1. MOLTI NEMICI, MOLTO ONORE? NO: MOLTI NEMICI, POCO FUTURO! RENZIE SCAMBIA L’ABOLIZIONE DEL SENATO PER LA CANCELLAZIONE DI UN CONSORZIO DELL’APPENNINO E TENTA DI AFFIANCARE L’ABOLIZIONE DEL BICAMERALISMO PERFETTO A PIU’ POTERI PER PALAZZO CHIGI 2. A PALAZZO MADAMA IL QUORUM È DI 161 VOTI: ITALICUM E RENZUSCONI PASSANO SOLO SE I 108 PIDDINI VOTANO COMPATTI CON I 67 FORZISTI. I SENATORI CHE CI SI PUÒ PERDERE PER STRADA, ALFANOIDI COMPRESI, SONO DAVVERO POCHI. E GRASSO SA CHE I RENZIANI, NEL PD, SONO SOLO UNA CINQUANTINA. INSOMMA, PER IL ROTTAM’ATTORE SAREBBE CONSIGLIABILE SCENDERE A PATTI. PIERO GRASSO L’HA AVVERTITO, ANCHE PER CONTO DEL COLLE E IL PD, UNICA VERA OPPOSIZIONE, PER ORA LASCIA CHE SI BRUCI A FUOCO LENTO 4. DI TUTTE LE UMILIAZIONI, ROTTAMAZIONI E LEZIONCINE SUBITE SI VENDICHERANNO IL GIORNO DOPO L’APERTURA DELLE URNE EUROPEE, SE RENZIE NON PRENDE ALMENO IL 30%. E SEMPRE CHE FARSA ITALIA, FINORA IL SUO VERO PUNTELLO, NON SCENDA SOTTO IL VENTI (TOCCATO IL FONDO, AD ARCORE IMPUGNEREBBERO NUOVAMENTE L’ASCIA DI GUERRA)

DAGOREPORT

Vincere, ma non stravincere. Perché se alle Europee gli crolla Forza Italia, finora il suo vero puntello, per Matteo Renzi sono guai seri. Da un lato, il Pd lo aspetta al varco del 30%, soglia sotto la quale la vecchia guardia del partito si scatenerebbe per fargli pagare con gli interessi tutte le umiliazioni e le lezioncine subite.

Dall'altro, se per il movimento di Berlusconi le urne confermassero realmente i sondaggi disastrosi di questi giorni, è evidente che salterebbe il Renzusconi e ad Arcore impugnerebbero nuovamente l'ascia di guerra.

E' questo il corridoio stretto nel quale va inquadrato lo scontro di questi giorni tra Piero Grasso e Renzie. Uno scontro che è deflagrato alla vigilia della presentazione del disegno di legge del governo sulla riforma del Senato, ma che in realtà è pronto a inabissarsi nuovamente per poi esplodere, con più forza, dopo le elezioni europee del 25-26 maggio.

Il presidente del Senato, palermitano a sangue freddo con stampato in faccia il mitico sorriso dell'arciere di Egina, è un pezzo di sistema e gli dà voce. Se avverte Pittibimbo che in Senato "i numeri non ci sono", difficile che abbia torto.

A Palazzo Madama il quorum è di 161 voti: Italicum e Renzusconi passano solo se i 108 piddini votano compatti con i 67 forzisti. I senatori che ci si può perdere per strada, anche contando gli alfanoidi, sono davvero pochi. E Grasso sa che i renziani, nel Pd, sono solo una cinquantina. Insomma, per il Rottam'attore sarebbe consigliabile scendere a patti.

"Sempre meglio campare che tirare le cuoia", predicava Giulio Andreotti, il cui vero punto di forza, nel mantenimento del potere, era non mettersi mai tutti contro e impedire che i nemici si saldassero tra loro. La vita come un eterno congresso democristiano, insomma. Ma forse non è un caso che Renzie abbia trionfato con le primarie. E il rischio è che l'ex sindaco creda che abolire di fatto il Senato sia come cancellare un consorzio montano dell'Appennino pistoiese.

Il giovane premier ha un bisogno continuo di barriere da saltare, di cancelli da sfondare, di collinette da asfaltare. E ossessionato com'è dal "rischio palude", come lo chiama lui, corre senza sosta. I suoi avversari lo hanno capito e tentano continuamente di alzargli l'asticella. Sperano che prima o poi si schianti.

Lui annuncia un piano di riforme ambizioso e promette 80 euro in busta paga a 10 milioni circa di italiani e il suo partito che fa? Concorre alla ricerca delle coperture finanziarie e discute negli organi del Pd di possibili migliorie? Manco per sogno. I compagni del Nazareno lo mandano avanti e dicono, più o meno a mezza bocca: vediamo se piglia il 30% alle europee.

Perché se non lo piglia, c'è da giurarci, partirà la richiesta di una "maggiore democrazia interna". Come minimo. E come massimo? Come massimo si rischiano l'incidente parlamentare per il governo ed elezioni anticipate con il mezzo Mattarellum rianimato dalla Consulta.

Contro il Rottam'attore, però, non ci sono solo Grasso o il ventre molle del Pd. In realtà l'intervento del presidente del Senato riflette anche alcune perplessità del Colle, che oggi i fogli più renziani davano frettolosamente per appianate con un semplice e continuo invio di bozze da parte della Boschi.

Il problema è che c'è un punto nevralgico, e che non può essere derubricato a mera "resistenza al cambiamento", nel progetto di Renzi sul Senato: l'equilibrio tra i poteri dello Stato. Se si ha in mente un rafforzamento dei poteri del premier, e si commette anche l'imperdonabile errore di annunciare che si vuole ottenere il diritto di revocare i ministri, non lo si può far marciare di pari passo con la fine del bicameralismo perfetto e l'approdo a una sola Camera, per giunta di "nominati" senza preferenze. Il risultato finale rischia di essere assai sbilanciato su Palazzo Chigi e anche un po' pericoloso.

"Non è solo questione di limare le unghie al Quirinale e licenziare i senatori, il problema è che se dopo Renzi tutto questo viene raccolto da Berlusconi, o chi per lui, ci si pentirà amaramente di certe riforme cesariste", spiega sotto garanzia di anonimato un senatore del Pd con lunga esperienza. Del resto, le obiezioni di questo tipo, nei giorni scorsi, erano state fatte arrivare a Renzie. Ma quella fuga in avanti sul potere di revoca dei ministri è stata presa come uno schiaffo in faccia.

Adesso, dopo che Grasso si è fatto carico di far sapere che "così non va", in molti scommettono su una tregua, magari con la scusa di inserire un emendamento sulla parità di genere nell'Italicum che gli stessi senatori renziani hanno auspicato dopo la prova di forza di Montecitorio.

E magari Renzie metterà nel cassetto progetti di ampliamento del potere personale. Poi, la parola passerà alle urne e a quel famoso 30% che il premier deve portare a casa per tutti: per sé, per il governo e per il suo riottoso Pd. Sperando ovviamente che a sua volta Forza Italia galleggi sopra quota venti, soglia sotto la quale rischia di perdere il suo prezioso alleato di pietra.

 

 

MATTEO RENZI IN CONFERENZA STAMPA A PALAZZO CHIGI FOTO LAPRESSE MATTEO RENZI IN CONFERENZA STAMPA A PALAZZO CHIGI FOTO LAPRESSE madia e boschi ansa RENZI, BOSCHI,GIULIO ANDREOTTI berlusconi e andreottiPIERO GRASSO SENATO ALFANO E RENZI ed df e fbac d RENZI E ALFANO IN SENATO FOTO LAPRESSE

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…