1- QUEL SORRISO SARKASTICO DI NICOLAS SARKOZY, RIFLESSO SULL'OCCHIO VITREO DI ANGELA MERKEL, NASCONDE UNA LEGGENDA O UN SEGRETO. ANZI, UNA VAPOROSA DICERIA O UN'INTERCETTAZIONE CON VALTERINO LAVITOLA: PRIMA LA “CULONA INCHIAVABILE” ANGELA MERKEL (MAI CONFERMATO E MAI SMENTITO), POI IL “CORNUTO” SARKÒ. IL BANANA AVREBBE INSULTATO IL PORTA PANNOLINI DI CARLà AL TELEFONO CON LAVITOLA SCIORINANDO DUBBI DI PATERNITÀ: CHI È IL PADRE DELLA FIGLIA DI CARLA BRUNI? 2- IN PRECEDENZA AVEVA LIQUIDATO SARKÒ FRA I SUOI TANTI IMITATORI (“IL SUO PROGRAMMA COINCIDE SOSTANZIALMENTE CON IL NOSTRO”). NON SOLO: L’AVEVA TRATTATO COME UN DELL'UTRI QUALSIASI: “SARKOZY È IL BERLUSCONI FRANCESE. É STATO ANCHE IL MIO AVVOCATO. QUESTI COSIDDETTI UOMINI NUOVI HANNO LA MEMORIA CORTA'' 3- TRA “CULONA” A FRAU ANGELA E “CORNUTO” A SARKÒ, CI HANNO SERVITO IL CONTO

1- DAL NUCLEARE ALLA LIBIA MA L'ULTIMA GOCCIA È IL GOSSIP SU CARLÀ
Carlo Tecce per il Fatto


Quel sorriso beffardo di Nicolas Sarkozy, riflesso sull'occhio vitreo di Angela Merkel, nasconde una leggenda o un segreto. Anzi, una vaporosa diceria o un'intercettazione con Valterino Lavitola: prima la "culona inchiavabile" Angela Merkel (mai confermato e mai smentito), poi il "cornuto" Sarkò. L'ex amico Silvio Berlusconi avrebbe insultato il presidente francese al telefono con il faccendiere-latitante Lavitola sciorinando dubbi di paternità: chi è il padre della figlia di Carla Bruni? Per prima Selvaggia Lucarelli, attrice e giornalista, innesca la miccia sul suo sito: "Sentite questa perché forte...".

IL FATTORE PATERNITÀ
La fiammella prende vento in Rete, si diffonde oltre confine, s'infila fra le righe di Repubblica, accende la stizza di Sarkò e anima il rancore nel suo sguardo. La Lucarelli spiega: "Sono parole che circolano fra l'ambiente politico e giornalistico, la mia fonte è fidata, ma non ho letto le carte".

Finisce così un'alleanza di destra fra Silvio e Nicolas, moderni gollisti, estroversi comunicatori. Il Cavaliere del quasi strike - disse a Gianpi Tarantini: "Erano 11, me ne sono fatte 8" - pensa che Sarkò sia un cornuto . Sarà vero o falso, chissà. Non è mai morbido con le offese, però. Ufficiali o ufficiose.

Al vertice Nato di Lisbona, appena un anno fa, B. accolse il presidente romeno Basescu, pubblicamente rimproverato dal francese. Il Cavalier caloroso sigillò le labbra gommose, e avvicinò l'indice a una tempia. Come per dire: "È matto". Il passo dal matto al resto è brevissimo. Le premesse ci sono, anche se condoniamo l'imitazione di Manlio Dovì, il Sarkò del defunto Bagaglino: "Era una festa per Putin".

E pensare che Berlusconi, in panchina nel 2007 durante il governo Prodi, celebrò come se fosse sua la vittoria del francese: "La netta affermazione di Sarkozy dimostra la volontà di cambiamento''. Ovviamente, Sarkò era bravo perché copiava: "Il suo programma coincide sostanzialmente con il nostro". In quel maggio 2007 dominava la moda dei cloni: dove trovare un Sarkò o un Obama italiani? Il Cavaliere sputò un po' di fiele contro Montezemolo, liquidando Sarkò fra i suoi mille ex collaboratori come un Dell'Utri qualsiasi: "Sarkozy è il Berlusconi francese. É stato anche il mio avvocato. Questi cosiddetti uomini nuovi hanno la memoria corta''.

Nessuno ci credeva. B. ha insistito: sì, venti anni fa curava i miei interessi in Francia con il gruppo La Cinq contro il governo e i miei soci. Quando Sarkò difese la Georgia dal fuoco russo per l'indipendenza dell'Ossezia meridionale, il Cavaliere, attore non protagonista, s'inventò una missione speciale: "Per fortuna mandai a Mosca da Medvedev il buon Sarkozy, che era il mio avvocato tanti anni fa. Io restai a lungo al telefono con Putin".

LACTALIS, GHEDDAFI E BINI SMAGHI
Le memorie storiche di Carlo Freccero sono diverse, soltanto nel '94, per la prima e trionfante discesa in campo, Sarkò ministro del Bilancio chiese informazioni su quel personaggio fra televisioni, pallone e politica. Per qualche anno, per finta o per davvero, il Cavaliere e Sarkò sono andati d'amore e d'accordo. Anche perché al francese conveniva: ottimo il patto fra Edf ed Enel per le centrali nucleare (ora un brutto ricordo), bene la resa per il controllo di Lactalis su Parmalat.

