malta salvini diciotti

''QUI È GUERRA CON MALTA!''. LE CARTE DELL'INCHIESTA SULLA DICIOTTI SVELANO LA STRATEGIA DELL'ISOLA PER '' SPINGERE FORZOSAMENTE IL BARCONE NELLE ACQUE ITALIANE PER SCARICARE SULLO STATO ITALIANO LA RESPONSABILITÀ DELL'EVENTO''. I TESTIMONI A BORDO: "I MALTESI HANNO ESPRESSAMENTE DETTO CHE NON CI AVREBBERO CONDOTTO A MALTA, CHE AVEVAMO SBAGLIATO POSTO DOVE ANDARE E CHE CI AVREBBERO FATTO VEDERE LA DIREZIONE IN CUI PROCEDERE PER ANDARE IN ITALIA'' - IL ''FATTO'' DEDICA AL CASO UNA PRIMA PAGINA SALVINIANA…

malta1

 

Elvira Terranova per www.adnkronos.com

 

Dal momento del salvataggio dei 190 migranti sulla nave Diciotti, lo scorso 15 agosto, al momento in cui "la nave ha ormeggiato nel porto di Catania", lo scorso 20 agosto, viene esclusa "l'astratta ipotizzabilità del sequestro di persona" a carico del ministro dell'Interno Matteo Salvini. Non solo. Esclusa anche "l'esistenza di qualsiasi altra possibile condotta criminosa anche solo iniziata, in quel lasso di tempo, dal ministro o da altri organi della Pubblica amministrazione". 

LA PRIMA PAGINA SU MALTA E MIGRANTI DEL FATTO

 

Ecco, per la prima volta nero su bianco, secondo gli atti del Tribunale dei ministri in possesso dell'Adnkronos, quanto scritto dal Tribunale dei ministri di Palermo nel provvedimento inviato a ottobre ai colleghi del Tribunale dei ministri di Catania per "incompetenza territoriale". Nei prossimi giorni scadrà il termine per i giudici catanesi, che entro metà mese dovranno decidere se procedere contro il vicepremier leghista o archiviare il procedimento.

 

 

Dal provvedimento del Tribunale dei ministri, Presidente estensore Fabio Pilato (nella foto in basso), emerge il duro botta e risposta tra l'Italia e Malta per il soccorso dei migranti, tra cui molte donne e numerosi bambini. "Qui è guerra con Malta!", si lascia scappare, in uno degli interminabili scambi audio e whatsapp, un uomo della Guardia costiera. Una frase finita anche nel provvedimento, di cui l'Adnkronos è in possesso. Nelle sessanta pagine, il Presidente del Tribunale dei ministri, Fabio Pilato, fa una lunga disamina giuridica dell'episodio che la scorsa estate aveva creato numerose polemiche politiche.

 

L'inchiesta era stata avviata dal Procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che aveva indagato il vicepremier e leader della Lega per sequestro aggravato di persona, sequestro di persona, abuso d'ufficio e arresto illegale per non aver fatto scendere subito i migranti a bordo della nave Diciotti.

 

salvini

Poi gli ultimi tre reati erano decaduti e restava solo il sequestro aggravato di persona. Gli atti erano così stati mandati alla procura di Palermo che li aveva girati, per il giudizio definitivo, al Tribunale dei ministri presieduto da Fabio Pilato. Ma prima dei 90 giorni previsti, il Tribunale dei ministri, a sorpresa, si è 'spogliato' del fascicolo inviandolo ai colleghi di Catania. Così la palla era passata da Palermo a Catania. Dove il Tribunale dei ministri sta ancora lavorando sul fascicolo.

 

"Incredibile, continua l'inchiesta su di me: sarei un sequestratore per aver fermato in mare una nave carica di immigrati. Ora l'indagine, partita da Agrigento, passerà da Palermo a Catania... Ma chiudetela qui e lasciatemi lavorare!", aveva sbottato Salvini. Ma cosa avevano scritto i giudici del Tribunale dei ministri di Palermo nel provvedimento inviato a Catania e di cui, finora, erano emersi solo alcuni stralci?

 

ivano ciccarelli

"Secondo la ricostruzione del fatto è inconfutabile - scrivono i giudici palermitani nel documento rintracciato dall'Adnkronos - che le unità navali italiane hanno compiuto una attività di soccorso e salvataggio in sostituzione delle autorità maltesi, sulle quali gravava il dovere primario di intervenire, non soltanto nella formale qualità di titolare del coordinamento assunta il giorno prima, ma soprattutto perché la fase di allarme di pericolo si è verificata ed è stata dichiarata nell'area Sar di sua pertinenza".

