fabio mini

''LA TERZA GUERRA MONDIALE C'È GIÀ STATA. PREPARATEVI ALLA QUARTA E ALLA QUINTA''. IL GENERALE FABIO MINI, CHE COMANDÒ IL KFOR, I MILITARI IN KOSOVO: ''IN LIBIA? FU UNA RAPPRESAGLIA FRANCESE CONTRO GLI ACCORDI DELL'ENI E IL REGIME DI GHEDDAFI. ECCO COME FINIRÀ - I DUE CONFLITTI IN ARRIVO SONO QUELLO ''CYBER'' E LA GUERRA SILENZIOSA TRA STATI E MULTINAZIONALI SULLE RISORSE NATURALI DA SFRUTTARE''

 

FABIO MINI NATO

Aldo Forbice per la Verità

 

Generale Mini, perché continua a sostenere nei suoi libri che la guerra globale è inevitabile, che non saranno sufficienti quelle locali, come quelle di questi anni, e che dobbiamo prepararci a questo catastrofico evento?

Il generale Fabio Mini sorride e con decisione risponde: «Perché non vedo alternative.

Come ho scritto nel mio ultimo libro, Che guerra sarà edito da Il Mulino, non scoppierà certo domani la quarta guerra mondiale, se consideriamo la terza già avvenuta».

Fabio Mini è un generale di corpo d' armata, è stato capo di Stato maggiore del comando Nato per il Sud Europa, ha guidato il comando interforze delle operazioni nei Balcani e successivamente è stato comandante della forza internazionale di pace a guida Nato in Kosovo (Kfor).

 

E quale sarebbe la terza guerra?

FABIO MINI

«Quella fatta da centinaia di conflitti, dopo la seconda guerra mondiale, sino ad oggi. Vogliamo ricordare quella di Corea, non ancora conclusa - 2 milioni di morti -, quella in Afghanistan con quasi altrettante vittime, quelle in Iraq, in Siria, in corso, il conflitto permanente tra Turchia e curdi, i conflitti africani, in Europa, dall' ex Jugoslavia sino all' Ucrania, Israele-Palestina-Paesi arabi, Somalia, Yemen, Kashmir, Libia, Etiopia-Eritrea, Iran-Iraq, Myanmar, eccetera. La terza guerra mondiale dunque c' è già stata, come ha affermato di recente anche papa Francesco, con milioni di morti».

 

Poi c' è la guerra al terrorismo, tutt' ora in corso.

«Quella è nata con le cosiddette rivoluzioni arabe, volute dagli Stati Uniti per esportare la democrazia di stampo occidentale. L' Isis è stato inventato in Occidente con la complicità di diversi servizi segreti. Gli americani volevano rovesciare tutti i regimi arabi totalitari, con l' appoggio di Francia e Gran Bretagna. Ma quelle cosiddette "primavere" si sono tradotte in un boomerang. I regimi forti sono tornati in forme diverse, come si vede in Egitto, in Libia, in Tunisia ed ora c' è il rischio che anche l' Algeria precipiti nel caos, con una guerra civile, che vede impegnati i fondamentalisti islamici, amici dell' Isis e dei Fratelli musulmani».

 

fabio mini

Ma gli americani finanziano da molti anni l' esercito egiziano?

«Certo, anche se non più come prima. L' Italia svolgeva un tempo un lavoro di intermediazione preziosa tra l' Egitto e gli Usa, perché gli americani non erano ben visti al Cairo. Poi le cose sono cambiate, come sappiamo, grazie all' intenso lavoro dei servizi segreti e della diplomazia».

 

Anche in Libia?

«Senza dubbio. Gheddafi è stato vittima di un complotto di Usa, Francia e Gran Bretagna. Gheddafi, il dittatore arabo che più degli altri riusciva a controllare i capi tribù di quel paese aveva accumulato una ricchezza personale di oltre 200 milioni di dollari, che ora sia Tripoli che Bengasi vorrebbero indietro perché la considerano, giustamente, patrimonio nazionale».

