1. LA NUOVA SVIZZERA DELL’EVASIONE FISCALE DE’ NOANTRI E’ LA CITTÀ DEL VATICANO 2. IL GOVERNO HA DECISO DI RAFFORZARE I CONTROLLI ALLA FRONTIERA CON LA SANTA SEDE, PER CONTRASTARE RICICLAGGIO DI DENARO E FUGA DI CONTANTE DA E VERSO CASA BERGOGLIO 3. A SOLLEVARE LA QUESTIONE SONO STATI I GRILLINI CHE HANNO NOTATO ASIMMETRIE TRA I DATI: ALL’AIF VATICANA, NEL 2011, RISULTANO 658 OPERAZIONI IN ENTRATA SUPERIORI AI 10 MILA € E 1.894 IN USCITA. LE DOGANE ITALIANE NE HANNO RILEVATE MOLTE MENO 4. L’AUTORITÀ DI INFORMAZIONE FINANZIARIA DIRETTA DA RENÉ BRULHART SI RIFIUTA DI COLLABORARE E NON FORNISCE ALL’ITALIA I NOMI DELLE MIGLIAIA DI PERSONE CHE HANNO PRELEVATO IMPORTI ALLO IOR E LI HANNO INTRODOTTI IN ITALIA SENZA DICHIARARLI 5. PERCHÉ, ANCORA OGGI, IL VATICANO NASCONDE ALL’ITALIA MIGLIAIA DI POTENZIALI EVASORI FISCALI O RICICLATORI DI CAPITALI SPORCHI ALL’INSAPUTA DI PAPA FRANCESCO?

1 - FINANZIERI ALLA FRONTIERA CON IL VATICANO PER BLOCCARE TRAFFICO DI CONTANTI
M.Antonietta Calabrò per il "Corriere della Sera"

Il governo italiano «ravvisa l'opportunità » di una «attivazione» di «misure di attenzione » della Guardia di Finanza e dell'agenzia delle dogane vicino ai punti di frontiera con il Vaticano per identificare i passaggi trasfrontalieri di denaro in contante. Lo ha annunciato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per i rapporti con il Parlamento Sesa Amici rispondendo in Aula alla Camera a un'interpellanza urgente del Movimento 5 stelle in tema di prevenzione del riciclaggio di capitali di provenienza illecita .

Ecco le par oleesatte pronunciate dal sottosegretario:«Facendo seguito a un'informativa del Nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di Finanza si ravvisa l'opportunità di una loro attivazione sul territorio adiacente i punti di entrata e di uscita dallo Stato Città del Vaticano, attesa l'assenza di barriere fisiche e di uffici di confine tra i due stati».

LA DENUNCIA - Nell'interpellanza di M5s la deputata Silvia Chimienti aveva denunciato un vero e proprio disallineamento tra le denuncie obbligatorie di movimentazione di valuta da e verso la Città del Vaticano che emergono dai dati forniti dalle autorità competenti dei due Stati. Infatti secondo l'Aif, autorità d'informazione finanziaria vaticana, nel 2011 risultano 658 operazioni in entrata superiori ai diecimila euro e 1.894 in uscita. L'Agenzia delle Dogane ne italiane invece ne ha rilevate 3 in ingresso e 21 in uscita. Stessa discrepanza per il 2012: all'Aif sono state denunciate 598 operazioni in ingresso e 1782 in uscita, alle dogane italiane solo 4 in entrata e 13 in uscita.

PIU' CONTROLLI - «In relazione a queste marcate differenze - ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio - si è richiesto un incontro con l'Aif che non ha avuto ancora riscontro». Sesa Amici ha anche reso noto che «è in via di sottoscrizione un protocollo d'intesa con l'unità d'informazione finanziaria che consentirà di avere anche uno strumento ulteriore per attivare opportune sinergie operative su tutte le movimentazioni di denaro».

Il sottosegretario alla presidenza ha ricordato inoltre che era già stato richiesto al Governatorato vaticano, prima dell'istituzione dell'Aif, nel 2011, di attivare la stessa cartellonistica di avvertimento e la disponibilità dei moduli di domanda agli ingressi vaticani utilizzate negli accessi doganali degli aeroporti.

LA VALIGIA - Il tentato trasporto all'interno del Vaticano di una valigia con 20 milioni di euro in contanti, come si ricorderà, è alla base del processo contro l'ex capo contabile dell'Apsa, monsignor Nunzio Scarano che si è aperto in questi giorni a Roma.