 

I giudici non risparmiano dure critiche alle autorità maltesi. "Dalle prove acquisite - dice il Tribunale dei ministri di Palermo - risulta chiaro che il comportamento illecito e gravemente irresponsabile dell'autorità maltese non è dipeso da motivi tecnici o da impossibilità oggettive di operare, ma dall'intenzionale proposito di spingere forzosamente il barcone nelle acque italiane per scaricare sullo Stato italiano la responsabilità primaria dell'evento".

diciotti

 

"Può quindi affermarsi in tale contesto di plurime violazioni delle convenzioni internazionali che soltanto la tempestività e la professionalità delle autorità marittime italiane hanno consentito di scongiurare un disastro umano che avrebbe portato al naufragio certo di 190 persone". Nel provvedimento vengono, quindi, inseriti messaggi whatsapp scambiati tra il capo di gabinetto del ministro dell'Interno e l'ammiraglio della Guardia costiera.

 

I MIGRANTI SBARCANO DALLA DICIOTTI

I CONCITATI SMS TRA VIMINALE E GUARDIA COSTIERA - "Mi dicono che sono stati trasbordati in acque Sar maltesi. Ma proprio non si poteva insistere con i maltesi visto che li seguivano?". "Le assicuro che stiamo approfondendo. Appena avremo un quadro più chiaro, sarà mia cura informarla...". Sono le 7.20 del 16 agosto del 2018, e mentre l'Italia è in vacanza, tra il Viminale e la Guardia costiera c'è il fitto scambio su Whatsapp. Da un lato il capo di gabinetto del ministero dell'Interno, il prefetto Matteo Piantedosi, e dall'altro l'ammiraglio della Guardia costiera, Sergio Liardo, che cercano di trovare una soluzione per i 190 migranti soccorsi dalla Diciotti.

 

diciotti migranti

Come scrive il presidente del Tribunale dei ministri di Palermo, Fabio Pilato, nel provvedimento che vedeva indagato Salvini, "c'è una interlocuzione privilegiata tra l'ammiraglio Liardo e il Prefetto Piantedosi, tenuto informato dal primo istante dell'evoluzione della controversia con Malta". Alla 9.07 è ancora Piantedosi a scrivere all'ammiraglio Liardo: "In considerazione del fatto che il soccorso è avvenuto in acque Sar maltesi e del fatto che il coordinamento lo avevano assunto loro, occorre chiedere a Malta di farsi carico dello sbarco". E Liardo risponde: "Ci proviamo". In serata Liardo fa un resoconto dell'operazione a Piantedosi. E il capo di gabinetto risponde: "Se è così, è molto grave e occorre replicare". Liardo: "Beh, direi di sì. Vogliamo riferire all'Autorità giudiziaria competente appena sarà possibile".

 

nave diciotti

"La diatriba si è prolungata anche nella giornata del 17 agosto - scrive il Tribunale dei ministri - con scambio di email tra le due autorità marittime contrapposte, finché in serata il ministero delle Infrastrutture ha inviato due diverse richieste di Pos (Place of safety): richiesta di Pos italiano, e richiesta di Pos maltese, per l'ennesima volta diffidata all'adempimento dei propri doveri".

 

Tra il 18 e il 19 agosto si è verificato uno "stallo procedurale" "avendo i vertici della Guardia costiera ritenuto di dovere concedere a Malta un ultimo spatium deliberandi per la definizione della vicenda", dice il Tribunale dei ministri. L'attesa di risposta da parte della Valletta "si è prolungata e in quel lasso di tempo si è dato l'ordine di spostare la nave in direzione Pozzallo, in attesa di risposta maltese". Ipotesi accantonata il 20 agosto quando "visto il persistente silenzio di Rcc Malta - scrivono i giudici - si è deciso di fare ormeggiare la nave a Catania con il concerto del ministro Toninelli".

la nave diciotti a catania 2

 

Ma l'arrivo della nave Diciotti presso il porto di Catania ha segnato "l'inizio di una ulteriore fase, in quanto è stato impartito l'ordine al comandante Kothmeier di non 'calare la passerella' e lo scalandrone ed è stato predisposto un servizio di sicurezza e di vigilanza per impedire lo sbarco". Solo il 25 agosto è arrivato l'ok per lo sbarco dei migranti secondo l'accordo raggiunto con Albania e Irlanda. Poi, tornando sull'ipotesi di reato a carico del ministro Salvini, i giudici, esaminando la questione da una serie di angolazioni giuridiche, hanno affermato che "nella successione degli eventi intercorsi tra il 15 e il 19 agosto non risulta che sia stata posta in essere alcuna condotta, atto o manifestazione di volontà, o qualsivoglia forma di intervento diretto o indiretto posto in essere dal ministro Salvini idoneo a determinare o condizionare le scelte delle autorità marittime".

 

nave diciotti migranti 5

"Tantomeno è emersa l'esistenza di una sua condotta materiale finalizzata a una privazione della libertà personale, commessa nell'esercizio di una funzione amministrativa ovvero come un mero comportamento sine titulo". "L'unico dato che emerge - come sottolinea il Tribunale dei ministri di Palermo - è costituito dal fatto che, venuto a conoscenza dell'evento, in occasione del Comitato per la sicurezza del 14 agosto 2018, quando ancora il barcone si trovava in acque libiche e l'ipotesi che pervenisse in Italia si presentava ancora mera possibilità, il ministro ha chiesto di essere semplicemente informato della vicenda".