 

Chi ha voluto veramente i bombardamenti in Libia?

«I francesi, innanzitutto, e poi agli altri Paesi che ho menzionato. La scintilla è scoccata all' indomani dell' accordo di Gheddafi con l' Eni, che riconobbe allo Stato libico un incremento del prezzo del gas metano nella misura del 30%. Francesi, inglesi e americani temettero una identica richiesta di aumento del prezzo. A quel punto si misero in moto i servizi segreti e i presidenti della Francia e del Regno Unito fecero di tutto per ottenere l' appoggio della Nato e degli Usa, mentre l' Italia nicchiava».

 

Come finirà?

sarkozy gheddafi

«L' ipotesi più probabile è la creazione di una confederazione libica. Sembrano ora disponibili il premier libico Fayez Al Serray e l' uomo forte della Cirenaica, il generale Khalifa Haftar. Ma non sarà facile, anche perché Tripoli, Bengasi e tutte le tribù - e sono tante -, non ancora schierate da una parte e dall' altra, subiscono la forte influenza di Italia, Francia, Regno Unito, Usa e anche della Russia. C' è ancora da dire che la Nazioni Unite hanno imposto il governo di Al Serray, ma senza dare garanzie reali sui sostegni finanziari che avrebbe dovuto ricevere.

 

Ed è anche per questa ragione che il governo promette ordine, ma in pratica utilizza la leva dell' emigrazione per ottenere un maggiore consenso internazionale».

 

Secondo lei saremmo vicini dunque al quarto conflitto globale?

«Sono convinto di sì, ma avremo ancora altre guerre locali e saranno micidiali. Ma abbiamo altre due guerre, di cui non si parla mai, in corso da tempo, oltre a quella contro il terrorismo islamico che, per fortuna, sembra spegnersi lentamente».

 

Quali sarebbero queste altre due guerre, diverse da quelle da lei definite nel suo ultimo libro «zona grigia», «guerra ambigua», «guerra irregolare», «guerra ibrida», «convenzionale limitata», «guerra di teatro», guerre nazionali, nucleare

eni libia

«Ad esempio, quella del cyberspazio è una sorta di conflitto invisibile. Si pensa sbagliando che si tratti di uno spazio virtuale e quindi la sua eventuale violazione non avrebbe alcuna conseguenza per l' uomo. In realtà, abbiamo a che fare con beni comuni la cui proprietà di tutta l' umanità viene messa in discussione.

 

Tale spazio è legato a tre diversi tipi di intervento: quello fisico, quello logico e quello sociale. In termini militari la cyberminaccia comprende forze regolari e irregolari. Tali forze agiscono con corporazioni transnazionali, organizzazioni criminali, terroristiche, associazioni di hacker. In altre parole, viene manipolata la rete, la cui forza non sta nella sua impenetrabilità ma proprio nella capacità di essere accessibile e utilizzabile per fini non di pubblico servizio.

 

nazioni unite

Vi è, com' è noto, una parte di "rete oscura", cioè sommersa, che contiene il 99 per cento dei documenti e delle informazioni esistenti, la rete aperta ne mostra appena l' 1%. Non è ancora nota quanta cyberguerra si stia combattendo in tale dimensione, da parte di vari organi, anche statali. La materia è molto complessa e riservata; forse è anche per questo che se ne parla poco».

 

Lei ha accennato anche a un' altra guerra

 «Anche questa è una guerra silenziosa tra Stati e multinazionali private che cercano di sfruttare risorse naturali che, secondo il diritto internazionale, sono di proprietà di tutta la comunità mondiale. Eppure le grandi corporazioni, imprese multinazionali , autorizzate dell' Onu, estraggono dal fondo degli oceani grandi quantità di noduli di ferro e manganese, estraggono anche greggio petrolifero con modernissime attrezzature robotizzate. Anche dai ghiacciai che si scongelano si vanno trovando immense riserve di metano. Ovviamente Stati Uniti, Cina, Russia, ma anche Francia e Gran Bretagna, si contendono queste risorse naturali dal valore incalcolabile. Giustamente vi sono esperti che definiscono tutto questo "monetizzazione della natura"».

