1- PREZZI ALLE STELLE, SALARI FERMI, TASSE: È IL MOMENTO PIÙ CUPO DAL DOPOGUERRA 2- MENTRE I PARTITI DISCUTONO DI LEGGE ELETTORALE, I GIORNALI SI DIVERTONO COL TIRO AL FINANZIAMENTO PUBBLICO (UNA GOCCIA NEL MARE DEGLI SPRECHI) E RIGOR MONTI SI GINGILLA CON TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA CHE NON FARÀ MAI, IL PAESE STA MORENDO 3- GLI IMPRENDITORI SI AMMAZZANO, LE FAMIGLIE NON SPENDONO PIÙ: IL 62% VEDE NERO PER IL FUTURO. SIAMO TORNATI A BERE IL CAFFÉ A CASA PER RISPARMIARE UN EURO 4- IL PROFETA DELLA CRISI. OSCAR GIANNINO E LA SUA CAMPAGNA SU RADIO24, L’EMITTENTE DELLA CONFINDUSTRIA, CONTRO IL NEMICO UNO E TRINO: BANCHE, STATO, TASSE 5- UNA DOMANDINA PER I NOSTRI TECNICI ALLO SBARAGLIO E AI LORO BURATTINAI DI BRUXELLES (FROM TRILATERAL): NON È CHE LA CURA DA CAVALLO (PER SALVARE CONTI PUBBLICI E BANCHE E FAR CONTENTA LA MERKEL) RISCHIA DI AMMAZZARE IL CAVALLO ITALIA?

1- LE FAMIGLIE NON SPENDONO PIU': IL MOMENTO PEGGIORE DAL DOPOGUERRA
Francesco Spini per "La Stampa"


Un sociologo come Enrico Finzi parla di questo come del «momento più cupo della storia dei consumi dal dopoguerra», Confcommercio a sua volta prevede che sarà «l'anno peggiore della storia repubblicana».
L'Italia non compra più.

Secondo Federdistribuzione, tra inizio gennaio e il 25 marzo (escludendo quindi la Pasqua che, in molti, descrivono però esser stata piuttosto magra) i consumi alimentari nella grande distribuzione sono calati di circa lo 0,31% (altri parlano di cali tra lo 0,5 e lo 0,6%), tutto il resto è crollato tra il 3 e il 4%, con qualcuno che lamenta punte del 7-8%.

Per capire perché nonostante il passare dei mesi la macchina non riparta, secondo Finzi, presidente di Astraricerche, bisogna tener presente due dati psicologici, «di percezione».
Il 68% degli italiani dichiara «negativa o pessima» la propria condizione socioeconomica. E ancora: il 62% prevede il peggioramento della condizione economica per sé e i propri cari di qui a un anno.

«Per dare un'idea: sono i dati peggiori da che io faccio questo mestiere, dal 1980». Dunque «il combinato disposto della sensazione di stare peggio e del pessimismo ha un effetto pessimo sui consumi che, con poche eccezioni, sono tutti in calo».

TUTTI AL DISCOUNT

Secondo stime di mercato, in questi primi tre mesi - considerando il settore alimentare e non alimentare - le vendite dei discount sono le più toniche: crescono del 4,5%. I supermercati resistono con un +2%. Gli ipermercati cascano dell'1,3%. Con la benzina alle stelle, piuttosto che affrontare il viaggio fino all'Iper, spesso lontano dalla città, i consumatori sempre più spesso scelgono il negozio di prossimità da raggiungere a piedi, magari con una frequenza maggiore.

Proprio il carburante, del resto, è stato protagonista di un calo di consumo importante: -9,3%, secondo il centro studi Promotor.
E c'è chi, da casa, proprio non si muove. Accende il pc, o il tablet e cerca l'affare online. Il commercio elettronico spesso sfugge - perché ancora poco incisivo sui grandi numeri totali - alle statistiche ufficiali.

Ma non all'Osservatorio acquisti di CartaSi, che monitora gli acquisti effettuati con la carta di credito. Il responsabile marketing della società, Francesco Pallavicino, spiega che «nel trimestre l'e-commerce è salito del 19,4%». Un dato che concorre a innalzare il risultato totale dei consumi trimestrali riportato dall'Osservatorio (+5,6%) che però, senza commercio elettronico scende a un +3,6%.