 

E ricorda che il capo di gabinetto del Viminale, il prefetto Matteo Piantedosi, anche lui in un primo momento indagato per sequestro di persona, "rispondesse in piena autonomia ai suoi interlocutori senza previa consultazione del ministro Salvini e senza mai fare riferimento a un ordine o una direttiva ricevuta o alla necessità di consultarsi con lui prima di rispondere". "Appare quindi evidente che l'atteggiamento del ministero dell'Interno fosse legittimato dall'attesa della risoluzione della questione preliminare sulla individuazione dello stato di primaria responsabilità oggetto di contrasto tra le autorità marittime dei due Stati".

 

E ribadisce che "sotto l'aspetto squisitamente penalistico" per il periodo che va dal "15 agosto al 20 agosto non vi siano elementi per configurare il sequestro di persona". "E' noto infatti che il delitto di sequestro di persona si realizza dal punto di vista oggettivo allorché si privi taluno della propria libertà per un lasso di tempo apprezzabile e, sotto il profilo psicologico, quando vi sia la consapevolezza di infliggere alla vittima una illegittima privazione della libertà personale".

malta passport

 

Ma nel caso del ministro Salvini la "situazione non ricorre per il periodo in esame" in quanto "i migranti non hanno subito alcuna restrizione della libertà personale". Inoltre, il ministro "non è intervenuto esercitando una qualche forma di coazione diretta o indiretta". "Né d'altra parte i migranti hanno avuto la benché minima percezione di una limitazione della libertà di locomozione, avendo accusato, al pari dell'equipaggio della nave Diciotti, solo una comprensibile stanchezza connessa alla lunga navigazione e alla situazione di stallo amministrativo".

 

NAVE SEAWATCH SEQUESTRATA A MALTA

Dunque, dal 15 al 20 agosto, "i poteri autoritativi della Pubblica amministrazione risultano essere stati esercitati conformemente alle procedure e senza alcuna commissione di reato". Il Tribunale dei ministri di Palermo ha inviato gli atti ai colleghi di Catania per "incompetenza territoriale" che si è determinata "nel momento in cui, in data 19 agosto la nave si è indirizzata verso Pozzallo e, dopo avere navigato in acque internazionali, è entrata nel porto di Catania". Nel provvedimento, lungo oltre 60 pagine, il Tribunale dei ministri fa una lunga disamina giuridica della vicenda ricordando quanto accaduto dal 15 al 20 agosto 2018. E ricorda anche alcune testimonianze di migranti che si trovavano a bordo della nave.

 

LE TESTIMONIANZE - Numerose le testimonianze dei migranti a bordo. Drammatico uno dei racconti, fatto da un giovane eritreo. "I maltesi hanno espressamente detto che non ci avrebbero condotto a Malta. I maltesi hanno inoltre aggiunto che noi avevamo sbagliato posto dove andare e che ci avrebbero fatto vedere la direzione in cui procedere per andare in Italia. In quel frangente il mare era agitato e noi tutti eravamo spaventati. Eravamo convinti che i maltesi ci avrebbero aiutato e soccorso, perché volevamo essere salvati. Invece si sono limitati a fornirci salvagente e viveri dicendo che non ci avrebbero portati a Malta e ci hanno indicato la direzione verso cui navigare per andare in Italia". E in quel momento c'erano a bordo persone malate. "Tutto questo è stato detto ai maltesi", dice il testimone che si trovava a bordo di un'imbarcazione nel Canale di Sicilia, poi soccorsa dalla nave Diciotti.

 

L AQUARIUS PASSA ACCANTO A MALTA MA SI DIRIGE A MESSINA

"Visto che la nave maltese ha saputo che eravamo senza strumenti di navigazione, ci ha detto di seguirla perché ci avrebbe condotto verso l'Italia. Infatti, noi abbiamo navigato seguendo la nave maltese per 24 ore. Ci faceva strada, per tutta la notte e il giorno successivo, ma nella notte successiva siamo stati abbandonati". "Mentre navigavamo con la nave maltese - prosegue il testimone - il mare era molto agitato, la barca di legno su cui stavamo imbarcava acqua e noi eravamo tutti molto spaventati e ci sentivamo in pericolo perché temevamo di affondare". "Successivamente, trascorso poco tempo da che eravamo stati lasciati dalla nave maltese si è avvicinata a noi una nave italiana che, senza chiederci nulla, ci ha salvati". "La situazione a bordo era molto critica sia perché eravamo molte persone - prosegue l'eritreo - sia perché molte persone stavano malissimo. Temevamo che da lì a poco la barca affondasse".

 

"Dinnanzi all'imbarazzante risposta maltese di attendere 'messaggi formali' - scrive il Tribunale dei ministri di Palermo - alle motovedette italiane non è rimasto altra scelta che effettuare il provvidenziale intervento e salvare i 190 migranti da un naufragio certo". E adesso si attende l'ulteriore pronuncia del Tribunale dei ministri di Catania per stabilire se nel secondo periodo siano stati commessi reati o se i principi di diritto indicati dal Tribunale di Palermo conducano alla definitiva archiviazione.

malta

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…