2 - SACCOMANNI AMMETTE: IL VATICANO NON RIVELA I NOMI DEI RICICLATORI

Marco Lillo per il "Fatto quotidiano"

Lo Stato Città del Vaticano nasconde all'Italia migliaia di potenziali evasori fiscali o, nella peggiore delle ipotesi, riciclatori di capitali sporchi. Probabilmente all'insaputa di papa Francesco, l'Autorità di informazione finanziaria, Aif, diretta dallo svizzero René Brulhart si rifiuta da mesi di collaborare con l'Agenzia delle dogane e non fornisce all'Italia i nomi delle migliaia di persone che hanno prelevato importi considerevoli in contanti allo Ior e che poi li hanno introdotti nel territorio italiano senza dichiararlo alla Dogana, violando la nostra legge anti-ririclaggio. Tanto che l'Agenzia sta pensando di rinforzare i controlli alla frontiera.

Il Fatto Quotidiano ha denunciato, senza avere i numeri esatti, questa violazione sotto gli occhi di tutti, da anni, in un articolo del 26 ottobre. Nel silenzio generale, un deputato 27enne del Movimento 5 stelle, Silvia Chimenti, ha presentato un'interrogazione firmata da una dozzina di colleghi del M5S per chiedere al ministero dell'Economia conto di questo scandalo internazionale alla luce del sole. Intanto anche il Fatto Quotidiano ha chiesto all'Agenzia delle Dogane i dati delle dichiarazioni transfrontaliere presentate da chi trasporta contante in entrata sul nostro territorio e in uscita dal Vaticano.

L'AGENZIA ha risposto al Fatto con un'ammissione sconcertante: in due anni ci sono ben 3669 dichiarazioni non presentate per altrettanti flussi che violano la legge dal Vaticano verso l'Italia. "Il 22 maggio 2013 l'Autorità d'informazione finanziaria della Città del Vaticano ha pubblicato il primo rapporto annuale 2012 sulle attività per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo nel quale è stato reso noto, tra l'altro, il numero delle dichiarazioni valutarie (e non i relativi importi) ricevute, in ingresso e in uscita dal territorio della Città del Vaticano, negli anni 2011 e 2012". Ecco i dati dell'Aif: nel 2011 ci sono state 658 dichiarazioni in entrata (da Italia a Vaticano) e 1894 in uscita (da Vaticano a Italia) mentre nel 2012 ci sono state 598 dichiarazioni in entrata e 1782 in uscita verso l'Italia.

A questi numeri dovrebbero corrispondere esattamente altrettante simmetriche dichiarazioni alla Dogana italiana. Poiché ogni volta che qualcuno esce dal Vaticano con un importo di contanti superiore a 10 mila euro deve dichiararlo due volte: prima all'Aif dello Stato vaticano poi alla Dogana italiana.

E viceversa per i flussi inversi . Come il Fatto aveva scritto, invece, le cose non vanno così: "Presso il competente Ufficio Dogana di Roma I di questa Agenzia - ci ha scritto il direttore dell'Agenzia delle dogane, Giuseppe Peleggi - sono state presentate 3 (avete letto bene: 3 contro 1894, ndr) dichiarazioni in ingresso in Italia nel 2011 e 4 (4 contro 1782, ndr) nel 2012. Mentre le dichiarazioni in uscita sono state 21 (contro 658, ndr) nel 2011 e 13 (contro 598, ndr) nel 2012".

Il direttore Peleggi, rendendosi conto che i due dati dovrebbero essere identici e che l'Agenzia è titolare dei poteri in materia, aggiunge "in relazione alle marcate differenze rilevate dalla lettura dei dati pubblicati a fine maggio 2013, l'Agenzia in data 19 giugno 2013 ha interessato l'Aif per richiedere un incontro, con l'auspicato intervento delle altre amministrazioni nazionali competenti in materia valutaria (Mef, Uif - Banca d'Italia), volto a chiarire gli aspetti legati agli obblighi dichiarativi ed alla connessa azione di monitoraggio e controllo. In risposta, l'Aif ha manifestato interesse riservandosi di far conoscere la propria posizione all'esito dell'esame interno della richiesta". Poi silenzio.