In termini reali (cioè depurato dell'inflazione media di periodo del 3,3%) equivale a un +0,3%: anche con la carta di credito prevale la prudenza.

I marchi low cost
Una volta al supermercato la gente cosa compra? Sempre più marche private, quelle col marchio della azienda di grande distribuzione che, a parità di qualità (almeno questa è la promessa) costano meno.

Dalla direzione marketing e controllo direzionale di Coop Italia, Piero Raimondi spiega ad esempio che «da gennaio il segno è positivo del 16%». Non poco. Per il resto, alla guida del carrello, l'italiano ha comportamenti non sempre di facile comprensione. «Nonostante il calo dei prezzi - assicura Raimondi-, l'ortofrutta ha sofferto moltissimo in questi ultimi mesi, con un calo del 4% a volume e del 5-6% a valore».

Al contrario il sempre più caro caffè «che ha subito una forte inflazione, anche del 20%, ha visto un aumento delle vendite del 4-5%».

Il caffè si beve a casa 
Frutto probabilmente dell'aumento dei consumi casalinghi rispetto al bar, «come pure lo sono la crescita del 3-4% dei biscotti e dell'8% della farina».

Ci sono i ritorni, come quello alla carne, anche rossa, che almeno alla Coop «rimbalza» del 2-3% dopo un 2011 difficile. Il caro-pesce, invece, si ripercuote alla cassa: le sue vendite scivolano del 4%. Si torna alle basi, ai prodotti più semplici. Ed è il trionfo della pasta: +5% a valore, +4% a volume.

Se tra gli scaffali del supermercato cerca di spuntare il massimo con meno soldi possibile, «la gente non fa più programmi a lungo termine» e «si muove meno, come successe dopo l'11 settembre», racconta Finzi. E nei primi tre mesi, secondo Federalberghi, gli italiani hanno ridotto del 3,5% le presenze nelle strutture ricettive.

Del resto con reddito e potere d'acquisto drammaticamente ristretti e tariffe in aumento, lo spazio è ristretto. E il divario record tra prezzi e salari registrato ieri, per Mariano Bella, capo dell'ufficio studi di Confcommercio, non fa altro che rafforzare le sue stime per il 2012: «-2,9% di reddito reale disponibile e un -2,7% nei consumi. Uno degli anni peggiori della storia repubblicana».

2- PREZZI ALLE STELLE, SALARI FERMI
Laura Verlicchi per "Il Giornale"


Il carovita divora gli stipendi. Le retribuzioni contrattuali orarie a marzo restano ferme su febbraio e salgono dell'1,2% su base annua, mentre l'inflazione si impenna, aumentando del 3,3%; la forbice tra stipendi e prezzi si allarga a 2,1 punti, come non accadeva dall'agosto del 1995.

Lo rileva l'Istat, sottolineando che i salari, a memoria di statistico, non sono mai aumentati così poco: la crescita tendenziale è la più bassa almeno dal 1983, anno di inizio delle serie storiche ricostruite. A restare al palo è soprattutto il pubblico impiego: a marzo, infatti, le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell'1,7% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.

Qui, infatti, a partire dal gennaio 2010 tutti i contratti sono scaduti e tali rimarranno, a causa della legge che stabilisce il blocco delle procedure contrattuali e negoziali relative al triennio 2010-2012.

Ma sono rimaste immutate anche le buste paga di chi lavora nell'agricoltura, nel credito e assicurazione. I settori che, lo scorso mese, hanno presentato invece gli incrementi tendenziali maggiori sono stati: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9%), chimiche, comparto di gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e quello delle telecomunicazioni (2,7% per tutti i comparti).

Per tutti, si allungano i tempi dei rinnovi contrattuali: l'attesa media supera ampiamente i 2 anni, arrivando a 27 mesi, contro i 15 del 2011. Nel mese di marzo risultano in attesa di rinnovo 36 accordi contrattuali (32,6%), per 4,3 milioni di dipendenti, di cui 3 milioni nel pubblico impiego.

Inoltre, l'Istituto rileva che l'indice delle retribuzioni contrattuali per l'intera economia, proiettato per tutto l'anno sulla base delle disposizioni definite dai contratti in vigore alla fine di marzo, registrerebbe nel 2012 un aumento pari all'1,4% (escluso il rinnovo del settore bancario e assicurativo).

