalla loro parte), c'è solo da battere le mani.

E ora passiamo al ministro Lupi, un dirigente di Fiera Milano in aspettativa che non poteva non stare al governo. Nel 2003 ha lanciato insieme a Enrico Letta l'Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà, parolina magica che significa affidamento di quanto più welfare possibile ai privati (sussidiati). Più che una filosofia politica, è una filosofia di business, e lo capì per tempo anche Pier Luigi Bersani, che con il Meeting di Rimini e il braccio economico di Comunione & Fatturazione ha sempre avuto ottimi rapporti. Del resto anche i numeri della Cdo sono impressionanti: 36 mila aziende, oltre 70 miliardi di fatturato, presenza fortissima nei servizi per la persona, nell'agroalimentare, nella formazione e nell'assistenza all'export. Anche qui, inciampi giudiziari a parte, riconoscere i brillanti risultati ottenuti è il minimo.

Tornando al governo e al ticket Lupi-Poletti, 230 miliardi di fatturato comune e una presenza poderosa nelle costruzioni generali, nelle manutenzioni, nei servizi e nell'assistenza sociale sono solo un dato di partenza. Il loro asse può giocare un ruolo da moltiplicatore e consentire a cooperative e Cdo di raggiungere traguardi ancora più ambiziosi.

Il nuovo ospedale Niguarda di Milano (costruzione alle coop rosse e servizi alla Cdo) è solo il simbolo di uno schema che in Lombardia funziona già da anni e che si esalterà su Expo2015. La manifestazione milanese è l'unico vero grande capitolo di spesa del governo, con 1,3 miliardi di fondi pubblici già stanziati e un'altra decina che dovrebbero arrivare per strade, ferrovie e infrastrutture varie.

Se si mettono insieme le competenze di cooperative rosse e Cdo, si vede che non manca nulla per dividersi la grande torta. Per altro la manifestazione si svolgerà in massima parte su terreni acquistati a caro prezzo da Fiera Milano (storico feudo ciellino) e, tanto per offrire un altro segnale, ad aggiudicarsi la gara per essere "Official Food distribution partner" è stata la Coop.

Poi, passata la fiera, ci sarà da gestire lo smantellamento di gran parte delle strutture ed è facile immaginare che partirà una nuova ondata di "valorizzazione immobiliare" delle aree. Con Cdo e cooperative direttamente al governo sarà tutto più facile. E chissà che incubi per il povero sindaco Pisapia.

Oltre a Expo2015, naturalmente, ci sono tante altre opere pubbliche nelle quali la Santa Alleanza continuerà a farsi valere, ma sono più o meno noccioline. E comunque i fatturati non si aumentano solo aggiudicandosi gli appalti, ma anche cambiando le regole del gioco e aprendo mercati per legge. Si va in Parlamento - e ora direttamente al governo - anche per questo.

Obiettivo Lavoro nasce nel 1997 per approfittare delle magnifiche riforme del lavoro in arrivo. Quelle che in nome della flessibilità hanno prodotto una precarietà che mette a rischio i conti dell'Inps, per fermarsi al mero effetto (suicida) sul sistema. Bene: soci di Obiettivo Lavoro sono la Cdo e la Lega delle cooperative.

Oggi le cooperative piazzano con Poletti un loro uomo al ministero del Lavoro. Se la filosofia delle riforme, anche in termini di maggior tutele, sarà sempre quella della "sussidiarietà", per i colossi economici che stanno alle spalle dei ministri Poletti e Lupi sarà festa grande. E se si tiene presente che alla Sanità c'è un ministro come la Lorenzin, che è dello stesso partito di Lupi, si capisce come la presenza al governo della Guidi "in quota Confindustria" rischi di essere di mero contorno.

Ma il Rottam'attore, con la cooptazione di Poletti al governo non ha solo consacrato e cementato un asse di potere nel governo e nell'economia del Paese. Ha lanciato anche l'Opa definitiva sul suo partito. Non lo confermerà mai, ma quando perse la prima sfida contro Bersani, il sindaco di Firenze fu impressionato da una certa e imprevista mobilitazione "della base" a favore del segretario in carica e si lamentò anche degli ampi mezzi economici a disposizione del rivale.

E allora ecco il suggestivo scambio di potere che si profila con la nascita del primo governo Renzie: le cooperative (non solo rosse) arrivano al governo per trattare in posizione paritaria con il blocco economico che si muove dietro gli alfaniani e spartirsi un bel pezzo di spesa pubblica. In cambio, assicurano al Rottam'attore quella presa sostanziale e definitiva sul Pd che ancora gli manca.

Poi, certo, al governo ci sono otto donne sulle cui "mise" si potrà chiacchierare all'infinito e alcune sono anche dotate di un visino incantevole. Ma il potere vero non veste in tailleur, almeno in Italia, perché ha la stazza di un Poletti e la mascella di un Lupi.

 

 

stfnn22 pigi bersani giuliano polettiMario Mauro e Maurizio Lupi stfnn16 giuliano polettiMATTEO RENZI AL QUIRINALE PRESENTA LA SQUADRA DI GOVERNOlogo coop lombardiamaurizio lupiexpo milano jpegACCORDO EXPO GIUSEPPE SALA ENRICO LETTA ROBERTO MARONI GIULIANO PISAPIAMEETING COMUNIONE E LIBERAZIONEBerlusconi al meeting di Comunione e Liberazione

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…