IERI il ministero del-l'Economia ha risposto, con una nota letta in aula dal sottosegretario del Pd Sesa Amici, all'interrogazione di Silvia Chimenti. E si è scoperto che "l'Agenzia delle Dogane rileva che nessuna ulteriore comunicazione è a oggi pervenuta da parte dell'Autorità vaticana". In pratica il Vaticano, nonostante l'avvento di papa Francesco, da ben sei mesi non risponde alla richiesta dell'Agenzia delle dogane italiana. I correntisti che hanno prelevato allo IOR valigie di contanti sono stati costretti a riempire il modulo della dichiarazione in uscita perché altrimenti non avrebbero avuto i soldi dalla banca vaticana.

Poi in Italia hanno preferito rischiare violando gli obblighi piuttosto che dichiarare il contante. E' evidente che per il Nucleo Valutario della Guardia di Finanza sarebbe fondamentale avere quell'elenco di 3.660 mancate dichiarazioni in due anni, più quelle che mancheranno nel 2013 ma l'AIF tace.

Probabilmente Bergoglio non ha ancora messo mano a quel fortino dei fedelissimi dell'ex segretario di Stato, Tarcisio Bertone. L'AIF è tuttora guidata da un direttore vicino a monsignor Ettore Balestrero (spedito all'estero da Bergoglio) come René Brülhart che percepisce 30mila euro al mese più 5 mila di spese forfetarie, più le note spese, e risiede a Roma solitamente tre giorni alla settimana, mentre il lavoro viene svolto dal suo braccio destro Tommaso Di Ruzza, genero di Antonio Fazio, ex governatore di Bankitalia.

Brülhart, l'uomo che si rifiuta di rispondere alle Dogane italiane, nonostante lo stipendio poco coerente con il nuovo corso francescano e nonostante un potenziale conflitto di interessi (è amministratore di due società estere che non si sa bene cosa facciano) sarà l'uomo decisivo della delegazione del Vaticano alla sessione di Moneyval, l'organismo anti-riciclaggio che da lunedì a Strasburgo farà l'esame alla Santa Sede.

La scelta di Brülhart di non consegnare i 3669 nomi dei cittadini italiani o stranieri che hanno evaso il loro obbligo di dichiarazione alla Dogana italiana nel 2011-2012, non sarà certo un bel biglietto da visita. In base al decreto 195 del 2008, tutti i soggetti che trasportano verso l'Italia più di 10 mila euro devono comunicarlo ai funzionari delle dogane. Le sanzioni arrivano fino al 50 per cento dell'importo trasferito senza dichiarazione transfrontaliera.

L'agenzia auspica che il memorandum firmato il 26 luglio tra l'Aif vaticana e l'Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d'Italia possa migliorare la situazione. Oggi nessuno rispetta la legge. Tanto che ieri nella risposta all'interrogazione il ministero ha parlato dei controlli più stringenti che stanno per essere adottati alla frontiera tra Italia e Vaticano.

L'Agenzia delle dogane "facendo seguito a un'informativa del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza - spiega il ministero - ravvisa l'opportunità di un'attivazione di misure di attenzione nei confronti di tali movimentazioni da attuare sul territorio adiacente i punti di entrata e di uscita con lo Stato del Vaticano, attesa l'assenza di barriere fisiche e di uffici di confine tra i due Stati".

Silvia Chimenti del M5S ieri in Parlamento ha lanciato un appello al papa: "Il ministero del-l'Economia conferma in pieno i nostri sospetti: c'è un disallineamento totale tra il numero di dichiarazioni in entrata e in uscita tra Vaticano e Italia. A questo punto rivolgiamo un appello a papa Francesco che ha già dimostrato la sua volontà di voltare pagina e di improntare il suo pontificato alla massima trasparenza.

Chiediamo al pontefice che si adoperi affinché l'Aif fornisca alla nostra Agenzia delle dogane i 1700 nominativi di potenziali evasori che nel 2012 hanno fatto viaggiare indisturbati denaro sporco tra Italia e Vaticano. In questo elenco, vogliamo sottolinearlo, sarebbero stati presenti anche i 456 mila euro di monsignor Scarano: se le autorità italiane ne fossero in possesso, le indagini sarebbero notevolmente facilitate. Il database dell'Aif potrebbe essere girato in pochi minuti alla Dogana o all'Agenzia delle Entrate: con un gesto così semplice il Vaticano fornirebbe un apporto decisivo alla lotta al riciclaggio".

 

 

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