Preoccupate le reazioni dei sindacati: se per Susanna Camusso le cifre fornite dall'Istat confermano «quel che la Cgil dice da tempo, cioè che le condizioni di reddito dei lavoratori continuano a peggiorare», Luigi Angeletti prevede «più disoccupazione, meno consumi e meno produttività. Nel 2012 - aggiunge il numero uno della Uil - supereremo la media europea di disoccupazione, al 10%».

Raffaele Bonanni auspica invece un taglio delle tasse da inserire nel patto sociale che chiede al Governo. Anche il Codacons spera che sia abbassata la pressione fiscale. Il divario salari-prezzi, spiega, «tradotto in cifre, significa che una famiglia di tre persone ha praticamente avuto una perdita equivalente a 720 euro (610 per una famiglia di due persone): si tratta di una tassa invisibile che dissangua sempre più gli italiani».

3- IL PROFETA DELLA CRISI: OSCAR GIANNINO E LA CAMPAGNA CONTRO "BANCHE, STATO, TASSE" SULLA RADIO DI CONFINDUSTRIA
Giovanni Cocconi per "Europa Quotidiano"


Conoscevamo il Giannino liberista, innamorato di Luigi Einaudi e dei Chicago boys. Ricordavamo il Giannino salottiero di Porta a porta, l'opinionista in gessato e con la voce da cartoon che agitava il bastone col pomello e ripeteva una parola strana ("spread"). Non abbiamo dimenticato il Giannino nuclearista, fiero nemico dei referendum contro l'acqua pubblica e certa facile demagogia sulle rinnovabili. Ma con la Grande crisi è nato un nuovo Oscar Giannino.

Se non l'avete ancora fatto provate a seguire La versione di Oscar, tutte le mattine alle 9 su Radio24. Per dire, la sigla è una canzone dei Doors (sì i Doors, Giannino, come è noto, è un falso vecchio), ma non una canzone qualsiasi, The end, un bellissimo disperato abbraccio della morte, la fine, amica bellissima, mia unica amica, come canta Jim Morrison.

La metafora è forte: per Giannino l'Italia è un paese che sta morendo insieme alle sue piccole imprese. Da qualche settimana la redazione ha aperto il microfono alle voci dei tanti imprenditori che la recessione sta spazzando via. "Disperati mai" è una sorta di zattera di salvataggio lanciata nell'oceano della solitudine, un telefono amico per gli imprenditori tentati dal suicidio, una terapia di gruppo, uno sfogatoio contro banche, stato, tasse.

Per Giannino la triade dei nemici è la stessa: banche, stato, tasse. Lui è il nuovo Glenn Beck, l'aedo dei Tea party americani, ma in una versione meno vitalistica e ribellistica, anzi quasi millenaristica, ripiegata su se stessa come la voce del profeta che sa di predicare nel deserto, il monaco stilita che annuncia la fine dei tempi.

Non è un caso che sempre più spesso Oscar si lasci andare a considerazioni private («forse fuggirò anch'io da questo stato ladro che ogni giorno ci scava la fossa») o si abbandoni all'invettiva anche violenta contro il Leviatano pubblico ma come chi sa di parlare da sconfitto in un paese che non lo capisce.

Certo, le voci che trovano spazio in trasmissione non si dimenticano, una Spoon River di un pezzo d'Italia che scomparirà: c'è il piccolo imprenditore che vede negarsi un fido dalla banca alla quale ha affidato i suoi risparmi, il piccolo industriale che aspetta i crediti dello stato da nove mesi, il professionista che dovrà licenziare le partite Iva che lavorano con lui, la vittima di Equitalia che sta pensando di donare gli organi. Anche se, alla fine, la domanda è sempre quella: ascoltare qualcuno più disperato di te è meglio o peggio?

 

ITALIA CAPOVOLTASUPERMERCATOENRICO FINZI Super MercatoUNIVERSITA DISCOUNT SU GROUPON "ITALIA, PAESE DI MERDA" SU TUTTI I GIORNALI DEL MONDOITALIA DI CANNAVACCIUOLO Melting Italy on white and gold RGB Italia schiacciata di Bedino Italia in Bilico di Radpour BANCA ITALIAGiorgio Napolitano con la bandiera italiana ABI Associazione Bancaria ItalianaOSCAR GIANNINO EMMA MARCEGAGLIA OSCAR GIANNINO ITALIA Dariush Radpour per La StampaITALIA IN MUTANDE

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