nazioni unite

 

Le Nazioni Unite appaiono molto deboli, quasi sempre passive in questo campo, ma anche in altri. Ad esempio, lo abbiamo visto in occasione di guerre locali, del fenomeno delle migrazioni, che coinvolge numerosi Stati. Nel 2015, su circa 60 milioni di migranti un terzo fuggiva dalle guerre

 

«Da decenni si parla di ristrutturazione dell' organizzazione dell' Onu, anzi ora non se ne discute più. Il Consiglio di sicurezza è ancora occupato dai rappresentanti dei Paesi vincitori della seconda guerra mondiale e da altri che neppure hanno partecipato al conflitto, come la Cina. Del resto questa situazione di stallo fa comodo agli Usa, alla Russia e alla Cina. L' Europa, rimane sempre divisa e debole».

 

Anche la Nato si dice da tempo che dovrebbe essere ristrutturata

«Non sono gli europei che lo vogliono, ma Donald Trump che la sollecita nel quadro della ricerca di un nuovo ordine mondiale e poi per ragioni economiche. Il presidente americano si muove in due direzioni: da una parte taglia le spese militari, riducendo i conflitti dove sono presenti forze militari Usa perché le pensioni di guerra e le spese per i caduti sono sempre in crescita.

 

cybercrime 6

La politica dei tagli certo non piace al potente complesso industriale -militare americano, che sostiene sempre il partito dei falchi. La seconda direzione riguarda proprio la Nato, che viene spronata a incrementare i finanziamenti per i costi della macchina militare. Trump vuole che gli europei contribuiscano al finanziamento di questa organizzazione in misura maggiore. L' Italia, ma anche la Germania, devono investire sino al 2% del Pil. E questi Paesi, come gli altri, si sono espressi per il no, non ce la fanno. Ma le spese militari sono insostenibili anche per gli americani. La Casa Bianca è oberata dai debiti e Trump ha programmato di tagliare il bilancio della Difesa di 350 miliardi nei prossimi dieci anni.

 

E potrebbe arrivare anche a 500 miliardi: un taglio medio di 35-50 miliardi, contro gli attuali 700 di spesa all' anno. Ovviamente il sistema industriale e le lobby militari faranno di tutto per impedire il forte ridimensionamento della spesa».

 

emmanuel macron donald trump

Per quanto riguarda l' Europa forse la soluzione potrebbe essere la creazione di un esercito continentale. L' asse francotedesco si inquadra in questa prospettiva?

«Penso che questo debba essere l' obiettivo. Un esercito europeo ci costerebbe meno e ci aiuterebbe a diventare europei, anche in questo campo: la disciplina militare aiuta a superare i nazionalismi. Il principio è di non far prevalere mai un Paese sugli altri e dovrebbe essere nominato anche un ministro della Difesa europeo».

 

La guerra del futuro dunque sarà altamente tecnologizzata, ma anche costosa e complessa?

donald trump al summit nato

«Non vi è alcun dubbio che diventerà ancora più costosa di quella di oggi. Nel 2050, per fissare un riferimento di temporale, avremo guerre con sistemi tecnologici molto sofisticati, ma gli esperti confermano che gli umani opereranno insieme alle reti di robot, a quelle di energia. Purtroppo, però, i massacri di esseri umani, le vittime, i feriti, anche della popolazione civile, si ripeteranno. Tuttavia quelle guerre, anche se non più come quelle convenzionali, saranno sempre meglio della guerra nucleare, che lascia poche speranze di sopravvivenza».

 

Ci sono studi, in ambito militare, che danno qualche cifra sulla sopravvivenza in caso di guerra nucleare?

«Poche, per la verità. Alla fine degli anni Settata, l' Ufficio per la tecnologia del Congres

 

 

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…