Una voce contro, in famiglia, c'era già. B. non avrà dimenticato le sporadiche eppure tostissime dichiarazioni di Carlà: "Fiera di non essere più italiana". La rottura è fresca. Per i permessi furbeschi del governo italiano rilasciati a migliaia di emigranti per farli scappare in Francia: "Possiamo respingerli in Italia", disse il ministro degli Interni di Parigi. La guerra libica ha isolato l'Italia e cancellato l'unico regime amico del Cavaliere. Mentre decollavano i caccia francesi, il premier italiano rifletteva se fosse opportuno disturbare l'amico Gheddafi, per poi subire l'ordine Nato e mobilitare i nostri tornado (che volavano, ma non sparavano!).

Sarkò ha messo a nudo la pochezza internazionale del collega italiano e, adesso, avverte la sua debolezza interna: perché Lorenzo Bini-Smaghi non si schioda dal seggio Bce che spetta a un francese? E quel ronzio che umilia la fedeltà di Carlà, se fosse più di un frequente rumore, avrebbe scatenato l'animo più docile.
Certo, Berlusconi ha rivoluzionato la politica estera. Senza citare de Gaulle e Adenauer, ma insultando i loro eredi.

2- TRA "CUCÙ" E "CULONA" FRAU ANGELA CI HA SERVITO IL CONTO
Giampiero Gramaglia per il Fatto


Quei due non si sono proprio mai presi. Eppure, la storia di Italia e Germania è fitta di leader che se la sono intesa bene (pensiamo solo al dopoguerra, sia ben chiaro): De Gasperi e Adenauer, anche fisicamentesimili,determinatiaricostruireiloro Paesi e a costruire insieme un'Europa di pace; Andreotti e Kohl, loro fisicamente diversissimi, ma protagonisti insieme di una stagione che portò l'Europa fuori dal comunismo e ne accelerò l'integrazione - tedesca e continentale, con il Trattato di Maastricht - (e neppure una battuta di Andreotti contro l'unificazione della Germania rovinò il rapporto);

Prodi e Schroeder, insieme alla nascita dell'euro e nella stagione dell'allargamento dell'Ue - sarebbero stati insieme anche nel no all'invasione dell'Iraq, ma lì, in Italia, comandava già Berlusconi, che scelse di stare con Bush. Invece tra quei due, B. e la Merkel, l'intesa non c'è mai stata. Eppure l'Italia 2011,annoterzodellacrisideimutuifondiari,non è così forte e solida da fare spallucce all'appoggio della Germania. O addirittura da permettersi di irridere la Cancelliera con quel mai smentito "culona inchiavabile" che - lo riferiva il Financial Times - ha mandato su tutte le furie Frau Angela.

Ma vaglielo a fare capire a Mr B. che le intese si creano sui fatti e non sulle gag. Non c'era lui, al Vertice del G8 di Heiligendamm, nel 2007, quando Angela, presidente di turno, si sentì fare sulle spalle il "popi-popi" da Bush: lei sussultò, visibilmente poco divertita. Ma a quel gesto sembrò ispirarsi il siparietto con cui Mr B. la accolse a Trieste, il 19 novembre 2008. Niente corna, esercizio goliardico d'una foto di gruppo fra leader, ma il gioco del nascondino: il Cavaliere si cela, a piazza Unità d'Italia, dietro un pennone portabandiera e, all'arrivo della cancelliera, ne sbuca fuori esclamando "cucù. Sono qui". La Merkel, allarga le braccia e risponde con un laconico e desolato: "Silvio".

LA VENDETTA D'ACCIAIO
Poi c'è la gaffe in Germania: una telefonata, ufficialmente al premier turco Erdogan, induce Berlusconi a ritardare l'arrivo a una cerimonia sul Reno che apre la seconda giornata del vertice Nato, il 4 aprile 2009. Sulla spianata del Ponte dell'Europa a Kehl, la Merkel accoglie l'uno dopo l'altro i capi di Stato e di governo. Ma il Cavaliere, sceso dall'auto, si ferma a parlare al cellulare, chiedendo a gesti ad Angela di attendere un attimo.

La cancelliera un po' lo osserva imbarazzata, poi si avvia e inizia i lavori senza di lui. Certo, nel rapporto che non funziona, anche lei ha le sue responsabilità: non solo non apprezza le battute, ma è proprio tedesca. Cioè, se uno le dice che farà una cosa, poi va a vedere se è stata davvero fatta. Se no, gliene chiede ragione. Sotto la rigidità della Merkel, c'è un po' di diffidenza teutonica nei nostri confronti: senza risalire all'8 settembre, una copertina di Der Spiegel del 1977 sintetizzava l'Italia con una pistola su un piatto di spaghetti, condensato di stereotipi da anni di Piombo.

Storia passata, uno direbbe. Ma il giochino venne aggiornato e il 18 luglio, Der Spiegel s'è ripetuto: in uno speciale dal titolo "Basta", il settimanale analizzava "il declino del Paese più bello al mondo"; sulla copertina, Berlusconi in versione gondoliere con ai piedi due sirenette e al centro dell'Italia un piatto di spaghetti con una pistola. E non era ancora saltata fuori la storia della "culona inchiavabile"...

Certo, il sorrisino d'intesa, domenica, tra Angela e il suo partner di direttorio Sarkozy non era il massimo della raffinatezza diplomatica. E pure la pezza messaci fa un po' (sor)ridere: la risatina nasceva dall'incertezza su chi dovesse rispondere sull'Italia, stile "vai avanti tu, che a me vien da ridire". O da piangere, se sei italiano: perché ci toccano le battute di lui e il sarcasmo di lei.

 

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